Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, Amara Lakhous

Parviz Mansoor Samadi, iraniano. Benedetta Esposito, napoletana. Iqbal Amir Allah, bengalese. Elisabetta Fabiani _con il cane Valentino. Maria Cristina Gonzalez, peruviana. Antonio Marini, milanese. Johan Van Marten, olandese. Sandro Dandini, romano. Stefania Massaro. Abdallah Ben Kadour, algerino. Mauro Bettarini, commissario. E poi Lorenzo Manfredini, detto il Gladiatore, il morto, e Amedeo, nazionalità incerta, su cui tutti i personaggi del libro discutono, che si svelerà pagina dopo pagina, fino allo svelamento finale.

Questi i personaggi che si presentano man mano in *Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio* _titolo stupendo e immagine in copertina fantastica_ di Amara Lakhous, ed. e/o, nell’azzeccata collana Assolo _nella quale è stato pubblicato, ad esempio, *Aglio, menta e basilico*, raccolta di articoli di Jean-Claude Izzo.

Amara Lakhous è nato in Algeria, ma vive a Roma da anni. *Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio* è un giallo, un giallo corale. Ciascun personaggio presenta la sua storia e la sua versione dei fatti riguardo l’omicidio di Lorenzo Manfredini detto il Gladiatore, trovato accoltellato nell’ascensore del condominio di piazza Vittorio in cui vivono. L’ascensore è al centro delle discussioni e dei litigi, ed è il vero protagonista del romanzo. C’è chi vuole vietarne l’uso ai condomini stranieri o troppo grassi _come la povera Maria Cristina. E chi ancora, come Amedeo, che non lo usa del tutto. E proprio Amedeo è il secondo protagonista al centro del libro, accusato di essere l’assassino del Gladiatore, amato da tutti, italiani e stranieri, nessuno lo crede colpevole.

Il libro è organizzato in capitoli in prima persona per ciascun personaggio, intervallati ogni volta dal diario di Amedeo che presenta la sua versione dei fatti. Si va dal professore milanese leghista e razzista, al barista romanista anti-laziale, dalla colf peruviana che sconfigge la nostalgia con cibo e telenovelas,  all’aspirante cuoco iraniano che odia la pizza e la pasta, dall’amante dei cani sconvolta per la scomparsa dell’amato Valentino, all’artista olandese amante del cinema italiano con velleità di realizzare un film sul condominio di piazza Vittorio, e sui suoi scontri di civilità per un ascensore.

La trama è originale a carina, e lascia di sicuro con il fiato sospeso fino alla conclusione finale del giallo. Mi è piaciuta anche l’idea del romanzo corale con le voci _spesso un po’ stereotipate, ma anche questo è il suo bello_ diverse e in conflitto, legate dall’interpretazione sempre umana e ottimistica di Amedeo.

Bello.

*giuliaduepuntozero

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11 pensieri su “Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, Amara Lakhous”

  1. giuliaduepuntozero, mi baso solo sul titolo.
    Non è un giallo e nemmeno un romanzo ma, se veramente vuoi avere delucidazioni sul perché siamo tanto Europei -ed Occidentali-, con tutte le nostre magagne e problemi di accoglimento di altre culture, ti consiglio vivamente Saggezza Straniera; l’Ellenismo e le altre culture, di Arnaldo Momigliano.
    Io ho l’edizione originale della Cambridge University Press, 1975. Ma per noi ”vecchietti” (tu, dalle photos sembri proprio una bimba) del gynnasio era un dovere e, negli anni successivi, un cult!

    Sono sicuro che Izzo l’abbia letto! 😉

    hugs
    Fubar/080806th

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  2. Che piacere ritrovare ancora oggi in primo piano un romanzo come quello di AMARA LAKHOUS, uscito nel 2006 e che ebbi occasione di proporre all’inizio del 2007 al nostro GDL” UNA PAGINA A CASO”, che allora era appena nato.! Credo sia stato il secondo romanzo letto e discusso insieme e tra i pochi con approvazione generale. Fu valorizzato non tanto come giallo, ma per quel modo originale, ironico, leggero, colorato di trattare il tema dell’emigrazione, non con la solita e un po’ scontata chiave autobiografica.

    Ho avuto tra l’altro il piacere di incontrare A. Lakhous, più volte alla FIERA DEL LIBRO in questi ultimi tre anni e di trovarlo accattivante per la sua semplicità e simpatia.
    Nel 2006 fu molto divertente la presentazione del romanzo, anche con la lettura di alcuni passi, come quello, più esilarante di altri, relativo alla portinaia napoletana, letto dalla compagna di Amara Lakhous, napoletana per l’appunto.

    Interessante il plurilingusmo di questo autore di cultura berbera per nascita, di lingua francese, acquisita attraverso la scuola e di lingua italiana, lingua di adozione per la scrittura. E non solo una lingua italiana ufficiale, ma con coloriture dialettali, che nel romanzo si caricano di significati particolari. Mi aveva molto colpito il fatto che, al di là delle tante differenze tra migranti provenienti da realtà etniche così diverse, si avvertisse ancora nel nuovo millennio una frammentazione ( leggi razzismo se vuoi! )nella nostra Italia…un milanese quasi più straniero di un bengalese rispetto ad un napoletano o a un romano!
    E poi in un’Italia in cui si legge così poco GADDA, un arabo che ti fa pensare a lui proprio per la polifonia e l’accentuato relativismo nella ricerca della verità. Ed è curioso che Piazza Vittorio sia a due passi da VIA MERULANA!
    Conosco molto bene questo quartiere nelle vicinanze di Stazione Termini con i suoi austeri palazzi umbertini, che 20-30 anni fa aveva una sua specifica identità romana ed oggi è il vero volto di una Roma globalizzata.
    Per concludere vorrei ricordare che alla Fiera del libro 2008 A. Lakhous era presente per promuovere la prima casa editrice italiana SHARQ/GHARB ( significa Est/Ovest)
    nata da E/O: affiancherà il direttore S. FERRI come mediatore bilingue, con lo scopo di “creare ponti attraverso la letteratura,” stimolare il dialogo tra le culture.
    Con questo scopo si faranno buone traduzioni dall’italiano in arabo e viceversa:
    I primi libri italiani tradotti in arabo sono: I GIORNI DELL’ ABBANDONO di E. FERRANTE e UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO di CERAMI.

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  3. Ho divorato questo piacevolissimo libro nel giro di due giorni.
    originale e ben scritto.
    interessante il racconto a più voci, e la descrizione minuziosa degli italiani visti con gli occhi degli stranieri.
    libro consigliatissimo :))

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  4. Mi sono lasciata affascinare da questa recensione e sono andata a comprarlo per leggerlo in montagna. L’ho finito ieri, cercando di gustarlo a piccoli sorsi.
    Mi è molto piaciuta la costruzione: l’idea che ci siano diverse “verità”, che ogni personaggio abbia la sua, e anche alla fine quando giunge alla soluzione del giallo è pronto subito a ribaltarla. E poi è pieno di piccole chicche nascoste dal velo dell’ironia, di un’ironia a tratti pungente, a tratti benevola.
    Bello!
    Grazie della segnalazione, credo lo consiglierò, magari al nostro Gruppo di Lettura Casalingo..

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  5. Anch’io volevo comunque vedere il film, sia per la curiosità di scoprire come avevano reso oltre alla storia il modo particolare di raccontarla, sia perché nel cast ci sono un po’ di attori conosciuti e apprezzati in altri contesti…
    Peccato che a Milano sia stato solo in una sala per una settimana esatta e quindi non ho fatto in tempo… L’avevo anche proposto al mio gruppo di lettura casalingo, con cui avevamo letto l’anno scorso il romanzo che aveva riscosso ampio successo.
    Peccato, spero rispunti magari in qualche altro cinema.

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  6. Non ho visto il film perchè nella mia città non è ancora arrivato.

    Sabato 22 maggio sono stata per tre ore in compagnia di Amara Lakous, perchè ho partecipato ad una iniziativa ” Dalla finestra alla strada. Contro un’integrazione a senso unico” e in quella particolare giornata l’argomento era ” sono cittadino della lingua italiana” E Amara ribadiva nella sua introduzione quanto sia stato importante per lui, arrivato in Italia, impadronirsi della lingua italiana. Infatti parlava un perfetto italiano. L’incontro è stato particolarmente interessante per la presenza tra il pubblico di immigrati che comunicavano le loro significative esperienze. Amara Lakous, che avevo già conosciuto per ben due anni a Torino alla Fiera del Libro e con cui avevo sempre avuto modo di parlare personalmente, è stato ancora una volta un incontro piacevole.
    Il suo libro rimane sempre una simpatica ed originale scrittura, che trova riscontro nella simpatica, umana, disponibile persona che è l’autore, che come ci tiene a sottolinare da un anno e mezzo è cittadino italiano.
    Tra l’altro mi ha detto che ora è molto impegnato a terminare un nuovo libro,focalizzato su islam e occidente, che dovrebbe uscire, sempre pubblicato da e/o, verso la fine di questo 2010.
    Gli ho chiesto, in occasione del film,se era soddifatto di come era stato realizzato e mi ha risposto che, quando aveva letto la sceneggiatura, era rimasto un po’ sconcertato per l’abolizione o aggiunta di personaggi inesisistenti nel libro. In particolare non capiva perchè l’iraniano da uomo fosse diventato una donna. Ma poi ha riconosciuto che nel film l’iraniana, molto ben interpretata, era un personaggio molto interessante. Comunque concludeva che romanzo e film, come sempre sono due mezzi d’espressione diversi e come tali vanno accettati.

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