A proposito di Baricco e di altri scrittori alla moda

Titolo: Sul banco dei cattivi. Sottotitolo: A proposito di Baricco e di altri scrittori alla moda Autori: Giulio Ferroni, Massimo Onofri, Filippo La Porta, Alfonso Berardinelli. Insomma, alcuni tra i più accreditati critici letterari del nostro Paese. Editore: Donzelli
Si inizia da Baricco (qualcuno forse si ricorderà il botta e risposta che ha infiammato le pagine di Repubblica nel 2006).

Ferroni ci dice che l’autore di Oceano mare è un furbetto a partire dal rapporto con il lettore:

Baricco misura il suo contatto con il lettore, cercato sempre nei termini più disinvolti, sempre con una manata sulle spalle, come strizzandogli l’occhio, facendogli capire che si è tra gente con cui ci si capisce, che si condividono abitudini quotidiane, che si vive sull’onda di un compartecipe movimento del mondo, da cui sembra esclusa ogni contraddizione e ogni vera conflittualità.

Veniamo ai protagonisti dei suoi libri:

I personaggi sembrano spinti da una molla agonistica, votati a dar prova di sé sulla scena del nulla.(…) I gesti sono spesso automatici: hanno la consistenza ritmica delle mosse delle marionette; e così sono i loro discorsi, apodittici, assertivi, elementari, paratattici.

Un esempio per tutti (da Seta):

C’era anche un perché, ma non me lo ricordo. Non si ricordano mai i perché.

Battute queste ultime che in fondo contengono tutta l’essenza del baricchianesimo continua Ferroni. Questo recitare gesti e comportamenti estetico-esistenziali, questo proiettare incongrue sfide sportive sulla scena del mondo, questo disegnare pose spetacolari vuote, plastificate danze sul nulla.

E conclude:

Un singolare nichilismo buonista e mediatico, narcisistico e combinatorio, quello di Baricco, che ha tanto successo perché va incontro alla brama di illusione, di proiezione estetica facile e “dolce”, di spettacolo leggero ed evanescente, di progressismo senza destinazione e senza contraddizione, della buona coscienza culturale contemporanea. Abbiamo bisogno di tessuti diversi.

La parola a Onofri su Erri De Luca:

Un uso disinvolto delle metafore, se non spericolato (esempio tratto da Non ora, non qui):

Certo il tuo era un bambino poco adatto a farsi intendere e forse poco disposto. Una fioritura di reticenze preparava la sua identità.

Che in Tu, mio diventa:

un precipizio di sentimenti

e in Montedidio:

un fungo della rimembranza, rosso di malincuore

La vocazione sentenziosa che con gli anni si farà addirittura sapienziale. (esempio ancora da Non ora, non qui):

È possibile perché il possibile è il limite mobile di ciò che uno è disposto ad ammettere.

E poi la disposizione a trasformare in leggenda la biografia, soprattutto la propria, ma anche l’altrui. E l’enfatizzazione del banale (esempio da Il contrario di uno):

Infilo la camicia di lana a scacchi bianchi e blu. L’ho comprata dopo aver letto un racconto in cui era importante. In montagna porto sempre quella. L’ho presa da un libro, è calda e letteraria. Mi fa rigovernato e a posto per la cena.

E sullo stile di Isabella Santacroce, Onofri parla di un estetismo degradato di massa. La Santacroce ha un’inclinazione paradisiaca e sotto la maschera funerea e aggressiva della scrittrice di Fluo si nasconde invece una donna tentata dall’innocenza. Il satanismo mostra il suo rovescio in una spasmodica vocazione al patetico e all’idilliaco: la luce del neon è stata sostituita da quella, tenera e straziante, delle stelle. L‘inautenticità, l’enfasi e la retorica sono sempre le stesse: solo che hanno mutato di segno. (Esempio tratto da Fluo):

Arriva la police sbruffona come al solito. Lo spaccia un po’ si caga ma mantiene la calma cercando di arruffianarsi i men in uniforme attillata. Edie si diverte con le jap isteriche dalla pelle come budino alla vaniglia, saltella con loro canticchiando Praying hands dei Devo. La lady del pusher sempre scalza e tremolante mi si avvicina timidamente chiedendomi una sigaretta. Ha una voce strana, sottile, quasi infantile. Potrebbe doppiare Minnie o qualsiasi altro personaggio fumettoso. Tira su con il naso e tossisce rimanendo immobile ad osservare la police in conversazione con il suo man.

Su Niffoi e sul saggio di La Porta contro il giallo italiano ci torneremo, così come su quello di Berardinelli su Tiziano Scarpa.

Ora la parola ai lettori. Oltre a sapere cosa ne pensate dei tre autori citati qui (e può anche darsi che non abbia scelto gli esempi giusti), la domanda è: abbiamo bisogno di tessuti diversi? E se Ferroni si sbagliasse, se questi surfisti della letteratura, che alludono sempre a profondità nascoste (ma mai espresse), che utilizzano i codici della pubblicità, che preferiscono l’oggi mediatico e consolatorio al domani incerto e problematico, fosse semplicemente il linguaggio del nostro tempo? Se insomma non ci fossero altri tessuti, altri spessori al di fuori di questi?

Allora significherebbe che sono tessuti che hanno bisogno di altri metri con cui essere misurati. E quindi o si cambiano gli strumenti (possiamo guardare Thomas Mann e Alessandro Baricco sotto la stessa lente d’ingrandimento?) o si cambiano i critici. Voi che dite?

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24 pensieri su “A proposito di Baricco e di altri scrittori alla moda”

  1. Il mio primo commento è:
    faccio fatica ultimamente ad arrivare alla fine di alcuni post lunghi e sinuosi, destreggiandomi tra citazioni e definizioni altisonanti. Sarà forse perché mi mancano delle sane basi letterarie. O forse l’età e la nebbia che avanza.

    Sugli autori citati:

    - di Baricco ho letto qualcosa, dopo essere rimasta affascinata da “Novecento” (che ho avuto il coraggio di far leggere a studenti tedeschi, con gran difficoltà ma anche entusiasmo da parte loro). Da quando ascolto Caterpillar su Radio2 però collego il suo nome all’assurda recensione di libri inventati di Natalino Balasso, dal titolo appunto “Mi manda Baricco”

    - Erri De Luca mi piace moltissimo, non credo lo si possa valutare da mezze righe estrapolate. Non so essere obiettiva, lo ammetto, per esempio “la camicia a scacchi calda e letteraria” io leggendola l’ho quasi toccata :-)

    - Isabella Santacroce non la conosco, quindi non ho nulla da dire.

    (Acc! Forse mi sono dilungata anch’io….)

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  2. La recensione che segue l’ho scritta nel 2005 per la Biblioteca Berio di Genova, che mette on line le recensioni del Gruppo Lettori Accaniti (www.comune.genova.it—–>biblioteche—–>Berio—–>Lettori Accaniti).
    Erri De Luca- Il contrario di uno-
    “Conosco De Luca come traduttore dall’ebraico antico. Come narratore minimalista lo scopro in questi racconti brevi e lo ricopro subito perchè non mi piace. Mi pesa il linguaggio voluto, primonovecentesco, pesa la costruzione volutamente obsoleta e l’abuso di aforismi. Trovo piacevole il racconto “Aiuto”.

    Di Baricco non leggo narrativa e ho apprezzato, anni fa, “NEXT”.

    Non ho letto Niffoi, Santacroce, Scarpa.

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  3. Alla domanda “si cambiano strumenti oppure si cambiano critici” la risposta mi viene spontanea: si cambiano scrittori.
    Troppo poco il tempo per leggere per dedicarlo a chi della letteratura ne fa un fenomeno di moda o se volete mediatico.

    La vera letteratura è sempre controcorrente, deve sempre svelare, disilludere, illuminare (“vera” è troppo abbusato ma non trovo di meglio).

    Kafka: “un libro deve essere l’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”. Aggiungerei solo “senza rinunciare alla bellezza, anzi proprio grazie ad essa”.
    E’ una terribile bellezza quella che trasmettono i grandi libri, non delle caramelle al gusto che più va di moda.

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  4. Bravo Mark sono d’accordo con te, il problema che ci sarebbero bravi scrittori in Italia ma purtroppo si fanno conoscere solo quelli che hanno gli “agganci giusti” per portare alle loro presentazioni personaggi famosi, o per farsi fare pubblicità alla radio o in TV, prima che scrittori devono essere degli abili PR, fare vita di società, incontrare gente, insomma il contrario di quello che significa essere veramente degli scrittori.

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  5. D’ accordo con Fenice : davanti a post troppo lunghi, ” per poco il cor non si spaura”. D’ accordo anche con Flaiano, ma con una riflessione : certe tenzoni letteraire tra critici e scrittori mi lasciano sospettosa. Baricco ” non l’ ho letto e non mi piace” e non mi piace la lamentosità infantile e narcisistica con cui parla di sè, tuttavia ho come l’ impressione che certe analisi critiche assomiglino più a delle rese dei conti personali che a operazioni oneste di visisezione letteraria.

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  6. Mi è piaciuta assai la caramella al gusto di libro “alla moda” e non mi sconcerta l’usa e getta letterario; amo pensare a Baricco che nascostamente legge i commenti e li ignora. Da parte del POTERE culturale delle nostre città egli gode di stima e pertanto gli si commissionano rivisitazioni omeriche, mozartiane quanto prima ci aspettiamo ri-scritture gaddiane, manzoniane e chissà che altro!Vi segnalo un testo di Barocco dal titolo “Setola” bravi se lo trovate io non ci sono riuscita, ne ho letto la recensione sulla Stampa di Torino di qualche anno fa.

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  7. Concordo e non concordo.

    Non credo che nessuno di questi sia un grande scrittore ne tantomeno un grande artista, per il semplice motivo che (nel mio modesto parere) nessuno di loro sta seguendo una chiara via artistica.

    Più che altro danno dei buoni spunti di riflessione.

    Art and Literature for Dummies la definirebbero in America.
    Portano l’arte con il 99% di grassi in meno, su un vassoio d’argento, a persone che non hanno alcuna intenzione di scavare nella merda per andare a cercarsela sul serio.

    Tuttavia trovo alcuni passaggi dei loro lavori, illuminanti.
    Sto parlando di Baricco e Santacroce.
    Erri De Luca, dal poco che ho letto, mi sembra un feticista dell’estetica autoreferenziale, ma non lo conosco.

    P.S. Blog molto interessante

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  8. Baricco…quell’arruffianarsi il lettore l’avevo notato dopo poche pagine…è una cosa che odio e che capisco al volo…io voglio sentire quello che l’autore ha da dire…non voglio fare le fusa perchè mi da i grattini dietro le orecchie! tze!

    Erri de luca non l’ho mai letto…ma se quella roba sulla camicia è vera… tutti quelli che ho letto fino ad oggi sono meglio! anzi…forse so faredi meglio pure io, “l’ho presa da un libro, è calda e letteraria…mi trovo regolato per la cena”, ma daaaai…è arrivato il dio…anche io ho una camicia come quella e va già bene se mi ripara dal freddo, frescone!

    Neanche l’ultima l’ho mai letta però, santacroce (oppure santa-cross, visto che le piace l’inglese)…”la police, il suo men, la lady e le jap”…ma che è… le puntate del drive-in negli anni ottanta? il polizziotto del libro a chi lo facciamo fare, a Beruschi?

    Totalmente daccordo coi critici qui…secondo me è meglio dare una rispolverata all’Ulisse di Joyce.

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  9. A me sembra che Ferroni soffra di una sindrome particolare. Dopo aver promesso di non occuparsi più dello scrittore, torna ad occuparsene in questo saggio (?) … salvo poi abbandonare la lettura di “I Barbari” al 13° capitolo e tornare a promettere che non leggerà più Baricco… Autorizza a chiedersi: fino a quando?
    Lo capisco: a me capita lo stesso con il fumo. Dicono che l’agopuntura possa aiutare… Ci proverò. Forse anche Ferroni potrebbe provare l’agopuntura, chissà….
    Anche perché, se la scelta di non leggere (più) Baricco è del tutto legittima da parte di chiunque, non mi sembra un comportamento corretto verso il lettore da parte di un critico che si è assunto l’impegno di parlargliene.

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  10. Degli autori citati dal testo ho letto solo Baricco, e di Baricco ho letto tutto.
    Così parto dicendovi che mi piace, in modo che non debba più dirlo durante il mio commento, anche se sarà abbastanza chiaro. Questo è quindi un commento di parte, ma che cercherò di fare con il massimo dell’oggettività possibile.
    Ferroni si lamente di come Baricco “arruffiana il lettore”, delle sue frasi particolari (corte, apodittiche, paratattiche…) e soprattutto del fatto che i suoi romanzi sembrano una navigazione superficiale del mondo senza entrare in profondità.
    Visto che queste considerazioni nascono dopo aver letto “i Barbari”, mi chiedo se il sig. Ferroni abbia compreso cosa Baricco dice in quel saggio, poiché a me Baricco sembre semplicemente l’espressione più piena di una cultura della letteratura “barbara”: E’ una corsa spettacolare sulle cose, veloce e rapida, che tocca mille punti dell’esistenza e li ferma in un’immagine emotiva.
    Cioè le opere di Baricco vanno totalmente contro al principio tipicamente romantico della bellezza che deriva dalal fatica.
    Hegel avrebbe odiato Baricco, sicuramente, perché quasi privo di un’antitesi, di un percorso faticoso e difficile da compiere per arrivare a verità privilegiate e nascoste.
    Ma quello che mi chiedo è… cosa si cerca, oggi, nella letteratura?
    Se l’universo dei libri rispecchia il mondo in cui ci troviamo, non possiamo criticare Baricco solo perché è parte di questo mondo e con più chiarezza di altri esprime idee, preoccupazioni, sentimenti che questa realtà ci fa vivere.

    Se qualcuno vuole leggere per arrivare alla radice nascosta della realtà, non legga Baricco, o almeno, come faccio io, non legga solo Baricco.
    Ma credo che Baricco esprima una necessità dell’era moderna, un bisogno di realtà rilassata, magari anche irrazionale, una realtà che più che alla profondità di senso punti alla varietà di emozione.

    Leggere i libri di Baricco mi emoziona come non mai. Quasi come fanno oggi le fiction televisive con i nostri adolescenti. Ma la differenza sta nel fatto che quelli di Baricco sono libri, storie che la fantasia la nutrono e non la distruggono. E le lacrime, le emozioni, fanno parte dei libri da quando esiste l’idea di romanzo.

    Allora, su cosa possiamo criticare Baricco? Di sicuro, non sul “non avere un proprio stile”, perché direi che come scrive lui (nel bene e nel male) non scrive nessun altro.

    Possiamo criticargli la “leggerezza”, la “brama di illusione” che mette nelle sue storie… ma cosa volete, da un uomo che ha deciso di scrivere favole per uomini grandi?
    Forse, invece che volere tutti grandi Proust, dovremmo lasciare che un autore con qualche idea diversa entri nella letteratura moderna (e non solo in libreria) e magari scalzi l’idea un pò conservatrice che abbiamo di narrativa.

    Perché se la letteratura è uno specchio del proprio tempo, Baricco non fa altro che tradurre in storie eccezionali il suo tempo. Può piacervi o no, ma non dite che non è rivoluzionario voler cercare di cambiare il punto di vista sulla letteratura. Anche Eco l’ha fatto, a mio avviso. In maniera diversa, ma ha portato la letteratura nelle librerie. Poi, decidere se tenere le emozioni che riceviamo, se accogliere un libro con curiosità più che con critica sta ad ognuno di noi.

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  11. La letteratura non è specchio del proprio tempo, caro Marco.
    In quest’ultimo caso si chiama cronaca dal Gazzettino o da Repubblica a seconda dei gusti.
    Calvino sosteneva che il compito storico della letteratura è quello di far vedere la realtà attraverso una infinita molteplicità di mondi possibili.
    Ed è la storia che fissa questa profondità.
    Per questo i contemporanei per quanto bravi, leggibili, emozionanti, è solo perdita di tempo.
    Nel giovane Holden, il compagno di camera di Caulifield diceva che se non sono morti da almeno trent’anni non ci si può fidare.
    Augurando lunga vita a Baricco, di lui ne riparliamo nel 2050.
    Saluti.

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  12. La letteratura è (spesso suo malgrado) specchio del proprio tempo. Non potrebbe essere altrimenti visto che gli autori vivono e muoiono in una determinata epoca. Certo la grande letteratura non è prigioniera del proprio tempo eppure non smette mai di rispecchiarlo.

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  13. Ma che vuol dire “Flaiano aveva gia’ capito tutto”? Senza nulla togliere a Flaiano, questa critica “intellettualistica” si dimentica che i suddetti scrittori non hanno intenzione di salvare il mondo o di curare il cancro. L’arte si ripropone, si muta, si traveste, insomma ci sono mille ragioni per scrivere “diversamente” da illustri predecessori, e per fortuna! Baricco e De Luca sono tra i piu’ innovativi scrittori del momento e le critiche dei “saputelli” mi fanno pensare solo ad invidia del successo e ad un deliberato sistema di critica distruttiva, basata su di un nulla, molto retorico.

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  14. scusatemi se mi intrufolo, da lettore dilettante, nelle vostre dotte descrizioni. Ho appena finito di leggere Kafka e ho capito ancore una volta che Kafka mi piace, anche se fa venire il capogiro. Ho letto qualcosa di Baricco, pubblicato su Repubblica: l’ho trovato piuttosto noioso e saccente. C’è spazio per tutti. Probabilmente Baricco non sarà ricordato tra i grandi autori italiani, ma questo è un problema suo.
    buon lavoro,
    Giovanni

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  15. Premetto di aver letto solo “Seta” di Baricco e che ,rispetto ad esso, trovo più accattivanti e autoreferenziali certe critiche accademiche. Detto ciò, ho da sempre un atteggiamento pregiudiziale nei confronti degli “autori da vetrina”, non li leggo quasi mai e ,se lo faccio, mi dedico ad essi solo nei ritagli di tempo.

    Tuttavia,
    ho trovato “Seta” un racconto estremamente interessante; la tecnica narrativa ,probabilmente un pò di maniera, è comunque molto efficace nell’esprimere anche a livello estetico una serie di ambiguità, simbolismi, pieghe della storia che non trovo assoluamente scontate nè di univoca interpretazione.
    La leggerezza della prosa e della cura tipografica sono a mio parere propedeutiche a rendere questo romanzo lieve ma denso di significati allo stesso tempo.
    Non ho letto altre cose, ma non mi sento di definire “Seta” una storia solo ammiccante. Probabilmente permette più chiavi di lettura.

    Senza dubbio ,un pò lezioso e snob lo è, il buon Baricco,
    in ogni caso.

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  16. La sensazione, nel leggere queste critiche a favore o di contro, è che in questo mondo decaduto, Baricco come De Luca o la Santacroce, e qualunque altro scrittore, pessimo o eccellente che lo possiamo trovare, meritino un grande respiro di gratitudine. Perchè se parliamo di loro significa, mi auguro, che li abbiamo letti. E se li abbiamo letti significa, mi auguro, che la televisione sia stata in quel momento spenta.
    Se ogni tempo ha i suoi punti più alti e le cadute piùprofone, beh, chi è in grado di strappare, fosse anche per un’ora soltanto, i nostri occhi dallo schifo mediatico, io credo meriti rispetto. Gusti a parte.
    Buona lettura…
    Matteo

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  17. Molto bello il commento di Matteo (1 marzo, ore 6:21 pm).
    Baricco non ha particolare fortuna tra i lettori che conosco e, in sincerità, ne ignoro il motivo. A me piace. Ha un ché di presuntuoso, forse. Nel marasma di libri e libricini che ormai tutti sentono in dovere affidare alle rotative, neanche fosse una questione d’onore collezionare codici isbn, Baricco lo salverei cento volte. Pur sapendo che, come lui stesso direbbe, non è Calvino.

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  18. Per un esame mi son dovuto sbattere proprio su questa querelle. ho letto e riletto -recensire- di onofri, nel quale fa riferimento alle sue annotazioni in -a proposito di…-. mi preme dire che, nonostante si tratti di onofri (mica un cretino), spesso tutta la polemica faceva spuntare tra le sue logiche e motivate asserzioni anche un po’ d’invidia. opinione mia. a parte questo, ferroni e berardinelli di fama sono anche superiori a onofri, dunque le loro parole sembrano quantomeno autorevoli. ora, non voglio continuare l’elenco delle voci pro e voci contro per mea culpa, non ho letto molto dei suddetti autori (baricco a parte, antipatia immediata), vorrei più che altro soffermarmi sulle motivazioni ai propri no che i nostri stimati professori ci offrono. insistono su un’idea centrale: baricco&co non hanno creato niente di nuovo, fanno gli innovatori con materiale vecchio, con idee già sperimentate; addirittura: SONO ANACRONISTICI. in pratica vanno in barba a quanti in questo blog hanno difeso i “furbi” definendoli scrittori del nostro tempo. ora, io non esprimo un giudizio su questi autori in quanto, come già detto, li conosco poco; in generale sono un buonista manganelliano (la letteratura non è cosa seria) quindi tendo a difendere scrittori che piacciono a una discreta parte di pubblico, sopratutto se piacciono a me, anche se non soddisfano un’attenta e bacchettonissima critica. mi interessa però gettare una pietra, così, per discutere un po’: secondo voi, questi grandi professori ce l’avrebbero per gli stessi motivi con la generazione di scrittori precedente di una decina d’anni alla suddetta, mi riferisco in particolare al mio amato Tondelli e alla generazione emiliana di nascita ’50-’60, oppure si riferiscono proprio a loro quando accusano i “furbetti” di non avere creato nulla di nuovo, nemmeno nei registri linguistici? ‘nzomma Baricco no e Tondelli si oppure tutti nel cesso? voi che dite?

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  19. Sono la mediocrità fatta “libro”. Scrittorini di cui nemmeno il loro cane parlerà (abbaierà). Non hanno il calibro dei classici e di coloro che hanno fatto la storia. Come scrittori contemporanei citerei ben altro. Probabilmente la letteratura si è fermata a Carmelo Bene. Come fate a a scrivere articoli, seppur screditanti, su queste nullità intellettuali. Sono semplici scrittori non pensatori. Non si può scrivere solo con una buona frase.

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  20. “Non l’ho letto e non mi piace”: non lo disse Flaiano ma Scheiwiller, riportato da Manganelli. Baricco scrive a forza di espedienti, De Luca manco quelli, ogni pubblico ha gli autori che si merita.

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