La balia, Petros Markaris

My city - foto: Atilla1000, flickr
My city - foto: Atilla1000, flickr

Un giallo di Petros Markaris si legge sempre a prescindere.
Luca Mastrantonio, Il Riformista, dalla quarta di copertina de *La balia*

Sottoscrivo pienamente  e consiglio a tutti di leggere *La balia*, l’ultima avventura del commissario “Kostas Charitos, sbirro greco” _così definito dalla moglie Adriana, personaggio incredibile_ edito da Bompiani.

Kostas, appunto, è un commissario della polizia di Atene, e si trova in vacanza a Istanbul _Costantinopoli per loro_ con la moglie e una comitiva di greci per riprendersi dalla delusione del matrimonio della figlia Caterina, testarda e cocciuta come il padre, che ha deciso di sposarsi in comune e non in chiesa, deludendo genitori e suoceri.

Il padre e la madre decidono di cambiare un po’ aria, e la vacanza nella Città è la giusta occasione. La compagnia è un po’ stramba, fra un generale in pensione che snocciola pillole di saggezza da stratega, la moglie che chiama dieci volte al giorno a casa per sapere come sa la cava la sua cagnolina, la signora Mouratoglou, fuggita da Istanbul anni prima in occasione dei pogrom che viene eletta a guida dal commissario e personal shopper da Adriana.

Ma sarebbe troppo bello se tutto filasse liscio… Charitos viene fermato da uno scrittore della comunità dei romei _i greci che vivono in Turchia_ preoccupato per le sorti della sua balia novantanne, partita da Salonicco giorni prima e mai arrivata in Turchia. Sulle prime il commissario decide di tenersi ben lontano dalla strana storia, ma una serie di omicidi compiuti con torte salate infarcite di veleno lo costringono a mettersi a disposizione della polizia turca e collaborare con loro. Sulle prime con un po’ di diffidenza, alla lunga con un crescendo di amicizia, rispetto e partecipazione.

Quello che mi piace di più in questa serie di gialli è l’umorismo che pervade tutte le pagine: gli screzi fra Kostas e Adriana sono davvero spassosi, e come anche per gli altri libri mi capitava di ridere a ogni pagina. Non è facile unire una trama gialla ben costruita a una buona scrittura nonché a un divertente umorismo.

*giuliaduepuntozero

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6 pensieri su “La balia, Petros Markaris”

  1. Caterina quindi si sposa. Non lo sapevo, sto leggendo il libro che precede quello di cui tu parli, precisamente La lunga estate calda del commissario Charitos.
    In questo libro Caterina, dopo la laurea,decide di convivere con Fanis e si regala una vacanza a Creta. La nave sulla quale viaggia viene però presa in ostaggio da un gruppo di terroristi di estrema destra, ecc. ecc.
    E’ semplicemente delizioso.

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  2. Hai ragione anto, semplicemente delizioso. Hai letto anche i primi libri?
    E’ uno scrittore che trovo geniale, non solo per le trame dei suoi gialli, ma anche per la sua capacità di farmi ridere.
    Ciao
    *giuliaduepuntozero

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  3. No giuliadue, non solo non ho letto nient’altro (per adesso) di quest’autore, ma sapevo nemmeno che esistesse.
    Fa parte della categoria “libri per caso”,

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  4. No giuliadue, non solo non ho letto nient’altro (per adesso) di quest’autore, ma non sapevo nemmeno che esistesse.
    Fa parte della categoria “libri per caso”, quelli presi così, al volo, che è poi la categoria migliore.
    Per me Markaris è geniale per l’umanità della sua scrittura ed il realismo nelle descrizioni dei problemi quotidiani. La figlia anticonformista, la moglie tradizionalista, i suoceri, i colleghi d’ufficio, cioè quello che viviamo noi tutti i giorni.
    Tutto questo fa poi da sfondo alla società odierna, che è meno banale di quanto non sembri.
    Mi sembra un modo completamente diverso, rispetto a Mankell o Larsson, di indagare nella realtà.Indubbiamente più mediterraneo.

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  5. L’aspetto più interessante de “La Balia”, a mio giudizio, non è la trama gialla: l’indagine si sviluppa in maniera tutto sommato prevedibile e senza particolari colpi di scena. Il colpevole è chiaro quasi da subito e così il movente e si tratta semmai di seguire l’inseguimento da parte dei poliziotti, mentre Markaris, più che sul “brivido”, punta sull’aspetto umano della vicenda, fino al commovente finale. Ma, dicevo, non è solo questo.
    La maestria dell’autore è quella di raccontare, attraverso la caccia all’assassino, attraverso il rapporto tra Charitos ed il collega turco Murat, e con le parole, i gesti e gli sguardi dei pochi “romei” che ancora vivono nella Città e di quelli che vi tornano magari con un viaggio organizzato, tutta la complessità e le difficoltà del rapporto tra greci e turchi.
    Pagina dopo pagina, mentre narra l’ennesima indagine del commissario Charitos, Markaris spiega le contraddizioni di una storia difficile e complicata e le implicazioni del presente che di quella storia sono la conseguenza. Nei dialoghi e nei pensieri dei personaggi, protagonisti e comprimari, queste implicazioni finiscono infine per mescolare certezze e pregiudizi, dubbi e luoghi comuni, fino a condurre chi lo voglia a guardare con occhi diversi la vita, scoprendo magari che la propria e quella dell’altro non sono poi così distanti.
    Su dice che spesso i gialli facciano capire una realtà più facilmente e meglio di tante dettagliate analisi o ponderosi saggi: se ciò è vero “La Balia” ne è un ottimo esempio.

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