Todorov, La letteratura (in pericolo?) e la nostra vita

milano, cimiano, mm2, originally uploaded by luiginter.

Tzvetan Todorov, nel suo ultimo libro, La letteratura in pericolo (Garzanti), ricorda alcune cose assai importanti e preziose che però, viene da dire, i lettori appassionati sanno e conoscono bene, sono quasi ovvie.
Per esempio che fra la letteratura e la vita e il mondo, c’è una relazione costante e diretta.
Oppure che

la letteratura è pensiero e conoscenza del mondo psichico e sociale in cui viviamo. La realtà che la letteratura vuole conoscere è semplicemente (ma al tempo stesso, non vi è nulla di più complesso) l’esperienza umana.

Una lettrice o un lettore qualsiasi, interrogati, direbbero probabilmente proprio queste cose a proposito del rapporto fra letteratura e vita:

La letteratura ci aiuta a vivere: viviamo in un interscambio continuo fra le esperienza della vita e le esperienze della lettura.

Il problema, dice Todorov, è che la letteratura viene insegnata in un altro modo: soprattutto nelle università (T. ha in mente in particolare la Francia) si privilegia l’approccio tecnico tutto centrato sulle relazioni interne all’opera, in una presunta autosufficienza che la tiene lontana dal mondo.

Insomma, Todorov invita tutti a recuperare il tipo di lettura che i lettori comuni già fanno: basta ascoltare due lettori che parlano del libro che hanno letto, o entrare in una riunione di un gruppo di lettura: è evidente che personaggi, vicende, storie non stanno chiusi nelle pagine, ma si muovono in un interscambio continuo con l’esperienza di vita, la concezione della vita.

Todorov valuta così tanto questo interscambio fra la vita e la lettura che sottolinea quanto sia importante anche la lettura di quei libri che i critici e spesso anche i lettori più “evoluti” disprezzano: i libri popolari, “dai Tre Moschettieri a Harry Potter” (potremmo aggiungere anche Moccia, la letteratura gialla e rosa, o i gli albi a fumetti su cui molti di noi sono cresciuti):

Libri che permettono di costruirsi una prima immagine coerente del mondo che, possiamo esserne certi, le letture successive renderanno poco per volta più elaborata.

(su Todorov ci ritorno; nel prossimo post;)

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11 pensieri su “Todorov, La letteratura (in pericolo?) e la nostra vita”

  1. Grazie, mi sento molto meglio: stavo leggendo con molti sensi di colpa “L’altra donna del re” di Philippa Gregory. Ora Todorov (e luiginter) me l’ha sdoganato. Finalmente potrò togliere la sovracopertina (rubata alla “Critica della ragion pura” – stesso numero di pagine, dunque credibile — che gli ho appiccicato sopra).
    🙂

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  2. Le argomentazioni proprio non mi inducono a prendere in mano Moccia 😀

    Penso che non tutti i libri “popolari” diano un’immagine coerente del mondo, anzi.. quasi distorta in parecchi casi.. spesso e volentieri nutrono lettori “meno evoluti” di falsità e vane lezioni di vita. Poi beh secondo me non esistono tanto libri popolari, per esperti, ecc.. Ogni libro anche quello che può sembrare il più banale può trasmettere qualcosa di particolare al lettore, dipende da lui/lei.

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  3. Quand´ero piccola leggevo I Miserabili, La figlia del condannato e La cieca di Sorrento. Non solo li leggevo ma ci vivevo dentro.
    Adesso, dopo decine di anni e migliaia di libri, mi riuscirebbe difficile leggere, e vivere, in Moccia.
    Ma da un po´ ho ricominciato da capo, in un´altra lingua, il tedesco. Al momento sto leggendo una serie di gialli pubblicati nella DDR (mai tradotti e nemmeno ristampati). Il tedesco mica lo conosco perfettamente, e quindi quello che non capisco me lo invento. E mi trovo a rimuginare nelle storie come non mi capitava da anni. Sarà una regressione, ma mi piace.

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  4. Una cosa veramente insopportabile è lo snobismo dei lettori “evoluti”…o meglio dei lettori supponenti!
    Non voglio certo difendere Moccia, dico solo che io non riesco a criticare a priori. Quando esce il caso editoriale di turno mi chiedo sempre cosa possa aver affascinato tanti lettori e la curiosità mi spinge a leggerlo. Il più delle volte non vengo arricchita da questo tipo di letture ma almeno quando ne sento parlare posso criticare con cognizione di causa! E in qualche, seppur raro, caso consigliare un n.1 in classifica al suo detrattore-non lettore!

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  5. Neanch’io credo che ci siano lettori “evoluti”, ma non amo molto le etichette di “caso editoriale” e, se posso, evito i libri che vengono così celebrati. Preferisco leggere autori meno strombazzati dal passaparola, dalla stampa o da una distribuzione editoriale e da un merchandising ben mirati. Credo che sia solo questione di gusti.

    P.S.
    Luiginter… la tua foto è bellissima! 🙂

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  6. Non conosco Todorov e non mi addentro sull’argomento. Ma mi associo a giusym sulla foto.

    In due parole:
    la foto è divisa in due ritmi narrativi, a destra è la velocità, la fretta, il viaggio verso orizzonti sconosciuti. La luce, in questa parte della foto, è ancora chiara, sembra ancora giorno, si va verso il futuro, correndo.
    A sinistra invece si apre il momento dell’attesa, del silenzio, dell’immobilità. La luce qui è al crepuscolo (o forse è l’alba? Ma la valenza cromatica rende ugualmente un’atmosfera emozionale di sospensione) quindi esprime una fase di passaggio – le luci dei lampioni si sono accese da poco o si stanno per spegnere – com’è sempre il presente.
    L’elemento comune, cerniera di questi due mondi, è la staccionata. Non per niente, il vero punto a fuoco nella foto. Solida, nitida, piantata a terra. Abbastanza bassa da poter essere scavalcata, intervallata da vuoti per poterci guardare attraverso ma sufficientemente invalicabile nel suo ruolo naturale di barriera.
    Mi fermo ma meriterebbe un post a sé… una foto strepitosa.

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  7. Si Todorov ha ragione, certe volte in Francia più che Letteratura si fa masturbazione intellettuale (letteratura auto referenziale, ideologia mascherata da letteratura, filosofia romanzata).
    Ma non bisogna dimenticare che chi ha dato una casa letteraria ed una nuova libertà di espressione ai vari esuli (tra cui anche Todorov) è proprio la Francia. Nessun altro paese europeo sa fare questo come lo sa fare la Francia.

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