Il lettore comune è anche critico letterario?

Alfonso Berardinelli, su “Domenica” del Sole 24 ore del 12 ottobre, ci fa una sintesi dello statuto della critica letteraria oggi, e ci ricorda come essa sia passata dallo strutturalismo, che svalutava i lettori ingenui e pretendeva di trasformarli tutti in specialisti, a Calvino che sosteneva che l’esperienza del leggere non potesse diventare scienza.

Così la critica letteraria  si è avvicinata al “common reader”, ha ricominciato a raccontare che cosa è stata, per chi ha letto, l’esperienza di leggere quel preciso libro in circostanze precise.

Berardinelli ci dice quindi che la critica oggi è uscita dai laboratori d’avanguardia per occuparsi del senso comune e non disprezza più l’autobiografia intellettuale.

La critica non è altro che un’intensificazione dell’esperienza di lettura e una conversazione intensificata intorno al significato e al valore dei libri.

Insomma, viene da dire: non è anche quel che si fa, che facciamo, sui blog di discussione attorno alle letture, e nei Gruppi di lettura, e magari anche nelle conversazioni con gli amici? Il lettore comune è anche il critico dunque?

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7 pensieri riguardo “Il lettore comune è anche critico letterario?”

  1. In effetti sì, è quello che fare anche qui, e molto meglio di tanti “critici comuni” i quali magari fossero anche “lettori comuni”. Invece scordano le passioni per gli emolumenti delle case editrici (in molti casi, non in tutti) e sulle riviste non hanno tempo nè voglia di “fare critica”, ma danno “consigli per gli acquisti”. Quanti anni è che non leggete una stroncatura? In campo di critica letteraria c’è probabilmente più da imparere da una stroncatura che da una critica incensante.
    C’è un punto sul quale “lettore comune” e “critico comune” concordano ed è l’assolutezza del libro: il libro è una monade che non dialoga con niente; non ha un prima e non ha un dopo, ascendenti e discendenti. Al massimo ci sono plagi – ma anche qui solo quando sono plateali perchè guai a leggere troppo attentamente un testo. Il libro, slegato dai suoi simili, come un testo privato del suo contesto, è una copertina più o meno accattivamente. Grazie critici italici!

    Alberto

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  2. L’espressione “lettore comune”, nonostante le nobili origini, non mi piace molto, sia perché il leggere non è ancora abbastanza “comune” e sia perché i lettori sono sempre uno diverso dall’altro… A parte questo, è vero: se la critica è una lettura più approfondita (o più intensa o più passionale) i lettori profondi sono dei critici. L’abbattimento del muro tra critici specialisti e lettori cosiddetti comuni mi sembra un punto da aggiungere al programma del partito dei lettori… Potremmo creare il termine di “lettori militanti” come alter ego e interfaccia dei “critici militanti”.
    Sono d’accordo con Alberto sulla trasformazione della critica militante in “consiglio per gli acquisti” (con le doverose sacrosante benvenute eccezioni). Tuttavia non credo che la stroncatura in sé e per sé sia il rimedio giusto: spesso essa ubbidisce a leggi di mercato e di cordata tanto quanto il consiglio interessato e strisciante. Può divenire un regolamento di conti o un’esecuzione sommaria. Piuttosto dovremmo auspicare una critica trasparente, dialettica, che espone le sue ragioni, dichiara la sua appartenenza e i suoi presupposti, la sua soggettività e parzialità, e in questo modo permette, a sua volta, di essere “falsificata”. Sì, un po’ quello che cerchiamo di fare con i gruppi di lettura… Forse i critici dovrebbero leggerci di più…

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  3. Non esiste il “lettore comune”. Esiste il buon lettore o il lettore distratto. Dal primo ci si possono aspettare delle ottime indicazioni, talvolta più interessanti di quelle che ci regalano certi professionisti. Non generalizziamo però…

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  4. Mia madre ha frequentato le scuole fino alla 5° elementare (residuo di un sud arcaico non so se scomparso),ma legge come una matta e adora Chaim Potok. Non c’è un filo di ebraismo nelle sue vene, lei ha solo indivuato a naso un autore dalla potenza espressiva grandiosa. Si è sentita svalutata quando le ho regalato (reputandola lettrice ingenua, errore imperdonabile) un libro di Maria Venturi. Sfoglia volentieri la critica letteraria per trovare, espresso con parole più belle, quello che ha provato leggendo un libro.
    Non ti sa dire perchè quel dato autore le è piaciuto, non ha i mezzi per capirlo (e per la verità nemmeno io), però intuisce che ha qualcosa di diverso. Quel qualcosa che chiede ai criticici di spiegare.

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  5. Leggendo questo bellissimo ritratto della madre lettrice di Anto e del suo approccio istintivo con certa letteratura ho costantemente in testa Robert Pirsig ( del quale si è ampiamente scritto su questo blog) e la sua idea di QUALITA’.
    Dice Pirsig che “la Qualità è una caratteristica del pensiero e dell’espressione che viene definita mediante un processo non intellettuale Il che significa che essa non può essere definita, perché definire è, appunto, un processo intellettuale…
    Non ci sono regole per percepirLa, ci si accorge quasi d’istinto della sua presenza o meno. Né vi possono essere regole per riprodurla e la Qualità ha a che fare con la Verità ……

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  6. Io credo che vada più che altro fatta una distinzione tra lettore per passione e lettore per professione. Il critico legge ad un livello diverso rispetto al “lettore comune”, non migliore e non peggiore…semplicemente diverso. E’ spesso uno studioso, che ha fatto dei libri e della letteratura la sua professione. Secondo me è una figura molto importante che ormai purtroppo sta scomparendo ed è un peccato (penso alle recensioni di Pasolini sul Corriere della sera per esempio). In effetti, come dice Alberto ormai è diventata sempre più una questione di marketing e sempre meno una questione intellettuale e culturale, quindi quasi totalmente priva di interesse per i lettori. Ciò non toglie che in linea di principio i “critici veri” servano, sono una guida importante con cui si può anche -legittimamente- dissentire, ma che costituisce un parere tecnico-estetico (perchè la letteratura è anche questo, altrimenti non esisterebbero le facoltà di lettere) importante. Con questo non voglio assolutamente svalutare il parere del “lettore comune”, che è altrettanto importante e deve potersi esprimere, perchè poi è quello veramente capace di contagiare nella voglia di leggere. Quindi il “lettore comune” è un critico, ma non può sostituire il critico di professione. Sono due ruoli e due pareri complementari che possono coesistere e che dovrebbero potersi confrontare più facilmente.

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  7. Condivido ogni parola di Ilaria. Il mare di carta stampata che ci sommerge dimostra la necessità dei critici, di chi illumina con la sua intelligenza nel bene e nel male, determinati autori e determinati libri.
    Il chiacchiericcio livellante dei media su tutto quanto succede culturalmente è una seconda e non meno importante prova.

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