Roberto Ampuero, I nostri anni verde oliva. Una storia cubana

Il verde oliva non è un suggestivo richiamo alla giovinezza, ma alla uniforme usata da Fidel Castro e da chi irreggimenta l’isola di Cuba e la trasforma in una trappola o in una prigione, da cui non si è liberi di andarsene.

E’ quello che ci racconta nel suo libro autobiografico Roberto Ampuero, un cileno fuggito nel 1973, a venti anni, dal Cile di Pinochet. Giovane comunista -studiava antropologia culturale e letteratura ispano americana a Santiago-“ spaventato dalle ronde armate, dai campi per prigionieri politici, dagli arresti arbitrari, dai morti che affioravano dal fiume Mapocho e che portavano i segni della tortura”, era fuggito a Lipsia nella Germania dell’Est, convinto che il suo paese avrebbe ritrovato la strada della democrazia nell’arco di un anno.

E invece non sarà così. Invece del ritorno in Cile, dove la dittatura durerà almeno fino al 1988, approderà a Cuba nel luglio del 1974, prima di tutto per amore di Margarita, una bellissima cubana, figlia di un importante dirigente che sposerà e da cui avrà un figlio, e poi attratto dall’isola in cui pensava di trovare ”una rivoluzione fresca, popolare”.

Nel racconto di questi cinque anni l’attenzione non è posta tanto sull’isola dell’istruzione, della sanità, del lavoro per tutti, ma piuttosto su quegli aspetti negativi che vengono bollati come frottole anticomuniste e che invece qui sono denunciate da chi non è anticomunista, anzi è giunto a Cuba”con la speranza di continuare ad essere comunista in modo onesto”

Amarissima la conclusione di essere arrivato al punto” più vile di stabilire una certa simmetria tra il socialismo di Cuba, unica terra in cui regnava l’uguaglianza sociale, e la dittatura di Pinochet, responsabile di migliaia di torturati, di morti, di desaparecidos”

“Mi sembrava inconcepibile che questo mondo caldo e rigoglioso, di donne sensuali, spiagge bianche, palme e mare turchese, la patria di Josè Marti…culla del cha cha, bolero, rumba”…fosse diventata un’isola tristissima- non per i turisti, ma per i cubani costretti a lunghe file per accaparrarsi il necessario per vivere costantemente razionato E vedere che in quelle file non c’erano mai i dirigenti che vivevano invece in ville con aria condizionata, con cibo assicurato in abbondanza, lusso impensabile per qualunque cubano.

E poi diffidare di tutti, temere qualunque forma di delazione, in quell’isola dove non si voleva che circolassero libri con contenuti critici verso il socialismo, dove non si voleva che i cubani leggessero libri di autori borghesi come Solzhenitsyn, Bulgakov, Llosa, Ortega y Gasset, Octavio Paz, libri che invece finivano per incartare la ridotta razione di carne o a riscaldare l’acqua in ospedale.

Erano proibiti in quanto”atti di deviazionismo ideologico” persino la musica rock , i pantaloni a zampa d’elefante, le camicie a fiori, le scarpe con le zeppe o i capelli lunghi.

Bisognava piuttosto essere pronti a diventare “ carne da macello” e preparare offensive guerrigliere contro i regimi del Guatemala, El Salvador o il Nicaragua, o partire e morire per la libertà dell’Angola.

Vivere sulla propria pelle l’amarezza che scaturisce dal fallimento di un’utopia che nelle ultime pagine diventa “pianto sconsolato”, come se attraverso quel pianto incontrollabile potessi- dice Roberto Ampuero – ritrovare l’innocenza perduta dei miei sogni giovanili “
Ampuero è conosciuto soprattutto come autore di romanzi che hanno come protagonista il detective privato CAYETANO BRULE’, romanzi pubblicati in Italia da Garzanti, tradotti in dieci lingue, persino in cinese mandarino.

Questa autobiografia, che è del 1999, ha trovato invece molte difficoltà ad essere pubblicata: esistono solo edizioni in lingua spagnola e l’edizione in lingua italiana del 2008 è pubblicata da FUSI ORARI, la casa editrice della rivista INTERNAZIONALE.

Questa “storia cubana” non contiene rivelazioni particolari, ma sotto forma di romanzo di piacevole lettura e non di arido saggio politico sociologico, ti fa vivere dal di dentro una realtà di cui si è molto parlato e di cui si parlerà ancora. Per questo vale la pena di leggerlo, anche se è amaro conoscere o approfondire il fallimento di utopie di giustizia sociale, in cui- anche per noi – era stato bello credere.

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2 pensieri riguardo “Roberto Ampuero, I nostri anni verde oliva. Una storia cubana”

  1. Scusate!!! volevo postare quello di sopra in “Libri all’infinito” 😦
    C’è la possibilità di cancellare un mio commento?

    Mi piace

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