La solitudine dei numeri primi al Gdl di Cologno: io non lo digerisco, anche questa volta niente gruppo

Il gruppo di lettura di Cologno Monzese ha scelto di leggere La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano (Mondadori).
Nei mesi scorsi ho fatto fatica (per vari motivi) a partecipare al gruppo. Avevo deciso di farlo questa volta. E invece no! Non provo nessun interesse per il libro di Giordano. Anche questa volta niente gruppo di lettura!

Il punto per me è:  la partecipazione al gruppo (e il relativo piacere) vale di più del “disvalore” di una lettura che proprio non attira? (uso “attrazione” e il relativo verbo “attirare” proprio per sottolineare che non si tratta di roba solo razionale).
Di questo il gruppo di lettura di Cologno Monzese ha discusso in passato, con opinioni diverse e tutte piuttosto valide e ragionevoli.

Nel tempo, il nucleo storico del Gdl si è consolidato, fino a privilegiare – mi pare – il fatto di leggere in gruppo rispetto al fatto che il libro eserciti effettivamente una certa attrazione su tutti.
Il che è probabilmente la scelta migliore per la sopravvivenza, la continuità e il benessere del gruppo stesso.
Ma che ne è dell’energia che arriva appunto da un libro che attrae e ci affascina? Ce la teniamo per le letture “private”? E rimandiamo quella per la lettura di gruppo al prossimo libro del Gdl?
Ma il tempo per leggere non è troppo poco per permettersi questo?

Comunque, per chi fosse interessato alla lettura e discussione del libro di Giordano, la riunione si terrà alla biblioteca di Cologno Monzese, il 23 ottobre alle 21.

ciao a tutti

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6 pensieri riguardo “La solitudine dei numeri primi al Gdl di Cologno: io non lo digerisco, anche questa volta niente gruppo”

  1. Scusandomi per l’ “invasione” 🙂 accenno brevemente ad alcuni punti da te toccati in questo post:
    – il libro di Paolo Giordano l’ho letto e lo sconsiglio. Ne ho anche scritto qui: http://gruppo_lettura.blog.tiscali.it//Bello_ed_intelligente_1881355.shtml

    – Il nostro gruppo di lettura ha scelto una soluzione di compromesso: a volte c’è la presentazione di un libro da parte di un solo partecipante ed a volte si legge tutti uno stesso libro e poi se ne discute nell’incontro. In questo secondo caso si scelgono tempi lunghi, decidendo un mese e più prima quale libro leggere.

    – Il valore della partecipazione “collettiva” ci sembra derivi più dal feeling interno al gruppo che dalle modalità di lettura o dal libro scelto. Nell’ultimo incontro uno di noi ha presentato un testo che sarebbe risulatto noiosissimo ad una lettura solitaria, ma l’incontro e la discussione sono stati molto interessanti. 🙂

    …scappo… il tempo è poco… 🙂

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  2. I punti sollevati da Luigi sono secondo me importanti per la riflessione sull’organizzazione dei GdL.

    Sottolineo alcuni aspetti e interrogativi:

    1) Ha senso per un GdL affrontare la lettura di un libro di cui parlano tutti, che ha vinto numerosi premi, ecc?. Secondo me ha senso solo se a) risponde a una volontà presente nel gruppo, come in questo caso colognese; b) la lettura collettiva si fa in qualche modo carico del rumore mediatico intorno al libro, e del disagio che può indurre, sia facendone una valutazione critica, sia riportando, nei limiti del possibile, la lettura al silenzio e all’intimità che le sono più congeniali.
    Non avrebbe senso invece se la scelta di leggere questi libri fosse trainata da eventi, premi, tamtam e successi di vendite. In questo caso si tratterebbe infatti di un dover leggere sotto mentite spoglie.

    2) Che cosa si può fare di fronte alle private idiosincrasie di un lettore (ammesso che tali siano…)? Lo stesso che occorre fare di fronte alle sue predilezioni: rispettarle e, rispettosamente, condividerle (che non vuol dire sottoscriverle). Ossia il GdL nasce per condividere il piacere della lettura, nei limiti in cui ciò è possibile, ma anche la scelta, il rischio, la sfida della non lettura. Come regola generale, ovvia, vale quella che chi non ha letto, a maggior ragione se lo fa per scelta o pre-giudizio, può/deve (con l’eccezione del punto 3) partecipare alla riunione. Non come semplice spettatore “incompetente”, ma come portatore di un rifiuto che interessa tutti gli altri. Sarebbe interessante quindi che proprio in apertura, e prima di sentire il parere degli altri, dicesse perché non ha letto e non leggerà il libro. Alla fine potrà di nuovo intervenire per dire se da quello che ha sentito ha tratto elementi che modifichino la sua posizione. Ancora più interessante sarebbe fare una riunione del GdL sui “libri che non leggerò mai”. Ognuno porta il suo e su ogni libro un lettore che lo ama può controdedurre le sue osservazioni. La morale è che:
    – chi legge, ogni giorno sceglie anche di NON leggere altre cose;
    – un GdL che non si basi sull’omogeneità dei gusti di lettura (in questo caso sarebbe un gruppo di fan), deve dar spazio anche ai rifiuti di lettura.

    3) Bilancio del tempo di lettura. Questo secondo me è il punto più spinoso di tutti, perché si accomoda su una bella contraddizione (quella tra gratuità della lettura e necessità di spendere bene il proprio tempo, che è, come sappiamo, risorsa scarsa). Non ho niente da obbiettare a chi mi dice: “perché con il poco tempo libero che ho devo usare una serata per andare a sentir parlare di un libro che non ho letto e che non mi interessa?”, se non che fa bene a non venire al GdL. A meno che… la serata serva a far luce anche sul suo rifiuto di lettura, o magari a far nascere dei dubbi in chi ha letto magari troppo supinamente o voracemente. E qui si torna al punto 2. Ma più in generale c’è un ragionamento sul tempo di lettura e sul bilancio-tempo che i GdL dovrebbero affrontare, se li riconosciamo anche, sottolineo anche, come un servizio della biblioteca e quindi tenuti a rispettare la quarta legge di Ranganathan: “Risparmia (o salva, traduco io) il tempo del lettore”.

    4) GdL amicale e GdL palinsesto. Si apre in qualche modo un bivio – che abbiamo già lambito in diverse occasioni – tra GdL come gruppo di lettori e persone che “stanno bene insieme” (valore molto importante, beninteso, perché fonte, appunto, di benessere) e GdL come riunione dedicata a un libro, che di volta in volta accoglie le persone interessate. In questo secondo caso è come se la biblioteca compilasse un palinsesto delle sue offerte di discussione, e lo proponesse ai lettori interessati. Da una riunione all’altra le persone potrebbero anche essere tutte differenti. Al suo estremo questa concezione non porta a un gruppo di lettura ma a un “incontro con i lettori”, qualcosa di speculare all'”incontro con l’autore”. Viceversa il gruppo delle persone che stanno bene insieme rischia di restringersi, di allontanare chi non si integra o chi non ama il libro di quella sera. Crea il suo lessico familiare e nelle peggiori occasioni riproduce anche i conflitti dei piccoli gruppi, che però, non hanno più molto a che vedere coi libri. Tutte ipotesi estreme e estremizzate ma su cui forse vale la pena di riflettere se ci si pone l’obbiettivo della “gemmazione” dei GdL.

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  3. egolector ha come sempre bene scandagliato la questione.
    Leggendo la presa di posizione di luiginter per la prima volta non sono d’accordo con lui (scusa amico interista). Anche il rifiuto di leggere è una posizione da condividere. Come capita che qualcuno non sia riuscito ad andare avanti o abbia saltato parti del libro.
    Nel caso specifico, e ve lo dice una che certo non è stata tenera con il libro di Giordano e quello che gli sta intorno, ho apprezzato la scelta del gdl di cologno perché è una lettura che suscita molte discussioni come è già successo sul blog. E il vostro sarà quindi un incontro stimolante e interessante per capire i fronti in cui si dividono drasticamente i lettori della sdnp (come vedete ho imparato da Moccia). Tra l’altro negli incontri che faccio nelle biblioteche mi chiedono sempre cosa ne penso, quindi tanto vale leggerlo insieme e via!
    Il gruppo poi non si riduce credo alla lettura comune; almeno in quelli che conosco io il libro condiviso è l’occasione, a volte solo il pretesto per scambiarsi pareri, suggestioni, consigli e SCONSIGLI di lettura. E’ l’unica arma rimasta a noi lettori: unirci per essere considerati tali e non semplici consumatori e per poter davvero scegliere cosa leggere, nel poco tempo… ma quella temporale, come ha già detto egolector, è una questione insolvibile.
    Alla fine poi è difficile accontentare tutti con la scelta della lettura comune ed è anche pericoloso creare troppe dinamiche personali all’interno del gruppo che rischia di atrofizzarsi e poi morire, per lo meno come gruppo di lettura. Il clima giusto è quello che c’è in questo allargato, democratico e partecipato grande gdl che è il blog.
    E non pensate che mi sia dimenticata del nostro movimento: sto redigendo il programma da sottoporvi e avviando le consultazioni…; naturalmente il logo è neroazzurro.

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  4. guarda lettoreambulante che io sono d’accordo con te!
    Ho scritto che per la salute del gruppo è auspicabile che non ci si rifiuti di leggere ma che si legga e si vada a discutere e magari a demolire o a cambiare idea…

    Il mio punto di vista però comprendeva _anche_ l’economia del tempo per leggere che invita a non dissipare ore per un libro che non esercita fascino. E la sottolineatura che il diritto a *non leggere* un certo libro (magari per un semplice rifiuto “istintivo”) in alcuni casi prevale su altre considerazioni pur ragionevoli. Una scelta tutta privata e idisosincratica, quasi _inspiegabile_.

    E questo potrebbe servire per obiettare a egolector quanto dice al punto 2): partecipare comunque alla riunione del Gdl per spiegare “perché non ha letto e non leggerà il libro”, può essere fonte di imbarazzo, perché forse certi rifiuti sono quasi non argomentabili.

    A questo proposito un bell’esercizio potrebbe proprio essere quello di farsi indicare un libro da qualcuno e – se non passa nemmeno per la testa di leggerlo – provare a motivare questo rifiuto. Non sono sicuro che siano molti i lettori, anche fra quelli che più spesso ragionano sulla loro pratica del leggere, in grado di motivare, e argomentare in proposito, i rifiuti, tutti i rifiuti di lettura.

    Anche per questo sono assolutamente d’accordo sulla forza e ricchezza di un gruppo di lettura capace di discutere e di mettere al centro della propria riflessione anche ai rifiuti di lettura.

    saluti a tutti 😉
    ps
    (saluti nerazzurri a lettoreambulante ma anche a qualcun altro fra i nostri lettori/autori che so per certo essere di fede. a proposito, a me mourinho è molto molto simpatico:)

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  5. carissimi,
    sono appena rientrata da uno dei nostri gdl nel corso del quale abbiamo tentato di motivare una generale difficoltà a proseguire la lettura di un classico (La certosa di Parma, nella traduzione di Camillo Sbarbaro). Premetto che questo gdl raccoglie un nucleo mutevole di lettrici di diversissima età – dai 15 ai 75 anni – accomunate da una grande familiarità con la lettura, un gruppo “ardimentoso”, molto aperto, vivace, generoso, ma con diversi gradi di esperienza di lettura. E il libro di Stendhal, che dai ricordi di letture troppo lontane nel tempo, aveva tutte le carte per appassionare, in realtà ha messo in crisi tutti, me compresa, per cadute di interesse e di attenzione ( tutte, tranne una lettrice che aveva letto un’altra traduzione, sorpresa ma partecipe della nostra sensazione di indeguatezza. Tutte hanno confessato di aver letto almeno un altro libro, nel frattempo ( es: Cime tempestose!).

    Mi ero accorta che la lettura stentava per cui avevo considerato anche l’opportunità di lasciare più tempo o anche di sospendere a tempo indeterminato, per non mettere a dura prova la delicata vitalità del gdl. Invece ho accolto questo momento di difficoltà di lettura riconoscendolo nella mia esperienza personale come parte costitutiva dell’esperienza del lettore – qui mi ritrovo negli argomenti espressi anche qui da Egolector – così abbiamo affrontato apertamente la questione. Ho messo a disposizione del GdL questa difficoltà in modo aperto e mi sembra che i presenti abbiamo accolto anche questa visione “debole” della ragion d’essere della lettura condivisa… Non mi dilungo nei dettagli. Ci siamo ripromessi di fare una lettura incrociata di due diverse traduzioni del romanzo; alcuni riprenderanno la lettura secondo tempi più lunghi per una verifica dilazionata dei nostri tentativi. Uno dei lati positivi è stato soffermarsi un po’ di più su un progetto di letture principale _ il romanzo classico europeo – in cui si ritroveranno riletture e prime letture. A fianco e intrecciate al percorso precedente si faranno esplorazioni sulla narrativa contemporanea in presa diretta dal mondo “arcobaleno” ( Asia , Africa, vicine e lontane ).
    Il prossimo libro sarà : Madame Bovary. Sappiamo già che leggeremo traduzioni diverse ed ora siamo più avvertiti: la Biblioteca potrà e dovrà dare un contributo più professionale per mettere a fuoco la funzione autorariale del traduttore.
    Una questione che il GdL di Cologno ha affrontato con il libro Un cuore così bianco, vero?

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