Critica letteraria, difficilese e chiacchiericcio (dei blog)

Dopo il “lettore comune“, del quale aveva parlato Berardinelli qualche settimana fa, ecco che torna a galla il “public critic”, evocato da Luigi Sampietro, sempre su “Domenica Sole 24 Ore” (ieri, 2 novembre).
Del public critic fa un’apologia, dice Sampietro, Ronan McDonald in The Death of Critic (Continuum, New York).

Il public critic sarebbe

schiacciato di questi tempi fra il difficilese degli accademici e il chiacchiericcio della blogosfera. Due tipi di linguaggio, non importa quanto lontani (ammesso che lo siano), che fanno sì che professori e dilettanti abbiano paradossalmente in comune il fatto di parlare solo tra di loro. Sono due ambiti, o contenitori – o clan – in cui il responso critico è omogeneizzato e le differenze ridotte al minimo. Ciascuno parla (e ascolta) solo chi condivide i suoi stessi gusti e i sui stessi intenti. (parole di Sampietro)

E la reputazione del critico letterario è stata svalutata perché (per una serie di cause) si sarebbe diffusa la convinzione che “il valore artistico di un’opera sia solo una questione di gusti” (parole testuali di McDonald, citate da Sampietro).

Ma non potremmo avere buoni “Public critic” e sforzarci di non fare chiacchiericcio e parlare con chi non la pensa esattamente come noi…? Insomma, non è un quadro troppo brutto per essere vero? Su questo blog, per esempio, mi sembra si sia tutti abbastanza disponibili a cercare l’aiuto dei “public critic” anche senza creder loro ciecamente e senza pensare che il valore artistico di un’opera sia solo una questione di gusti…

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7 pensieri riguardo “Critica letteraria, difficilese e chiacchiericcio (dei blog)”

  1. Lo so che mi ripeto (e meno male che me ne accorgo :-)))…ma io sono molto autoreferenziale nel valutare i libri…mi spiego meglio perchè è necessario.
    Se a me un libro non piace interrompo la lettura; questo avviene indipendentemente da valutazioni positive che mi possano essere arrivate da: questo blog; critici di professione;
    componenti del Gruppo di Lettura che frequento; amiche/i; persone che leggono con cui ho scambi e contatti di lavoro; familiari amanti della lettura; amanti della lettura non familiari. I vari giudizi positivi di questi lettori che stimo possono invogliarmi ad una lettura ma non sono una forza trainante tale da impedirmi di interromperla se il mio “io lettore”, non è contento o sorpreso o commosso o sollecitato o incuriosito o illanguidito o raggelato o illuminato…o tutte queste cose insieme che altro non sono che emozioni di lettura.
    In molti casi ho capito che, semplicemente, non era il momento giusto, per me, per leggere quel libro, che, peraltro ed evidentemente, un valore letterario lo aveva.
    Penso di non essere la sola lettrice “non diligente”, che “non si sforza” di leggere ciò che non le piace ma che è valutato positivamente da critici di professione e lettori stimati.

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  2. riprendo:non penso che il valore letterario di un libro sia stabilito dal gusto dei lettori che, inoltre, non sono un monolite.
    Aggiungo che non raramente accade che critica letteraria e gusti di( molti) lettori concordino nell’attribuire grande valore ad un libro.

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  3. Anch’io ho lo stesso rapporto di Marina Forlani con la lettura; Montale diceva che una poesia, per un occhio attento, si poteva abbandonare anche al primo verso per cui anche un romanzo si può abbandonare alla prima pagina, lo stesso vale anche per le persone, ci piacciono subito o non ci piacciono. Ci sono anche persone che possono entrare nelle nostre simpatie col tempo ma anche questa è una conoscenza immediata, significa che un bel giorno abbiamo trovato la chiave per intenderci, lo stato d’animo l’umore, l’esperienza.

    E’ vero anche che critica letteraria e lettori non concordano spesso, ma ci sono libri (per fortuna) che
    una volta letti si può stare sicuri che lasceranno il segno sui lettori e sui critici, per esempio Suite francese della Nemirovsky.

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  4. Salve! sono gina tota ecco cosa ne penso dei critici letterari.SONO dei poeti mancati,che non leggono cio’che andrebbe letto con serieta’infatti, visto la non serieta’di certa critica,anche licio geli,fa poesia,spesso plagiando.e,allora mi chiedo,io piccoladonna del sud,del profondo sud.Cosa fanno i critici letterari,chiamati a dare un giudizio alle varie poesie? NON FANNO UN C.niente!
    La sera si riuniscono,e vanno a magna’alla faccia di quei poeti,che s’illudono,
    che vivono in periferia.lontano dalla MILANO che un tempo lotano beveva illusioni,eche ora beve gazzosa.e lontano da quella ROMA DEI SALOTTI dove un tempo si faceva cultura,ora si fa solo, cosa si fa? SI FA’MA NON SI DICE.lo sanno i signori della cultura uff.ale.ma l’importante e’ illudersi,e illudersi,e’ volr vivere.ciao ciao.da gina tota.molfetta 26-marzo-2010 ariete.

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