Seconda guerra mondiale: lo sterminio di civili fra storia e memoria

L'Europa orientale nel 1942
L'Europa orientale nel 1942

Il ricordo dei Settanta anni dall’aggressione tedesca (e sovietica) alla Polonia – 1 settembre 1939 – ha riportato l’attenzione anche sulla” memoria” della guerra, l’attribuzione delle responsabilità, l’uso della storia per fini politici: per esempio Putin che giustifica ancora il patto Molotov-Ribbentrop o che mette sul tavolo i documenti russi , resi pubblici in questi giorni, che dovrebbero dimostrare che  la Polonia stava tramando con i nazisti contro l’Urss, facendosi portavoce ufficiale di quello che Bernardo Valli su Repubblica ha chiamato nuovo “nazionalismo staliniano“.
O, ancora, il peso dei propri morti nella seconda guerra mondiale nel confronto attuale fra Russia e Ucraina e Bielorussia.

In un articolo/saggio: “Holocaust: The Ignored Reality“, pubblicato sulla New York Review of Books del 16 luglio, Timothy Snyder (uno storico che insegna a Yale) sostiene che le nostre conoscenze, comprensione  e percezioni dello sterminio deliberato delle popolazioni europee, fra gli anni Trenta e il 1945 debbano essere riviste: sarebbero deformate dalla memoria, a scapito della storia.
L’articolo non rivela nulla di nuovo, mette solo in fila i dati, ci invita a tenere ben conto delle dimensioni dei fatti per comprendere la portata degli eccidi. Soprattutto, dice Snyder, il nostro è un problema “geografico”:


tendiamo a dimenticare che la stragrande maggioranza delle persone assassinate si trovasse nell’Europa orientale: fra il 1933 e il 1945 12 milioni di persone vennero uccise (con mezzi diversi) da nazisti e sovietici nell’area geografica che comprende le attuali Bielorussia, Ucraina, Polonia, Lituania e Lettonia. (Ovviamente non vengono inclusi nel conteggio i soldati morti in battaglia).

Snyder sottolinea anche l’intrecciarsi fra le politiche hitleriane e quelle staliniane, su queste terre, fra gli anni ’30 e la fine della guerra, con una prospettiva che è esattamente quella di quel libro terribile e grandioso che è Vita e Destino di Vassilj Grossman, del quale parecchio si è parlato in questo blog.

Gli ebrei dell’est

In primo luogo la Shoa.
Conosciamo soprattutto Auschwitz: questo perché Auschwitz era un campo di lavoro forzato oltre che un campo di sterminio; e da Auschwitz tornarono quindi dei sopravvissuti che ci raccontarono la loro esperienza.
E visto che ad Auschwitz vennero deportati quasi esclusivamente ebrei dell’Europa occidentale, la memoria che abbiamo dello sterminio è quasi solo questa.

Dai campi della morte dell’est invece i sopravvissuti furono pochissimi; e ai pochi sopravissuti che potevano narrare le storie degli ebrei che vivevano in Unione Sovietica fu impedito di raccontare lo sterminio come una storia specificamente ebraica: la storia ufficiale sovietica voleva che si parlasse in generale di vittime “sovietiche”. Le due grandi vicende hanno dunque avuto forza “narrativa” incomparabilmente diversa.

Eppure, quando la maggior parte degli ebrei dell’Europa occidentale venne assassinata, nel 1943 e 1944, gli ebrei polacchi e sovietici erano già stati sterminati. Due terzi del totale degli ebrei morti durante la Shoa (in tutto 5,7 milioni) venne assassinata prima della fine del 1942. In qualche modo, dice Snyder, gli ebrei dell’est è come se fossero ai margini della memoria dello sterminio. (Paradossalmente, viene quasi da dire, il romanzo controverso, ma che ha avuto un certo successo, di Jonathan Littel, Le Benevole – Einaudi – ci ha raccontato nei minimi dettagli lo sterminio degli ebrei a Est ma dal punto di vista di un ufficiale delle SS).

Carestie e pallottole in Ucraina e Bielorussia

Anche delle eliminazioni di massa pianificate e messe in opera dal regime staliniano, dice Snyder, spesso abbiamo una conoscenza consapevole distorta.
Tendiamo a identificare il Gulag come il massimo dell’orrore sovietico. Anche in questo caso perché dai Gulag molti tornarono, la stragrande maggioranza, e di questa esperienza abbiamo molte testimonianze (vennero internate circa 30 milioni di persone).

Ricordiamo invece poco che la politica di sterminio sovietico si fondò soprattutto sulle fucilazioni e sulla deliberata morte per fame di milioni di persone, attraverso le carestie provocate appositamente.
Anche qui la geografia è importante: lo sterminio per fame durante la collettivizzazione del 1930-33 e le fucilazioni di massa durante  il Grande Terrore del 1937-38 colpirono soprattutto la popolazione ucraina e alcune minoranze etniche (oltre 630 mila persone), mentre le vittime delle epurazioni nel Partito comunista, nella polizia e fra gli ufficiali dell’esercito furono 47 mila.
In particolare, le fucilazioni di massa durante il terrore (l’eliminazione dei “Kulaki”) ebbero come bersagli – almeno in parte – le stesse popolazioni colpite dalla collettivizzazione forzata (quindi soprattutto ucraini).

La portata dello sterminio nazista e sovietico

Per restituire l’esatto profilo degli anni dello sterminio deliberato delle popolazioni civili fra il 1930 e il 1945, Snyder riassume le cifre delle operazioni a est e nel contesto globale degli omicidi di massa nazisti e sovietici, in cinque differenti gruppi:

– L’opera di sterminio degli ebrei da parte dei nazisti (circa 5,7 milioni di morti). Di questi:
Circa 3 milioni uccisi durante l’Operazione Reinhardt: la soppressione degli ebrei polacchi,  a Treblinka, Belzec, Sobibor e in altri campi della morte nel 1942 e nelle fucilazioni di massa nella parte orientale della Polonia.
Un milione di ebrei venne invece sterminato dagli Einsatzgruppen delle SS in Unione Sovietica e nei Paesi Baltici nel 1941; altri 700 mila vennero fucilati dai nazisti e dai collaborazionisti nel 1942 in Unione Sovietica. Un milione di ebrei, infine, venne uccisa ad Auschwitz.

– L’opera di sterminio di cittadini sovietici da parte dei nazisti causando la morte deliberata per fame (4 milioni di persone): 3 milioni di soldati sovietici nei campi di prigionia tedeschi; un milione di persone lasciate morire deliberatamente di fame nell’assedio di Leningrado e in altre carestie pianificate in alcune città dell’Ucraina.

Le rappresaglie dei tedeschi contro i civili (almeno 750 mila morti): si tratta di azioni collegate alle operazioni contro i partigiani locali, soprattutto in Bielorussia (350 mila), Polonia e Jugoslavia.
I tedeschi furono dunque responsabili dell’uccisione diretta di 10 milioni di civili, nella stragrande maggioranza nell’Europa Orientale e in Unione Sovietica.

– Lo sterminio dei cittadini sovietici da parte del governo sovietico attraverso la morte per fame durante le collettivizzazioni (5,5 milioni).

– Le fucilazioni di massa dei cittadini sovietici da parte del governo sovietico (700 mila morti) durante il grande Terrore del 1937-1938.

Oltre alle operazioni contro alcune minoranze etniche, anche durante la seconda guerra mondiale, come nei Paesi Baltici o ai danni di polacchi (come a Katyn).

In un intervento successivo – 13 agosto 2009 – Snyder, sintetizza per chiarire: ci sono grosso modo tre gruppi di vittime europee di dimensioni comparabili:
– Ebrei uccisi dai tedeschi
– Non ebrei uccisi dai tedeschi
– Cittadini sovietici uccisi dal governo sovietico.
A un lettore che gli ha fatto notare come nel suo saggio non fossero citati i Sinti e i Roma (le stime oscillano fra i 225mila e 1,5 milioni) Snyder dice di aver considerato queste vittime dentro il secondo gruppo.

L’articolo di Snyder, infine, merita la lettura anche per la sintesi con cui tratteggia i progetti nazisti in caso di vittoria a est, con la pianificazione dello sterminio di quantità di popolazioni slave in numero addirittura superiore a quello degli ebrei.
Una lettura pesante, che lascia il segno, anche se son poche pagine; che costringe a immaginare, con calma, l’immensità della tragedia, incommensurabile, che sta dietro tutti quei numeri così freddi.
Agghiacciante.
Come sempre in questo caso, la questione è non dimenticare, ricostruire le vicende con precisione.  E anche i numeri aiutano a farlo.
Anche se restano in mente le parole di Eric J. Hobsbawm, che in Il Secolo Breve (Rizzoli) scrive:

In ogni caso che cosa significa l’esattezza statistica quando gli ordini di grandezza sono così elevati? […] Possiamo davvero comprendere cifre che oltrepassano la nostra capacità di intuire una realtà fisica?

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15 pensieri riguardo “Seconda guerra mondiale: lo sterminio di civili fra storia e memoria”

  1. tutto questo è terrificante e purtroppo se ne sta perdendo la memoria, ho letto recentemente vita e destino di Grossmann ma vorrei approfondire e soprattutto trasmettere ai miei figli la memoria di questo enorme massacro nel delirio di onnipotenza dei nazisti, potreste consigliarmi altri testi? grazie a chi ha portato all’attenzione questo argomento

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  2. commento emotivo: quando si inizia a dire: “bè certo hitler ha sterminato tanti ebrei, però guarda che pure stalin ne ha fatti fuori un pò”, a me iniziano a girare le scatole.
    e nn perchè ami stalin e non hitler, ma perchè mi pare che sia un modo per “ridimensionare” quello è successo in germania.
    in germania un sistema politico ufficiale ha pianificato i campi di sterminio, ad esempio, mettendo attorno ad un tavolino degli architetti, ad esempio, che hanno progettato come suddividere le stanzette, dove mettere i lettini, come fare le docce ….
    voglio dire che faceva parte del programma politico dichiarato e accettato e trasmesso alla tv.
    non so se riesco a farmi capire ed esprimere il mio punto di vista correttamente, ma io credo che quello che è successo sotto il regime nazista nn abbia eguali e debba metterci sempre in guardia sui rischi di politiche per cui dichiaratamente si dice, si scrive, si delibera che: l’ebreo è inferiore, stile animale e stop.
    non so chi di voi ha visto il film L’onda (che consiglio caldamente), ma a me impressiona l’accettazione degli stermini programmati da parte dei governi.
    detto questo: rabbrividisco al pensiero di quanti stermini sono tuttora in corso in tutto il mondo e non sono certo a favore di stalin o di regimi di qualsiasi tipo (per me il massimo dell’ideologia politica è l’anarchia e il massimo della condivivenza civile è il cosmopolitismo!)

    scusate il mio tono un pò troppo “emotivo” e giuro che non voglio essere polemica con nessuno, tanto meno con l’autore dell’articolo citato nel blog, ma mettere le cose nello stesso calderone (annullare le differenze e l’analisi delle differenze che ci portano a capire le cause dei fenomeni) non mi piace. a tutti i livelli.

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  3. Ciao Maria,
    temo di non essermi spiegato nel tentativo di sintetizzare l’articolo di Snyder. Perché nell’articolo non viene presa in cosiderazione una possibile comparazione fra Hitler e Stalin.
    Il punto è tutt’altro: è l’invito a tenere conto con esattezza dei fatti, delle cifre, dei luoghi dei massacri per provare a capire, a interpretare; anche alla luce dell’uso politico odierno dei morti del passato.

    Qundo Snyder cita Grossman e il suo _Vita e Destino_, riferimento che anche a me è venuto spontaneo leggendo l’articolo di Snyder, lo fa perché Grossman ci ha aiutato a capire come su quelle terre, soprattutto fra la Polonia, l’Ucraina e la Bielorussia, e la Russia, si siano accaniti – in poco più di 10 anni – i progetti di omicidi di massa del Nazismo e dello Stalinismo, con peraltro alcuni intrecci agghiaccianti e beffardi: se pensi a come la collettivizzazione forzata nel ’33 e il grande Terrore del 37-38 (da parte staliniana) e la guerra di sterminio nazista nel ’41 e ’42 avessero tutte come epicentro (per così dire) Bielorussia e Ucraina. O come l’aggressione alla Polonia del ’39 fosse il risultato, oltre che del progetto nazista di soppressione dei popoli “inferiori” e della creazione di uno “spazio vitale” per il Volk, anche della complicità di Stalin che considerava un’aberrazione inaccettabile lo stato polacco…

    Non è questione dunque di comparare e decidere chi fosse più cattivo fra Hitler e Stalin: solo di capire come la storia abbia intrecciato le due vicende totalitarie più sanguinarie del secolo.

    D’altra parte, c’è chi ha anche provato a confrontare l’ideologia di sterminio nazista nei confronti del popolo ebraico (o dei Roma e dei Sinti) con quella di Stalin, che ha pianificato lo sterminio dei cosiddetti Kulaki: ha incluso milioni di persone dalle presunte comuni origini “di classe” in una “categoria”, e ha deciso che solo per il fatto di appartenere a quella categoria/classe meritassero la morte. E, mi pare, si tratta di un’analsi difficile da contestare. Non trovi? Magari ci torno fra qualche giorno. Se non ricordo male ne parla a lungo anche Tzvetan Todorov in Memoria dle male e tentazione del bene.

    ciao a tutti
    A presto

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  4. Ciao Maria,
    commento emotivo: scusami non è ironia, ma anch’ io come te appena ti ho letto, ho sentito forte il bisogno di scrivere. A mio parere, sei tu a fare improbabili confronti fra nazismo e stalinismo e paradossalmente, li fai nel momento in cui stabilisci che non ci sono paragoni, per te molto peggio il nazismo!
    Non ci sono confronti possibili, quando viene PIANIFICATO, in entrambi i casi,lo sterminio di milioni di individui, c’ è un solo commento:ORRORE! Scusami, probabilmente è un mio limite e ti ho male interpretato, ma come puoi stabilire che solo lo sterminio nazista è stato pianificato? Che forse, Stalin, abbia stabilito estemporaneamente,senza schemi, giorno per giorno, la deportazione di milioni di persone? A questo punto, per dirla alla Luiginter, non si tratta di stabilire chi fosse o cosa fosse peggio, ma di capire perchè, certi “ismi” sono stati giudicati, o NON giudicati, dagli storici, in modo così diverso.
    Scusami, se sono forse stato sgarbato, non era mia intenzione, grazie comunque per l’ opportunità di discussione.

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  5. no, no, ennone, non fare l’errore di pensare che per me esistono ismi buoni e ismi cattivi.

    gli ismi sono “cattivi” sempre e comunque. non faccio parte delle categorie di persone che si suddividono in tifoserie. aborrisco anzi quel modo di fare, superficiale, di sventolare bandiere e giocare a “tiè”!

    forse mi sono spiegata male (può darsi). quello che tentavo di fare era un’analisi razionale, asettica e storica. perchè non sopporto il fare di tutt’erba un fascio. perchè la storia non è un erba e un fascio e solo se si riesce ad analizzare bene la singola erba e il singolo fasio allora sì che si può pensare di capire.

    quello che a me impressiona del nazismo è, torno a ripeterlo, l’affermazione istituzionale (e sottolineo l’istituzionale) della “bontà” dei provvedimenti presi.

    non so come spiegarmi altrimenti, ma pensare a spot pubblicitari anti-ebreo o pro-ariano condivisi e segnati come parte di un programma politico mi fa un certo effetto.

    tutto qui.

    per il resto, mi scuso con luigi: credo di aver letto, sull’onda emotiva, superficialmente l’articolo.

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  6. Cara Maria,
    sono io che mi devo scusare con te, ho risposto in modo viscerale e scortese.
    Comprendo il tuo punto di vista e lo trovo condivisibile, ma io quando leggo di quegli argomenti, provo un’ intima feroce indignazione, mi vergogno di far parte di un’umanità capace di tali orrori, così faccio fatica a fare razionalmente dei distinguo, così finisco per perdere di vista il focus della discussione.
    Alla prossima

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  7. sto sito è fichissimo, l’articolo pure, ora lo condivido su faccialibro.
    In quanto alle discussioni vorrei dire che anche a me paragonare hitler e stalin sembra fuoviante perchè bisogna considerare i fatti concreti e non le ideologie, entrambi hanno sterminato milioni di innocenti. Conserviamo sempre una nostra autonoma capacità di giudizio e difendiamola.

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  8. L’articolo di T. Snyder con dati così rigorosi e magari anche la mia recente ri-lettura di “Il testamento francese” del russo Makine, in cui la Storia resta sullo sfondo ed è ricordata in modo lirico e sfumato attraverso le vicende dei personaggi, mi hanno fatto sentire il bisogno di approfondire l’argomento.
    Ed ecco allora che mi sono decisa a prendere in mano “Vita e destino” di Grosmann, che avevo regalato a Natale a mio marito. E lo leggo nelle prime ore del mattino. quando sono più lucida e ricettiva.Spesso ho però bisogno di andare su Internet, per chiarire qualche passaggio di quella complessa storia di sterminio, soprattutto per quel che riguarda Russia, Ucraina, Bielorussia.

    Ho in mente di leggere in seguito due libri, che sono in argomento ed hanno suscitato il mio interesse a Festivaletteratura 2009 di Mantova.
    “Fucilateli tutti” di padre Patrick Desbois,Marsilio,2009,pp288 , in cui si parla di quel milione e mezzo di ebrei fucilati in Ucraina dalle SS, vittime delle Einsatzgruppen,Le Squadre della Morte,con la collaborazione di abitanti del posto. Debois chiama questa guerra”guerra di uomini comuni contro uomini comuni” E proprio questo mi sembra particolarmente tragico. Il libro di Debois è ricostruito attraverso i testimoni degli eccidi, , tutti contadini poverissimi, bambini allora, oggi anziani,che vogliono testimoniare prima di morire.
    Le testimonianze sono state raccolte dal sacerdote durante i ripetuti viaggi in Ucraina, in cui ha potuto vedere tantissime fosse comuni in cui erano sepolti uomini,donne e bambini assassinati.

    Il secondo libro, che conto di leggere presto, è stato presentato da Gad Lerner in un evento molto interessante:”Gli scomparsi” di Daniel Mendelsonhn. Neri Pozza pp.736
    L’autore è un importante critico letterario e cinematografico di New York ed ha scritto questo corposo saggio-romanzo, per ricostruire la storia misteriosa di un personaggio della sua famiglia, un fratello ebreo del nonno, che con la moglie e quattro figlie è stato assassinato dai nazisti in Ucraina.
    Anche questa ricostruzione è stata possibile attraverso numerosi viaggi nell’attuale Ucraina ed è stata presentata come un’inchiesta,un romanzo un libro di storia, un saggio sul bene e sul male, una riflessione filosofica, religiosa, un diario intimo.
    Ed anche qui l’olocausto è visto come grande tragedia causata anche da piccoli uomini comuni.
    Qualcuno di voi conosce già questi testi?

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  9. Ciao X.,

    son sempre contento quando apprendo che un lettore decide di leggere _Vita e destino_ un libro che mi pare veramente fondamentale per capire il Novecento.

    Ma soprattutto son interessato ai due libri che hai citato: _Fucilateli Tutti_, il cui tema (i massacri degli ebrei da parte degli Einsatzgruppen delle SS) è dunque esattamente quello che Snyder nell’articolo che citavo nel post dice essere un po’ dimenticato dalla memoria dello sterminio; e quello di Daniel Mendelsohn, che sembra appunto tutto giocato intorno alla memoria, proprio di quei fatti terribili.

    Sabato corro a procurarmeli!

    grazie ancora e un abbraccio a tutti
    (mi mancate un po’, in questi giorni son un po’ lontano dal blog per vari motivi; per fortuna gli autori e i lettori ci sono e si fanno sentire da queste pagine 🙂

    cioa ciao

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  10. la ricerca della conoscenza puntigliosa e precisa degli orrori che la storia ci ha consegnato mi fà capire che a questo mondo ci sono persone che non si fermano alle apparenze o agli studi scolastici,ma cercano di trovare una ragione ai massacri che calpestano la madre terra. Disquisire sulla diversità tra Hitler e Stalin e sui loro metodi di repressione può anche essere giusto,ma ciò non toglie che entrambi hanno fatto milioni di vittime innocenti. Si,lo so che forse stò cadendo nella retorica,ma non è colpa mia. Nono riesco a pensare come una persona possa con la violenza fisica e mentale violare quello che c’è di più sacro al mondo: “la propria libertà”,la libertà di credere anche in cose diverse come il credo religioso,la libertà di interpretare la vita stessa e come viverla,di essere anche al servizio degli altri tramite la comprensione e il rispetto.

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  11. @tutti,@Luigi Gavazzi

    L’articolo di Timothy Snyder mi ha ricordato un saggio letto qualche anno fa, proprio sulla memoria della Shoah nell’Europa Orientale:

    • Joanna B. Michlic, “Il passato e il futuro della memoria dell’Olocausto nell’Europa Orientale. Il caso della Polonia”, in “Storia della Shoah. La crisi dell’Europa, lo sterminio degli ebrei e la memoria del 20 Secolo”, a cura di Marina Cattaruzza e Marcello Flores, UTET, “Eredità, rappresentazioni, identità”, UTET, 2006, Vol 4.

    Il dibattito sull’Olocausto nei paesi dell’ex blocco comunista inizia più tardi che in occidente: deve prima finire la guerra fredda perché la memoria possa interrogarsi sulle responsabilità del passato. L’autrice spiega che in Ucraina e in Bielorussia hanno resistito fino all’inizio del nuovo millennio atteggiamenti di negazionismo e di etnocentrismo e che anche in Polonia non sono mancati segni di insofferenza (il comunismo ha pianificato il mito del popolo polacco, unicamente vittima del nazismo e questo convincimento non ha certo aiutato ad elaborare il passato).

    Rispetto all’articolo di Snyder, che pure parla di collaborazionismo, Michlic mette in evidenza con maggior enfasi il coinvolgimento, nell’eccidio di migliaia di ebrei, delle frange nazionaliste dei paesi occupati. È quanto spiega anche Gustavo Corni, nel suo “Il sogno del Grande spazio”: nelle settimane immediatamente successive al 22 giugno 1941, i tedeschi lasciarono mano libera ai gruppi ultranazionalisti, che eseguirono la loro parte di lavoro sporco con feroce efficacia. Questo può spiegare, scrive l’autrice, perché fare i conti col passato sia stato ed è tuttora particolarmente doloroso.

    Il saggio riporta alcune manifestazioni di chiusura che si sono manifestati in occasione di ricorrenze di eccidi (la popolazione polacca tende a negare le responsabilità del coinvolgimento nei pogrom) e spiega che l’antisemitismo, in Polonia, ha spesso convissuto con l’antinazismo e che anche l’atteggiamento della chiesa cattolica polacca non ha concorso a migliorare le cose (apprendo che, negli anni ’60, in pieno regime comunista, vennero censurate alcune opere che testimoniavano dell’antisemitismo della chiesa cattolica durante la Seconda Guerra Mondiale!).

    Il saggio è tutto da leggere e penso che della stessa autrice sia possibile trovare anche materiale in rete; più di tutto mi ha stupita una notizia alla fine dell’articolo: quando nel 2004 a Belzec, ove sorgeva il campo di morte in cui sono morti più di 500.000 ebrei polacchi, è stato inaugurato un museo ebraico alla memoria, in un articolo è stato scritto che la popolazione non percepiva il nuovo museo ebraico come istituzione di proprio interesse.

    Buonanotte!
    Mariangela

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