I romanzi mattone e altro

Due interessanti articoli sul numero di oggi, 31 agosto, dell’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore, entrambi a pagina 32, collegati fra loro.

Nel primo, *Così è risorto Stieg*, Cesare de Michelis, editore, racconta l’ultima, fenomenale scoperta della Marsilio, Stieg Larsson, e la storia dei rapporti fra la sua casa editrice e il giallo svedese prima e più in generale scandinavo poi, nato con l’acquisto dei diritti di Henning Mankell (di cui io, proprio in questi giorni, sto leggendo *La leonessa bianca*, terza avventura dell’ispettore Kurt Wallander).

In *Il mattone che trionfa in libreria* Giovanni Pacchiano parte proprio dal recente successo di *Uomini che odiano le donne* e di *La ragazza che giocava con il fuoco*, i due mattoni di 700 pagine ciascuno di Stieg Larsson, per interrogarsi sulla diffusione e soprattutto sul successo di quelli che definisce romanzi-fiume. Non solo Stieg Larsson, ma anche lo stesso Mankell e Leif G.W. Persson, per rimanere alla Marsilio, o ancora l’ultimo titolo della Fallaci.

Scrive Pacchiano:

[…] Il protagonista, almeno così crediamo, è un lettore colto. Ha più di quarant’anni (ma può averne anche settanta e passa). E’ deluso dalla vita pubblica e dal crollo dei valori di un mondo perbene ormai scomparso. Si sente, inoltre, accerchiato dalla cattiva letteratura e prova il bisogno di abbandonarsi a una narrativa totalizzante e chilometrica. Come le grandi letture della sua giovinezza. Sostitutiva della vita? Forse sì, almeno per il non breve tempo della lettura. Paradossalmente, anastetizzante e insieme esaltante. […] Ma non basta: i buoni romanzi-fiume sono, sempre, avvincenti. “Avvincente”, cioè qualcosa che ti lega. Sei fatalmente e strettamente legato al tuo libro sino alla conclusione della storia. […]

E voi cosa ne pensate? Qual è il vostro rapporto con i romanzi-fiume? Vi ritrovate in questa descrizione?

*giuliaduepuntozero

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i GdL a Mantova il 6 settembre

cari compagni di lettura, guardate nella vostra agenda: c’è un appuntamento che ci riguarda : sabato 6 settembre alle 12.15 ci aspettano in Piazza della Concordia. Portate le vostre esperienze, la vostra curiosità e soprattutto voi e magari i vostri amici, parenti, animali, libri… e una matita gialla per farvi riconoscere!
La nostra amica di mantova ha lavorato per noi e ci ha preparato una sorpresa che, sono sicura, gradiremo molto.
Intanto la ringrazio, la nostra Lettoreambulante, a nome di tutti noi.

noi, da Cervia ci saremo. a prestissimo
Bianca
biancaverri@gmail.com

La ragazza che giocava con il fuoco, Stieg Larsson

Ho parlato del primo libro di Stieg Larsson, *Uomini che odiano le donne*, qualche tempo fa, scrivendo di quanto mi fosse piaciuto e quanto mi avesse entusiasmata.

Se possibile, *La ragazza che giocava con il fuoco*, secondo volume di quella che è stata chiamata la Millennium Trilogy, edito da Marsilio, mi è piaciuto ancora di più. Mi ha tenuta legata alle sue oltre 750 pagine, facendomi spaventare, arrabbiare, sospirare di sollievo, rabbrividire.

Rispetto al primo libro, l’attenzione è maggiormente concentrata su Lisbeth, la giovane hacker, geniale, dotatissima per la matematica e i computer, asociale ma con una sua moralità molto rigida, gracile ma con capacità di difesa insospettabili. La rtroviamo all’inizio in un viaggio sabbatico in giro per il mondo, alle prese con quesiti matematici, e, come sempre, uomini che odiano le donne. Con Mikael Blomqvist non vuole avere più nulla a che fare, con grande dispiacere del giornalista, che si consola con una nuova, esplosiva inchiesta, questa volta sul trafficking di giovani prostitute. Ma tre omicidi arrivano a sconvolgere la storia, tanto più quando Lisbeth viene ritenuta colpevole e inizia una caccia all’uomo per trovarla in tutta la Svezia. Non voglio svelare oltre, ma solo consigliarvi di leggere *La ragazza che giocava con il fuoco* e, se non l’aveste ancora fatto, *Uomini che odiano le donne*.

Proprio mentre lo stavo leggendo, fra l’altro, è uscito un articolo sul Corriere della Sera che parlava della nuova *moda* turistica diffusa a Stoccolma: un itinerario letterario per la città in visita ai luoghi citati da Stieg Larsson nei suoi libri.
La mania è partita da Flickr, fino a quando il Museo della Città ha organizzato visite guidate di un’ora e mezza, da Södermalm (dove vive Mikael) a Fiskargatan (dove vive invece Lisbeth, a partire dal secondo episodio), da Goetgatan (sede della rivista Millennium) al bar Kvarnen (bazzicato un po’ da tutti i personaggi).

*giuliaduepuntozero

Radersi è far filosofia

Un angelo mi ha portato il nuovo libro di Murakami (quello sulla corsa 🙂 (ehm, sulla cosa avevo già tediato i lettori del blog qualche settimana fa) ma per ora parlo di barba: alla seconda pagina della prefazione ho scoperto che un pensiero cui tenevo tanto l’aveva già formulato (e a quanto pare era stranoto) Somerset Maugham: “In ogni rasatura sta un po’ di filosofia”.
Insomma, un’azione che si protrae per un po’, diventa, quasi incosapevolmente, un atto contemplativo, forse addirittura meditativo (questa è la precisazione di Murakami). Radersi ogni mattina è l’obbligata razione quotidiana di filosofia.

Orwell, i diari sul blog

george orwell diaries

Ho conservato il ritaglio del giornale di metà agosto giusto per ricordarmi di appuntarlo qui: l’Orwell Trust, Political Quarterly and Media Standards Trust sta pubblicando in un blog i diari di George Orwell: orwelldiaries.wordpress.com.

Tra l’altro, via via che la guerra si avvicina, pare che i diari lascino il tono di osservazione minuta della vita quotidiana (che è quello che per esempio si legge nei post di questi ultimi giorni) per andare verso i grandi temi della storia… Insomma, da seguire, direi.
(eh ecco, ovviamente son tornato: ma ho visto che il blog funziona benissimo anche in mia assenza 🙂

Quello che ti meriti, Anne Holt

Il secondo libro che ho letto nella prima tranche delle mie vacanze, come anche *Tre vite* di Penelope Lively, merita un ottimo voto.

Hanno parlato tanto di *Quello che ti meriti* di Anne Holt, ed. Einaudi. Ho letto diverse recensioni, tutte decisamente positive, molte sull’onda della moda dei gialli scandinavi che sta avendo il suo massimo esponente in Stieg Larsson (mi sono portata il secondo libro della Millennium Trilogy nella seconda parte delle mie vacanze, al mare, ne parlerò nei prossimi giorni); sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore di qualche settimana fa un unico articolo presentava il giallo della Holt e *La ragazza che giocava con il fuoco*.

Come scrivevo, il libro mi è piaciuto molto, un giallo che mi ha tenuta legata alle pagine e che mi ha fatto rimpiangere l’averlo finito così presto. Molto riuscito il protagonista, l’investigatore Yngvar Stubø; bella come sempre l’atmosfera nordica che traspare dai gialli scandinavi; un po’ macchinosa la trama, e forse in alcuni tratti non così verosimile, ma comunque giudizio molto positivo.

Speriamo vengano pubblicate anche le vicende successive.

Nel frattempo, Anne Holt sarà a Mantova al Festivaletteratura, il 6 settembre alle 10.30 al Cortile della Cavallerizza di Palazzo Ducale, presentata da Gianrico Carofiglio.

*giuliaduepuntozero

Marco Lodoli, Sorella

E’ stata una piacevole scoperta la lettura dell’ultimo romanzo di Marco Lodoli, SORELLA. Non avevo mai letto nulla di questo scrittore se non qualche articolo su REPUBBLICA o su IL DIARIO.

Protagonista una suora, già curiosa per il nome che porta, Suor Amaranta, che in prima persona sin dalle prime pagine ci racconta che “invecchia nella sfiducia, nel sospetto di stare dentro una storia bugiarda”, con dentro “un vuoto tremendo”, mentre intorno a lei le altre sorelle “sembrano indaffarate e felici”

La sua non è una monacazione forzata ,come l’avrebbero raccontata Manzoni o Diderot, anzi in casa avevano tentato di dissuaderla, quando a sedici anni aveva manifestato il desiderio di farsi suora, perchè aveva capito che il mondo non era fatto per lei

La mia strada non sarà mai nella vita , che la vivano gli altri la vita, se ci tengono tanto, che si scontrino e si moltiplichino…che facciano tutto il rumore che serve a farsi notare…io voglio avere il viso pallido delle suore, la loro grazia mansueta, grani freddi tra le dita”

E così eccola lì in un convento, a Roma…a guardare dalla finestra, mentre tutti gli altri corrono a fare soldi.

La madre aveva tentato di dirle che Dio non esiste ” non esiste altro che questa roba qui, mangiare, bere, fare l’amore, fare figli, fare soldi, stare con gli amici, dormire, sentire la musica, dimenticare in fretta”

La incontriamo invece a 36 anni. “nè felice nè infelice..disordinata e inutile come il mondo” costretta dalla madre superiora a diventare maestra d’asilo di tredici bambini, anche se Amaranta non ama i bambini che sono ancora ” vita non domata”. Interessante questa visione drammatica dell’infanzia, di bambini che, a differenza di lei, “vogliono,vogliono”. E così i bambini:

non sono la più grande gioia dell’esistenza..il mondo mente, non ha il coraggio di ammettere che ogni bambino precipitato qui con il suo fiocco celeste o rosa è altro tempo destinato a consumarsi vanamente”

Giorni difficili ,finchè non compare Luca, un bambino di cinque anni… diverso, con una strana adozione…quasi autistico, chiuso nei suoi silenzi.

E suor Amaranta è lì tra i bambini con i suoi pensieri:

Temo che ci siamo inventati tutto per la paura della morte. nel mondo ci sono diecimila religioni e ognuna crede di essere la verità, ma l’unica verità è che siamo carne buttata in un pascolo, nell’attesa di essere macellata. Siamo bestie poetiche, questo sì, abbiamo una fantasia inarrestabile, diamo voce agli alberi, ai pesci, ai defunti, al cielo, perchè il silenzio ci atterisce.

Una suora..a rovescio, a cui Dio non parla

Potevo essere tante cose, tante persone diverse, una madre, un’impiegata, una donna su un palcoscenico, una suicida, una seduttrice e invece sono quello che sono..una suora in una stanza del mondo…sempre inadatta da quando sono nata, sempre a cercare di nascondermi in un armadio

E poi l’incontro con “il bambino speciale”, con cui nasce una complicità fatta di silenzi, ma basteranno tre parole di Luca, perchè Amaranta faccia propri comportamenti del tutto inaspettati, perchè sia costretta a vivere quella vita che ha sempre rifiutato: tre avventure, per arrivare ad un finale a sorpresa, che magari mi sarebbe piaciuto… diverso… e che lascio scoprire agli eventuali lettori.

Una storia insolita non banale, raccontata con una scrittura agile, piacevole, intensa, che si fa leggere in poche ore… anche in un caldo pomeriggio d’estate!

MARCO LODOLI, SORELLA, EINAUDI, 2008, pp. 101

Tre vite, Penelope Lively

Mi ero segnata questo libro leggendo un post di lettoreambulante su questo blog, in cui segnalava *Tre vite* di Penelope Lively, ed. Guanda, come esempio di bella storia da leggere e diffondere (definendo bella storia come un romanzo leggibile a più livelli che può quindi accomunare il lettore più sicuro e quello più debole, con una struttura tradizionale e non sciatta e che ti racconti soprattutto una storia che ti rimane dentro).

Me l’ero segnato, e per fortuna. L’ho letto in questa prima parte delle mie vacanze _in montagna_, divorandolo in pochissimi giorni, e rimanendone davvero conquistata.

Per la storia, una storia di donne, la nonna Lorna _la sua la storia più bella fra le tre_, la madre Molly e la figlia Ruth, tre donne dell’Inghilterra dagli anni Trenta a oggi. Tre grandissimi personaggi, nelle quali, di volta in volta, mi sono identificata, che mi hanno commossa, a volte divertita.

Un libro _e non mi capita molto spesso_ che mi ha fatto provare veramente molte emozioni, pianto compreso.

E fattore non meno importante, oltre che avere una storia molto molto bella, è veramente scritto bene.

Riprendo quindi il consiglio di lettoreambulante (ringraziandola per la segnalazione) e vi invito a leggere questo libro e a diffonderlo anche voi.

Per inciso, bellissima come sempre la copertina di Scarabottolo.

Chiudo poi con una citazione dal libro (mi piacciono moltissimo le citazioni in un libro in cui si parla di lettura, libri, leggere,…):

Talvolta Molly aveva l’impressione che la biblioteca fosse un luogo di anarchia e discordia inespresse, data la tranquillità superficiale che celava una babele di informazioni e dispute. La narrativa è una stridente menzogna – o meglio, un insieme di molte menzogne; la storia è un lungo racconto di argomentazioni e revisioni; i libri di viaggi un’evidente autopromozione; le biografie servono a spingere un certo prodotto. Quanto all’autobiografia, invece… Ma va più che bene. E’ questa la funzione dei libri: offrono un punto di vista, anzi, molti punti di vista conflittuali, stimolano il pensiero, provocano fastidio e ammirazione, fanno meditare. Portano chiunque li legga lontano da sé e lo lasciano in un posto da cui non tornerà mai completamente.

tratto da *Tre vite*, Penelope Lively, ed. Guanda, pp. 113-114

*giuliaduepuntozero

Per ricordare il poeta Mahmud Darwish

Oggi, a Ramallah in Cisgiordania, i funerali di stato per un poeta come MAHMUD DARWISH, ritenuto uno dei più grandi poeti contemporanei in lingua araba.

Poeta della RESISTENZA palestinese, orgoglioso di essere palestinese, ma che non riteneva fosse una condizione necessaria per essere poeta: voleva essere cantore universale dell’amore e della libertà.

Il poeta in una situazione di emergenza è necessariamente un politico, perchè anche la poesia entra a far parte della resistenza all’occupazione”

Alla violenza preferiva”una via LAICA, APERTA E RAPPRESENTATIVA della società civile. Una forza che portasse avanti le rivendicazioni di indipendenza del popolo, ma con mezzi al servizio del popolo e in armonia con l’epoca moderna”

Il poeta arabo che amava DANTE e ESCHILO e che voleva usare la poesia per avvicinare culture e persone.

Il poeta che voleva come punto di partenza la presa di coscienza di un’ IDENTITA’ LOCALE, ma per andare verso l’universale, per umanizzare la storia, cantare i temi dell’amore e della vita, per esaltare la bellezza contro la crudeltà dei tempi.

P otete legarmi le mani e i piedi
togliermi il quaderno e le sigarette
riempirmi la bocca di terra
la poesia è sangue del mio cuore vivo
Sale del mio pane luce dei miei occhi
Sarà scritta con le unghie lo sguardo e il ferro
la canterò nella cella della mia prigione
al bagno
nella stalla
sotto la sferza
tra i ceppi
nello spasimo delle catene .
Ho dentro di me un milione di usignoli
per cantare la mia canzone di
lotta .

IL SOGNO DEI GIGLI BIANCHI

Io sogno gigli bianchi

in un ramo d’olivo

un uccello che abbracci il mattino

sopra i fiori di limone.

Io sogno gigli bianchi

in una strada di canto

e una strada di luce…

o sogno

e voglio un cuore buono

che non sia pieno di fucili

e un giorno intero di sole.

Voglio un bimbo che all’alba sorrida

non un pezzo di ricambio

in strumenti di guerra.

Son venuto per vivere il sole

che sorge, ma non quello che tramonta.

E non ho voglia di morire

e combattere donne e bambini.

Tempi di “eventolismo” e di “eventolati”?

Mentre ero in vacanza ho letto nel Domenicale del SOLE 24ORE di qualche settimana fa una piccola rubrica intitolata MITI D’OGGI e l’argomento di quel giorno erano i festival che da molti anni si susseguono numerosi in tutta Italia. Trascrivo il simpatico trafiletto, per poi esporre le mie riflessioni, in attesa che altri facciano altrettanto.

In principio erano mostre, manifestazioni, esposizioni: c’era infatti l’esposizione universale, ad esempio, a galvanizzare i curiosi di mezzo mondo e tutti accorrevano per vedere gli animali esotici o le prime tecnologie. Adesso ci sono soltanto gli eventi. Tutto evento, nient’altro che evento, con il codazzo degli eventologi e degli eventolati, che poi sono quella popolazione, che, se non partecipa all’evento, si sente diminuita e che invece dentro all’evento prova ebbrezze inenarrabili. Sopratttutto d’estate, l’intero Stivale è percorso da eventi e in preda all’eventolismo si spostano le folle dei turisti e dei visitatori. Guardare e non vedere, partecipare e non conoscere: cosa importa? basta poter affermare:Io c’ero! firmato ISABELLA BIETOLINI

E’ vero gli eventi sono tanti, ma non mi sembra che tra i tanti …mali del nostro presente, questo sia un aspetto particolarmente negativo. Per chi segue il blog avrà già notato che sono una frequentatrice di “Fiere del libro” o di ” Festival della letteratura”, che attendo anche con una certa ansia e che poi seguo con interesse, partecipando al maggior numero di eventi e ..magari dispiaciuta perchè alcuni a cui terrei si sovrappongono.

Per taluni forse essere presente ad un festival, come ad una pubblicizzata mostra di pittura, è puro presenzialismo, poter dire appunto C’ERO ANCH’IO, ma penso che, oltre che per la sottoscritta anche per tanti altri sia un vero piacere e un’emozione ESSERCI e un’emozione particolare INCONTRARE autori di libri letti e amati. E’ vero che li puoi qualche volta VEDERE alla TV o fotografati in qualche giornale, ma il contatto diretto, se ben intervistati e tradotti, è un’altra cosa.

Ricordo ancora alcuni anni fa l’incontro a Mantova con AZAR NAFISI, autrice di uno dei libri più belli letti in questi ultimi anni LEGGERE LOLITA A TEHERAN. Il libro è bellissimo, ma ascoltare Nafisi è incontrare una donna colta, trovare conferma della sua intelligenza, della sua esuberante personalità e questo mi ha fatto apprezzare ancora di più il suo romanzo-saggio. Anzi da allora sono in attesa di altri scritti che aveva in mente e che almeno in Italia non sono ancora stati pubblicati!

E poi sempre per parlare di MANTOVA, il cui festival ha un fascino particolare per la bellezza della città ancora A MISURA D’UOMO, mi entusiasma vedere quella folla di persone- soprattutto giovani- venute da ogni parte d’Italia, che in massa si spostano da un evento all’altro, magari poi rischiando- come è successo a me negli anni passati, quando non facevo prenotazioni- di fare lunghe file e poi di non riuscire ad entrare.

Non sono così tanti gli…EVENTOLATI, per cui guardare e non vedere, partecipare e non conoscere, anzi per i più è proprio vedere per conoscere più a fondo e direttamente.

Qualche volta può anche essere una delusione l’incontro ( a me non è quasi mai capitato! ), per cui poi si valorizza l’opera al di là della persona!

Che dire anche del Festival di INTERNAZIONALE di Ferrara, iniziato nel 2007 e che si ripeterà anche questo anno il 3-4-5 ottobre? Una marea di giovani ( o di non giovani come la sottoscritta! ) in fila e spesso senza riuscire ad entrare negli spazi troppo piccoli, perchè non si prevedeva un’adesione così massiccia!

Ben vengano questi festival e magari si potessero distribuire un po’ meglio nel corso dell’anno, perchè non si può passare nell’arco di pochi giorni dal FESTIVAL DELLA MENTE di SARZANA al festival di Mantova o in maggio dalla FIERA DEL LIBRO di Torino al FESTIVAL DELLA STORIA di GORIZIA. Nel 2007 sarei corsa da Torino a Gorizia per ascoltare JUNG CHANG, autrice di I CIGNI SELVATICI e di una biografia su MAO, che avevo letto con interesse, ma non si può attraversare tutta l’Italia settentrionale da ovest ad est, a distanza di pochi giorni!

Per concludere a Mantova, salvo imprevisti, ci sarò, ansiosa di incontrare autori come ENZENZBERGER, GALEANO, FUENTES, MANGUEL, GALEANO, LLAMAZARES, NICOLE KRAUSS, RAIMONDI ,FOER, PAHOR..e altri, ma ci sarò anche per incontrare alle 12, 15 di sabato 6 settembre a Piazza della Concordia gli autori o lettori di questo blog e altri lettori di altri GDL di chissà dove.

CHI DI VOI CI SARA’ ?

Dedicato a tutti voi

 

 

 

 

Il lettore ideale non ricostruisce una storia: la ricrea.

Il lettore ideale non segue una storia: vi prende parte.

Per il lettore ideale tutte le battute sono nuove.

Il lettore ideale sa quel che lo scrittore intuisce soltanto.

Il lettore ideale sovverte il testo. Il lettore ideale non dà per scontata la parola dello scrittore.

Il lettore ideale è un lettore cumulativo: ogni volta che legge un libro aggiunge un nuovo strato di memoria alla narrazione.

Ogni lettore ideale è un lettore associativo. Legge come se tutti i libri fossero opera di un unico autore eterno e fecondo.

Il lettore ideale non riesce ad esprimere a parole il proprio sapere.

Nel chiudere il libro, il lettore ideale sente che, se non l’avesse letto, il mondo sarebbe più povero.

Il lettore ideale ha un gran senso dell’umorismo.

Il lettore ideale non conta mai i suoi libri.

Il lettore ideale è generoso e al contempo avido.

Il lettore ideale legge tutta la letteratura come se fosse anonima.

Paolo e Francesca non erano lettori ideali, perché confessano a Dante che, dopo il primo bacio, non lessero oltre. I lettori ideali si sarebbero baciati per poi proseguire la lettura. Un amore non esclude l’altro.

Il lettore ideale condivide l’etica di Don Chisciotte, il desiderio di Madame Bovary, la lascivia della donna di Bath, lo spirito di avventura di Ulisse, la tempra di Holden Caulfield, almeno per la durata del racconto.

Il lettore ideale è politeista.

Robinson Crusoe non è un lettore ideale. Legge la Bibbia per trovarvi risposte. Il lettore ideale legge per trovare domande.

Per il lettore ideale, è possibile leggere ogni libro, in certa misura, come la propria autobiografia.

Il lettore ideale non ha nazionalità precisa.

Il lettore ideale conosce l’infelicità.

I lettori ideali cambiano con l’età. L’esperienza offusca alcune letture.

Il lettore ideale è capace di innamorarsi di uno dei personaggi del libro.

Il lettore ideale non si preoccupa degli anacronismi, della veridicità documentale, dell’esattezza storica, della precisione topografica. Il lettore ideale non è un archeologo.

Il lettore ideale desidera giungere alla fine del libro, ma anche sapere che il libro non finirà mai.

Il lettore ideale non è mai impaziente.

Il lettore ideale non si preoccupa dei generi letterari.

Il lettore ideale è (o sembra) più intelligente dello scrittore; il lettore ideale non gliene fa una colpa.

Il lettore ideale è il protagonista del romanzo che sta leggendo.

La letteratura non dipende dai lettori ideali, ma solo da lettori sufficientemente bravi.

 

(ALBERTO MANGUEL, AL TAVOLO DEL CAPPELLAIO MATTO, ARCHINTO)

Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, Amara Lakhous

Parviz Mansoor Samadi, iraniano. Benedetta Esposito, napoletana. Iqbal Amir Allah, bengalese. Elisabetta Fabiani _con il cane Valentino. Maria Cristina Gonzalez, peruviana. Antonio Marini, milanese. Johan Van Marten, olandese. Sandro Dandini, romano. Stefania Massaro. Abdallah Ben Kadour, algerino. Mauro Bettarini, commissario. E poi Lorenzo Manfredini, detto il Gladiatore, il morto, e Amedeo, nazionalità incerta, su cui tutti i personaggi del libro discutono, che si svelerà pagina dopo pagina, fino allo svelamento finale.

Questi i personaggi che si presentano man mano in *Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio* _titolo stupendo e immagine in copertina fantastica_ di Amara Lakhous, ed. e/o, nell’azzeccata collana Assolo _nella quale è stato pubblicato, ad esempio, *Aglio, menta e basilico*, raccolta di articoli di Jean-Claude Izzo.

Amara Lakhous è nato in Algeria, ma vive a Roma da anni. *Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio* è un giallo, un giallo corale. Ciascun personaggio presenta la sua storia e la sua versione dei fatti riguardo l’omicidio di Lorenzo Manfredini detto il Gladiatore, trovato accoltellato nell’ascensore del condominio di piazza Vittorio in cui vivono. L’ascensore è al centro delle discussioni e dei litigi, ed è il vero protagonista del romanzo. C’è chi vuole vietarne l’uso ai condomini stranieri o troppo grassi _come la povera Maria Cristina. E chi ancora, come Amedeo, che non lo usa del tutto. E proprio Amedeo è il secondo protagonista al centro del libro, accusato di essere l’assassino del Gladiatore, amato da tutti, italiani e stranieri, nessuno lo crede colpevole.

Il libro è organizzato in capitoli in prima persona per ciascun personaggio, intervallati ogni volta dal diario di Amedeo che presenta la sua versione dei fatti. Si va dal professore milanese leghista e razzista, al barista romanista anti-laziale, dalla colf peruviana che sconfigge la nostalgia con cibo e telenovelas,  all’aspirante cuoco iraniano che odia la pizza e la pasta, dall’amante dei cani sconvolta per la scomparsa dell’amato Valentino, all’artista olandese amante del cinema italiano con velleità di realizzare un film sul condominio di piazza Vittorio, e sui suoi scontri di civilità per un ascensore.

La trama è originale a carina, e lascia di sicuro con il fiato sospeso fino alla conclusione finale del giallo. Mi è piaciuta anche l’idea del romanzo corale con le voci _spesso un po’ stereotipate, ma anche questo è il suo bello_ diverse e in conflitto, legate dall’interpretazione sempre umana e ottimistica di Amedeo.

Bello.

*giuliaduepuntozero