La figlia dell’altra, A.M.Homes

La figlia dell'altra, A.M. Homes
La figlia dell'altra, A.M. Homes

Ecco un altro libro che mi ero segnata dalla lettura di una recensione: *La figlia dell’altra* di A.M. Homes, ed. Feltrinelli, la storia autobiografica di una ragazza adottata che viene contattata dalla madre dopo anni.

Prima di partire per le vacanze l’ho visto in libreria con l’offerta estiva Feltrinelli, e mi è sembrata una buona lettura da viaggio (corto, leggero, ci sta bene in valigia ma anche in tasca). Sono stata qualche minuto in dubbio leggendo la biografia della scrittirce di cui non sapevo assolutamente nulla sulla quarta di copertina: viene infatti presentata come appartenente al gruppo di Dave Eggers, McSweeny & co, a cui appartengono un po’ di scrittori che proprio non sopporto. Però la foto di lei da bimba mi ha convinta _il potere delle copertine_ e l’ho acquistato. Bellissimo.

Mi ha conquistata, e a breve cercherò maggiori informazioni sulla scrittrice e su quello che ha pubblicato (ho scritto questo articolo in una panchna dello Schleswig-Holstein, nella Germania del Nord).

Molto forte, molto crudo, molto vero, ma anche dolce e commovente.

Ho finito di leggerlo da qualche giorno, già sono passata ad altro, ma la storia mi è rimasta nella testa, e continuo a ripensarci.

Fra l’altro, continuo a ripensare anche al *tema* delle autobiografie. Insomma, non mi capita spessissimo di leggerne, è più facile che mi abbuffi di romanzi. Lasciamo stare quelli di genere _vedi gialli, che divoro_ che sono un discorso a parte, spesso comunque nelle pagine di un libro, seppur narri delle vicende di finzione, si trovano degli aspetti ricorrenti, degli ambienti, dei personaggi, che possono immaginarsi reali. Penso ad esempio ai Buddenbrook, ho visitato a Lubecca il museo, in cui veniva narrata dettagliatamente la storia della famiglia Mann, e sono tanti e facili i collegamenti.

Nel caso invece di un romanzo dichiaratamente autobiografico, nel corso di una vicenda personale e intima come questa narrata da A.M. Homes, la forza è davvero dirompente, è un vero e proprio mettersi a nudo di fronte a migliaia di lettori.

Non penso che sia facile, ma chi ci riesce partorisce un libro come questo.

*giuliaduepuntozero

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7 pensieri riguardo “La figlia dell’altra, A.M.Homes”

  1. sapessi quanti libri ho comperato per le loro copertine! quasi sempre si sono rivelati grandi romanzi (uno per tutti che tu sia per e il coltello di grossman).

    a me invece piacciono molto le autobiografie. entrare nelle vite degli altri, ascoltarle ha un fascino incredibile, almeno per me.

    il libro che tu proponi poi ha un tema importante. lo comprerò.

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  2. Sai che l’ho comprato la settimana scorsa? Nella libreria del mio paese si trovano facilmente i Narratori della Feltrinelli e questo era nascosto dietro l’ultimo Faletti. Sono stata attratta anch’io dalla copertina- eppure , solitamente, non mi attraggono ritratti o foto : mi piacciono di più quelle tipo Guanda o Iperborea.
    Spero di poterlo leggere, ormai sono arrivata alla frutta…nel senso che, non avendo più spazio negli scaffali sparsi per casa, sto usando le cassette di plastica della frutta come contenitori, insomma un pilone più che una pila di libri da leggere.

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  3. Io trovo che la bimba presente in copertina _la Homes da piccola_ sia veramente bellissima. Anche all’interno del libro ci sono delle foto.
    Sono d’accordo sulle copertine della Guanda, forse le mie preferite, Scarabottolo è un maestro.
    Maria e Silvana, leggetelo e fatemi sapere la vostra opinione.
    Ciao
    *giuliaduepuntozero

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  4. Leggere questo libro è stato un importante momento di riflessione su un argomento che non avevo mai affrontato in maniera così approfondita.
    La Homes è stata davvero sapiente e coraggiosa nel descrivere in modo sentito ma anche oggettivo il processo che si innesca dietro ogni adozione : i timori dei genitori adottanti, i sensi di colpa ( e in questo caso le pretese patetiche ma anche tenere) della madre biologica, la meschinità di certi padri, il continuo mettersi in gioco per ricostruire un’ identità nella quale la genetica ha un peso specifico notevole “…sono un amalgama. Sarò sempre una cosa appiccicata insieme, qualcosa di leggermente rotto” scrive l’autrice.
    La prima parte del romanzo è stata una lettura molto piacevole e scorrevole ma mi sono appassionata anche alla parte ( seppure un po’ noiosa) della ricostruzione dell’albero genealogico attraverso il World Wide Web ( interessante conoscere quella pratica dei Mormoni che, accedendo all’archivio, si “appropriano” dell’identità di persone morte per battezzarle e inglobarle nel loro mondo).
    A.M. Homes compie un viaggio a ritroso non solo nel proprio passato ma in quello di intere generazioni che, partendo da paesi lontani, affrontarono un viaggio doloroso e difficile verso un “luogo mitico e lontano sperando di trovare Utopia e trovando invece una lingua estranea, la discriminazione, misere condizioni di lavoro e di vita”.
    La costruzione della propria identità trova un inaspettato epilogo, una sorprendente metafora, nel tavolo ricevuto in eredità dalla nonna adottiva, donna amata e rispettata, una stella polare nella vita della scrittrice che, grazie a lei , troverà il coraggio ( il “riscatto” lo definisce) per mettere al mondo un’altra persona “… Che fosse imparentata con lei al massimo grado e ce l’avesse scritto in faccia” pur avendo, questa nuova creatura, somiglianze straordinarie con la bisnonna non biologica, al di là di tutte le implicazioni genetiche e delle leggi del DNA.

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  5. Ciao Silvana
    sono contenta che ti sei piaciuto, io l’ho trovato spettacolare. Come sempre, hai fatto un’ottima recensione!
    Mi è piaciuta in particolare la frase che hai ripreso dal libro:

    Silvana :

    “…sono un amalgama. Sarò sempre una cosa appiccicata insieme, qualcosa di leggermente rotto” scrive l’autrice.

    Settimana scorsa in una libreria che faceva degli scontoni ho preso *Questo libro ti cambierà la vita*. Il titolo decisamente promette molto bene, vedremo!
    *giuliaduepuntozero

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