Ala Al-Aswani, Palazzo Yacoubian

Come mi è già capitato di scrivere, oggi sono numerosi i romanzi ambientati in una casa, per esempio Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio (e/o) dell’algerino Amara Lakhous o Amiche per la pelle dell’indiana Laila Wadia: due romanzi, scritti in italiano, per farci riflettere sul tema dell’emigrazione e ciò che accade in un quartiere di Roma o di Trieste è la metafora concreta di questo mondo globalizzato, appunto il mondo in una casa.

Anche lo scrittore egiziano, Ala Al-Aswani, ha ambientato il suo romanzo Palazzo Yacoubian, in un palazzo di dieci piani, costruito negli anni trenta al centro del Cairo.
Pubblicato nel 2002, suscitò molte polemiche nel mondo arabo, ma pare che oggi sia l’opera più letta dopo il Corano. In questo caso non è il tema dell’emigrazione al centro, ma  il romanzo ci permette di conoscere il Cairo  di oggi e di ieri e potremmo anche dire l’Egitto prima e dopo Nasser.

Al-Aswani, non ha inventato questo palazzo, anzi è il luogo dove ha iniziato la sua attività di dentista, attività che – come ha dichiarato a Torino alla Fiera del libro – continua a svolgere, nonostante il grande successo come scrittore, perchè è un modo per stare a contatto con la gente, per poi scrivere, parlando di fatti  e problemi reali.

E anche questo romanzo ci racconta, al tempo della Guerra del Golfo, con crudo realismo tante umanissime microstorie, di tanti personaggi, per documentare quanto sia sviluppata la corruzione, indagando all’interno di temi come  prostituzione, fanatismo religioso, omosessualità, condizione della donna, spesso vista con bieco maschilismo.

Qualche critico ha parlato di Comedie Humaine dell’Egitto di oggi, ma direi piuttosto che è una storia nel tempo a partire  dall’Egitto anni trenta, dalla Belle epoque, quando il palazzo ospitava il fior fiore della società: ministri, latifondisti, industriali, milionari ebrei.

Nel 1934 il milionario armeno Yacoubian aveva affidato ad architetti italiani la costruzione di questo palazzo nel più classico stile europeo, un capolavoro architettonico, copia di un palazzo del Quartiere Latino a Parigi e con il nome in  lettere non arabe, ma latine. Era il tempo in cui l’Egitto aveva come modello l’Europa e voleva essere moderno, cosmopolita. Ma poi i tempi sono cambiati ed anche gli abitanti del palazzo.
Dopo la rivoluzione del 1952 con Nasser gli appartamenti sono requisiti dai generali e negli anni sessanta metà appartamenti sono abitati da militari. Negli anni settanta i ricchi se ne vanno via dal centro, alcuni appartamenti diventano uffici, altri vedono l’ingresso di ceti più poveri.

Significativo il diverso uso dei 50 stanzini all’ultimo piano (50 cioè uno per ciascuno dei 50 appartamenti.): all’inizio sono solo dispense per i viveri o cucce per i cani o lavanderie: gli aristocratici non facevano dormire esseri umani, anche se domestici, in uno spazio così ristretto. Negli anni settanta si è invece spezzato il vincolo tra appartamenti e stanzini e questi ultimi sono  diventati case per inquilini poveri con una comunità avulsa dal resto del palazzo.

Tra le tante storie di ceti sociali diversi, raccontate con acuto spirito di osservazione, mi ha colpito in modo particolare la storia di Taha, che dopo il liceo, terminato con ottimi voti, vorrebbe entrare nella polizia, ma non supera l’esame solo perchè figlio di un portiere.Conosce poi la prigione e la tortura dopo aver partecipato ad una manifestazione contro la Guerra del golfo. Tutte queste delusioni e il desiderio di vendetta porteranno Taha ad entrare in un gruppo di estremismo islamico.

Molte anche le storie di donne senza speranze in un mondo di violento maschilismo: donne che si fingono mogli amorose e che invece provano ribrezzo per i mariti, donne costerette alla prostituzione o costrette ad abortire.

Ala Al Aswani si dichiara non solo romanziere, ma anche attivista politico in un mondo arabo che non è omogeneo: “22 paesi con 22 tipologie di regime, ma senza democrazia, per cui è questa la patologia da curare.”
Importante nel romanzo il tema della corruzione politica, ma altrettanto anche il tema religioso.

Si fa riferimento alle tre religioni monoteiste messe tutte sotto accusa e anche l’islamismo nel momento in cui fa proprio il Wahabismo, l’interpretazione più intollerante.

A Torino invece ha ribadito come l’Egitto fino agli anni settanta brillasse per tolleranza: ” si festeggiavano senza problemi quattro religioni; cristiana cattolica e ortodossa, musulmana ed ebrea.Dagli anni ottanta è iniziato il radicalismo religioso islamico.

Il tema religioso è di grande interesse per Al Aswani che affronta questo argomento anche nel penultimo numero dell’Espresso (n.30 30.VII.09 ), dove critica i pregiudizi del mondo occidentale verso arabi e musulmani e vorrebbe che gli occidentali scoprissero che il vero messaggio di Maometto è la libertà ,la giustizia e l’uguaglianza e non il messaggio veicolato dalla retrograda interpretazione wahabi, che ora ampiamente diffusa comporta un’immagine ingiusta ed errata dell’islamismo. Per  questo Al Aswani – attraverso queste pagine dell’Espresso –  lancia il manifesto di un umanesimo islamico.

Tornando al romanzo Palazzo Yacoubian, mi piace ricordare un romanzo del 1996 di Sebastiano Vassalli, scrittore che amo molto e a cui non è stato mai dedicato nessun post in questo blog: Cuore di pietra (Einaudi), che racconta la storia d’Italia dall’unità a oggi (c’era già il nascere di una società multietnica ), attraverso la storia di una casa vera di Novara, dove lui stesso ha abitato. E come in altri suoi libri, che sono solo apparentemente romanzi storici, con una visione dolorosa del mondo che ricorda Tomasi di Lampedusa o Leopardi, ci fornisce un significativo ritratto degli italiani con tutte le loro contraddizioni.
Un libro che – come dice Angelo Guglielmi – racconta il Novecento con leggerezza, sapienza e ironia… un buon romanzo e un libro utile.
In realtà è il racconto degli italiani, di come eravamo e di come siamo diventati.
Un invito dunque a leggere due autori e due romanzi lontani almeno nello spazio, ma che ci raccontano una realtà contraddittoria con lo stesso artificio, che è l’ambientazione in una casa.
E per chi  li conosce, un invito a parlarne insieme.

Ala Al-Aswani, Palazzo Yacoubian, Feltrinelli (2002/2008) pp.215 euro 7,50

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10 pensieri riguardo “Ala Al-Aswani, Palazzo Yacoubian”

  1. Non ho letto Palazzo Yacoubian, ma Chicago, il secondo romanzo di Al-Aswani. Mi è piaciuto abbastanza, ma mi hanno detto che Palazzo Yacoubian è più bello (non per niente è il libro più letto nel mondo arabo dopo il Corano). Provvederò, se lo trovo in libreria.
    PS: Vorrei anche leggere il libro di Laila Wadia, ma quello sì che è un po’ difficile da incontrare in libreria. Forse lo dovrei comprare on-line…

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  2. Non ricordo di essere stata folgorata dalla qualità di scrittura di Palazzo Yacoubian ( l’avevo letto dopo averne “visto” la recensione su Cult Book di Stas’ Gawronski , trasmissione multimediale e innovativa che mi piace molto perché coinvolge al gusto della lettura operando su più livelli sensoriali)….Al contrario, la storia/e dei vari personaggi , i problemi politici e religiosi che assumono un ruolo determinante nell’economia del romanzo, quello spaccato della società del Cairo ed egiziana , anzi islamica in senso lato, sospesa tra tentazioni di fondamentalismo e voglia di occidente è molto interessante, un affresco molto convincente per me che amo molto queste letterature “altre” come felicemente le hai definite tu. La denuncia dei costumi, della politica inquinata e dei movimenti islamisti in quell’ arcobaleno di vite brulicanti del grande palazzo diventa un piccolo-grande mondo. Un libro sicuramente da leggere .
    Di Sebastiano Vassalli, purtroppo, non ho letto nulla e me ne vergogno un po’ perché appartengo alla schiera di lettori che non riescono a trovare soddisfazione negli autori nazionali _grave pregiudizio che sto cercando, con soddisfazione, di superare 🙂

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  3. Concordo con Silvana che Palazzo Yacoubian sia un romanzo sicuramente da leggere, ma che la sua scrittura non sia folgorante. A me è parso che l’ autore non abbia risolto con armonia l’ intreccio tra letterarietà e denuncia politica.Infatti, la maggior parte dei fatti viene narrata in maniera quasi giornalistica, senza che vi si affronti una qualsivoglia introspezione dei personaggi, a volte più simili a “ruoli” che a persone “ vive”. Va riconosciuto, tuttavia, che questo registro aiuta laddove si descrivono episodi crudeli e violenti, resi meno laceranti da una scrittura referenziale.
    In due casi, lo scrittore invece descrive dei personaggi che diventano “persone” e di cui seguiamo la storia palpitante . Si tratta dell’ anziano Zaki-bey al Dusuqi e del gay Hatim di cui si coglie la drammaticità dell’ esistenza. Infine, ci sono alcuni temi che – se sviluppati-avrebbero potuto rappresentare nuclei molto originali, come, per esempio, il rapporto affettivo- sentimentale tra la vecchiaia e la giovinezza.

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  4. Leggendo la tua recensione, in particolare questa frase:
    Al-Aswani, non ha inventato questo palazzo, anzi è il luogo dove ha iniziato la sua attività di dentista, attività che – come ha dichiarato a Torino alla Fiera del libro – continua a svolgere, nonostante il grande successo come scrittore, perchè è un modo per stare a contatto con la gente, per poi scrivere, parlando di fatti e problemi reali.
    mi è venuto in mente Andrea Vitali, che nonostante il successo dei numerosi libri pubblicati con Garzanti continua a fare il medico a Bellano, e in un’intervista l’ho sentito giustificarsi nello stesso modo.
    Molto bello, direi.

    *giuliaduepuntozero

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