Siamo più poveri ma leggiamo di più

La crisi delle banche e le paure di recessione aumenteranno la lettura dei libri?
Nei giorni corsi la Fiera di Francoforte e le riflessioni sul mercato librario hanno portato qualche editore a manifestare ottimismo.
La tesi dice: nei momenti di difficoltà e crisi di fiducia sulle prospettive dell’economia, le persone leggono di più, comprano più libri. Il perché dovrebbe legarsi al fatto che i libri costano meno di altri consumi culturali, ma anche (forse soprattutto) al fatto che la lettura aiuta lo spirito.
Ma è vero?
State comprando (e leggendo) più libri in queste settimane?

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13 pensieri riguardo “Siamo più poveri ma leggiamo di più”

  1. Per parte mia, il mio portafogli non si è ancora così assottigliato da indurmi a (o da impedirmi di) comprare più libri (diciamo che ora come ora entro in libreria — e ne esco più o meno carica — con la stessa frequenza con cui ci entravo fino a un anno fa). Direi però, che se la crisi dovesse prolungarsi, penso che ricorrerei di più alla biblioteca di quanto non stia facendo ora (e ne sarei contenta comunque, visto che al momento frequento biblioteche troppo di rado).

    ps. La lettura aiuta lo spirito. E, si spera, ogni tanto anche il portafogli.

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  2. La controtesi invece dice che nei momenti di difficoltà economica aumentano le situazioni descritte da Aravind Adiga, più che i lettori.
    E se gli editori, invece di abbandonarsi a sogni di recessione, calmierassero un pò i prezzi?
    Chi legge, fa fuori libri a raffica. In un anno quanto incide la spesa?

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  3. Io in quanto a libri non mi son mai fatto grossi problemi di budget, anche se gran parti di questi li compro di seconda mano quindi a (relativamente) basso prezzo, poi molti son anche semisconosciuti perciò..
    In genere ho sempre considerato molto di più il beneficio “spirituale” che il libro mi da (beh non tutti, c’è sempre il rischio di non azzeccare l’acquisto, ma di solito vado sul sicuro) rispetto al costo economico.
    Vale per me e credo per molte altre persone, crisi o non crisi.
    In questo senso delle specie di comuni hippies in cui vendono tascabili usati in banchetti, a poco prezzo, potrebbero essere una buona idea o sono solo un illuso che corre dietro a vecchie immagini di film? 🙂

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  4. Compro molti libri esattamente come un anno fa: paradossalmente non riesco a vedere il libro come un “prodotto” (per me è un pozzo dei desideri) e quindi non posso ridurre il budget destinato agli acquisti in libreria. Però, se proprio devo fare un tuffo nella realtà, noto con sgomento che i prezzi dei libri non hanno subito significative riduzioni per venire incontro allo spirito devastato dei lettori.

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  5. ciao, purtroppo o per fortuna compro sempre parecchi libri, ci sono autori che mi piacciono molto e per i quali non riesco ad attendere l’edizione economica, ci sono però delle case editrici con prezzi troppo alti, le ultime novità Rizzoli ad esempio, la lettura, anche in prima edizione, dovrebbe essere più a portata. E’ uscito un libro nelle edizioni Laterza La storia della punteggiatura in Europa che ha un prezzo di 58 euro, per me sarebbe un vero pozzo dei desideri, ma per poterlo avere dovrò aspettare. Temo che la passione per la lettura non sia così radicata da farla diventare un sollievo in un momento di crisi, se non per quelli dei quali lo era già.

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  6. Premesso che non compro libri perchè li prendo in biblioteche, principalmente in una biblioteca ma anche in altre, posso dire che forse leggo con il ritmo ondivago di sempre e sempre, contemporaneamente,più libri.
    Nel 2007 sono stata una lettrice irritata perchè pochissimi libri di narrativa mi sono piaciuti, non trovavo nulla che mi facesse pensare alla lettura come un momento bello della giornata.
    Il 2008 è stato un anno fortunatissimo, ho fatto buonissimi incontri che ho solo accennato nel post sui libri più belli del 2008.
    Perciò se ho letto di più (e non so se ho letto di più)penso di averlo fatto per motivi estranei alla crisi.
    Sono peraltro d’accordo con *nadie*: la passione per lettura è forse un sollievo nei momenti di crisi ma solo per chi la passione l’ha già.
    Non credo si accenda in chi non l’ha, se non per cause o sincronicità diverse dalla crisi economica.

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  7. Personalmente da qualche tempo ho diminuito un po’ il ritmo di acquisto di libri (ne compro comunque sempre tantissimi) per motivi finanziari. La domanda di luiginter per ottenere una risposta che non sia troppo congiunturale, meriterebbe forse di essere estesa alle crisi non economiche. E allora la mia risposta, basata anche sui dati delle vendite in libreria allo scoppio delle guerre del golfo, o su alcune testimonianze sulla lettura sotto le bombe a sarajevo, è che sì, la lettura è un’erba che cresce anche sulle rovine. Nei periodi di crisi, di pericolo, di guerra, di incertezza del futuro, i lettori (che lo possono fare) leggono di più: perché la lettura è una risorsa di sopravvivenza, è un mezzo di resistenza e di fuga, è uno strumento di comprensione di quello che sta avvenendo, è una fonte di speranza.

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  8. – personalmente non compro molti libri, vuoi per motivi di spazio, vuoi perchè li prendo in biblioteca
    – la leetura, è vero, rimane uno degli “hobbies” più economici
    – la crisi vera per ora ancora non è arrivata…
    Ciao a tutti

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  9. Leggere è aprire, metaforicamente, la porta della nostra anima, coltivare un giardino di meraviglie nel nostro cuore, crearsi un piccolo tesoro personale fatto di emozioni, di immagini, di odori, sapori virtuali. Leggere è piacere allo stato puro, è speranza di incontrare parole che tu hai pensato ma non avresti saputo esprimere proprio in quel modo…può essere addirittura un “vizio”ed è quindi talmente legato all’Essere di ogni persona che non sarà la recessione ad incrementare o a far diminuire il numero dei lettori : ci sarà sempre qualcosa a cui un lettore rinuncerà pur di comprare un libro per saziarsi….infine, come Giam, sono convinta che la crisi vera non è ancora arrivata.
    Cordialità .

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  10. Da qualche anno la mia frenesia di acquisto di libri si è frenata: non solo – e forse non tanto – per motivi finanziari, quanto perché sempre più spesso la libreria mi faceva (e fa) l’effetto di un supermercato.
    Una marea di titoli sbatutti in faccia, l’inevitabile tendenza a farsi attrarre da libri nei quali sperare di trovare una sopresa: insomma il risultato per troppo tempo è stato: più libri in casa di quelli che riuscissi e volessi veramente leggere.

    Poi mi sono frenato, meno libri entrano in casa, più a lungo sto su quelli che scelgo di leggere. E molti di questi arrivano dalla biblioteca e poi (ovviamente) ci ritornano. Quindi lo spazio occupato dai libri che da un po’ non si espande (anche se è sempre tanto) e un maggior valore per i libri che stanno in casa.

    In questo le difficiltà dell’economia o le crisi di altro tipo non c’entrano molto.
    Perché in generale è il ruolo dei libri che è sempre più importante, sia quando “la fiducia dei consumatori è in ribasso” (situazione che far orrore a tutti), sia quando il mondo (occidentale) è in frenesia da crescita continua, ma ci sono così tanti individui che sembrano avere lo sguardo che si perde nel vuoto…
    Insomma, sono d’accordo: più che con la curva dell’andamento dell’economia, la curva della lettura segue una curva, sempre imprevedibile, ma legata a bisogni profondi e molteplici, che, per semplificare, possiamo dire che ruotano attorno a qualcosa che chiamiamo Io, anima, spirito, cuore, identità in movimento…

    abbracci a tutti

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  11. No, non leggo di più. Ma trovo che sia molto interessante questa teoria, a cui non avevo pensato. Sicuramente leggere aiuta lo spirito, ma di chi è già lettore, non credo che la crisi possa avvicinare alla lettura chi non legge.

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