Un lettore di nome Adolf Hitler

Hitler era un lettore avido e gli piaceva sottolineare le righe che più lo colpivano.
Sì certo, sappiamo che non necessariamente la lettura rende le persone migliori, ce lo siamo detti spesso, però mi ha provocato comunque un certo brivido di orrore immaginare uno fra i peggiori assassini della storia come lettore.
Dei libri di Hitler racconta un nuovo saggio uscito in questi giorni negli Stati Uniti:  Hitler’s Private Library: The Books That Shaped His Life di Timothy Ryback. Hitler leggeva di tutto: classici, storia, racconti di viaggio, biografie, occultismo. Una recensione del libro di Ryback si legge sull’Economist: peccato che l’articolo non citi quasi per nulla gli autori più frequentati da Hitler.

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5 pensieri riguardo “Un lettore di nome Adolf Hitler”

  1. A me fa un pò impressione anche il fatto che si accenni di tanto in tanto ad un presunto vegetarianismo del dittatore…………navigando in rete mi sono imbattuta nella recensione di un libro di Eric Emmanuel Schmitt, forse più conosciuto come autore di testi come “Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, intitolato” LA PARTE DELL’ALTRO-UN VIAGGIO NEL PROFONDO DELL’ANIMO UMANO” che propone una tesi interessante ed inquietante:
    ” Cosa sarebbe successo se Adolf Hitler non fosse stato respinto alle prove di ammissione dell’Accademia delle Belle Arti di Vienna? Forse la storia avrebbe avuto un corso profondamente diverso?
    Eric-Emmanuel Schmitt, ne ha valutato l’ipotesi e ne ha narrato le vicende. Da una parte ne emerge l’Hitler che tutti conosciamo, dal volto spaventoso, col suo egocentrismo e i suoi deliri di onnipotenza. Dall’altra nasce un Adolf H. più equilibrato, innamorato dell’arte, avverso a ogni nazionalismo e a ogni estremismo, pittore di un certo talento e bohémien perso nella Parigi anni ’20.
    Quasi a dire che c’è del male in ognuno di noi, ma anche del bene; che c’è una certa doppiezza in tutti, ma che, dopotutto, si può scegliere. Se Hitler fosse entrato all’Accademia, probabilmente avrebbe trovato la forza di superare le sue insicurezze (tanto contrastanti quanto indissolubilmente legati al suo smisurato ego), di contrarre legami profondi, costruire amicizie e persino relazioni amorose sincere. Sarebbe stato capace di affrontare se stesso e le proprie debolezze.

    La Storia ci dice altro, ma a Schmitt piace immaginare. E immagina Adolf H. che sceglie di vivere a Parigi, disgustato dalla guerra del 15-18, per dedicarsi all’arte, che si innamora, che attraversa il periodo della Seconda Guerra Mondiale disprezzando tutto ciò in cui Adolf Hitler, quello vero, crede.
    Non un romanzo storico, quindi, anche se dalla Storia pende spunto, né una ricostruzione del Terzo Reich o del genocidio nazista, ma una riflessione profondamente umana sull’umano stesso.
    Questo libro intreccia continuamente Arte, Filosofia e Storia e, quando alla fine anche Adolf H. morirà nella normalità di una vita quotidiana , anni dopo il vero Adolf Hitler, al lettore resta quel dubbio colossale che forse tante volte lo ha inconsapevolmente sfiorato : cosa sarebbe successo se fosse esistito solo Adolf H?
    Un libro per comprendere (non giustificare) la Storia e la figura del suo personaggio più odiato, per capire cos’è che “ha fatto di questo ragazzo che in qualche modo mi poteva assomigliare l’uomo a cui non vorrei mai assomigliare”, come ha detto Schmitt in un’intervista, cosa ha trasformato il fanciullo e poi il giovane Adolf in Hitler. Perché “immaginare il virtuale è un buon modo per comprendere il reale”.
    Alla fine, dopotutto, la storia è andata come è andata. Ma una questione rimane insoluta. Chi sarebbero i nostri “altri”?
    Mi ricorda un pò i dilemmi di me bambina e poi ragazzina che forse ,inconsapevolmente, percepiva il mondo come una grande rete piena di intrecci e implicazioni impensabili: se il giorno x avessi detto delle parole diverse ad y, o avessi percorso una certa strada o dato un calcio ad una pietra, il mondo sarebbe stato lo stesso?

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  2. La Storia fatta con i “se” mi affascina moltissimo. Tutta la produzione fantascientifica “ucronica” è divertentissima… ma in molti casi (a mio modestissimo giudizio) non molto solida. Il caso di Hitler è probabilmente esemplificativo: non credo che fu un “pezzo” fondamentale della Storia, un pezzo senza il quale il puzzle avrebbe assunto tutt’altro volto. L’antisemitismo, il nazionalismo, l’imperalismo nelle sue forme più aggressive, non erano prerogative nè di Hitler nè della sola Germania. Fortissimi sentimenti anti-semiti erano ampiamente presenti (per citare solo un aspetto) in Francia, Inghilterra, USA, con relative discriminazioni anche nel mondo del lavoro. Hitler fu la personalità che emerse in un ben nutrito gruppo di aspiranti leader… e non erano dei teneroni.
    “Il mistero di Hitler” è un libro che nella sua edizione inglese riporta in copertina una foto di Hitler bambino (potete vederla ad es. qui: http://www.history.ucsb.edu/faculty/marcuse/projects/hitler/articles/05ReviewRosenbaumExplainingTeresa.htm ), davanti alla quale è inevitabile chiedersi come si possa passare da un paffutello bambino ad un tizio con i baffetti…
    Mi chiedo anche io se ci sono dei bivi nella Storia e quali essi possono essere… In definitiva quali sono i limiti entro cui la Storia può cambiare il proprio corso…
    Ricordo anche il libro di Vittorino Andreoli “Delitti” in cui racconta anche la sua perizia psichiatrica “scandalosa” in cui definì Pietro Maso “normale” e, quindi, “capace di intendere e di volere”: fare di una persona un “mostro” serve anche a scaricare tanti altri di responsabilità. Chiarisco: non intendo assolutamente fare del “revisionismo”. Penso solo che la realtà è più complicata.
    Su Hitler-lettore di libri: Saviano in “Gomorra” parla di raffinati collezionisti di arte che capeggiano segmenti di ” ‘o Sistema “.
    Ciao a tutti

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  3. Camorristi che sono raffinati collezionisti d’arte, Hitler e la sua ossessione per il busto di Nefertiti, per il quadro di Boklin “L’isola dei morti”, ammiratore della musica di Wagner …..e qui mi scappa un pò la risata quando penso alla celebre battuta di Woody Allen, densa e fulminante :”Non riesco ad ascoltare Wagner tanto a lungo. Dopo un po’ mi viene voglia di invadere la Polonia”.

    Giam penso anch’io che Hitler fosse solo la punta di un iceberg, che cristallizzasse nella sua persona, in qualche modo, l’aria che si respirava allora in Europa e non solo : insomma, come dicevamo a scuola a miei tempi ” una bistecca circondata da patate o viceversa (?)”.

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  4. io non credo alla storia . Hilter viene descritto come un mostro senza cuore ma nei suoi diari , nei video , nei disegni e in alcune sue dichiarazioni mostra di essere un uomo con sentimenti profondi come noi tutti.

    La storia viene scritta da chi vince e chi vince può scegliere se far apparire una persona come un mostro o un eroe.

    Hitler non era un eroe , ma neanche un mostro . Era semplicemente un genio con obiettivi e sogni di gloria. Le guerre sono SEMPRE atrocità e i fucili non sparano mai fiori.

    Tutti hanno invaso , saccheggiato , distrutto , ucciso , sterminato e via dicendo…in guerra tutto è concesso.

    Ma hitler è un mostro. Mentre Stalin e lenin erano statisti , Cesare e Magno grandi condottieri , Guevara un rivoluzionario e via dicendo…

    Ecco perchè la storia mi interessa ma allo stesso tempo mi fa venire i conati di vomito .

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