Dedicato a tutti i nerazzurri

amala, pazza inter, amala, originally uploaded by luiginter.

Stasera almeno c’è l’Inter su Radio Zeta, la radio di famiglia, e quando gioca l’Inter fanno sempre la radiocronaca, quando gioca l’inter, e il radiocronista è uno che ha addosso una carica che sembra sempre che l’inter deve spaccare lo stadio, Fenomeno qui, Fenomeno là, Baggio Baggino, gli dà questi soprannomi ai giocatori, Tractor Zanetti, Paperinik, il postino Cauet, Ciccio Colonna è simpatico, il radiocronista.

Dopo, nell’intervallo, che l’Inter magari sta perdendo uno a zero, oppure magari sta facendo zero a zero, vincere è un po’ difficile che vincono, i ragazzi, lui l’Inter li chiama i ragazzi, quest’anno è un po’ difficile che vincono, i ragazzi, alla fine del primo tempo, allora nell’intervallo ci sono i tifosi che gli telefonano gli dicono, a Tractor, Stiamo giocando da cani, è una vergogna.

Eh, lo so, gli dice Tractor, lo so che state soffrendo, vecchi cuori nerazzurri, ma abbiate fiducia, che la squadra va sempre sostenuta.

Basta che sentono così, i vecchi cuori nerazzurri, si ringalluzziscono gli dicono a Tractor, non si chiama Tractor, dico Tractor così per dire, perché non mi ricordo come si chiama, questo radiocronista, di sicuro non Tractor, che Tractor è il soprannome che gli dà lui al numero quattro dell’Inter Zanetti, si chiama, è un argentino che non va mica tanto forte, quando corre, comunque gli dicono, a questo radiocronista che lo chiamiamo Tractor così per capirci, Tractor, gli dicono i vecchi cuori nerazzurri, lo sai che forse hai ragione che bisogna avere fiducia nella magica Inter?

tratto da *Grandi ustionati*, Paolo Nori, pag. 5, ed. Einaudi

*giuliaduepuntozero

Perché non ricordare che siamo tutti meticci?

Ancora un interessante incontro- alla Fiera del libro 2008 – con FETHIYE CETIN, nota in Turchia per il suo attivismo politico, che dopo il colpo di stato del 1980 ha pagato con tre anni di segregazione in prigione ad Ankara. Oggi, noto avvocato, si batte per la tutela dei diritti di tutte le minoranze.

Si può essere turche e, ad un certo punto della propria vita, scoprire di essera armena, perché la nonna , dopo 60 anni di silenzio, prima di morire ha voluto confidare a Fethye, sua nipote di essere una deportata della ” marcia della morte” del 1915.

“Migliaia di donne come mia nonna hanno tenuto nascosto il loro segreto, senza confessarlo a nessuno. Ed io scrivo per dare voce a queste donne“. Sono storie tenute segrete per timore di recare danno a chi le avrebbe ascoltate e condivise.

Fetiye ha ricordato, come nel turchesizzare l’Anatolia, alla nascita della Turchia come stato nazione, per molti -armeni, greci, siriani- tutto sia peggiorato rispetto ai tempi del precedente impero ottomano multiculturale, multietnico, multilinguistico. Ma il peggio è stato soprattutto per gli armeni, il cui genocidio – un milione o anche un milione e mezzo di morti- è ancora tabù in Turchia. Non se ne può parlare liberamente, come ben sanno il Nobel Pamuk o Elif Shafak, che ho già ricordato in questo blog, dopo aver letto LA BASTARDA DI ISTANBUL.

E così F. Cetin era presente a Torino per presentare il suo libro, pubblicato nel 2007 dalla casa editrice ALET, ma già alla settima edizione in Turchia.

HERANUSH,MIA NONNA è un piccolo libro di un centinaio di pagine, corredato anche di alcune foto di famiglia, una testimonianza del prima e del dopo la “marcia della morte” verso Aleppo: prima e dopo il massacro operato dai ” giovani turchi” e che portò all’uccisione a sangue freddo degli uomini, sgozzati e gettati nel fiume, e alla deportazione di donne e bambini.

Un prima in un villaggio armeno di religione cristiana, in cui si viveva serenamente e di cui si fanno rivivere persone, riti, cibi, profumi, colori. E poi la tragedia e la costruzione di un’altra vita che cancella via radicalmente la precedente: Heranusch, ” avanzo di spada”, sottratta alla madre, convertita all’islam e poi sposa al figlio del padrone turco, perde persino il nome e diventa Seher. Una famiglia, come tante famiglie, distrutta, cancellata e dispersa e nella nonna il terribile segreto e il desiderio di ritrovare i genitori e un fratello fuggiti negli Usa.

Fetiye, solo dopo la morte della nonna- con un necrologio pubblicato su una rivista , ha rintracciato e riabbracciato questi parenti. La sua testimonianza ha fatto uscire dal silenzio altre donne, che hanno trovato il coraggio di prendere contatti con lei. Qualcuno dice che il 50% dei turchi siano armeni!

Ciò che più mi ha colpito- oltre alla drammatica storia vera raccontata dal libro- è il messaggio ribadito nell’incontro di Torino da Fetiye, che vive ora a Istanbul questa sua doppia esistenza di turca e armena, ma senza crisi di identità. “Basta ricordare che in fondo non esistono etnie pure: non siamo forse un po’ tutti METICCI ?.
E- aggiungo io- lo saremo sempre di più in questo mondo globalizzato. E forse è utile ricordarlo nel nostro attuale contesto politico..proprio oggi anche in Italia!

FETHIYE CETIN HERANUSH MIA NONNA Halet ed. 2007 pp. 106 euro 12,00

Si può leggere un classico allo stesso modo di un noir?

Dopo mesi di digiuno letterario (troppo complicato spiegarne i motivi), stavo bighellonando tra i miei libri. Rileggendo dei brani sottolineati, mi è caduta l’attenzione sul fatto che in certi capolavori il destino di un personaggio – o addirittura del protagonista – intorno a cui si svolge l’intera trama è scritto in un paragrafo. Inizio, svolgimento, fine.

Leggete per esempio questo brano de Il Rosso e il Nero:

Dopo un ultimo istante di attesa e di ansia, durante il quale l’eccesso dell’emozione aveva tratto Julien come fuori di sé, suonarono le dieci all’orologio in alto sopra di lui. Ogni tocco di quella campana fatale gli echeggiava in petto producendovi qualcosa di simile a un moto fisico. Finalmente, mentre l’ultimo tocco ancora echeggiava, egli distese la mano e strinse quella di Mme de Renal, che subito la ritrasse. Julien, senza ben sapere quel che faceva, tornò ad afferrarla. Benché assai turbato egli stesso, fu colpito dalla freddezza glaciale della mano che teneva; la stringeva con forza convulsa; vi fu un ultimo sforzo di sottrargliela, ma finalmente quella mano restò a lui. La sua anima si inondò di gioia, non che amasse Mme de Renal, ma così cessava un supplizio atroce.

E’ l’inizio della relazione tra Julien e Mme de Renal ed è già evidente cos’ha in mente Stendhal. Si capisce che lei è spacciata. E ora leggete qui sotto l’incontro tra Vronskij e Anna Karenina:

 Ma la Karenina non rimase ad attendere il fratello, bensì, avendolo visto, con passo deciso uscì dal vagone. Non appena il fratello le fu vicino, con un movimento che colpì Vronkij per la sua decisione e la sua grazia, gli cinse il collo con il braccio sinistro, lo attrasse rapidamente a sé e lo baciò con forza. Vronskij la guardava senza abbassare gli occhi e senza sapere neppure lui il perché.

Anche qui, una sintesi perfetta in poche righe. Vronskij sembra un cacciatore che, scrutando la sua preda nel mirino, sta per premere il grilletto, come poi farà.

Stendhal e Tolstoij sono assolutamente convinti della vanità del sacrificio, e lo dicono fin dall’inizio. Tuttavia il sacrificio è necessario e indispensabile allo svolgimento del romanzo. Offrire un indizio, uno spunto o addirittura una premonizione significa avvertire il lettore. Esattamente il contrario di quello che succede in un romanzo d’appendice dove i colpi di scena, i travestimenti e le agnizioni cambiano il destino dei personaggi da un capitolo all’altro.

Io però mi sono resa conto di non cogliere le avvertenze dell’autore. Leggo cioè un classico allo stesso modo in cui leggo un romanzo d’avventura o forse anche un noir: mi aspetto insomma che tutto possa cambiare da un momento all’altro. Ma questo, forse, è un errore capitale. La domanda è: un lettore ha la stessa propensione alla lettura sia che stia leggendo Flaubert o Izzo?

 

Il nuovo romanzo di Ghosh

Esce nel Regno Unito il nuovo romanzo di Amitav Ghosh, Sea of Poppies (letteralmente “Mare di papaveri”). Si svolge in Asia orientale nel 1838, prima della Guerra dell’Oppio e ha al centro della storia Ibis, una nave in viaggio da Calcutta alle Mauritius.
Sea of Poppies è il primo romanzo di una trilogia: il secondo della serie uscirà nel 2010. In Italia Ghosh è passato da Einaudi a Neri Pozza. L’ultimo romanzo tradotto è Il paese delle maree. La recensione dell’Economist di “Sea of Poppies”.

Il commissario Spada: la Milano anni settanta che non si dimentica

Negli anni settanta avevo l’abbonamento a Il Giornalino, un settimanale per ragazzi edito dalle Paoline (ho scoperto che esiste ancora) con fumetti molto belli. Uno di questi fumetti era Il Commissario Spada: storie noir coraggiose di un poliziotto nella Milano della mala ma soprattutto nella Milano percorsa dai cortei, dai primi accenni di terrorismo, dalla ferocia della lotta politica di strada; ma anche la Milano degli slanci di ribellione ideale, della ricerca di dimensioni di libertà, personali e non solo pubbliche.
Atmosfere da Scerbanenco mixate con i racconti di cronaca politica e soprattutto il feeling di una città in grande fermento, ricca di pulsioni e emozioni, idee, violenza e passioni.
Insomma, per me ragazzino Spada è stato come un lungo romanzo di formazione.
Ora Mondadori (un paio di anni fa anche La Repubblica in una delle sue serie sui fumetti aveva pubblicato alcune storie del Commissario Spada) ha stampato una raccolta – Gli anni di piombo – con quattro storie pubblicate in origine, la prima nel 1972, l’ultima nel 1979 (“Terroristi”, il racconto più denso e forte, dentro il cuore e la pancia di quegli anni vissuti con lo sfondo della politica fatta a colpi di pistola).
Vi assicuro che ancora oggi i racconti a fumetti di Spada mi ricordano il mondo della Milano della adolescenza, non solo negli eventi ma anche nei disegni delle strade, nei dialoghi, nei vestiti, nei capelli, nei pensieri di Spada, nelle relazioni con il figlio (la mamma non c’è, per esplicita richiesta dell’editore che non voleva tra i piedi una storia sentimentale per il comissario). Gli autori del Comissario Spada erano Gianluigi Gonano e il disegnatore Gianni De Luca. Tutte le storie di Spada sono state ripubblicate da Black Velvet di Bologna.

L’immagine qui sopra è di ubc fumetti.

Diciassette sillabe per raccogliere e trasmettere un’ emozione

Mi è già capitato di pubblicare in questo blog qualche poesia: un falso Neruda e alcune lunghe poesie di Gioconda Belli con tutta la sua prorompente vitalità.

In questi noiosi e infiniti giorni di pioggia..di mancata primavera …mi viene voglia di condividere con voi, cari lettori del blog, qualche poesia scarna, essenziale, ma densa di pensiero e di immagini, come solo sanno essere gli HAIKU originali giapponesi.

Questa precisazione perchè ho scoperto che hanno scritto haiku persino Kerouac, Ginzberg, o Borges, o il nostro Sanguineti. Comincio a trascrivere, sperando di trasmettere qualche emozione anche a voi!

HATSUO BASHO ( 1644-1694)

Stagione delle piogge/ i miei capelli di nuovo/ intorno al pallido viso

Un banano nel temporale;/il gocciolio dell’acqua nel catino/ scandisce la mia notte

Silenzio/ graffia la pietra/ la voce delle cicale

Separazione/ le spighe dell’orzo/ tormentate tra le dita

Senza morire/ dopo molte notti di viaggio/ in un tramonto d’autunno

YOSA BUSON (1716-1783)

Brezza primaverile/ lungo il cammino sull’argine/ e la casa è lontana

Una capanna/ dove si vende il te/ e vicino un salice fattosi vecchio

KABAYASHI ISSA ( 1763-1827 )

Pioggerella primaverile-/ lecca, un topolino/ il fiume Sumida.

Più numerose le primavere/ più lunghi i dì/recano lacrime e lamenti.

Si sveglia/ e sbadiglia il gatto;/poi l’amore.

Luna e fiori/quarantanove anni / camminati invano.

Giovinezza:/ rende bello persino/ i morsi della pulce.

la vita è breve/ e il desiderio/ senza fine

In questo mondo/ dall’alba già tribola/pur la farfalla

Nel nostro mondo/anche le farfalle sono/ stanche di vivere

Il mio paese/benchè sia piccolo,/ i boschi sono miei

MASAOKA SHIKI (1867-1902 )

Nella sera di primavera/quale lettura per l’uomo/ senza compagna?

Tra la barca e la riva/ a separarci si alza/ un salice

Ombre d’alberi-/ e la mia ombra che si muove /nella luna invernale

Terre di nubi./ Verso sud volano/ vele bianche

Di me scrivete/ che ho amato i versi/ e i kaki

Sull’argine tra le risaie/vola bassa la cavalletta/ nel sole che muore.

Per quanto belle siano le traduzioni, penso che mai come in questo caso TRADURRE SIA …TRADIRE

E per concludere una definizione di HAIKU:

MATSUO BASHO: ” bisogna dar parola alla luce nella quale si intravvede qualcosa prima che scompaia la luce”

Potrei proporre, invece che finte..poesie dorsali ( mia vecchia polemica!) di cimentarci in nostri haiku..tra l’altro anche in Italia esistono concorsi di questo genere di poesia

Che ne pensate?

“Le seduzioni dell’inverno” di Lidia Ravera

Un “Le amicizie pericolose” di piccolissima taglia, di piccolissimi ambienti, di piccolissimi fremiti. Non c’è amicizia tra quest’uomo e queste donne, tutti si aspettano qualcosa in cambio di qualcosaltro che non hanno, che non hanno avuto, che credono sia loro dovuto da un uomo o da una donna. Ben descritti il felice innamoramento e lo smarrimento amoroso di Stefano, che però, da autentico vero rappresentante di questa nostra epoca ingorda, non si accontenta, non è frugale: perciò non è grato del luminoso inciampo esistenziale, dell’innamoramento in sè.