Storytelling, la fabbrica delle storie: la narrazione è uno strumento di manipolazione

È triste leggere Storytelling, la fabbrica delle storie, di Christian Salmon (Fazi editore). Perché il libro mette a fuoco e organizza idee che ci stanno addosso e ci infastidiscono e di cui ci siamo resi conto più o meno chiaramente negli ultimi dieci anni: l’arte di narrare storie è stata manipolata e ridotta a strumento scientifico di persuasione, di propaganda, di manipolazione, nelle mani della politica e – soprattutto – degli uffici marketing e di management delle aziende.

Una qualsiasi presentazione di un esponente del marketing di una grande impresa è colma della parola “storie” e mostra, in trasparenza, l’uso di tecniche narrative. Tutto è una “storia”: il lancio di un prodotto, il servizio che offre l’azienda; il modo in cui tratta i propri dipendenti e i propri clienti, la giustificazione per l’uso del lavoro precario.

Leggi tutto il post

Annunci

Tony Hillerman, la detective story nella riserva Navajo

Se ne è andato Tony Hillerman, il padre del detective Joe Leaphorn, della Navajo Tribal Police, autore di una serie di romanzi noir ambientati nella grande riserva fra Arizona e Utah.
Alcuni suoi libri erano pubblicati da Mondadori nella collana dei gialli (sì quelli da edicola): li avevo presi in qualche bancarella. Ora mi sa che da noi sono fuori catalogo… 😦

Hillerman aveva 83 anni. Un po’ di informazioni dal New York Times.

Tony Hillerman ci ha lasciati, originally uploaded by luiginter.

INTERNAZIONALE 1908 – 2008 – il nerazzurro è arte

Nicola Villa, “Facchetti, Moratti, Mourinho”, originally uploaded by halighalie.

 Non sono un’esperta d’arte, e, in teoria, questo blog dovrebbe parlare di libri. Però sono andata a vedere una mostra che è insuperabile, e sfrutto questo spazio per consigliarvela.

Internazionale 1908-2008 – Il nerazzurro è arte, fino al 7 dicembre alla galleria Bellinzona di via Volta 10, a Milano, ospita opere di vari artisti, italiani e stranieri, tutte accomunate da una caratteristica: essere nerazzurre! Da Chagall a Mirò, da Matisse a Christo, da Mimmo Paladino a Tino Stefanoni, da Giancarlo Cazzaniga a Federica Galli, il nero e tutte le sfumature del blu sono i colori predominanti, fino ad arrivare all’omaggio esplicito delle opere realizzate per l’occasione da Nicola Villa che rappresentano Angelo e Massimo Moratti, Helenio Herrera e Josè Mourinho, Giacinto Facchetti e via dicendo.

Il progetto nasce dalla passione del gallerista Oreste Bellinzona, con cui vi consiglio di fare due chiacchiere calcistiche.

Per chi non riuscisse a vederla, sul sito della galleria si può scaricare il bellissimo catalogo, che, oltre alle opere esposte in mostra, raccoglie anche una serie di interviste a tifosi interisti.

Luiginter, non perderla!

*giuliaduepuntozero

Siamo più poveri ma leggiamo di più

La crisi delle banche e le paure di recessione aumenteranno la lettura dei libri?
Nei giorni corsi la Fiera di Francoforte e le riflessioni sul mercato librario hanno portato qualche editore a manifestare ottimismo.
La tesi dice: nei momenti di difficoltà e crisi di fiducia sulle prospettive dell’economia, le persone leggono di più, comprano più libri. Il perché dovrebbe legarsi al fatto che i libri costano meno di altri consumi culturali, ma anche (forse soprattutto) al fatto che la lettura aiuta lo spirito.
Ma è vero?
State comprando (e leggendo) più libri in queste settimane?

Aravind Adiga, la lotta di classe in India vince il Man Booker Prize

Aravind Adiga ha vinto il Man Booker Prize

Ancora non l’ho letto, ma il fatto che La tigre bianca, di Aravind Adiga  (Einaudi) abbia vinto il Man Booker Prize  mi sembra una buona notizia. Un libro che non promette consolazione sulle “virtù” della povertà. Come ricorda la scheda dell’editore, il protagonista del romanzo

intuisce che il modo per fuggire dalla gabbia della miseria esiste: commettere un omicidio, rubare e mettersi in proprio. 

Qualcuno di voi l’ha già letto?

A proposito, oggi il Guardian pubblica un racconto inedito di Aravind Adiga.

Il lettore comune è anche critico letterario?

Alfonso Berardinelli, su “Domenica” del Sole 24 ore del 12 ottobre, ci fa una sintesi dello statuto della critica letteraria oggi, e ci ricorda come essa sia passata dallo strutturalismo, che svalutava i lettori ingenui e pretendeva di trasformarli tutti in specialisti, a Calvino che sosteneva che l’esperienza del leggere non potesse diventare scienza.

Così la critica letteraria  si è avvicinata al “common reader”, ha ricominciato a raccontare che cosa è stata, per chi ha letto, l’esperienza di leggere quel preciso libro in circostanze precise.

Berardinelli ci dice quindi che la critica oggi è uscita dai laboratori d’avanguardia per occuparsi del senso comune e non disprezza più l’autobiografia intellettuale.

La critica non è altro che un’intensificazione dell’esperienza di lettura e una conversazione intensificata intorno al significato e al valore dei libri.

Insomma, viene da dire: non è anche quel che si fa, che facciamo, sui blog di discussione attorno alle letture, e nei Gruppi di lettura, e magari anche nelle conversazioni con gli amici? Il lettore comune è anche il critico dunque?

Se incontri il buddha uccidilo. Sì insomma, per modo di dire; ma almeno leggi le note dei libri

Mi piacciono quegli incroci di mondi che sono le note al piè di pagina e le bibliografie nei libri: secondo me anche nei romanzi dovrebbero esserci le note con le indicazioni dei libri – e magari anche degli eventi e delle persone – che hanno ispirato le varie pagine.
Niente di originale in quel che dico, ovviamente: per esempio già Max Weber diceva che la parte più importante di un libro è nelle note (lo so perché l’ho letto in quell’irrinunciabile libricino che è Il Lettore A(r)mato di Luca Ferrieri: libricino che ogni tanto andrebbe anch’esso ripescato e riletto. Di questo libricino a me hanno sempre affascinato in particolare le parti sulle citazioni e “il gioco delle fonti”, e in effetti attorno al nostro argomento siamo, Il Lettore A(r)mato è disponibile gratis in rete).

I link su Internet ci affascinano anche perché hanno portato a compimento (o almeno a una grande diffusione) l’idea che ci siano pensieri e intuizioni altrui a cui dare credito e soprattutto strade che incrociano quelle sulle quali siamo:  idea che le note affermano e perseguono da sempre.

Un esempio recente che mi ha affascinato, di questa macchina generatrice di altre strade da percorrere, sta dentro un libro che ho incontrato per caso, un libro strano e sorprendente e inattuale, con un titolo che però è una calamita: Se incontri il Buddha per la strada uccidilo, di Sheldon B. Kopp, Astrolabio Ubaldini (If you meet the Buddha on the road, kill him).
leggi tutto il post