Si può leggere un classico allo stesso modo di un noir?

Dopo mesi di digiuno letterario (troppo complicato spiegarne i motivi), stavo bighellonando tra i miei libri. Rileggendo dei brani sottolineati, mi è caduta l’attenzione sul fatto che in certi capolavori il destino di un personaggio – o addirittura del protagonista – intorno a cui si svolge l’intera trama è scritto in un paragrafo. Inizio, svolgimento, fine.

Leggete per esempio questo brano de Il Rosso e il Nero:

Dopo un ultimo istante di attesa e di ansia, durante il quale l’eccesso dell’emozione aveva tratto Julien come fuori di sé, suonarono le dieci all’orologio in alto sopra di lui. Ogni tocco di quella campana fatale gli echeggiava in petto producendovi qualcosa di simile a un moto fisico. Finalmente, mentre l’ultimo tocco ancora echeggiava, egli distese la mano e strinse quella di Mme de Renal, che subito la ritrasse. Julien, senza ben sapere quel che faceva, tornò ad afferrarla. Benché assai turbato egli stesso, fu colpito dalla freddezza glaciale della mano che teneva; la stringeva con forza convulsa; vi fu un ultimo sforzo di sottrargliela, ma finalmente quella mano restò a lui. La sua anima si inondò di gioia, non che amasse Mme de Renal, ma così cessava un supplizio atroce.

E’ l’inizio della relazione tra Julien e Mme de Renal ed è già evidente cos’ha in mente Stendhal. Si capisce che lei è spacciata. E ora leggete qui sotto l’incontro tra Vronskij e Anna Karenina:

 Ma la Karenina non rimase ad attendere il fratello, bensì, avendolo visto, con passo deciso uscì dal vagone. Non appena il fratello le fu vicino, con un movimento che colpì Vronkij per la sua decisione e la sua grazia, gli cinse il collo con il braccio sinistro, lo attrasse rapidamente a sé e lo baciò con forza. Vronskij la guardava senza abbassare gli occhi e senza sapere neppure lui il perché.

Anche qui, una sintesi perfetta in poche righe. Vronskij sembra un cacciatore che, scrutando la sua preda nel mirino, sta per premere il grilletto, come poi farà.

Stendhal e Tolstoij sono assolutamente convinti della vanità del sacrificio, e lo dicono fin dall’inizio. Tuttavia il sacrificio è necessario e indispensabile allo svolgimento del romanzo. Offrire un indizio, uno spunto o addirittura una premonizione significa avvertire il lettore. Esattamente il contrario di quello che succede in un romanzo d’appendice dove i colpi di scena, i travestimenti e le agnizioni cambiano il destino dei personaggi da un capitolo all’altro.

Io però mi sono resa conto di non cogliere le avvertenze dell’autore. Leggo cioè un classico allo stesso modo in cui leggo un romanzo d’avventura o forse anche un noir: mi aspetto insomma che tutto possa cambiare da un momento all’altro. Ma questo, forse, è un errore capitale. La domanda è: un lettore ha la stessa propensione alla lettura sia che stia leggendo Flaubert o Izzo?

 

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