Consigli di lettura per malattie dell’animo. Esistono?

Consigliare un libro è faticoso, forse rischioso.
Intendo: non il passaparola: “Quel libro è bellissimo, dovresti leggerlo”; oppure quello che spinge l’amico alla lettura per il modo in cui gli si parla di un certo libro che ci appassiona.
No,intendo un consiglio su richiesta, una richiesta di aiuto: “Voglio un libro che mi faccia volare, volar lontano da qui”. Oppure un libro che aiuti a guarire un mal di vivere che lo ha preso e che lui vuol sanare anche con la lettura.
E’ questa una richiesta più grande del libro che vuole sia consigliato? Ma anche se fossimo autorizzati a fermarci al consiglio di lettura, a questo piccolo/grande aiuto, esiste un libro che aiuti a guarire chi è colpito da un mal di vivere, da una malattia dolente dell’animo?

tavolo da giardino, originally uploaded by luiginter.

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13 pensieri su “Consigli di lettura per malattie dell’animo. Esistono?”

  1. Concordo con la cautela con la quale hai affrontato questo delicato argomento (che sui giornali e in rete invece credo venga strombazzato con scarso rispetto per le persone). Posso affermare che come a tutti è successo che un giorno le lacrime scaturite da una lettura si siano abbracciate con quelle che stavano lì, incerte se uscire o no. La cosa mi ha fatto bene e mi ha restituito serenità. Come è successo che leggendo alcuni interventi su questo stesso spazio, io abbia riflettuto sulle alcune mie scelte e su altro ancora.Da questo a trasformare queste esperienze in una terapia credo tuttavia sia necessaria la sensibilità e la professionalità di un “addetto ai lavori”.
    Vorrei ringraziarti e, anche se da poco partecipo, proprio per la disponibilità con cui questo blog accoglie anche argomenti così profondi.

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  2. Sono daccordo: la questione è delicata e rischiosa. Credo esistano molto libri in grado di aiutare le persone, ma è una cosa talmente soggettiva che non riuscirei mai a dare un consiglio mirato in questo senso. Anni fa tra i libri di casa ho trovato “il male oscuro” di Berto. Era un periodo particolare della mia vita, non stavo molto bene, e leggerlo mi ha aiutata a capire alcune cose che mi stavano accadendo.
    Ora per me risulta alquanto difficile spiegare come mai un libro come “Dal big bang ai buchi neri” di Hawking possa aver sortito su di me un effetto di profonda serenità 🙂 però è così. Credo si tratti una commissione di fortuna e tempismo: certi libri “arrivano” al momento giusto. Possono dare una spinta a fare qualcosa, o a capire che c’è un problema.

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  3. Proprio ieri, ad una riunione dei LettoriAccaniti, si è aperto un dialogo sul tema ” libri che consolano” però si era a fine incontro e forse l’orientamento della discussione era ancora poco articolato e diverso da quello che ho letto nei due interventi di LARAFFAELLA e SUZUPEARL.In sostanza la persona che aveva chiesto consigli al GdL cercava libri rasserenanti, che non la mantenessero nello stato di opacità emotiva che stava attraversando; perciò evitava, e intendeva continuare ad evitare,e perciò rifiutava, libri che la commuovessero.Preferiva così.Qualcuno ha consigliato i libri di McCall Smith, io Paul Auster, con “Follie di New York”e il suo casualismo non moralista che facilità l’adattamento ai casi della vita. Se il tempo fosse stato sufficiente sarebbero usciti altri titoli.

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  4. Sì, forse ci vuole proprio qualcuno che se ne intenda. Amo Paul Auster e ne conosco bene le opere, su di me ha l’effetto energizzante di una speculazione mentale, ma non avrei mai pensato a questo aspetto! Proverò a rileggerlo con altri occhi. In quanto al bisogno di sicurezza e serenità che talvolta mi assale, devo confessare che tengo appositamente le opere di Trollope. Il ciclo del Barsetshire pubblicato in quasi tutti i suoi volumi da Sellerio è anche comodo da tenere sul comodino! Ma non mi sentirei mai di consigliarlo come terapia…magari per l’insonna: è uno splendido vittoriano.

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  5. Le malattie dell’animo le fanno venire. Non le fanno passare. Anzi, a volte le fanno capire meglio, e questo è un bene o un male? leggete senza chiedervi queste stronzate. Sylvia Plath s’è ammazzata.

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  6. A caldo risponderei di NO però credo che proprio il leggere in sé sia terapeutico ( nel mio caso amo molto la lettura ad alta voce, che funziona come una rasserenante ninna nanna ). Come dice giustamente Arch 190 alcuni libri che sono balsami per la mia anima possono essere degli incubi per un’altra: sono come i vestiti della nostra anima ,i libri, e più sono realizzati su misura meglio ci vestono. Da adolescente, quando ero “in preda ad astratti furori” mi piaceva e mi rasserenava molto la lettura dei Promessi sposi, lettura odiata indistintamente da tutti i miei compagni di scuola, mentre la lettura di Verga, più vicino a me culturalmente e geograficamente, oltre che storicamente, amplificava un disagio che non ho ancora superato e, in questo, forse riesco a capire Dante Dellamorte quando afferma che alcune letture le malattie dell’animo le fanno venire o, a volte, le fanno capire meglio.

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  7. In verità, la parabola tra balsami ed incubi vale anche per i consigli di lettura tout court.
    Quante volte capita di leggere segnalazioni di libri ” bellissimi” che ci hanno deluso o di libri “pessimi” che ci hanno incantato?
    Non è facile assolutizzare le ” cure dell’ anima”, nè è forse il caso in questo storico momento di accentuata “individualizzazione” di ogni cosa. Tuttavia, senza cadere nella precettitistica, ci si può spingere a indicare ciò che a ognuno di noi è servito per curare l’ anima.
    Per esempio, Guerra e Pace, decenni fa mi aiutò- e molto- ad elaborare il lutto della perdita di mia madre.

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  8. …non esiste un libro che possa essere considerato un toccasana per le malattie dell’animo,.. però può la lettura, essere, in determinate situazione, un rimedio, un compagno silenzioso…

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