Roberto Saviano e il terremoto: ecco il narratore che aspettavamo

Accidenti che tempismo!
Ieri sera mi son azzardato a pubblicare il post prima di questo, nel quale invocavo un narratore vero per il terremoto, dopo le troppe parole e soprattutto le troppe inquadrature televisive.
Ed ecco che stamattina La Repubblica ci regala Roberto Saviano all’Aquila, tra le macerie. Be’, possiamo solo dire grazie!

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5 pensieri riguardo “Roberto Saviano e il terremoto: ecco il narratore che aspettavamo”

  1. Ieri pomeriggio ho pubblicato un post in cui citavo un paio di brani tratti da “Gomorra” nel capitolo “Cemento armato”.
    Vi ho linkato da un po’ sul mio blog, perchèmi piace leggervi. A presto.

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  2. Sabato 11 Aprile, sulla prima pagina del “Secolo XIX” è comparso un articolo dal titolo “Così hanno costruito i furbetti dei cantierini”, scritto dall’inviato, che non conosco anche perchè leggo saltuariamente questo giornale, Paolo Crecchi. Ottimo per chiarezza, stile e coraggio. Letteralmente stupefatta, ho letto l’articolo fino in fondo.

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  3. Grazie sempre a Roberto Saviano per le sue parole che invitano ad una costante attenzione ai fatti, alla vigilanza, ad andare oltre il paravento che, a volte, può nascondersi dietro le parole . Scusatemi se mi dilungo un po’ :
    ai tempi del terremoto in Irpinia una mia cara amica abitava in un grosso paese campano ai confini con la Basilicata. Ci incontravamo ogni anno a mare, nel mio paese . Una volta che andai finalmente a trovarla (appena presa la patente) mi portò in una casetta di campagna ben ristrutturata e mi raccontò, con candore, che la sua famiglia, grazie a “conoscenze importanti”, ”aveva fruito di sovvenzioni per poter restaurare la casa che, in realtà, era cadente da molto prima del sisma . Alle mie rimostranze e alle parole forti che usai contro questa cosa finì per sempre la nostra amicizia…intanto la gente d’Irpinia continuava a vivere nelle baracche di lamiera.
    Mi piace che L’Aquila e gli Abruzzesi abbiano una forte tradizione rugbistica : per me
    il rugby è una metafora della vita, i nostri occhi devono sempre guardare avanti, a dispetto di qualsiasi fallo, qualsiasi contrasto, qualsiasi impatto, dobbiamo guardare la meta : se guarderemo avanti , troveremo dentro di noi la carica per spingerci oltre.
    Gli abruzzesi hanno dato prova di una forza e di una dignità incredibili in questa sciagura e meritano, insieme all’Italia tutta, rispetto per le loro cose, per le case, per il paesaggio dalla bellezza indicibile che non dovrà essere mortificato da speculazioni (più o meno annunciate) e ricoperto dal cemento. Non lasciamoci affascinare dalle sirene delle varie passerelle politiche… Non dimenticherò mai, quella sera da Fazio, quello che sembrava un intercalare di Roberto Saviano: “guardate, fate caso a..” una continua esortazione alla presenza, alla vigilanza, al non delegare sempre.
    Grazie, Luiginter, chiedo scusa per i miei logorroici post.

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  4. Mi offende
    A me mi offende il fatto che quando non sono d’accordo su una cosa mi dicono che remo contro
    Mi offendono le nocche dei giornalisti che battono sul vetro delle auto dei terremotati e chiedono -Come va? Avete passato una notte in macchina per la paura?- Cosa devono rispondere? – No, perché volevamo vedere l’alba!-
    Mi offendono quelli che si mettono il casco da pompiere ma si vede che è per la prima volta.
    Mi offendono quelli che consolano le vecchiette e ci tengono a farcelo sapere.
    Mi offendono gli ospedali costruiti come si costruiscono i castelli di sabbia sulla spiaggia.
    Mi offendono certe parole, come –Terremotati andate tutti al mare, paga lo stato, fate finta di fare una bella vacanza
    Mi offende l’entusiasmo nazionale per un cane randagio salvato dalle macerie quando due giorni prima tutti volevano sterminarli in Sicilia.
    Mi offende il silenzio che ci sarà sugli appalti per la ricostruzione.
    Mi offende che si accusa Roberto Saviano per aver detto che ci sarà il silenzio sugli appalti per la ricostruzione.
    Mi offende che chi invoca il silenzio sia quello che parla di più.
    “La vera libertà di espressione è dire ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire”(Orwell).

    Paolo Rossi
    (Che tempo che fa)

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