Rivoluzione culturale e libri… che ti cambiano la vita

Ogni anno nuove commemorazioni. La più importante del 2008 è certamente il sessantotto. Anno dei portenti o annus terribilis? nessuno può rimanere indifferente rispetto ad un evento che ci ha certamente cambiato la vita in bene o in male, sempre secondo i punti di vista.

Per una esplorazione attenta e approfondita niente di meglio che leggere i due grossi volumi pubblicati in queste ultime settimane dall’ Espresso.

Cè un evento dentro il 68 che mi incuriosisce in modo particolare: il mito costruito in Occidente intorno alla Rivoluzione Culturale, in un momento in cui per taluni la Cina era un modello ineguaguagliabile di egualitarismo rispetto all’Urss burocratizzata e in pieno revisionismo.
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La lunga, Roberto Perrone

Sport e giornalismo. Questi i due mondi raccontati nelle pagine de *La lunga* di Roberto Perrone, ed. Garzanti.
Perrone, importante giornalista sportivo del Corriere della Sera, mi ha piacevolmente sorpresa (così come qualche mese fa Gianni Mura con *Giallo su giallo*) con un commovente, un po’ amaro ma anche divertente, emozionante, racconto sul calcio, il giornalismo sportivo, i valori di una volta.
Protagonista Giacinto Mortola, cronista senza molte ambizioni, vicino ormai alla pensione, tranquillo e volenteroso, sposato con la Rita (altro personaggio degno di menzione). Mortola, per vari motivi, ha attirato contro di sé l’antipatia del caporedattore sportivo del giornale, il perfido Angrisani.
Simone Perasso è invece un ex calciatore di poca fama e scarsa abilità, vanta una sola gloriosa partita in serie A col Toro, e poco più.
Ma i destini dei due protagonisti si incrociano più volte durante la loro vita, segnando le storie di Giacinto e Simone, fino all’ultima notte narrata nel romanzo: la notte in cui Giacinto, di turno in redazione (la famosa lunga del titolo), apprende la notizia della morte del calciatore, e si ribella, col suo modo pacato, e quasi innocente, al potere.
Un romanzo avvincente su sport e giornalismo, che fa tifare per il piccolo, grande Giacinto, con un sorriso amaro e un po’ nostalgico sulle labbra.

*giuliaduepuntozero

Il tempo per non leggere

niet lezen op de fiets!, originally uploaded by hier houd ik van.
Diciamocelo, fa un po’ effetto vedere un cartello come questo (in Olanda)! Noi siamo abituati a suggerire, consigliare, invitare, (gli insegnanti a obbligare, troppo spesso) a leggere.
Fatichiamo a pensare a circostanze in cui invitare a non leggere. O meglio: ogni tanto io vengo beccato ai semafori verdi dai quali non mi schiodo perché sto leggendo; ricordo poi che da piccolo era vietato leggere a tavola (i fumetti); e ancora oggi leggere mentre si mangia non va (soprattutto per chi è a tavola con noi ;).
Leggere a letto in effetti è quasi sempre una pessima scelta, quando non si è soli (del resto anche i medici sono tassativi: a letto solo sonno o sesso).
E poi: chi non ha mai perso una fermata della metropolitana o del tram per “colpa” del libro? Insomma, leggere può essere sgradevole, pericoloso; crea fastidio, offende, urta.
Scegliamo bene dunque il  tempo per leggere… 😉

 

Petra Delicado

Ho scoperto Petra Delicado per caso – grazie al consiglio di un’amica – e “me sono innamorata”.

L’ispettrice della “Policia nacional” protagonista dei racconti di Alicia Giménez Bartlett è un personaggio straordinario pieno di sfaccettature come la vita di tutti i giorni e la scrittura della “Camilleri spagnola” è veloce, incalzante, divertente, asciutta e mai scontata.

Ho divorato i primi tre romanzi raccolti nel volume  Tre indagini di Petra Delicado, Sellerio editore, Palermo, e ora sono completamente immersa nel quarto Morti di carta.

Già dal nome, Petra Delicado si intuisce il carattere complesso e contrastante della poliziotta di Barcellona che il lettore conosce per la prima volta nel romanzo Riti di morte.

Petra è ruvida, scontrosa, ma anche sensibile e idealista; è autoritaria e decisa sul lavoro, spesso brusca con i colleghi, ma anche attenta a nascondere le proprie fragilità dietro una sottile maschera di sarcasmo. Quarant’anni, bella, anticonformista, con due matrimoni falliti alle spalle e un lavoro da avvocato che non la appagava, è entrata in polizia dove – in quanto donna – sostiene lei – è stata parcheggiata negli archivi del commissariato.

Poi una inaspettata indagine e l’incontro con il viceispettore Fermin Garzòn, vedovo cinquantenne, uomo d’altri tempi, ma autentico poliziotto di strada. Non si riesce a immaginare l’ispettore senza il suo vice che funziona da perfetta spalla comica. Femminista scontrosa, progressista e decisionista lei, tradizionalista sentimentale ma esperto e risoluto lui, i due personaggi si intendono alla perfezione grazie alla stima reciproca e all’ironia che permea tutte le storie.

Un assaggio per convincervi a leggere anche solo un racconto – il primo mi raccomando – altrimenti si perdono dettagli importanti, tanto poi sarete travolti dagli altri:

Il commissario Coronas, rivolgendosi all’ispettore Delicado:

Benvenuti nel mondo dei vip! Hai dei vestiti da sera, Petra?

Petra risponde :

La sera mi metto in pigiama.

Geniale.

Joe Strummer, the future is unwritten

Il nostro blog saluta l’uscita nelle sale, domani, 22 febbraio, di Joe Strummer, the future is unwritten, il film documentario di Julian Temple sulla vita dell’anima dei Clash: interviste, registrazioni audio, fotografie, materiali d’archivio.

Qui trovate le schede di 35 mm, di Rotten Tomatoes, della Bbc. E, sotto, il trailer del film, e Joe che canta Redemption song (sì son fissato con questa canzone).

Leggere è un talento?

Prendendo spunto dall’ultimo post di marinaforlani ma anche da molte osservazioni che attraversano questa oasi per lettori ho cominciato a mettere da parte un po’ di osservazioni sulla nostra “congrega”.

In attesa di fare un lavoro criticamente più accurato (ma quando?) e per rassicurare (!) luiginter sul fatto che prima o poi manterrò la promessa, vi dedico intanto questo pezzo preso da un articolo della scrittrice Zadie Smith, comparso sull’ultimo numero di dicembre 2007 di Internazionale.
L’articolo è veramente bellissimo, questa è solo una piccola parte. Pensate che per questa lettura mi sono decisa a fare l’abbonamento a Internazionale per non rischiare di dimenticarmi di comprarlo. Ma adesso lascio la parola alla scrittrice inglese:

Leggere, se fatto come si deve, è difficile tanto quanto scrivere… Chi equipara la lettura all’esperienza essenzialmente passiva di guardare la tv, vuole solo svilire la lettura e i lettori. La similitudine più calzante è con il musicista dilettante che sistema lo spartito sul leggio e si prepara a suonare. Deve usare le competenze acquisite con fatica per suonare quel brano musicale. Quanto maggiori sono le sue competenze, tanto più grande è il dono che fa al compositore e quello che il compositore fa a lui. E’ una “nozione” di lettura che ormai sentiamo proporre di rado.
Eppure quando fai esercizio di lettura, quando passi del tempo con un libro, la vecchia morale dello sforzo e del compenso è innegabile. Leggere è un’abilità e un’arte. I lettori dovrebbero andare fieri delle loro competenze e non vergognarsi di coltivarle, non fosse altro perché gli scrittori hanno bisogno di loro… Anche il lettore deve avere talento.

Seguiranno altri spunti di discussione sulla lettura.