Vasilij Grossman, Vita e destino: una formidabile scrittura

C’è parecchio interesse attorno a Vita e destino di Vasilij Grossman ormai giunto in tre mesi alla quarta edizione Adelphi (prima era Jaca Book). Interesse tutto meritato.
Il libro, oltre alla forza e al valore dei temi, è di una forza artistica formidabile: un vero pugno nello stomaco, la dimensione estetica che fa di un libro un romanzo di grande respiro, indimenticabile.

La scrittura di Grossman trascina nel lager e nei bunker di Stalingrado, si annusa l’odore del petrolio che brucia quando esce dai serbatoi nella battaglia, senti lo sferragliare dei treni che trasportano i deportati nei campi.
Il pugno colpisce subito, nelle prime pagine. Un pugno forte che tiene svegli. Un pugno che ti fa sentire addosso l’immane catastrofe che ha tagliato in due il Novecento. Sensazioni simili a quelle che trasmettono le scene di battaglia di Guerra e Pace.
Sulla prima pagina del romanzo, al secondo paragrafo, si legge

Non aveva piovuto, ma all’alba il terreno era umido e, quando si accendeva il semaforo, sull’asfalto bagnato si spandeva un alone rossastro. Il respiro del lager si percepiva a chilometri di distanza – lì convergevano i fili della luce, sempre più fitti, la strada e la ferrovia. Era uno spazio riempito di linee rette, uno spazio di rettangoli e parallelogrammi che fendevano la terra, il cielo d’autunno, la nebbia.
Sirene lontane – un ululato lungo e sommesso.

Ecco, questo appunto di lettura, a lettura in corso, soprattutto per ricordare che questo è un libro bellissimo oltre che terribile. Come del resto tanti commenti su questo blog hanno già sottolineato. Spero di avere la forza di tornare ad annotare qualche altra impressione di lettura.

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27 pensieri riguardo “Vasilij Grossman, Vita e destino: una formidabile scrittura”

  1. ma come si puo’ leggere un libro cosi’ lungo? c’e’ un modo di organizzare la lettura? quando e come trovate il tempo di leggere? che invidia, ragazzi!!!!

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  2. Si può, si può, Lino. Cominci e la prodigiosa scrittura ti aggancia e ti porta lì, nel lager, nelle battaglie e ovunque. E allora sei nei tavolacci o tra le acque del Volga infiammato e bevi le parole ad una ad una.
    Niente da organizzare, tutto da assaporare e da meditare.

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  3. Non so bene… ma come dice Renza, una volta che ci sei dentro non riesci a staccarti, anche se le storie che narra Gossman sono terribili. Io nel post volevo sottolineare il fatto che la sua scrittura sia così potente, vera arte. E’ un romanzo irrinunciabile.
    ciao ciao

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  4. Ho terminato da un mese la lettura del libro. Sono entusiasta per la bellezza della scrittura. Lo consiglio a tutti: a chi ama le grandi opere, a chi vuole imparare a scrivere. E’ un libro sul male. Ma anche sulla dolcezza. Formidabile la decrizioni del paesaggio, della foresta russa. Tradotto con maestria da Claudia Zonchetti, un’allieva di Julia Judit Dobrovolskaja (classe 1917, vive a Milano), allieva a sua volta di Propp.

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  5. ho appena iniziato la lettura di questo libro e ringrazio voi per le vostre segnalazioni, non posso dire che sia stupendo, contiene tutto il dolore delle generazioni prima di noi, ma la sua lettura la considero irrinunciabile

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  6. Un capolavoro. Io l’ho letto tutto d’un fiato, nonostante le oltre 1.000 pagine. Un libro fondamentale non solo per il risvolto storico e letterario, ma per i principi umani di cui è intriso. Irrinunciabile.

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  7. L’ho finito un’ora fa. Non ho potuto non postare una delle ultime pagine del libro (http://getabit.wordpress.com/2009/09/29/speranza/). Secondo me è terribile e stupendo nello stesso tempo. Il mio vocabolario non è in grado di descriverlo, a caldo direi: nel descrivere il fango di cui è fatta l’umanità si riscopre tutto l’uomo nel suo più alto splendore.

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  8. L’ho letto quest’estate: l’ho amato dalle prime pagine e non è cosa che possa dire di molti libri da me letti e apprezzati.
    Terribilmente umano, epico. Contiene l’immagine più nitida e agghiacciante di una fine nelle camere a gas: chiunque voglia fare lo sceneggiatore dovrebbe leggerla.

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  9. Per chi ha letto ed apprezzato l’immenso (in tutti i sensi) libro di Grossman, mi permetto di consigliare la lettura della eccellente biografia che di Grossman hanno scritto due studiosi americani.

    John e Carol Garrard “Le ossa di Berdicev. La vita e il destino di Vasilij Grossman”. Marietti, 2009.

    Un libro tremendo ma imprescindibile, perchè i Garrard aiutano a decodificare non solo molti passi di “Vita e destino” ma tutta l’opera di Grossman , parte della quale non ancora edita in Italia.

    Qui la scheda del libro
    http://tinyurl.com/cyyzoa

    Grazie e saluti

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  10. Ho terminato la lettura di “Vita e destino” e, considerate le 827 pagine, sono stata abbastanza rapida e questo pechè il livello di coinvolgimento del romanzo è ampio e profondo.Ed ora che ho terminato, non riesco a staccarmene, a metterlo da parte. Ho cominciato a rileggerlo, ma con una rilettura diversa dala precedente: essendo facilmente individuabili delle aree ( lager tedesco, lager sovietico, Stalingrado,la famiglia di Sturm ecc.ecc. ), sto rleggendo ciascuna area, come se le parti fossero contigue.In questo modo capisco meglio particolari che mi erano sfuggiti e assaporo ancora di più la bellezza del testo, che è veramente straordinario. Il solo difetto l’abbondanza dei personaggi, i cui nomi, indicati ora in un modo ora in un altro, spesso mi hanno disorientato, nonostante mi fossi scritta una mappa dei nomi. E’ un romanzo corale che ho apprezzato per i riferimenti storiografici che ho bisgno di chiarire ulteriormente, per le tante problematiche sollevate relative al Bene e al Male, per la bellezza, raffinatezza e profondità della scrittura. Ci sono passaggi indimenticabili da leggere e rileggere come quello di Sofia e il bambino David nel lager, o la lettera della madre a Victor, o la morte di Toija, o il colloquio di Liss e Mostovskoij su nazismo e stalinismo, o lo scritto di Ikonnnikov, che rispecchia il pensiero di Grossman, o certe descrizioni della natura, o ancora i discorsi sulla scienza attraverso Sturm.
    Ripeto ho voglia di rileggerlo e lo sto già facendo, ma mi ha lasciato il desiderio di approfondire certi aspetti della Storia, quella con la S maiuscola. Ho già terminato la lettura di Fucilateli tutti di Desbois, di cui scriverò un post a parte. E spero di leggere il recente romanzo di Mendeelssohn” Gli scomparsi”. Ma sento quasi il dovere di leggere qualche libro di Solgenitzin, che anni addietro, in tempi di ideologie più marcate, avevo quasi rifiutato di leggere.

    n affettuoso saluto a tutti gli amici del blog, in questo caso in particolare a Renza, di cui condivido le osservazioni e l’entusiasmo per la lettura di Vita e destino.

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  11. Sempre a proposito di Grossman vorrei segnalare il post che su “Vita e Destino” avevo scritto sul mio blog nel dicembre del 2008. Spero la cosa non dispiaccia.

    http://nonsoloproust.splinder.com/post/19420987

    Lo segnalo anche perchè in fondo al mio post ho indicato alcuni link molto interessanti, tra cui un interessantissimo filmato e il sito del “Centro studi vita e destino Vasilj Grossman”.

    Su questo sito del Centro Studi trovate, tra l’altro, un utilissimo elenco — molto, molto ben fatto — di tutti i personaggi dello sterminato romanzo.

    Lo trovate qui:

    http://www.grossmanweb.eu/personaggi.asp

    Grazie e saluti

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  12. grazie Gabriella per l’elenco dei nomi, che mi sarebbe stato utilissimo in passato, ma lo è anche ora. Mi è già capitato di consultare il tuo blog e lo farò anche per Vita e destino Grzie ancora

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  13. Ho appena letto la recensione di Gabriella a Vita e destino e l’ho trovata eccellente: ampia, illuminante e completa per quanto può essere completa l’analisi di un testo straordinario e pieno di sfaccettature come il romanzo di Grossman. E quindi ancora grazie Gabriella anche per i bei testi di Makine, altro autore che amo molto.

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  14. Ciao, xochitl2! Anch’ io continuo a rileggere parti di “Vita e destino”, più o meno quelle che tu hai con completezza elencato, ognuna delle quali non è solo parte del tessuto del romanzo, ma anche elemento completo che vive di vita propria. Accanto a questi quadri, mi sento di inserire quei temi trasversali che attraversano tutto il respiro del romanzo, legandone gli elementi e componendone l’ immagine peculiare e grandissima.
    In primo luogo, l’ amore. Tra i personaggi maschili e femminili, la tenerezza e la dolcezza dei sentimenti che legano uomini di guerra e scienziati alle donne che amano ha qualcosa di inaspettato. Grossman riesce a descrivere situazioni particolari che avrebbero potuto scadere nell’ ironia con un tatto e una grazia emozionanti.
    Poi, l’ azione perversa del potere totalitario. I suoi meccanismi che si intrufolano nella coscienza e inducono all’ autoinganno e alla delazione anche le persone più lucide “ Già, e poi ho sentito di certi lager in Polonia in cui radunano gli ebrei, li ammazzano e poi squartano i corpi come fossero bestie al macello. Ma se lo saranno inventato…”. E quindi, il timore, i sospetti e la felicità di poter parlare senza cautele, e poi, Stalin che telefona a Strum e lui chiede alla moglie “ Come sono stato?”.
    Ancora, il tragico disinganno, inevitabile conseguenza del totalitarismo. Vinti i Tedeschi a Stalingrado, comincia l’ epurazione di coloro che quella vittoria hanno permesso e noi li seguiamo, passo per passo, nel tradimento subito.
    E poi, la bontà e non il Bene, la traduzione individuale , personale e umana di un concetto assoluto e perciò totalitario.
    Infine, (ma solo per non farla troppo lunga…) l’ afflato cosmico che ci accompagna per tutto il romanzo, In tutti i momenti, anche i più neri, lo sguardo dei personaggi si volge verso il cielo e verso il domani.
    Alla fine di tutto Aleksandra Vladimirovna, “ che cosa l’ aspettava? Aveva settant’ anni e non sapeva rispondere. Ho la vita davanti, pensò. Che cosa sarebbe stato dei suoi cari? Non lo sapeva. Dalle finestre vuote di casa sua la guardava il cielo di primavera. […] Anche lei vecchia com’era, campava di speranza, non perdeva la fiducia, ma aveva paura del male, era piena di angoscia per i vivi e non li distingueva dai morti. Era lì, in piedi a guardare le rovine della sua casa, a godersi il cielo di primavera senza neanche rendersene conto.”
    Come, in “Guerra e pace”, lo sguardo del principe Andrej ferito in battaglia, che si ferma sul cielo e sulle nuvole gonfie e turgide sopra di lui…
    Insomma, cara xochitl2, potremmo non finire più di parlarne….

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  15. Le pagine che descrivono l’entrata nella camera a gas del lager, la figura del bambino David, la descrizione dell’attesa del gas a portare la morte, il passaggio daalla vita alla morte dei due personaggi principali, sono poesia pura.

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  16. Ho finito da poco di leggere “Pour une juste cause” (“Per una giusta causa”), il primo romanzo della dilogia di Grossman.
    L’ho letto in francese perchè in italiano non è stato mai tradotto.
    Ho trovato la lettura di questo libro fondamentale per due motivi:

    1) si capiscono tante cose dei vari personaggi e delle loro storie e si riempiono molti “vuoti” di Vita e Destino

    2) Solo leggendo Per una giusta causa può valutare appieno il radicale cambiamento avvenuto in G. dalla stesura della prima alla seconda parte della sua epopea.
    Ne sto scrivendo sul mio blog, se la cosa può interessare.

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  17. “Vita e destino” ha subito tutti gli effetti di una censura totalitaria. Però, mi chiedo, è davvero meno preoccupante una civiltà che non ha più nessuna paura dei libri ? Non è che siamo veramente capitati nel mondo preconizzato da Katsenelenbogen nel suo dialogo finale con Krymov, in cui non ci sono più lager perchè tutto il mondo è diventato un lager ? Le vicende della base di Vicenza, e l’assoluto disprezzo per i suoi abitanti ridotti nell’assoluta impotenza di difendere la loro terra, sembrerebbero confermarlo.

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  18. Non c’è altro che da ripetere quello che è già stato detto: è la “Guerra e Pace” del ‘900.
    Niente di più, perchè non sarebbe possibile, ma neanche niente di meno, e sembra incredibile!
    Mentre i Racconti della Kolyma ti immergono subito nell’inferno, in Grossman c’è la discesa agli inferi di chi, cresciuto nella società sovietica, di essa si ritiene figlio, fino a scoprirsene tradito in modo totalmente incomprensibile.
    Dopo il Kafka della Colonia Penale, nessuno aveva mai descritto così il fatalismo incontrollabile delle forze del male.
    Una Forza del Destino contro cui non si può combattere.

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  19. Maurizio.
    Però in Grossman non c’è solo fatalismo… è per questo che è un grandissimo.

    Se posso permettermi una nota a margine: che bello che ci sia qualcuno che parla di un Grossman, che riflette su un Grossman e non si ferma a spulciar liste de ” i più bei libri del mese scorso, del secolo venturo o del dì d’oggidì secondo XYZ”.

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  20. Un libro incredibile, con Il viaggio di Celine uno dei capolavori del secolo più tragico di tutti i secoli. Una lettura imprescindibile, anche per mettere nella dovuta proporzione molti libercoli che ci vengono spacciati come grande letteratura. Accanto a Vita e Destino molti titoli eccellenti sembrano ridicoli.

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  21. “Vita e destino”mi ha dato quel sostegno etico indispensabile per vivere il dolore, la vita , la storia e le sue contraddizioni. Ogni personaggio creato dallo scrittore è un pezzo di vita e per questo parte di ognuno di noi.
    Onestà e libertà i principi irrinunciabili che costituiscono la trama ideale del romanzo,una lezione di humanitas.

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  22. I commenti estemporanei su un’opera come Vita e Destino sono stati resi possibili dal web. Una vera catasrofe. Ci alziamo e, presi da frivola smania crtica, buttiamo in faccia a tanti le nostre dimenticabili considerazioni su un romanzo di importanza e bellezza COLOSSALI MENTRE DOVREMMO SOLO LEGGERLO, RILEGGERLO E PREGARE: PER LE VITTIME, PER GLI EROI E PER TUTTI NOI.

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  23. Una sola osservazione: per la prima volta appena terminato un libro ho sentito il bisogno di rileggerlo. Le domande di fronte alle quali ci pone Grossman hanno bisogno di risposte, le stesse che da secoli l’uomo cerca sulla sua vera natura.

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