I mille romanzi che tutti dovrebbero leggere

Il Guardian ha selezionato i mille romanzi che tutti dovrebbero leggere.
Son divisi per categorie: per esempio i gialli e noir, nell’elegante e laica categoria “crime“; oppure i libri “comici” rubricati in “comedy” (ma: comedy is not humor…), o ancora la rassicurante “Family & Self” per libri come Papà Goriot, I Fratelli Karamazov ma anche Middlesex di Jeffrey Eugenides. E naturalmente i romanzi d’amore: Love.

Le liste sono in ordine alfabetico per autore: quindi, prima di scandalizzarvi per chi c’è e chi non c’è, dovete avere la pazienza di scorrere, per ogni tipo di romanzo, le tre parti in cui è suddiviso l’elenco. La lista dei romanzi di crime, per esempio, incomincia con L’uomo dal braccio d’oro di Nelson Algren, autore sublime, in effetti, ma non credo che lo avrei mai inserito fra i giallli o noir.

Interessanti anche alcune digressioni: come i migliori detectivi atipici (The best unusual detectives), i migliori romanzi che usino il flusso di coscienza (The best stream-of-consciousness novels). C’è anche una interessante incursione nella graphic novel.

1000 novels everyone must read, Guardian.co.uk

Chi prova a contare quanti ne ha già letti?

Aggiornamento: al Guardian continuano ad aggiungere pezzi al mosaico che compone i “mille romanzi che tutti dovrebbero leggere. Oggi, per esempio, hanno aggiunto la categoria State of the nation: piena di libri interessanti, per tutti, mi pare: Dickens, Rushdie, Franzen, Zadie Smith. George Orwell ecc. Nei prossimi giorni dovrebbero arrivarne altri.

Ecco. Ora hanno completato la serie con Science fiction & fantasy, e War and travel.

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33 pensieri riguardo “I mille romanzi che tutti dovrebbero leggere”

  1. Nella sezione “Love” c’e’ L’amante, di Marguerite Duras!. Mi e’ piaciuto.
    Ma Il conte di Montecristo e’ un noir??
    Questi elenchi sono infiniti e un po’ confusionari : )

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  2. Mi viene spontaneo rispondere con lo stracitato Pennac che il verbo leggere non sopporta l’imperativo.
    Ok, “dovrebbe” secondo l’analisi grammaticale è un condizionale, però quel “dovere” lì proprio non mi garba, abbinato ai libri poi ancora meno…
    Non ho guardato questa lista e non so se lo farò, non amo gli elenchi, e se proprio cerco dei consigli di lettura, allora preferisco i nostri “i libri più belli letti nel …” che non hanno la pretesa dell’universalità e sono ricchi dell’esperienza personale del lettore.
    (Scusate la polemica, ma questo blog è bello proprio perchè ognuno si sente libero di dire la sua, tante opinioni e nessuna sentenza)

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  3. Mi pare che le categorie in cui sono suddivisi i titoli non siano 3 ma 5 (State of the Nation, Family & self, Comedy, Crime e Love).

    Non è semplicissimo cercare un titolo, anche perché le categorie sono piuttosto arbitrarie e ognuna di esse è pubblicata in più pagine differenti. La consultazione risulta quindi piuttosto faticosa e poco intuitiva. Eppure non ci sarebbe voulta una gran competenza informatica per organizzare la cosa in modo più semplice…

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  4. @Ermanno: il fatto è che stanno aggiornando il servizio e aggiungono via via nuove categorie. Ieri, quando ho scritto il post, “State of the Nation” ancora non c’era.

    ciao ciao

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  5. Quindi, se non ho capito male, per consultare
    ( faticosamente) tutte le categorie alla ricerca dei titoli che potremmo aver letto, si sottrae congruo tempo prezioso alla lettura dei libri che non abbiamo ancora letto…

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  6. @Fenice: dai, lo sai che per me (per noi tutti, credo), la lettura è un’attività *anarchica*, a zig zag, piena di sorprese.
    Questo dei mille romanzi è un gioco; o un divertente inventario di cose da tenere d’occhio. Certo non va preso troppo sul serio. Potrebbe essere una versione un po’ ironica di un canone. E come tutti i canoni dovrebbe solo far discutere, non sembrare un’imposizione. 😉

    ti abbraccio

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  7. Perché non sono d’accordo con il Guardian.

    La terza persona narrante di Papà Goriot non è solo onnisciente e onnipresente, caratteristiche che in un romanzo dell’800 ci si deve aspettare, quello di questo libro è un narratore che ha finalità pedagogiche, didattiche: ha la pretesa di insegnare e di ammaestrare. Non accompagna il lettore prendendolo sotto braccio, sembra volerlo condurre, a forza, tirandolo per il guinzaglio, all’unica conclusione possibile.
    Non sarebbe corretto cercare i temi tipici del novecento in un’opera del XIX secolo, ma, a mio parere, alcuni contemporanei di Balzac sanno esprimere maggiore forza evocativa dimostrandosi più vicini alla nostra sensibilità.

    Mariangela

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  8. @Tutti @Luigi Gavazzi
    A me sinceramente viene viene un’altra curiosità: tolti i libri di cui più o meno tutti conoscono almeno il titolo, quali sono gli altri che, secondo il Guardian, sono assolutamente da leggere?

    Ho deciso di procedere, con pochi titoli alla volta, in questo modo:

    1. Ho tolto la suddivisione per aree tematiche
    2. Ho evitato i classici e i titoli arcinoti
    3. Ho necessariamente omesso i libri non trovati (vuoi perché non tradotti in italiano, vuoi perché non ci sono arrivata io)
    4. Ho indicato i titoli nell’edizione più recente

    Comincio con questa manciata di titoli, giusto una dozzina sui mille proposti dal Guardian:

    • Elizabeth Bowen, “La morte del cuore”, La tartaruga, 1995, 355 p.
    • Elizabeth Bowen, “L’ultimo settembre”, Neri Pozza, 2011, 297 p.
    • Elizabeth Bowen, “Nel cuore del giorno”, La tartaruga, 1993, 326 p.
    • Georges Perec, “La scomparsa : romanzo”, Guida, 2007, 325 p.
    • Georges Perec, “La vita istruzioni per l’uso”, BUR, 2012, 570 p.
    • J. G. Ballard, “Crash”, Feltrinelli, 2008, 205 p.
    • J. G. Ballard, “Il mondo sommerso”, Baldini & Castoldi, 1998, 239 p.
    • J. G. Ballard, “L’impero del sole”, Feltrinelli, 2006, 317 p.
    • J. G. Ballard, “Millennium people”, Feltrinelli, 2004, 259 p.
    • Neal Stephenson, “Cryptonomicon”, Rizzoli, 2000, 1163 p.
    • William Boyd, “Come neve al sole”, Mondadori, 1987, 372 p.
    • William Boyd, “Ogni cuore umano Diari intimi di Logan Mountstuart”, Pozza, 2004, 607 p.

    Io ho sentito nominare Perec e Ballard, per il resto non conosco nessun autore o titolo.

    Ciao,
    Mariangela

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  9. @Tutti
    Sempre seguendo i criteri spiegati sopra (ho tolto i romanzi più famosi e conosciuti), elenco qui sotto altri libri pescati tra i mille che il Guardian consiglia di leggere:

    • Joseph Heller, “Comma 22”, Bombiani, 2016, 572 p.
    • Samuel Beckett, “Molloy”, Einaudi, 2005, 222 p.
    • Joyce Cary, “Mister Johnson”, Serra & Riva, 1991, 275 p.
    • Peter Carey, “La ballata di Ned Kelly”, Frassinelli, 2002, 451 p.
    • Peter Carey, “Oscar e Lucinda”, Corbaccio, 2002, 567 p.
    • James Lloyd Carr, “Un mese in campagna”, Fazi, 2005, 135 p.
    • Max Beerbohm, “Zuleika Dobson: una storia d’amore a Oxford”, Baldini Castoldi Dalai, 2006, 315 p.

    Mi sento particolarmente ignorante perché, con l’eccezione di Peter Carey e Samuel Beckett, io questi autori non penso di averli mai sentiti nominare. A voi risultano nomi noti?

    Ciao,
    Mariangela

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  10. @Tutti
    Tra i mille libri di cui il Guardian caldeggia la lettura ci sono anche questi:

    • David Lodge,”Scambi storia di due università”, Bompiani,1988,243 p.
    • David Lodge, “Ottimo lavoro, professore”, Bompiani, 2001, 364 p.
    • Will Self, “Grandi scimmie”, Feltrinelli, 1999, 354 p.
    • Eric Ambler, “La maschera di Dimitrios”, Adelphi, 2000, 235 p.
    • Eric Ambler, “Epitaffio per una spia”, Adelphi, 2001, 231 p.
    • Eric Ambler, “Viaggio nella paura”, Adelphi, 2015, 226 p. ;
    • Wilkie Collins, “La donna in bianco”, Fazi, 2015, 745 p.
    • Wilkie Collins, “La pietra di luna”, Garzanti, 2002, 533 p.
    • Michael Dibdin, “Nido di topi”, Passigli, 2001, 334 p.
    • Michael Dibdin, “Laguna morta”, TEA, 2003, 413 p.
    • Michael Dibdin, “Turpi inganni “, Mondadori, 1991
    • Colin Dexter, “Al momento della scomparsa la ragazza indossava”, Sellerio, 2012, 390 p.

    Li conoscete?

    Ciao,
    Mari

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  11. @tutti
    Qui altri titoli dall’elenco del Guardian. Certo, ad avere tempo e ad essere capaci di postare qui un file EXCEL, magari con una colonna in cui indicare il titolo originale e una dedicata alle eventuali trasposizioni cinematografiche, allora sì che sarebbe venuto un lavoro coi fiocchi. Invece vi dovete accontentare:

    • P. G. Wodehouse , “Jeeves non si smentisce”, Mondadori, 1976, 229 p.
    • Pelham Grenville, “Un mattino di gioia”, Mursia, 1990, 283 p.
    • James Lee Burke, “Pioggia al neon”, Baldini & Castoldi, 1998, 313 p. .
    • James Lee Burke “L’urlo del vento”, Fanucci, 2008, 438 p.
    • P. G. Wodehouse, “Qualcosa di nuovo”, Guanda, 2011, 249 p.
    • P. G. Wodehouse, “Piccadilly Jim”, Guanda, 2005, 255 p.
    • P. G. Wodehouse, “Grazie, Jeeves”, Polillo, 2005, 282 p.
    • P. G. Wodehouse, “Aria di tempesta”, introduzione di Giorgio Manganelli, Guanda, 1990, 293 p.
    • John Buchan, “I trentanove scalini”, Gruppo editoriale Newton, 2004, 125 p.

    Non ce la farò mai a leggerli tutti, ci sono più libri che vita!

    Mariangela

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  12. @tutti
    Nell’elenco del Guardian ho trovato anche questi libri:

    • Edmund Crispin, “La mosca dorata”, Giano, 2013, 239 p.
    • Nicholas Blake, “La belva deve morire”, Polillo, 2002, 266 p.
    • Mary Elizabeth Braddon,”Il segreto di Lady Audley”,Fazi, 2004, 495p.
    • James Ellroy, “L.A. confidential”, La biblioteca di Repubblica, 2004, 500 p.
    • James Ellroy, “Il grande nulla”, Oscar Mondadori, 2012, 459 p.
    • David Peace, “1974”, Il saggiatore, 2013, 422 p.
    • David Peace, “1977”, Meridiano zero, 2003, 365p.
    • Nancy Mitford, “Inseguendo l’amore”, Giunti, 1996, 233 p.
    • Nancy Mitford, “L’amore in un clima freddo”, Adelphi, 2012, 280 p. (pubblicato anche col titolo: “Amore in climi freddi”)
    • Maria Edgeworth, “Il castello Rackrent”, Fazi, 1999, 120 p.
    • E. C. Bentley, “L’ultima inchiesta di Trent”, Garzanti, 1957, 225 p. (pubblicato anche con il titolo “La vedova del miliardario”)
    • Anthony Berkeley, “Il caso dei cioccolatini avvelenati”, Polillo, 2002, 236 p.

    Lo so che non è un gran criterio, ma dovessi scegliere dal titolo mi lascerei sedurre dai cioccolatini … per quanto avvelenati.

    Ciao,
    Mariangela

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  13. @Mariangela
    Io ho letto Epitaffio per una spia
    Grazioso! Lo definirei un “buon libro da pomeriggio in relax”, ma non un libro che tutti dovrebbero leggere.
    Altri mi suonano ma non ricordo se li ho letti.
    Buona serata
    PS C’è un temporale di quelli che piacciono a me 😉

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  14. @Mari Ellroy è un gigante della letteratura americana, ma ti consiglio American tabloid e Il sangue è randagio oltre LA Confidential. Peace, è una lettura adrenalinica, un linguaggio sincopato, un quadro dell’ Inghilterra tatcheriana snza via d’uscita, una lettura difficile perché di un pessimismo assoluto sulla natura umana. Tra questi due e gli altri una distanza siderale. Ciao

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  15. @Teresa @Tutti
    ti ringrazio moltissimo per le tue osservazioni, vedo che di gialli te ne intendi.

    @Jezabel @Tutti
    Cara Jez, mi citi “Epitaffio per una spia” di Eric Ambler e, proprio la scorsa settimana quando ho cominciato a pescare dalla lista del Guardian, mi sono imbattuta anch’io nel suo nome (mai sentito prima) e ho visto che ricorreva diverse volte con libri diversi: ho quindi deciso di iniziare “La maschera di Dimitrios”. Non so se sia un libro da leggere assolutamente, neppure sono in grado di fare paragoni nell’ambito del suo genere, tanto pochi sarebbero i libri di riferimento, anzi non so neppure etichettarlo (è una spy story?, un giallo, un noir? Boh), però mi sta divertendo e in questo momento è il libro che fa per me. Non l’ho finito quindi non dico altro.

    Ciao,
    Mariangela

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  16. @tutti
    Mentre continuo la “pesca” dai mille romanzi segnalati dal Guardian, mi rendo conto che in diversi casi, soprattutto tra questi libri meno noti, non c’è coincidenza con i titoli originali, anzi, quelli dell’edizione italiana talvolta non c’entrano proprio per niente con quello della lingua in cui il libro è stato scritto; alcune opere, poi, sono state pubblicate in italiano con titoli diversi nel corso del tempo. È facile fare confusione!

    Comunque, qui un altro pugno di libri:

    • James Hadley Chase, “Niente orchidee per Miss Blandish”, Polillo, 2004, 217 p.
    • Ed Mc Bain, “Odio gli sbirri”, Einaudi, 2017, 235 p.
    • Rex Stout, “La lega degli uomini spaventati”, Oscar Mondadori, 2004, 191 p.
    • Edgar Wallace, “I quattro giusti”, Compagnia del giallo, 1993, 95 p.
    • John Le Carré, “Il giardiniere tenace”, Mondadori, 2001, 524 p.
    • John Le Carré “La talpa”, Oscar Mondadori, 2012, 420 p.
    • John Le Carré, “La spia che venne dal freddo”, La biblioteca di Repubblica, 2004, 237 p.
    • Dorothy L. Sayers, “Lord Peter e l’altro”, Polillo, 2011, 392 p.
    • Daphne Du Maurier, “Mia cugina Rachele”, Rizzoli, 2003, 385p.
    • Daphne Du Maurier, “I parassiti”, Il saggiatore, 2010, 344 p.
    • Daphne Du Maurier, “Rebecca la prima moglie”, Oscar Mondadori, 2002, 432 p.

    Va beh, John Le Carré è quello di James Bond, questo lo so anch’io!

    Ciao,
    Mariangela

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  17. @Jezabel @Teresa @Tutti

    Ho poi finito “La maschera di Dimitrios” che ho voluto leggere seguendo il consiglio del Guardian: subito dopo la prima metà, non appena postato qui il mio commento abbastanza positivo (vi dicevo che il libro lo stavo trovando divertente) sono stata stritolata da una trama molto faticosa da seguire e inutilmente aggrovigliata: pur ammettendo che Eric Ambler scrive in modo molto elegante, nel complesso il libro nel mio opinabilissimo giudizio non va oltre il 7.5.

    Ciao,
    Mariangela

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  18. @Tutti
    Tra i mille romanzi suggeriti dal Guardian di autori italiani ho trovato solo queste quattordici opere:

    1. Umberto Eco, “Il nome della rosa”, Bompiani, 2016, 618 p.

    2. Primo Levi, “Se non ora, quando?”, Einaudi, 2014, 341 p.

    3. Giorgio Bassani,”Il giardino dei Finzi-Contini”, Feltrinelli, 2012,214p.

    4. Alberto Moravia, “Gli indifferenti”, nota critica di Alessandra Grandelis, Bompiani, 2016, 324 p.

    5. Pier Paolo Pasolini, “Ragazzi di vita”, prefazione di Vincenzo Cerami, Garzanti, 2014, 254 p.

    6. Cesare Pavese,”La luna e i falò”, introduzione di Gian Luigi Beccaria, Einaudi, 2014, XXIX, 170 p.

    7. Leonardo Sciascia, “A ciascuno il suo”, La biblioteca di Repubblica, 2002, 126 p.

    8. Elsa Morante, “La storia”, introduzione di Cesare Garboli, Einaudi, 2005, XXXII, 671 p.

    9. Italo Calvino, “l barone rampante”, Oscar Mondadori, 2013, 306 p.

    10. Umberto Eco, “Il pendolo di Foucault”, Bompiani, 2014, 704 p.

    11. Giuseppe Tomasi di Lampedusa, “Il gattopardo”, edizione a cura di Gioachino Lanza Tomasi, Feltrinelli, 2013, 299 p.

    12. Alessandro Manzoni, “I promessi sposi”, con le note critiche di Geno Pampaloni, De Agostini Libri, Banco Popolare, 2015, 541 p.

    13. Guareschi, “Mondo piccolo: Don Camillo”, con 38 disegni dell’autore, BUR, 2007, 289 p.

    14. Elsa Morante, “L’isola di Arturo”, Einaudi, 2015, 398 p.

    Io ne ho letti meno della metà, voi li avete letti tutti?

    Ciao,
    Mari

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  19. tutti meno tre Il pendolo e Gli indifferenti, e Ragazzi di vita. Mi pare un elenco fortemente datato anni 80. anche se concordo che sono quasi tutti libri fondamentali- E bellissimi.
    Però li ho letti tanto, tantissimi tempo fa. Per alcuni, si tratta di decenni. I promessi mai più riletto dal liceo, e nemmeno ci penso.

    Il più grande per me? La storia, di Elsa Morante, libro di misura straordinaria. Umana e letteraria.

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  20. @Tutti
    Nell’elenco del Guardian ho trovato tre Harris, leggo che Thomas Harris è quello de “Il silenzio degli innocenti”, gli altri due non li ho mai sentiti nominare. Vedo che nella lista dei libri che tutti dovrebbero leggere non mancano tre “libricini” del vittoriano Anthony Trollope:

    • Thomas Harris, “Drago rosso: il delitto della terza luna”, Mondadori, 1989, 322 p.
    • Robert Harris, “Fatherland “, Mondadori, 2000, 370 p.
    • Robert Harris, “Enigma”, Mondadori, 1996, 383 p.
    • Thomas Keneally, “La lista di Schindler”, Frassinelli Paperback, 2004, 385 p.
    • Anthony Trollope, “Le torri di Barchester”, Sellerio, 2004, 679 p.
    • Anthony Trollope, “Le ultime cronache del Barset”, Sellerio, 2009, 1137 p
    • Anthony Trollope, “La vita oggi”, con una nota di Piero Pignata, Sellerio, 2010, 2 volumi (1182 p.)

    Saluti,
    Mariangela

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  21. @Tutti
    Vedo che il nome di Graham Greene ricorre ben otto volte nell’elenco del Guardian:

    • Graham Greene, “Il nostro agente all’Avana”, con uno scritto di Christopher Hitchens, Oscar Mondadori, 2011, 280 p.
    • Graham Greene, “In viaggio con la zia”, introduzione di Paolo Bertinetti, Mondadori, 2011, 324 p.
    • Graham Greene, “Brighton Rock”, introduzione di J.M. Coetzee, Mondadori, 2013I, 285 p.
    • Graham Greene, “Una pistola in vendita”, Oscar Mondadori, 2002, 246 p.
    • Graham Greene, “The ministry of fears”
    • Graham Greene, “Il terzo uomo”, introduzione di Paolo Bertinetti, con un saggio di Seymour Cahtman, Oscar Mondadori, 2012, 154 p.
    • Graham Greene, “Il potere e la gloria”, Oscar Mondadori, 2007, 252p.
    • Graham Greene, “Fine di una storia”, Oscar Mondadori, 2000, 254 p.

    Ritrovo un critico molto apprezzato: Paolo Bertinetti, che avevo incontrato leggendo di letteratura indoinglese.

    Io di Greene devo aver letto in tempi remoti “Il terzo uomo”, voi lo conoscete?

    Ciao,
    Mari

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  22. @Tutti
    Nel mio commento del 15 settembre vi avevo scritto di avere trovato solo 14 opere italiane nell’elenco del Guardian, per mero errore materiale ne ho omessa una e voglio fare ammenda: ecco qui la quindicesima che mi era sfuggita:

    • Dacia Maraini, “La lunga vita di Marianna Ucrìa”, San Paolo, 2015, 382 p.

    Ciao,
    Mariangela

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  23. @Tutti

    Nell’altro articolo abbiamo recentemente parlato di Stephen King in occasione del suo settantesimo compleanno; sono tre le sue opere incluse nella lista del Guardian:

    • Stephen King, “Misery”, La Biblioteca di Repubblica, 2004, 379 p.
    • Stephen King, “Dolores Claiborne”, Sperling & Kupfer, 1994, 266 p.
    • Stephen King, “Shining”, Bompiani, 2014, 588 p.

    Ciao,
    Mariangela

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  24. @Tutti
    Di Dashiell Hammett il Guardian suggerisce la lettura di quattro libri, io ho messo in prima posizione l’ormai classicissimo “Il falco maltese” da cui hanno tratto il film con Humphrey Bogart, sembra però che Hammett tenesse molto anche a “La chiave di vetro” e alcuni critici concordano che, per quanto meno famoso dell’uccellaccio maltese, sia il suo miglior libro:

    • Dashiell Hammett, “Il falco maltese”, Mondadori, 2009, 233 p
    • Dashiell Hammett, “La chiave di vetro”, Guanda, 1995, 227 p.
    • Dashiell Hammett, “Piombo e sangue”, Guanda, 2002, 257 p.
    • Dashiell Hammett, “L’uomo ombra”, Mondadori, 2011, 207 p

    Leggo su un altro articolo di questo blog che anche Francis Scott Fitzgerald includeva questo classico del giallo tra i libri da leggere assolutamente:

    https://gruppodilettura.wordpress.com/2013/08/01/i-libri-da-leggere-assolutamente-secondo-francis-scott-fitzgerald/

    Ciao,
    Mari

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  25. @Tutti
    Chi ha pensato la lista del Guardian doveva tenere Evelyn Waugh nella massima considerazione: sono otto i suoi romanzi inclusi nell’elenco dei 1000 libri da leggere assolutamente:

    • Evelyn Waugh, “Declino e caduta”, Bompiani, 2010, 238 p.
    • Evelyn Waugh, “Corpi vili”, Bompiani, 2014, 239 p.
    • Evelyn Waugh, “Misfatto negro”, Bompiani, 1954, 278 p.
    • Evelyn Waugh, “L’inviato speciale”, introduzione di Carlo Alberto Brioschi, Guanda, 2002, XIII, 241 p
    • Evelyn Waugh, “Il caro estinto”, a cura di Guido Almansi, Bompiani, 2003, XXI, 148 p.
    • Evelyn Waugh, “Una manciata di polvere”, a cura di Guido Almansi, Bompiani, 2003, XIX, 253 p.
    • Evelyn Waugh, “Sempre più bandiere”, Bompiani, 2011, 295 p.
    • Evelyn Waugh, “Uomini alle armi”, Guanda, 2003, 285 p.

    Nel caso di Graham Greene avevo ritrovato Paolo Bertinetti (lo avevo apprezzato a proposito di letteratura postcoloniale), con Evelyn Waugh il Guardian mi conduce a un’altra conoscenza: leggo che Guido Almansi (mi era parso grande in un commento de “Le città invisibili”) è curatore di alcune edizioni italiane dei suoi libri.

    Per me questi due nomi sono una garanzia: capace di andarmi a prendere i libri di Greene e di Waugh solo per leggere i saggi di Bertinetti e Almansi (tutto alla rovescia!).

    Ciao,
    Mariangela

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  26. @Tutti
    Visto che facevo confusione tra Fleming, il padre di James Bond, e Le Carré, ho deciso di leggere “La spia che venne dal freddo”, titolo famosissimo e spy story per eccellenza.

    Libro bello per le prime cento pagine, avvincente per le ultime trenta,
    ma per me quasi insostenibile nelle sessanta centrali, dove proprio ho fatto fatica a seguire la trama. A libro finito ho letto alcune recensioni su ANOBI e ho constatato che anche lì qualcuno lamentava problemi di comprensione a metà libro, insomma, confrontarsi tra lettori, anche indirettamente, consola: non sono l’unica che ha trovato difficile questo libro famosissimo.

    Saluti,
    Mari

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  27. @tutti
    Vedo che questi libri, indicati dal Guardian tra i mille da leggere assolutamente, sono proprio dei classiconi del genere giallo, di quelli che gli appassionati del genere conoscono sicuramente:

    • John Dickson Carr, “Le tre bare”, Mondadori, 1988
    • George Pelecanos, “Fuoco nero”, Piemme, 2007, 429 p.
    • Ruth Rendell, “La morte non sa leggere”, Mondadori, 1987, 250 p.
    • Ruth Rendell, “Carne viva”, 1990, 302 p.
    • Jim Thompson, “In fuga”, Fanucci, 2010, 184 p.

    Oggi in billio ho voluto verificare, così per curiosità: sullo scaffale la cui segnatura inizia con “G” di giallo, di Ruth Rendell ho visto una fila di libri che lascia presupporre sia prolifica come scrittrice di gialli. La conoscete? “La morte non sa leggere”, si intitola un suo libro: ma sarà poi vero che la morte non sappia leggere?

    Ciao,
    Mari

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  28. @tutti
    Talvolta soddisfare una curiosità di lettura ci costa qualche delusione: ho finito anche il terzo libro che sono andata a prendermi su suggestione di questo elenco del Guardian e questa volta ho concluso che certi libri devono essere stati menzionati unicamente per l’importanza che hanno avuto nello sviluppo del genere cui appartengono; penso sia il caso de “I trentanove gradini” di John Buchan che, appunto, ho finito ieri in malo modo (ho omesso delle pagine e sono saltata alla fine, non so se vale, ma proprio non ce l’ho fatta).

    La storia è tutta scandita da inseguimenti e travestimenti, ma è raccontata in modo, devo dirlo, un po’ sempliciotto, niente affatto accattivante. Probabilmente il libro ha segnato, a suo tempo, una svolta nel genere poliziesco perché qui, siamo alla vigilia della Grande Guerra, sono i segreti di stato ad essere il motore della vicenda, probabilmente il libro è stato una pietra miliare per la spy story.

    Però, però … non tutto è perduto (a leggere non si perde mai del tutto): ho trovato un’introduzione che merita di essere menzionata perché nella sua brevità invoglia ad approfondire la storia del genere giallo:

    • John Buchan, Emilio De Marchi, Edgar Allan Poe, “Agli albori del giallo: I trentanove scalini, Il cappello del prete, I delitti della rue Morgue”, con un’introduzione e a cura di Mauro Boncompagni, Mondadori, 2017, Ed. Digitale

    Ciao,
    Mariangela

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  29. @tuti @Cristina

    Eh.. lo so che mi lasciate sola, ma io sto attingendo da questo articolo quindi, per ordine, commento qui. Comunque è un articolo che offre un mucchio di spunti, anche se si capisce subito che l’elenco del Guardian privilegia fortemente i libri scritti in inglese! Però io un paio di autori italiani, e non da poco, me li sono pure persi per strada, per sbaglio, quindi rimedio ora:

    • Italo Calvino, “Le città invisibili”, Mondadori, 2003, p. 164
    • Italo Svevo, “La coscienza di Zeno”, Mondadori, 2016, p. 392

    Ciao
    Mari

    Mi piace

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