Nadeem Aslam, uno scrittore pakistano da non perdere

LA VEGLIA INUTILE, un nuovo romanzo di NADEEM ASLAM, pubblicato da FELTRINELLI in ottobre 2008, a poco più di un mese dalla pubblicazione dell’originale in lingua inglese in Inghilterra.

Un romanzo molto atteso per il grande interesse suscitato in me nel 2004 da  MAPPE PER AMANTI SMARRITI. Un romanzo polifonico che – con una trama quasi gialla – senza retorica, con lucidità, con pietosa partecipazione descrive le “gabbie religiose, politiche, sociali” che rendono ancora più dura la vita di migranti, soprattutto pakistani, che continuano ad avere lo sguardo alla patria perduta.

Tra i temi affrontati la mancata integrazione in una città senza nome, ribattezzata Città della solitudine in un’Inghilterra multiculturale, ma che spesso ghettizza, anche perché gli stessi migranti di prima generazione si autoghettizzano.

E’ l‘ISLAMISMO in primo piano con le sue storture, contraddizioni che producono forme di violenza soprattutto sulle donne. Un islamismo con volti diversi, che può degenerare in fanatismo e che come tale è condannato da Nadeem Aslam che si definisce laico, ma di cultura musulmana.

Un romanzo che si presta ad un’efficace indagine sociologica, ma che deve essere gustato anche per la bellezza della scrittura, per la ricchezza della lingua, per la sensualità, per le minuziose descrizioni che sollecitano i sensi, suggerendo colori, profumi attraverso le frequenti metafore e similitudini.

Tante storie, tanti personaggi che si muovono in una natura libera, colorata, felice, vista con occhi esotici in opposizione al grigiore in cui vive la comunità pakistana a causa della gabbia culturale che si è autocostruita.

SOLITUDINE è certamente la parola chiave del romanzo.

Più difficile la valutazione del nuovo romanzo LA VEGLIA INUTILE, che sono corsa ad acquistare il giorno stesso della pubblicazione in Italia e che ho letto subito dopo, ma che ha fatto nascere in me – cosa insolita –  il bisogno di una ri-lettura immediata più lenta. Il significato generale era chiaro, ma gli infiniti particolari troppo complessi e sfuggenti.

Dopo un’opera eccellente, come io ritengo sia Mappe per amanti smarriti, si fa sempre fatica a ritrovare un’opera allo stesso livello o più valida ancora. Per questo potrebbe essere facile  solo dire che è di livello inferiore, preferisco invece sottolineare che dietro questo romanzo c’è sempre un giovane scrittore pakistano con grandi talenti e che con molto coraggio continua a scavare dentro questa cultura islamica, che, pur nella sua laicità, è la sua cultura.

Potrei solo dire che è meno marcato quel afflato poetico che accompagnava il romanzo precedente e che catturava il lettore: anche qui non manca, forse si è fatto più sottile.

Teatro della storia è l’AFGHANISTAN, un Afghanistan diverso da quello del CACCIATORE DI AQUILONI: non è più

la terra che Alessandro Magno aveva attraversato con il suo unicorno, un paese di frutteti leggendari…di melograni    ma…una delle grandi tragedie del nostro tempo lacerato da guerre infinite, dagli odi e sbagli del mondo,due milioni di morti nell’ ultimo quarto di secolo

Attraverso le tante storie, in particolare di cinque personaggi, penetriamo nella dolorosa e brutale storia di un paese, che da almeno 25 anni è cronaca giornaliera dei nostri telegiornali. Un Afghanistan, in cui prevalgono  la distruzione, la violenza, impensabili brutture, ma anche la bellezza, se si richiama il passato , la tradizione.

Marcus, un medico inglese settantenne sposato ad un’afghana, Lara una russa alla ricerca del fratello disertore,  David la spia americana, James il soldato delle forze speciali Usa, Casa un talebano, a cui Aslam presta una particolare attenzione: personaggi di origine diversa, ciascuno rappresentativo del luogo d’origine e delle connessioni forzate in questo teatro di guerra dalla storia complessa, dall’occupazione britannica all’invasione russa, alla guerra civile, all’intervento americano, al dopo  11 settembre quello  “ spettacolo grandioso visto dal mondo intero che avrebbe seminato timore e sgomento in ogni cuore come un’ esplosione nucleare sulla luna”

Un paese in cui la guerra non è finita e in  cui

perfino l’aria… ha una sua storia da raccontare. Qui è possibile prendere un pezzo di pane da un piatto e, seguendolo fino alle sue origini, raccogliere una dozzina di storie sulla guerra, come abbia colpito la mano che lavorava la pasta, quali siano state le ripercussioni della guerra sul campo in cui cresceva il grano

E anche dietro la mano mancante di Marcus c’è una tragedia dolorosa da scoprire a poco a poco.

C’è un mondo violento, al di là dell’Afghanistan e c’è un centro nel romanzo,la casa di Marcus, un microcosmo, in cui uomini  e donne diversamente smarriti convergono: una casa nel cui giardino è una fabbrica di profumi ora in disuso, in cui c’è la testa gigantesca di un Budda sorridente, una casa in cui moltissimi libri sono inchiodati al soffitto, una casa in cui le pareti  con antichi dipinti libertini sono state coperte di fango, per occultare  e salvare dalla violenza dei talebani la  bellezza, di cui erano capaci gli uomini liberi  del passato.

Frequenti e sorprendenti in  uno scrittore di cultura islamica sono i richiami ad opere letterarie del passato  di autori come Omero, Tucidite, Virgilio, Agostino, Firdusi, Blake…

Nelle ultime pagine un significativo richiamo ad Omero:

Gli eroi d’Oriente e Occidente si stanno massacrando a vicenda nella polvere dell’Afghanistan.

Entrambe le parti della guerra di Omero, quando arrivano a raccogliere i  loro morti sul campo di battaglia, piangono a dirotto, perfettamente visibili gli uni agli altri. Con la morte nel cuore

Anche in questo romanzo Nadeem Aslam si dimostra capace di guardare alla realtà con una molteplicità di punti di vista e questo lo rende particolarmente apprezzabile

NADEEM ASLAM,  MAPPE PER AMANTI SMARRITI, Universale economica Feltrinelli, 2006 pp 379

NADEEM ASLAM, LA VEGLIA INUTILE, I narratori FELTRINELLI, 2008 pp 311

Annunci

4 pensieri su “Nadeem Aslam, uno scrittore pakistano da non perdere”

  1. “Mappe per amanti smarriti” è stato il libro che il nostro gruppo, ” Librando”, ha letto questo mese. Come si conviene, ha suscitato un ventaglio ampio di giudizi, dall’ indifferenza all’ entusiasmo.
    Per quello che riguarda me, il libro mi ha conquistata e turbata. Diciamo pure che la lettura, per parafrasare Saffo, ” mi ha scosso l’ anima” e non tanto per l’ aspetto per così dire ” sociologico”, quanto per la capacità della scrittura di suscitare compassione ( in senso etimologico) con i personaggi.
    Così ho patito con Kaukab le sue sofferenze di madre nelle gabbie fondamentaliste in cui è inserita ; con Shamas, la struggente malinconia delle vecchiezza che si concede l’ ultimo illusorio tentativo di combattere la morte; con Chanda e Jungnu, lo strazio di vivere una vita normale.
    Poi, ho goduto della scrittura fantasiosa e coranica, favolistica e orientale.
    Infine ho ammirato lo sforzo- a mio parere riuscito- di denunciare gli errori di una religione attraverso gli strumenti laici della medesima cultura. Un atto di denuncia unito ad un atto d’ amore.
    Mi è sembrato, questo libro, additare come negativa non solo una religione, ma in generale, ogni comportamento che creda di rifarsi a delle verità.
    Alla fine, mi sono detta che questo immane impresa non poteva essere ripetibile e che qualunque cosa avesse scritto Aslam sarebbe stata di diverso respiro. Tuttavia, per non cadere nel medesimo fondamentalismo, ho preso in bilioteca ” La Veglia inutile” e tu, xochitl2, più o meno mi confermi il dubbio. Vedremo. Forse non subito, ma presto ritenterò un contatto con Aslam.

    Mi piace

  2. “Mappe per amanti smarriti” è sicuramente da annoverare tra i capolavori della letteratura mondiale. Per il suo ampio respiro, per la lentezza sinestetica delle sue descrizioni, per i suoi personaggi e per la poesia. E’ un libro poetico, indimenticabile. Indimenticabili i suoi personaggi. E ammirevole il racconto di un Islam da parte di uno scrittore islamico non religioso che è insieme critica feroce e poesia pura.
    Ma non è di questo che volevo parlare…
    E’ chiaro che dopo una lettura del genere si faccia fatica a immaginare che lo stesso autore possa scrivere ancora qualcosa di così potente…. Ho appena finito di leggere “La veglia inutile”. L’inizio è stato lento, c’era una certa resistenza data dal paragone con l’altro romanzo.’ No, non è così bello, non è la stessa cosa…’ Poi il superamento della barriera. Sono entrata nel libro tutto d’un fiato e l’ho finito. E’ poetico, ha delle immagini che rimangono tatuate nella memoria (i libri sul soffitto, per esempio) e anche se i suoi personaggi non sono così definiti come quelli di Mappe, sono comunque commoventi e bellissimi. Ognuno è portatore di un mondo diverso, viene da una nazione diversa, ha un background differente… questo rendeva difficile l’approfondimento. Sono bellissimi e il libro è bellissimo. E non vedo l’ora che Aslam ne scriva un altro.
    Anna Karenina è sublime, ma Guerra e Pace?

    Mi piace

  3. Ho letto La veglia inutile per caso. L’ho trovato in un edicola in una stazione straniera in inglese. Siccome quest’anno sono stata catturata dalla letteratura proveniente da quelle zone dell’Asia, Afghanistan, Pakistan, India, l’ho preso e ne sono stata conquistata. Non avendo letto il suo precendete, non sono viziata da aspettative e ho quindi trovato questo libro straordinario. La cosa che più mi ha incantato è che nel disastro dell’Afganistan nessuno è innocente, tutti sono un po’ vittime e tutti sono macchiati da colpe di cui in genere non capiscono la portata perchè la loro attenzione è altrove. E’ come se fossero guerci. E è precisamente la situazione che Hobbes descriveva nel suo stato di natura, quell’incertezza quotidiana della sopravvivenza. Ci sono solo i due survivors, Marcus e Lara, devastati da lutti lontani e vicini la cui statura però più che morale è metafisica, lui che rappresenta la continuità del sapere dell’umanità che ha radici lontane e getta ponti avanti, e lei della capacità d’endurance, tipicamente femminile. E tutta la poesia intorno a loro, dei profumi e dei fiori, del lago, della casa coi libri, dei dipinti, degli animali è sprecata? No, ma c’è il senso di una perdita, la perdita della possibilità di goderne e esserne semplicemente parte.
    Suggerisco a chi ancora non li avesse letti e scoperti: Mohsin Hamid, The reluctant fundamentalist; Mohammed Hanif, A case of exploding mangoes e, grandissima, Hiran Desai, The Inheritance of Loss (forse ci sono anche in italiano)

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...