Perché si leggono i gialli e i noir? Perché rassicurano

università chiusa, originally uploaded by luiginter.

Non capisco se siano solo coincidenze o se sia una tendenza: un sacco di persone intorno a me leggono prevalentemente libri gialli-noir.
Anche a me piace il genere; insomma non ho niente contro i gialli! Posso allora fare la domanda senza timore di mostrare ostilità: perché si leggono tanto le storie di crimine e di investigatori e poliziotti?

Una risposta che spesso viene data dice: perché la crime story è la forma di narrativa realista che meglio racconta il nostro tempo (o una qualsiasi delle versioni di questa risposta).

Una risposta più suggestiva me l’ha data una amica (non so se l’ha letta da qualche parte o l’ha pensata lì al momento): “Il giallo e il noir mi rassicurano”, ha detto. “Non so esattamente perché, ma si sta in un universo comprensibile. Si porta dentro una storia ciò che è sfilacciato e frammentato e inspiegabile; diventa una sequenza di atti e responsabilità e conseguenze. Come nelle fiabe, il male incanalato in una storia fa meno paura, si esorcizza, diventa spiegabile. In genere i romanzi invece sono più aperti, in certi momenti della vita sono ‘troppo’ aperti”.

Che ne dite, regge come spiegazione? Per questo si leggono tanti gialli?

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11 pensieri su “Perché si leggono i gialli e i noir? Perché rassicurano”

  1. Ho il sospetto che ci sia una buona dose di ingenuità in questa domanda. E che la risposta stessa sia un po’ scontata. La faccia di chi me l’ha data mi ha fatto sospettare che stessi ragionando su una questione inutile…
    Se è così scusatemi 😉
    Ormai mi sono convinto che sia meglio farsi domande ingenue che far finta di niente…

    abbracci

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  2. Ciao luiginter,
    bella bella domanda…

    Come sai/sapete, io leggo prevalentemente gialli-noir!
    E spesso mi sono domandata il perché di questa mia passione.
    Mi sono data un po’ di risposte:
    1. banalmente, è il genere preferito di mio padre, e io sono un sotto-prodotto culturale dei miei genitori, quindi va da sè che mi abbia trasmesso questa passione: leggo i libri che mi consiglia lui, li ho iniziati a leggere per imitarlo.
    2. sono avvincenti. Leggo alla mattina e alla sera sui mezzi, a letto distrutta dopo giornate frenetiche (soprattutto in questo periodo), se leggo un giallo di cui per forza di cose voglio sapere la fine, leggo, altrimenti sono troppo stanca. Un saggio sulla nascita delle stelle non farebbe per me.
    3. l’hai detto in modo perfetto con le parole della tua amica, sintetizzo meno bene con le mie: un giallo-noir inizia con qualcosa che non è a posto, che non si sa, si dipana con una trama, per arrivare a un finale in cui _generalmente_ tutto si sistema, si scopre, si svela. Un po’ come quando stiri: prima è tutto stropicciato, poi diventa liscio. Un po’ maniacale, ma rassicurante, appunto.

    Ciao!
    *giuliaduepuntozero

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  3. Ci pensavo proprio pochi giorni fa, dopo la lettura di Larsson. Secondo me i gialli sono delle fiabe per adulti, la descrizione della realtà è solo una cornice, ma non devono necessariamente essere verosimili.

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  4. Io invece esigo che in un giallo la realtà venga descritta verosimilmente!!! sennò non mi interessa. Però per rispondere bene alla domanda di luiginger ho bisogno di raccogliere bene le idee (leggere gialli è una cosa così scontata per me che mi riesce difficile capire bene perché lo faccio). Prometto che finisco il mio Larsson (sono ancora al primo) e rispondo. Intanto comunque sottoscrivo appieno il punto 2. di *giuliaduepuntozero: si possono leggere i gialli anche quando si sta stramazzando dalla fatica!

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  5. La spiegazione che dà l’amica di Luiginter del perché si leggono così volentieri i libri gialli e i noir è interessante e senz’altro condivisibile : piace l’idea di riuscire a mettere al loro posto tutti i pezzi del puzzle per quel desiderio di ordine e simmetria che c’è, probabilmente, in tutti noi. Personalmente ammiro anche la genialità con cui gli autori disseminano “prove” lungo tutto il libro, per cui, alla fine, sarebbe possibile anche ad un lettore attento capire come va a finire e soprattutto come i protagonisti risolvono i casi.

    C’è un altro motivo per amare i gialli e i noir . Dietro l’eccezionalità del “delitto” si celano personaggi ai quali ti affezioni per la loro normalità -vedi l’ispettore Wallander e la sua vita così ordinaria e piena di problemi – e inizi a seguirli in modo seriale, non vedi l’ora che esca il prossimo libro e ti addolora quando la serie finisce…

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  6. Io ho una spiegazione più tetra.
    Ho iniziato a leggere noir da poco, prima li rifiutavo a priori. Forse preferivo i “bianchi” perchè ero più giovane, volevo riflettermi nel personaggio e crescere con lui.
    Ora sono più grande, meno bianca, mi rivedo più in un disilluso commissario che in una passionale Anna Karenina.

    Ma questo vale per me che non ho 30 anni.
    Se hai 30 anni e ti piacciono i noir, forse è perchè questo mondo fa invecchiare prima del dovuto.
    Forse i noir piacciono perchè questo è un mondo per vecchi.
    Rassicurante, stropicciato da sistemare, desiderio di ordine,normalità (cito le parole da voi usate) in fin dei conti sono esigenze da vecchi.

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  7. @silvana: nel post non l’ho scritto per tenermi breve. Ma la mia amica mi ha parlato anche dell’affezione per ipersonaggi seriali che ritornano nei romanzi gialli; i detective cui ci si affeziona, dei quali si conoscono dettagli di vita, gusti, fallimenti, gesti abituali e normali, appunto come dici tu. Anche questo contribuisce, pare a farli amare molto.

    @Anto: in verità io leggevo gialli quando ero più giovane, ora molti meno. Forse invecchiando sento meno bisogno di ordine (in verità credo di non averne mai sentito il bisogno).
    Comunque invecchiando sento sempre più attrazione per le storie meno strutturate, mi interessa meno avere un inizio e una conclusione, una soluzione. Preferisco i libri “aperti”, le strade secondarie, le storie quasi non narrate o non narrabili, forse le non-storie.
    Forse per questo leggo pochi gialli.

    ciao a tutti

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  8. Anch’io ho letto solo qualche giallo da adolescente; oggi invece non leggo gialli nè noir, non ho preclusioni di genere, ma le mie priorità sono altre e così non resta mai il tempo, nonostante le stimolanti sollecitazioni di Giulia2punto zero. Anzi tempo fa avevo letto su sua indicazione” La briscola in cinque” di Malvaldi- la rivalsa dei pensionati, ma non mi era piaciuto.
    Gli unici gialli letti non da adolescente sono stati, a parte qualche giallo di CAMILLERI, il piacevole romanzo di AMARA LAKOUS SCONTRO DI CIVILTA’PER UN ASCENSORE A PIAZZA VITTORIO, in cui però la trama gialla era l’aspetto che meno mi interessava e due gialli d’autore come IL PASTICCIACCIO e LA COGNIZIONE DEL DOLORE. E’ vero che il giallo per GADDA è un pretesto, ma in questo caso crollano tutte le affermazioni dell’amica di Luiginter: non c’è nulla di rassicurante, nulla torna in ordine, nulla si risolve …anzi Gadda usa questo genere per esprimere la complessità del nostro tempo, in cui non è possibile arrivare ad una conclusione.
    Alla fine del Pasticciaccio, quando sembra che ci sia una soluzione..le ultime parole sono A RIPENTERSI QUASI. e così il nodo, il groviglio, il garbuglio, lo gnommero resta.
    E giustamente Ingravallo sostiene che ” occorre sostituire alla causa le cause”, che ” le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo…”
    Le storie gialle di Gadda sono altra cosa ..forse..in fondo.. la negazione del giallo!

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  9. Etichette?
    La mia domanda nel senso che io ho sempre creduto di essermi tenuto ben lontano sia dai gialli sia dai noir. Li legge mio padre ed abbiamo gusti di lettura diversi. Io non riesco, comunque, a leggere qualcosa che verrà svelato solo alla fine (sapendo che sarà svelato alla fine, intendo): mi annoio. Ho bisogno di altro.

    Poi questo Natale mi regalano Educazione di una canaglia di Edward Bunker. Proprio oggi, mentre ero sul finire del libro, in un momento di semi-oscurità da galleria del treno sul quale viaggiavo, butto l’occhio sulla quarta e scopro che viene classificato come noir. Arrivo a casa; mi collego; arrivo su GdL; leggo l’unico commento su Bunker (una sorta di epitaffio del 2005 di Luiginter): anch’egli lo definisce noir!
    Ora mi chiedo se io sia stato un lettore di noir sotto mentite spoglie o se sia solo una questione di etichette. Poiché allora, alla fine, tutti noi saremmo in parte noir (lascio salvi santi ed angeli et similia)!

    Hugs Hugs
    Fubar/08.12.28th

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  10. Ho sempre pensato al giallo come a un caso di meta-letteratura, il lettore si affanna a rintracciare lo scrittore svelando i segni e le relazioni che in cadavere ha con l’ambiente circostante.
    Il cadavere è il libro stesso, in corpo morto che reca in se i segni del suo killer, l’autore appunto, e dalla sua rimozione dalla scena dei viventi diventa un caso da risolvere per il lettore, che si immedesima ovviamente nell’investigatore.

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  11. Intrigante questa miscela di motivazioni e anche di insofferenze che però è sbilanciata sulla lettura del “giallo” a cui certo appartengono di diritto l’ordine ricostruito, la disseminazione indiziaria, lo svelamento rassicurante.
    Il Noir ha ben altre tinte, del vortice di cause complesse – per dirla con il Gadda citato – non tenta nemmeno una rappresentazione globale ma isola frammenti di fragilità e di buio e li espone, spietati. Fu con la Promessa di Durrenmatt (ri-leggetelo!)che la credibilità in un mondo “ordinato” è venuta meno e la scrittura “giallo-noir” ha riscoperto la grammatica delle fiabe nere, le uniche, forse, più vicine a quel groviglio di inquietudine e di dettagli insignificanti, governati dall’assurdo o dal caso, appesantiti dalle colpe o dagli errori, che è diventato il mondo, sociale, umano, interiore.
    Vero è anche che se Gadda usa il Genere come pretesto, una letteratura realmente noir di marca italiana è rara (e qui ha ragione il lettore che denuncia il gioco delle etichette!)e a mio avviso la scrittura delle donne in tal senso è la più originale o comunque quella che azzarda oltre: segnalo due scrittrici che amo – diversissime- Simona Vinci, Paola Ducci. L’una “affermata”, l’altra “esordiente”, perché un libro di qualità, fortunatamente, supera le logiche del mercato. E poi una “grande” che non può essere etichettata né giallista né noirista: Fred Vargas. Lei “usa” tutto: l’investigazione, la serialità dei personaggi (e il piacere del riconoscimento), l’atmosfera fiabesca (nera nera) e il grottesco alla Pennac. Una miscela esplosiva. Non credo che il desiderio di “ordine” sia un problema di età anagrafica quanto un bisogno, contraddittorio, dell’essere umano, non come entità assoluta ma come individuo storico che riflette in ciò che legge (e ama leggere) la visione del mondo in cui vive. E il nostro è un mondo (fuori e dentro) che non “ordina” le cose né mette a posto niente, anzi è da un po’ che la nostra letteratura racconta l’inquietudine.

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