I 100 (cento) migliori libri del 2008 secondo il New York Times

Veramante il New York Times li chiama “Notable”. Li trovate qui. Non c’e nemmeno un italiano, lo scorso anno c’era Gomorra. E’ anche vero che in effetti gli editori americani traducono poco gli stranieri.
La classifica dei 10 migliori arriverà nelle prossime settimane. 

I 100 Notable dell’anno scorso.
I 10 migliori dell’anno scorso. Ne avevamo parlato qui

Adesso cominciano le classifiche dell’anno.
A proposito: il nostro post sui migliori libri *letti* nel 2008 ha tagliato oggi il traguardo dei 300 commenti. Non male come consiglio di lettura gigante e polifonico (c’è anche dell’altro, in effetti). 😉

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Hans Magnus Enzensberger, Hammerstein o dell’Ostinazione: gran libro!

Devo segnalare un gran bel libro: Hammerstein o dell’Ostinazione (Einaudi) di Hans Magnus Enzensberger.

E’ la storia di un generale tedesco, comandante in capo dell’esercito fino al 1933, quando Hitler divenne cancelliere.

E’ una vicenda di un’opposizione ostinata, appunto, ma dentro i ranghi della società civile e dell’esercito. Il prestigio di Hammerstein impedì sempre a Hitler di togliere di mezzo il generale e il parere di quest’ultimo rimase, fino alla morte, un problema per i nazisti.

Non è esattamente un romanzo, ma nemmeno un saggio storico tradizionale: Enzensberger usa sì i documenti ma si inventa anche delle interviste immaginarie (e “postume”) ai protagonisti della vicenda, e considerazioni personali e tiene insieme la storia con illazioni e, credo, invenzioni plausibili.
La vicenda si intreccia anche – soprattutto attraverso due delle figlie del generale –  con la storia del comunismo tedesco e del destino tragico di molti comunisti emigrati in Unione Sovietica e poi eliminati da Stalin.

Il libro è anche pieno di fotografie di Hammerstein, degli amici, della famiglia e degli altri protagonisti della storia.
Notevoli le glosse di Enzensberger: per esempio in poche pagine ha demolito il quadro romantico della Repubblica di Weimar che avevo in mente, in particolare il ruolo degli artisti. E’ la prima glossa e si chiama: “Gli orrori della Repubblica di Weimar”. La prima riga recita: “Dovremmo essere contenti di non esserci stati”.
Un gran libro.
Con lo stesso stile Enzensberger scrisse negli anni settanta: La breve estate dell’anarchia. Vita e morte di Buenaventura Durruti, (Feltrinelli) ripubblicato nel 2007.

Satisfiction

L’ho trovato ieri fuori da una libreria di Milano. E’ una rivista che parla di libri, e ve la segnalo, anche con piacere ed entusiasmo!

Una bella rivista, gratuita, una *free press culturale*. Si chiama Satisfiction, e ha anche un bel sito.

Raccoglie tanti inediti di scrittori famosi, che si possono leggere; recensioni, con la formula soddisfatti o rimborsati:

Funziona così: se la critica di Satisfiction ti convince a comprare il libro, ma dopo averlo letto ritieni che l’entusiasmo di Satisfiction ha deluso le tue aspettative, lascia un commento (con nome, cognome e un indirizzo e-mail) che spieghi perché il libro che Satisfiction ti ha segnalato non era veramente “imperdibile e assolutamente da leggere”: Satisfiction ti rimborserà il prezzo di copertina del libro.

Satisfiction si legge anche su Facebook, su MySpace, su MenStyle, e si ascolta tutti i mercoledì alle 10.20 su Radio Capital.

L’ho sfogliato velocemente e non ancora letto del tutto, per il momento, ma mi hanno attratta due recensioni, quella di *Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?* di Johan Harstad e *La figlia dello straniero* di Joyce Carol Oates; li ho letti entrambi, e condivido l’entusiasmo.

Per chiudere, l’ultima informazione: Satisfiction è distribuito nelle librerie Feltrinelli e Fnac e in altre 180 librerie, trovate qui l’elenco.

Cercatelo, leggetelo, e fatemi sapere cosa ne pensate.

*giuliaduepuntozero

Possiedo un mio momento

Anni fa un poeta cantava “ovvio il medico dice sei depresso, nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento…”
E certi momenti sono importanti!
Io fin da piccola, soprattutto nei lunghi dopopranzo domenicali, amavo portarmi in bagno qualcosa da leggere: ho divorato fumetti, e poi capitoli del romanzo di turno, rincuorata anche dalla presenza in casa di una seconda toilette ad uso di chi aveva urgenze.

Una volta cresciuta ho meditato più volte di mettere uno scaffale in bagno, in modo da non essere mai costretta in certe situazioni a leggere gli ingredienti dello shampoo o le pillole di saggezza regalate dalle bustine di assorbenti.
Ma se lo spazio non permette l’ingresso di ulteriori mobili, la lavatrice può essere un’ottima libreria sostitutiva.
lettura-in-bagno

Foto: Fenice

Al momento nella mia biblioteca “di servizio” si può scegliere tra:
– l’ultimo numero di “Terre di mezzo”
– due libricini millelire di argomento vario
– catalogo Ikea 2009
– rivista “Meridiani” sull’Islanda
– guida Lonely Planet di Berlino
– “Non è vero che tutto va peggio” di Jacopo Fo e Michele Dotti

Ma già domani potrebbe arrivare qualcosa di nuovo…
Elemento importante per i libri o le riviste da inserire nel catalogo della biblioteca di servizio è che permettano una lettura a spizzichi, quindi forse sono preferibili raccolte di racconti, o saggi e romanzi dai capitoli brevi. Anche i fumetti riscuotono ampio successo.

E voi? Cosa leggete sulla tazza?

Dobbiamo reinventare il modo in cui si raccontano le storie?

Il modo in cui le storie si raccontano deve essere reinventato, cambiato, rivoluzionato?
Se lo chiede il Media Lab del Mit (Massachussets Institute of Technology) che ha creato il Center for Future Storytelling (sì, storytelling è un tema ricorrente, anche sul nostro blog).

Il Center for Future Storytelling dovrebbe capire come la tecnologia diffusa  (la rete, i siti di social networking, i telefoni cellulari dell’ultima generazione, le connessioni senza fili, ma anche le fotocamere e videocamere ei videogiochi interattivi) possa cambiare il modo di ideare e raccontare le storie, soprattutto in quello che chiamiamo cinema o televisione, riducendo o annullando la distanza e la separazione fra creatore e fruitore. Capire la trasformazione e favorire l’uso delle tecnologie da parte di chi ha storie da raccontare, verso una potenziale democratizzazione delle opportunità di narrazione visiva

Capire come si trasformerà il modo di raccontare storie significa anche pensare a un futuro in cui le storie al cinema come le conoscianoi noi – con un inizio, una parte centrale e una fine (i tre atti delle sceneggiature tradizionali) – non ci saranno più? Se lo chiede il New York Times la cui interpretazione dell’iniziativa dei Media Lab del Mit sembra un po’ preoccupata. Ne parla anche La Repubblica.

Al Mit sottolineano parecchio come il lavoro del centro riguardi soprattutto il cinema e la comunicazione elettronica. Il direttore del Media Lab, Frank Moss, ha spiegato come la tecnologia abbia sempre determinato il modo in cui raccontiamo le storie: “dalla stampa a Internet”. Viene da aggiungere che se l’attenzione è per il cinema, forse è perché la tecnologia del libro non è facile da migliorare. Va benissimo così com’è. O no?

La storia di un matrimonio, Andrew Sean Greer

Crediamo tutti di conoscere la persona che amiamo.
Nostro marito, nostra moglie. E li conosciamo davvero, anzi a volte siamo loro: a una festa, divisi in mezzo alla gente, ci troviamo a esprimere le loro opinioni, i loro gusti in fatto di libri e di cucina, a raccontare episodi che non sono nostri, ma loro. Li osserviamo quando parlano e quando guidano, notiamo come si vestono e come intingono una zolletta nel caffè e la guardano mentre da bianca diventa marrone, per poi, soddisfatti, lasciarla cadere nella tazza. Io osservavo la zolletta di mio marito tutte la mattine: ero una moglie attenta.
Crediamo di conoscerli, di amarli. Ma ciò che amiamo si rivela una traduzione scadente da una lingua che conosciamo appena. Risalire all’originale è impossibile. E pur avendo visto tutto quello che c’era da vedere, che cosa abbiamo capito?

Potrei andare avanti ancora per parecchie righe, ma poi trascriverei l’intero romanzo, e forse non è il caso. Sarà banale iniziare con un incipit, però ditemi, vi ha legati allo schermo oppure no?

Queste righe sono tratte da *La storia di un matrimonio* di Andrew Sean Greer, edito da Adelphi. L’ho scoperto grazie a una recensione di D’Orrico, sul Corriere della Sera Magazine di qualche settimana fa. Non sempre mi trovo d’accordo con i suoi consigli, però in questo caso tanto di cappello. In quell’articolo D’Orrico suggeriva la lettura di questo libro, di cui al momento della stesura del pezzo aveva letto solo un capitolo, convincendolo però a parlarne immediatamente e di pubblicare al posto di un articolo già pronto (se non ricordo male sul libro di Auster) una recensione entusiasta.
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