La solitudine dei numeri primi, Paolo Giordano

Contrariamente al solito, oggi voglio scrivere di un libro per consigliare di non leggerlo.

Sto parlando de *La solitudine dei numeri primi* di Paolo Giordano, ed. Mondadori, vincitore fra l’altro dell’edizione di quest’anno del Premio Strega.

Ammetto di essere partita un po’ prevenuta nei confronti di questo libro, perché se n’è parlato un po’ troppo, per i miei gusti. Comunque, l’ho voluto leggere, ma il mio giudizio non arriva alla sufficienza. Non mi è piaciuta la storia, che ho trovato molto tirata per i capelli, inverosimile e irreale. Non mi sono piaciuti i due protagonisti, Alice e Mattia, che ho trovato semplicemente odiosi, e poco credibili. Non mi è piaciuto il finale, che è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

A questo punto, sono molto curiosa di confrontarmi con altre persone che abbiano letto il libro: a voi è piaciuto? Come mai? Perché ha vinto il Premio Strega?

*giuliaduepuntozero

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36 pensieri su “La solitudine dei numeri primi, Paolo Giordano”

  1. perché?…tutto sta in questo “ed. Mondadori, vincitore fra l’altro dell’edizione di quest’anno del Premio Strega.” quest’anno toccava a mondadori…

    mai tentata dal libro…ne capisco sempre di più le ragioni 😉

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  2. Il premio Strega….già; non ho ancora capito se premiano libri come quello di Giordano a spese di qualcosa di meglio oppure, orrore, se Giordano è il meglio che abbiamo…Il libro , appena uscito in libreria l’ho letto, ho rilevato una scrittura asfittica, una storia improbabile, un finale che indispettisce e non ti conduce in nessun luogo : a questo punto non è più “sincero”, come atto, leggere Moccia senza storcere il naso?

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  3. purtroppo l’ho letto anche io su insistenza di una amica che mi diceva che era un capolavoro! ogni sera andavo a letto e leggendolo mi intristivo pagina dopo pagina perche’ era davvero deludente, ma speravo che almeno nel finale la storia diventasse … decente, invece le ultime pagine sono peggio del resto.
    e pensare che non ero prevenuta nei confronti di libri premiati a livello nazionale, perche’ secondo me “caos calmo” di sandro veronesi e’ uno dei più libri piu’ belli letti in vita mia!

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  4. dopo il commento emotivo alcune considerazioni:
    -Silvana, temo che il panorama italiano non offra molto, ma cercando qualcosa meglio di giordano sicuro. e io vi consiglio per esempio paolo colagrande o per rimanere sempre a mondadori luca di fulvio (la gang dei sogni).
    -Moccia ha avuto almeno il merito di non pretendere di essere un capolavoro (o anche solo un’opera) letteraria. e anche quello di portare le adolescenti in libreria e biblioteca. E ve lo dico per la mia esperienza e non senza sforzo, ma è la verità.
    -Petula, non è solo l’operazione commerciale, comunque davvero da ammirare per l’efficacia, è il pensiero che ci sta sotto: creare un prodotto mirato e studiato apposta per un’operazione di marketing con un libro di nessun valore letterario, ma scorrevole e superficialmente emotivo, che non lascia traccia. Che si fa leggere, ma soprattutto comprare.
    -La mia favola preferita è I vestiti nuovi dell’imperatore. Pensavo perché i miei genitori sono sarti; in realtà perché sogno sempre che a un certo punto tutti usino la loro testa per guardare la realtà, anche contro i poteri forti.

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  5. Non l’ho trovato un capolavoro(l’ho letto appena uscito, prima del premio insoma), ma mi sembra che non sia nemmeno un disastro. Tra Moccia e Giordano non c’è paragone, le pretese iniziali sono e rimangono diverse, non mi sembra nemmeno il caso di parlarne in questa sede. La storia di Giordano sarà forse deludente ed improbabile, ma leggendo il romanzo ho sentito molto del disagio adolescenziale, molta inquietudine e ricerca di una soluzione che non si riesce a cogliere. Pur rimanendo dell’idea che i capolavori sono un’altra cosa e che non sono facili da reperire né tra gli autori italiani, né tra quelli stranieri non mi sento di stroncare l’opera prima dell’autore ma confermo che spesso i premi non sottolineao l’unicità di un evento. In fondo non è la prima volta che un romanzo premiato non si sia poi dimostrato irresistibile.

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  6. SALVE A TUTTI,
    CONSIGLIO LA LETTURA DEL LIBRO “SINGLE PER SEMPRE” DI MARIA RITA PARSI, INFONDE CORAGGIO NELLA DONNA, LA CUI REALIZZAZIONE NON DEVE ESSERE NECESSARIAMENTE BASATA NELL INCONTRO CON L AMORE, E QUINDI CON UN UOMO. NON è QUESTA LA SOLUZIONE DELLA VITA PER UNA DONNA.

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  7. consigliare di non leggere un libro non mi sembra una grande idea…altrimenti cosa faccio? Prendo per buono tutto quello che mi dici tu, Giulia?
    “La solitudine dei numeri primi” l’ho letto prima che l’autore fosse premiato e mi è piaciuto molto. Non è che le storie, per essere belle, incuriosire o affascinare, debbano essere tutte “probabili”, Silvana. Nei libri, ma anche nella vita, accadono cose che sembrano assolutamente “improbabili”, eppure sono vere e altrettanto belle!!
    Scendo dalla cattedra, visto che non è il mio posto…io, a differenza di Giulia, penso che un libro valga sempre la pena di essere letto; aldilà dei premi, delle pubblicità o di una brutta copertina!!

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  8. anch’io la pensavo come te, Nina. Se un libro è mi è piaciuto ne parlo, se no taccio. Però il caso di giordano mi ha infastidito. Anch’io l’ho letto subito e l’ho trovato non autentico, banale e volutamente emotivo. Capisco benissimo che possa piacere e anche molto. Però va preso per quello che è, non come il capolavoro che fanno credere. Quello che mi dispiace non riguarda te o i lettori di questo blog che sanno difendersi e discutere serenamente. A me spiace che a causa dell’operazione di marketing un lettore occasionale e debole legga solo questo libro. E non abbia la possibilità di scegliere. Forse non è facile da spiegare, ma credo sia anche quello che intendeva Giulia, non certo ergersi a giudice. Solo da affettuoso consigliere. Dopo di che è chiaro che ognuno fa quel che vuole. E sono d’accordo che Moccia non è confrontabile se non come fenomeno editoriale che secondo me ha avuto qualche merito. E lo dico a malincuore.
    Invecchiando poi non credo che ogni libro valga la pena di essere letto e neppure che ogni libro abbia un suo lettore. Per ogni lettore c’è sicuramente un libro, il contrario no.

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  9. Non riesco a decidermi a leggerlo, tanto meno a comprarlo. Nonostante tutte le lodi di varia gente che l’ha letto (bellissimo, ti prende, una storia meravigliosa, va letto assolutamente). In genere l’istinto in questi casi funziona: questa volta quello che mi ha respinto sono i caratteri di stampa così grandi, come se si volesse ingigantire una storia che aveva ben poco da dire. Lo so, preconcetti, ma va anche così con i libri. Un altro che mi fa lo stesso effetto, sempre per ragioni di caratteri di stampa, direi, è L’eleganza del riccio, pure questo osannato.

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  10. Per NINA : quando ho scritto “storia improbabile” ho inteso dire che vi ho trovato qualcosa di forzato, di falso, di non convincente…..altrimenti non potrei trovare nessun interesse , per es., a leggere Murakami e le sue storie surreali. Il paragone con F. Moccia era volutamente provocatorio.Forse sono meno coraggiosa di Giulia ( che è giovanissima e probabilmente molto focosa e tranchant ) ma anch’io non inviterei qualcuno a non leggere un libro- mi è difficile anche invitare a leggere, d’altronde, quelli che mi sono piaciuti. Condivido in toto quello che ha scritto LETTOREAMBULANTE sul (perverso?) mondo dell’editoria e sulle operazioni di marketing.Ciao e grazie per questi scambi di opinioni sempre motivati ,comunque ,da un oggetto d’amore che condividiamo : i libri e le storie.

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  11. io ho comprato “la solitudine …” domenica mattina, e adesso è sul mio comodino, penso che lo attaccherò prima di dormire. Che delusione se non mi piacerà, o peggio se lo troverò inutile e vuoto.
    ma è così difficile comunicare. lascio perdere tutti i discorsi sull’editoria e sul marketing.
    penso invece a come mi sentirei io se cercassi di mettere giù qualcosa, di trasmettere un’idea o una sensazione attraverso un racconto.
    voi direte: fai fatica a farti capire in un blog, figuriamoci se ti cimentassi in qualcosa di più.
    Penso a tutti quelli che ci provano, in un modo o nell’altro: quello/a che canta o balla o agita il sedere, l’altro/a che ti strazia con la sua recitazione, musicanti da strapazzo specializzati in turbativa della quiete, qualche commentatore in tv che non sa parlare in italiano, un negoziante sprovveduto che vende merce del menga e quell’altro struzzo che invece sa benissimo che ti frega, l’avvocato che ti scoppia i risparmi senza conoscere i codici, il medico che abbozza e il dentista che ti preleva un po’ di sangue ad ogni parcella. Ma vado dietro al filo dei miei pensieri e nessuno mi capirà.
    Le parole sono pietre, e a volte ti colpiscono, forse ti fanno male ma spesso cadono per terra e nessuno le raccoglie. come unità discrete, finite, circoscritte, si affiancano le une alle altre e formano un’idea, un concetto. Ma non sempre l’alchimia che le lega è forte e chiara e comprensibile: tu parli, scrivi e già il pensiero che ti guidava è mutato, diretto verso altri ricordi o sensazioni

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  12. Ciao a tutti,
    grazie per le vostre opinioni, sono stata contenta di leggere i vostri commenti positivi o negativi su questo libro, il cui grande successo, come ho scritto mi ha molto stupito.
    Inutile spiegare che ho scritto questo post non per ergermi a giudice, non sia mai, non sono così tronfia, ma semplicemente per aprire una discussione.
    Ribadisco la mia opinione, il giudizio negativo non è dovuto al fatto che la storia sia improbabile, perché come giustamente ha scritto Silvana grandi scrittori come Murakami scrivono libri surreali, ma da quella che ho giudicata una scarsa qualità di scrittura e una povertà di contenuti.
    Ma direi anche che il mondo è bello perché è vario e che per fortuna esistono posti in cui ciascuno può esprimere liberamente e civilmente la propria opinione.

    *giuliaduepuntozero

    PS: pessimoesempio, invece a me *L’eleganza del riccio* è piaciuto molto, è vero, osannato, magari anche troppo, ma carino, originale, e simpatico.

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  13. Premetto che anch’io ho letto il libro appena uscito, molto prima che finisse nelle vetrine di tutte le librerie. Quando ho saputo del Premio Strega ne sono rimasto sorpreso: di solito i libri che mi piacciono non vincono mai quei premi; concordo sui principi economici che li regolano.
    Al di là di tutto ciò l’ho trovato una boccata d’ossigeno per la letteratura italiana, soprattutto dal punto di vista tecnico: un ottimo taglio sulla realtà, molto umano, uno stile narrativo che osa andare per sottintesi e brevi scorci, lasciando alla visuale mentale del lettore molto spazio, una lingua asciutta e moderna ma non troppo scorretta. Ho notato alcune sbavature nella storia, alcuni passaggi che non combaciano bene: teniamo conto dell’età e della scarsa esperienza dell’autore, che per essere così giovane e soprattutto italiano ha superato molte aspettative. L’ho consigliato ad alcuni miei alunni e quasi tutti l’hanno apprezzato molto, sentendolo vicino alla loro realtà…

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  14. Anch’io come 15 prof. ho letto il libro prima che scoppiasse il caso “Giordano”.
    E’ uno dei libri che ho amato di più quest’anno.
    Lo trovo sincero e onesto, (non come lo spocchioso e snob “L’eleganza del riccio” su cui tuttora mi continuo a incazzare).
    Certo ancora qualche ingenuità c’e (ha 25 anni il ragazzo), vediamo cosa farà in seguito, se fara!!
    Riuscire comunque a leggere un libro il cui autore non mi voglia sedurre a tutti i costi, o dimostrare quanto è colto è già molto in questo panorama…….

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  15. sono a metà libro e lo trovo banale concordo sul fatto che sia poco credibile e irreale se dobbiamo estremizzare e romanzare il dolore almeno facciamolo con intelligenza ed ironia come ammaniti

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  16. Io il libro l’ho letto e veramente non mi è dispiaciuto. Solo il finale è un pò deludente ma la vita non è rosa e fiori e perciò non si può sempre avere un finale perfetto… Tutto sommato la storia è un pò surreale ma proprio per quello è anche cosi affascinante e bella. Nella vita ne accadono di cose così e tutto sommato è una storia che potrebbe benissimo accadere… poi quel qualcosa di diverso da tutti gli altri libri lo rende speciale e comunque è scritto bene e vale la pena leggerlo indipendentemente da cosa si pensa della storia. Poi ognuno ha i suoi gusti perciò non si può dire il libro è bello o brutto. Mi ha preso molto e fatto riflettere sopratutto il personaggio di Mattia nella quale trovo qualcosa di familiare e forse prorpio per quello mi ha presa così tanto… Io consiglierei comunque di leggerlo perchè veramente io dubito che nessuno di voi sappia fare di meglio perciò anche da un libro che non è un capolavoro non potete fare altro che imparare..

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  17. Sicuramente non saprei fare meglio di Giordano…

    Non avrei che da imparare leggendolo, hai ragione.

    Prima di questo però *preferisco* leggerne almeno altri duecentomila.
    quindi… 😉

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  18. questo libro e ridicolo , ma secondo rispecchia il decadimento totale dei sentimenti , o trovato la storia fiabesca . e pensare che lo letto per curiosità , lasciamo stare i libri italiani e consiglio al signor giordano di leggersi qualche libro di philip roth ciao.

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  19. sono assolutamente d’accordo con giulia. libro noiosissimo e per niente ben scritto. personaggi inconsistenti, libro totalmente sopravvalutato. al di là dei premi (non voglòiono dire nulla e questo libro ne è l’esempio) Giordano ha tutto il tempo di imparare e migliorare, è giovanissimo, la stoffa c’è. ma questo suo libro d’esordio, anche se non ne ha scritto altri (che si sappia..), si può dire che non ‘è il suo libro migliore’
    si può prendere in prestito, senza comprarlo. così lo si legge e ognuno si può fare la sua opinione!!

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  20. Libro noiosissimo senza alcun interesse e mordente.
    Riflette purtroppo un retaggio adolescenziale dello scrittore, che nella sua vita non ha mai incontrato dei veri problemi e pensa che la peggiore situazione che gli possa capitare sia non essere accettato dalla leader del gruppo. Beato lui che vive in um ambiente ovattato, scandito da studi e feste dove non ci sono problemi di arrivare a fine mese, non ci sono malattie e non ci sono forti delusione.Tutto quello che i personaggi subiscono lo possono superare con un po di buon senso, anche se invece lo scrittore a tutte le loro futulità,tende a darle una sorta di eccessiva drammaticità. Mi chiedo come abbia fatto a vincere tutti questi premi? Forse può ringraziare la sua benestante famiglia?

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  21. ma state scherzando? questo libro non è bello, ma bellissimo……. io lo adoro, l’ho letto su consiglio della prof. e pensavo fosse noioso ed invece è il libro più bello che io avessi mai letto.. chi dice che è brutto, vuol dire che non capisce nulla

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  22. Partecipo volentieri a questo forum perchè anch’io ho finito di leggere proprio ieri il libro di Giordano. Consigliatomi da un’amica che ne era entusiasta (e spinta dalla curiosità per il premio ricevuto), ho provato – pagina dopo pagina – un senso di sconforto totale. Non si può certo dire che Giordano non scriva bene (c’è chi scrive peggio e vende anche di più!) ma non è geniale né nello stile nè tantomeno nella storia-trama. In un mondo già per natura strabordante di catastrofi e sofferenza, è demoralizzante il dipinto di una società completamente sfatta. Ogni personaggio è in fondo un perdente, un derelitto, un “malato” e alcune scene sono decisamente portate all’eccesso, al punto da risultare inverosimili.
    Sarà che anch’io sono una scrittrice (al quarto romanzo edito)… Sarà che ho sempre pensato che la letteratura debba regalare un Altrove in cui perdersi… Sarà che penso che, ognuno di noi (nella vita e nei romanzi), cerchi il seme della vita, della gioia, della speranza… Qui… tutto questo manca. E’ un libro triste e, in un mondo in cui il tempo per la lettura è sacro e limitato, mi piace pensare ci siano storie capaci di far riflettere regalando anche sorrisi… o almeno speranza.

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  23. ho letto il libro poco meno di un mese fa e non mi ha lasciata per niente entusiasta.penso che i libri ti devono trasmettere delle emozioni,e leggere questo libro è stato come guardare un tramonto ad occhi chiusi.pagina dopo pagina mi ha lasciato indifferente.

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  24. Mi aggiungo ai coomenti di chi ha apprezzato questo libro. Leggendo qua e là i pareri, ho notato molti giudizi sul merito del premio, come spinti più da pregiudizio, anche per la provenienza sociale di Giordano. Mi ha fatto sorridere leggere che sia considerato brutto perchè parla di storie tristi (in quest’ottica, gran parte della letteratura risulterebbe insopportabile). Non è un capolavoro, è scontato dirlo; ci sono imprecisioni, inverosimiglianze, a volte evidenti,altre un po’meno, ma non credo che l’intento fosse quello di scrivere una storia a tutti i costi realistica. E se qualcuno, pur non apprezzandolo, abbia avuto la curiosità di leggerlo fino alla fine, significa che quanto meno è ben scritto e forse non annoia così tanto. La scrittura è piacevole e diretta; mi sono piaciuti i due protagonisti, me li sono figurati idealmente, con la loro solitudine e lontananza dagli altri(voluta o meno), e poco conta se sia possibile o no nascondere la propria anoressia ai genitori senza che questi se ne accorgano(è vero, è abbastanza assurdo, ma possibile in certi luoghi, per esempio nella fantasia). Un finale fiabesco (il ritrovamento miracoloso della sorella di Mattia) è forse quello che tutti ci aspetteremmo(e anche Mattia forse avrebbe avuto la possibilità di vivere non felice/contento, ma almeno un po’ più “leggero”), ma secondo me lo avrebbe reso molto banale e scontato e perciò ho apprezzato di più la scelta del finale aperto. Insomma, io ne consiglierei la lettura(magari aspettate l’edizione economica, visto che oggi tutto è mercato), però non a chi si aspetta di scoprire un nuovo Manzoni, oppure a chi ama matrimoni/carrambate finali.

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  25. Ho letto il libro.
    Probabilmente se avessi avuto 18 anni mi sarebbe piaciuto, a 40 ne vedo rurri i limiti.
    Mi è successa la stessa cosa quando ho provato a rileggere un libro di Richard Bach, Un ponte sull’eternità.
    A suo tempo l’avevo adorato, adesso è insopportabile.

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  26. Una trovata vincente (il riferimento ai numeri primi), un attacco efficace, una scrittura onesta, un’idea di narrazione discontinua (con sbalzi temporali a delineare le vite dei protagonisti). Poco, a mio parere, per giustificare un boom di vendite e consensi. Il libro di Paolo Giordano, alterna rari sprazzi creativi a lunghi frangenti immobili, in cui nulla di significativo succede e il racconto si incaglia.
    Alice e Mattia, che nell’incipit calamitavano l’attenzione del lettore, dopo aver subito uno scacco fatale, rimangono paralizzati, ingarbugliati su se stessi, avviluppati nella sofferenza che si sono provocati.
    Il gancio narrativo tiene vivo l’interesse fino agli anni dell’adolescenza, quando i due ragazzi si incontrano e si scoprono simili, perduti e soli. Schivi, paurosi, vittime di un dolore troppo forte per dargli tregua. Poi, con il passaggio all’età adulta, le emozioni si sgonfiano, si disperdono nel vuoto e subentra la monotonia. Una calma piatta che annoia, perché non appare funzionale alla storia. Mattia trova riparo nei numeri, nella certezza offerta dalla matematica, Alice si rifugia nell’anoressia: scacciando il cibo, tiene lontani i fantasmi che si annidano sul suo corpo deturpato.
    Così è, da metà libro fino alla fine.
    Senza un sussulto, uno scossone, un seppur lieve segno di sviluppo. E’ chiaro che il punto è proprio questo: l’ineluttabilità di certe azioni, l’assenza di rimedio ai gravissimi errori compiuti. Eppure un romanzo ha bisogno di eventi, di fatti che imprimano un cambiamento, per quanto minimi o apparentemente irrilevanti. Altrimenti rischia di trasformarsi in puro esercizio di stile, in mezzo espressivo a uso esclusivo dell’autore, dimenticandosi il dialogo con il pubblico.
    Alice e Mattia non evolvono, non si riscattano, né si distruggono. Rimangono appesi a un limbo. Ma un senso al loro distacco, francamente, non si trova. Sembra una forzatura il dover a tutti costi rimanere lontani. Scegliere l’infelicità per punirsi? Cercare nell’isolamento la tremenda conseguenza dei propri sbagli? Se fosse così, allora perché concedersi baci e confidenze segrete? Perché sperare, illudersi di abbandonarsi all’amore?
    Non mi aspettavo un happy end, quello avrebbe stonato. Ma nemmeno un vorrei ma non posso, una placida e immotivata rassegnazione.

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  27. Giulia rispondo al tuo intervento iniziale e a tutti quelli che hanno scritto commenti negativi. A me questo libro è piaciuto moltissimo e non mi sorprendo che abbia vinto il Premio Strega.
    Ammetto che il finale del libro è triste,ma forse è proprio questo il messaggio che l’autore del libro ci vuole trasmettere. Non sempre si può avere un lieto fine..nel libro i due personaggi Alice e Mattia sono paragonati appunto a dei numeri primi gemelli,cosi uguali e diversi dagli altri numeri e invece cosi vicini e uguali tra di loro, ma non abbastanza per toccarsi davvero, per superare i loro problemi dovuti a un infanzia difficile…come se loro fossero consapevoli che nell’infinita serie di numeri esistesse un numero uguale a loro e le loro esistenze continuassero a scorrere parallele perchè entrambi non riescono a superare l’ostacolo piu grande: loro stessi. Non è vero che i personaggi sono improbabili,a volte nella vita reale è piu’ facile trovare persone come Alice e Mattia ke nn riescono a comunicare alla persona amata i propri sentimenti che i personaggi sempre sicuri di se stessi e coraggiosi che si trovano in certi romanzi.
    Io penso che questo libro sia molto vero e reale(al contrario di altri)in questo libro sono le cose non dette che forse sono quelle più importanti, quelle che si capiscono se tu provassi a immedesimarti nei personaggi.E’vero che i libri devono trasmettere emozioni, ma non trasmette molte piu emozioni così nella tristezza di non riuscire a comunicare a pieno i propri sentimenti?
    Consiglio a tutti di leggere LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI e di non ascoltare consigli di chi legge superficialmente il libro non cogliendo il senso profondo ke invece si cela dietro la storia!

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  28. Consiglio a tutti di non leggere il libro la lettura del quale viene consigliata da chi scrive “ke nn” invece di “che non”.

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  29. Allora, cari i miei beccacioni, il titolo (l’unica parte accativante) glielo ha imposto la Mondadori.
    La trama e lo svolgimento sono scritti da un venticinquenne che scrive e parla come uno di dieci anni di meno, forse anche perche’ sospetto che il distinto autore, perso nei suoi studi di fisica (unica parte encomiabile) si e’ dimenticato di e giocare in cortile, andare al bar, viaggiare e parlare con persone reali… questo gli avrebbe fatto scoprire che nel continuum spazio-temporale dove noi tutti agiamo, una sciancata anoressica e antipatica non viene giudicata “intrigante” e che lo spessore delle anime descritte dovrebbe superare i due micron.
    Spero solo che lo stimato Giordano investa il malloppo delle sue vendite in librearia nella ricerca scientifica, magari contribuendo alla riparazione dell’acceleratore del CERN

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  30. Cara amica,
    non posso che concordare con te.
    Sono un scrittore torinese (mi trovi sul web. digita Himilce la sposa di Annibale o Tomyris la signora delle tigri, i due romanzi storici che ho scritto pubblicati da Falzea), e mi sento veramente oltraggiato dal fatto che un romanzo scritto così male abbia venduto centinaia di migliaia di copie. Ma cosa sta succedendo in questo paese? Basta che la Mondadori riempia gli scaffali di un titolo scelto quasi a casaccio e tutti corrono a comprarlo? Io almeno posso dire che le mie poche migliaia di lettori me li sono conquistati uno per uno. E ne vado fiero.
    Un abbraccio.

    Guglielmo Colombero

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  31. Caro professore,
    mi consenta di dissentire garbatamente dal suo giudizio. Definire una boccata d’ossigeno per la letteratura italiana un testo così sgangherato come quello di Giordano mi pare veramente troppo generoso da parte Sua, visto che, dal tenore del Suo intervento, è indubbio che Lei è una persona di alto profilo culturale. Quello di Giordano, mi consenta, non è certo uno stile narrativo che osa andare per sottintesi: non stiamo parlando di Franz Kafka o di Joseph Conrad, ma di un 26enne presuntuoso e anche abbastanza illetterato che adopera il verbo “coalescere” senza probabilmente neppure conoscere la sua originaria accezione latina. Giordano sottintende perché semplicemente non sa scrivere in un italiano decente. La Sua benevolenza nei suoi confronti, mi creda, professore, è sprecata. La riservi ad autori di qualità più apprezzabile, che però non hanno goduto del privilegio di essere scagliati in dosi industriali nelle librerie da quel Moloch librario che è diventato la Mondadori dell’era berlusconiana.
    Con profonda stima
    Guglielmo Colombero, autore dei romanzi storici “Himilce la sposa di Annibale”, 2007, e “Tomyris la signora delle tigri”, 2009, editi da Falzea, distribuiti da RCS

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  32. Ho letto “La solitudine dei numeri primi”,sinceramente mi ha lascita perplessa.L’ho letto molto velocemente,non sò se il motivo è dato da una scrittura scorrevole(non riesco mai nel caso di questo libro,a dare un giudizio totalmente positivo o negativo, o se inconsciamente volevo trovare un’episodio positvo nella storia,che mi stimolava ad andare avanti”di corsa”.)
    Diverse volte non ho trovato un collegaento,o un legame,tra i vari episodi,ciò mi ha lasciato “l’amaro in bocca e un senso di smarrimento”.
    Spesso mi ha rattristata e mi ha trasmesso un senso di disagio.
    Ho sperato molto in un fiale diverso, non alla”…e tutti vissero felici e contenti”ma almeno che non mi lasciasse in sospeso…
    Chi me lo ha consigliato mi ha detto:”ho lo ami o lo odi”io non riesco ne’ad amarlo ne’ ad odiarlo,non mi lascia indifferente ma non riesco a prendere una posizione,ed è la prima volta che non riesco ad esprimermi!!!

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