La libreria del giallo di Milano chiude. E’ anche colpa nostra, vero?

La libreria del giallo di Milano (in via Peschiera) chiude il prossimo 31 marzo.
Tecla Dozio, la proprietaria, indica (letto su la Repubblica di oggi) alcuni “responsabili” di questo “delitto”: oltre a Milano, “serial killer culturale”, Tecla Dozio cita anche i lettori,

che mi sono stati vicini quando in passato ho avuto altre emergenze economiche, ma che poi non si vedevano mai, nei periodi normali. Veniva solo chi proprio non trovava un libro da nessun’altra parte.

Insomma, forse noi lettori potremmo/dovremmo essere più consapevoli dell’importanza dei nostri acquisti nelle piccole librerie indipendenti.
Oltre che darci un miglior rapporto con chi vende (il mitico librario o libraia, che ti conosce, consiglia e sconsiglia, dialoga con te…), frequentare regolarmente le piccole librerie aiuterebbe l’ecologia culturale delle nostre città, mantenendo accese quelle piccole luci, evitando che vengano sostituite da agenzie immobiliari; e d’altra parte anche la “lettura” in generale e il mercato editoriale non starebbero meglio se la diffusione dei libri non fosse solo nelle mani di due tre catene?

Me lo dico ogni volta che vedo una piccola libreria di qualità o che sento dire che qualcuna di queste librerie chiude. Ma poi mi trovo troppo spesso a finire dentro una Feltrinelli. Ecco, come proposito per l’anno nuovo voglio comprare tutti i libri in piccole librerie, voglio parlare con una libraia o un libraio. E vorrei anche riuscire a segnalare e magari fotografare un po’ di queste piccole librerie di qualità…

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4 pensieri riguardo “La libreria del giallo di Milano chiude. E’ anche colpa nostra, vero?”

  1. Già, le piccole librerie che chiudono. A Bologna, all’ inizio del 2008, ha chiuso una libreria, “Librincontro”, non piccola in sè, ma piccola nei suoi rapporti che possiamo chiamare di potere. Era una bella libreria, che faceva anche sconti e offriva Remainders, ma non ha retto ai grandi colossi. Prima di tutto, la Feltrinelli poi, da circa un mese, la Coop che , con una grande operazione di recupero di un vecchio cinema, ha aperto un enorme contenitore, nel cuore della città, dove si vendono libri, si beve il caffè, si mangia e si acquistano cibi raffinati.
    C’ è una evidente lotta tra i due giganti che quasi si fronteggiano e si aspetta l’ eventuale sconfitto. Intanto, però muoiono le librerie autonome…
    Quali le responsabilità dei lettori?
    In parte, è vero che un po’ di colpa sia anche nostra.
    L’ apparente sconto di Feltrinelli, la possibilità di avere subito il libro che cerchiamo- e non trascurei ” l’ odore del potere”- attirano folle.
    Anche qui, come in altri ambiti, sarebbe bene rimboccarsi le maniche ( come luiginter) e cominciare dal piccolo delle mutazioni significative delle abitudini e delle consuetudini. Non sempre il negativo dipende dal destino cinico e baro

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  2. E nel post non ho aggiunto che anche la vendita di libri su Internet potrebbe (lo è già?) essere un fattore di difficoltà per le piccole librerie.

    Comprare su Ibs.it o su Amazon o su bookdepository.co.uk/ è comodo e si trova (quasi) tutto quello che c’è in catalogo e arriva in pochi giorni. Io spesso compro così magari “associandomi” con qualche amico o parente per limare le spese di spedizione.

    D’altra parte, forse, la rete potrebbe essere uno strumento capace di avvantaggiare le piccole librerie di qualità: per esempio potrebbero usare Internet per far conoscere la propria capacità di consigliare, di selezionare, aiutando il lettore a scegliere.
    Ogni tanto su questo blog fanno un giro quelli della libreria Atlantide di Castel San Pietro (Bologna)
    (https://gruppodilettura.wordpress.com/2008/06/21/i-libri-piu-belli-letti-nel-2008/#comment-20455), hanno un loro blog: http://buoneletture.wordpress.com/.
    Insomma, spero siano in tanti i librai che non si rassegnano… 🙂

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  3. Personalmente, non credo che si possa opporre l’acquisto online di titoli in lingua originale a quello effettuato presso piccole librerie: io vi ricorro quando il titolo che mi interessa non è stato tradotto oppure l’edizione italiana è più costosa di quella originale anche se gravata dalle spese di spedizione (capita pure questo). In che modo potrebbe validamente rappresentare una alternativa la piccola libreria? Diverso ovviamente l’acquisto di libri italiani, ma forse chi lo fa vive in piccoli centri poco serviti. Piuttosto sarebbe forse una idea vincente se piccole librerie si “coalizzassero” sulla rete per creare un network di offerte ai potenziali clienti, includendo, p. es., la creazione di bibliografie ragionate e personalizzate sugli interessi del cliente

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