Patrick Desbois, “Fucilateli tutti!”

Patrick Desbois “Fucilateli tutti ! La prima fase della Shoah raccontata dai testimoni”, Marsilio, pp 290, 2007/2009

Padre Patrick Debois è un sacerdote cattolico che presiede l’associazione, nata nel 2004, Yahad-in unum, L’uno e l’altro insieme: con il nome, parte in ebraico e parte in latino, si vuole sottolineare la volontà di cooperazione tra cattolici ed ebrei.
Oggi, grazie a questo sacerdote francese, esiste un archivio con filmati, foto, testimonianze che mostrano l‘altra faccia della Shoah: tutti conoscono la storia degli ebrei sterminati nei lager, pochi invece la storia dei tanti ebrei uccisi prima in Urss.


Desbois, “stimolato da poche parole e da molto silenzio del nonno”, deportato nel campo di concentramento di Rava Rus’Ka in Ucraina, ha cercato di ricostruire la storia del nonno e soprattutto la tragica storia degli ebrei dell’est assassinati dai nazisti.

L’altra faccia della Shohah inizia nel 1941 con gli Einsatzgruppen, gruppi operativi delle SS con il compito di uccidere sul posto la popolazione ebraica. Il trasferimento degli ebrei, invece, da tutta l’Europa nei lager è un’operazione successiva con una organizzazione più complessa. I tedeschi effettuano uccisioni di massa nei luoghi dove arrivano, cioè in Russia, Ucraina, Estonia, Lituania, Lettonia, Bielorussia, ma anche in Romania e Polonia.

Dall’estate del 1941 entrano in azione quattro gruppi operativi: per ogni gruppo non meno di 1000 morti al mese, per ogni uomo l’incarico di uccidere da 20 a 40 vittime. Scelto il luogo per l’esecuzione si scava una fossa, dove si portano le vittime, cominciando dagli uomini, per avere meno resistenza, ma lo sterminio comprende anche molte donne e bambini.

Padre Desbois da sei anni conduce un lavoro metodico di ricerca, per individuare i luoghi dello sterminio di migliaia di innocenti ebrei dell’Ucraina, assassinati all’aperto mediante fucilazione. Ha fatto indagini negli archivi tedeschi e sovietici, ha raccolto sul campo testimonianze di osservatori o collaboratori coatti dei nazisti e prove materiali dello sterminio ( pallottole, resti di scheletri ecc. ).

Con alcuni esperti e pochi mezzi è passato di villaggio in villaggio, per raccogliere testimonianze perlopiù di settantenni, che allora erano bambini o adolescenti: sono testimonianze dopo 60 anni di silenzio, vergogna, paura. 500 sono i luoghi di esecuzione identificati e il saggio di Desbois contiene cartine significative sulla popolazione ebraica nel 1941 prima e dopo lo sterminio e 25 pagine di foto di persone che hanno testimoniato e le cui testimonianze dettagliate sono presenti nel libro.

Facce rugose scavate dal sole, dal lavoro nei campi di gente che è rimasta povera e che racconta fuori dai tribunali ciò che ha visto e che a volte è stata costretta a fare, per non essere uccisa.

Il libro di Desbois non ha il fascino coinvolgente di Vasilij Grossman, che da eccellente narratore sa trasmettere con potente lirismo tutti i sentimenti dai più nobili ai più abietti: la sua è una scrittura più secca, diretta, ma non meno efficace: con pietas e rigore attraverso testimonianze ci fa entrare fino in fondo dentro la brutalità di quegli eventi e di quei carnefici, in cui si era spenta ogni forma di umanità. Nei racconti colpisce il modo in cui gli ebrei venivano eliminati”: non camere a gas, non automatismi o meccanismi, ma un rapporto diretto in cui un uomo assassina un altro uomo.

Ogni villaggio è un luogo d’assassinio differente, ciascun caso è un caso particolare, l’attuazione delle disposizioni è lasciata alla libera interpretazione dei comandanti delle unità. La nota più sconvolgente e ripetuta infinite volte dai testimoni è “ la fossa ha impiegato giorni a morire… il pozzo si è lamentato per tre giorni… a volte due, a volte quattro: i fucilati spesso non erano morti, ma feriti anche leggermente e morivano lentamente” soffocati sotto 2 o 3 metri di terra spalata sulle loro teste “ la fossa continuava a muoversi”.

Una donna di 91 anni, piangendo, ricorda più di 8000 persone uccise davanti alla sua finestra e uno dei suoi figli, tornato a casa con la schiena insanguinata, perché si era rifiutato di estirpare i denti d’oro delle vittime.

Racconti di chi era bambino di 6,7,8,9 anni, che curioso aveva seguito gli ebrei quasi fino alla fossa, nascosto nell’erba o su un albero e aveva visto scavare le fosse e i compagni di classe spogliarsi nudi prima di essere fucilati.
A Trenivka: la fossa…i tedeschi sul bordo, gli ebrei dentro la fossa, 20 per volta e “ stendersi sui morti del turno precedente prima di essere ammazzati a loro volta” E una donna Petrivka che ricorda come lei e altre donne camminavano su quei corpi per pigiarli

trenta giovani donne ucraine con i piedi nudi a pigiare i corpi degli ebrei, spalarci sopra uno strato di terra, così gli altri si potevano stendere sopra, pigiarli come si fa nel Beajolais nei giorni della vendemmia” come commenta Desbois.

Spesso si uccideva a gruppi di 25, mentre altri tedeschi mangiavano, bevevano e poi cambiavano turno.

niente campi di sterminio in Ucraina, né filo spinato tra condannati e assassini. Qui i primi agonizzavano, mentre gli altri comandavano un bis di carne alle serve attorno ad una grande tavola imbandita”

Quante donne, giovani e belle, salvate per essere usate come oggetti sessuali e spesso uccise dopo, incinte! E i bambini uccisi in braccio alle loro madri” diversi corpi femminili sono stati trovati nell’atto di proteggere i loro neonati dalle palate di sabbia”. Spesso i tedeschi non fucilavano i bambini con meno di tre anni, ma li gettavano vivi nella fossa, dove venivano ricoperti dai corpi di quelli che venivano fucilati dopo.

non meno di 10000 uccisi in tre giorni – racconta un pastore- e poi l’odore dei corpi bruciati”. Nel 1942 ordine di Himmler di disseppellire tutte le vittime del Reich all’est e incenerirle con enormi bracieri capaci di contenere 2000 corpi ciascuno.

Operazione 1005: ”non hanno diritto a niente,nemmeno al nostro suolo…uomini che hanno ammazzato altri uomini, ritenendosi superiori, a cui spettava il compito di eliminare i sottouomini”. Si sono potute fucilare persone nella piazza di un mercato, ai bordi di una falesia a Yalta, murarle vive come a Satanin o ancora soffocarle con dei piumini”.

Un’ultima immagine: Dora una bambina di 4 anni e mezzo fucilata nuda nel freddo polare di un inverno in Crimea e il vestito tolto alla piccola Dora e da conservare in un museo, è -dice Desbois- uno degli oggetti più strazianti di questa altra Shoah.
Mi sembrava utile integrare l’articolo di Timothy Snyder, proposto da Luiginter, con questo ulteriore approfondimento: un invito a prendere consapevolezza di quali atrocità è capace, troppo spesso in ogni tempo e luogo, l’uomo nella sua disumanità.
P. Desbois era presente al Festivaletteratura di Mantova 2009.

Patrick Desbois “Fucilateli tutti ! La prima fase della Shoah raccontata dai testimoni”, Marsilio, pp 290, 2007/2009

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34 pensieri riguardo “Patrick Desbois, “Fucilateli tutti!””

  1. Conosco bene questi eccidi, avendo letto molti romanzi ambientati in Ucraina, Lituania, Polonia, però il tuo post mi ha fatto venire lo stesso i brividi.
    Sin da piccola mi sono chiesta che cosa abbia spinto gli uomini di tutti i tempi ad odiare gli ebrei. Il nazi-fascismo mi sembrava solo l’atto finale di una serie di pogrom perpetrati da sempre. Era forse il loro naso camuso, quella strana religione fatta di prescrizioni assurde, o il fatto che solo a loro, ipocritamente, il cristianesimo permettesse di prestare soldi dietro interessi?
    Tutti questi perchè mi hanno spinta, alla fine, a vivere per un po’ a contatto con alcune comunità israelitiche in Italia, ed a sostenere la tesi sui rapporti tra il nostro stato e tali comunità. Non ho riscontrato grosse differenze tra noi e loro, anzi ho scoperto che il nostro salame al cioccolato non è altro che il dolce che loro preparano per la festa di Purim.
    Allora ho iniziato a viaggiare seguendo i percorsi dei romanzi che leggevo. Sono stati strani viaggi, quelli effettuati in giro per l’Europa del Nord, fatti di estraneamento, soprattutto se mi trovavo in luoghi dove un tempo vivevano ebrei nei loro piccoli shtetl. Al termine di ogni sentiero, in ogni bosco, vedevo villaggi. In ogni città cercavo sinagoghe.
    La più bella l’ho trovata, però, in Tunisia. Quando ci sono entrata, sono stata catapultata indietro di 2000 anni. Non so se sia sempre così bella, una decina di anni fa ha subito un attentato.
    Ad oggi, però, non ho trovato alcuna spiegazione ai miei perchè.

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  2. sto cercando di fare questo percorso di conoscenza delle terribili atrocità compiute dal nazismo e dallo stalinismo, ho letto vita e destino di Grossman, leggerò questo sicuramente ma ti chiederei un piacere Anto: potresti segnalarmi i testi di cui parli nel tuo post, i romanzi ambientati in Russia e Polonia, non so orientarmi , grazie per la cortesia, e grazie a xochitl per il suo articolo,

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  3. bello questo post, complimenti. Un’altro libro interessante che vi consiglio è “Il silenzio degli alleati di Richard Breitman (Mondadori)” il quale dimostra le pesanti responsabilità che hanno avuto inglesi e americani nell’Olocausto.
    Per anto che non trova spiegazione ai suoi perchè, la capisco. Anche io mi facevo quelle domande quando leggevo libri e vedevo film che trattavano l’argomento. Come sia stato possiblie che esseri umani attuassero un programma di sterminio “scientifico” a livello “industriale” come una catena di montaggio senza provare pietà, tristezza, senza alcun tipo di umanità, è davvero difficile da capire. Hitler diveva “Quando la propaganda ha imbevuto di un’idea un intero popolo, l’organizzazione può trarne le conseguenze con un pungo di uomini”. Tu immagina quando imbevuti invece lo sono milioni di persone. Ma non è stata solo la propaganda la causa. Essa ha solo aumentato moltissimo l’odio verso gli ebrei, perchè l’antisemtismo c’è sempre stato anche prima dell’avvento del nazismo. Sono tanti i fattori che hanno spinto uomini a sterminare altri uomini,se ne vuoi capire di più ti consiglio di leggere un saggio, si chiama ” Come si diventa nazisti di William Allen (Einaudi)”.ciao

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  4. Ciao Donella,
    dammi un pò di tempo e ti invio i titoli dei miei romanzi preferiti.
    Li devo cercare tra cataste disordinate di testi.

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  5. Cara Donella, se vuoi avere una guida sulla letteratura ebraica, prendi Lontano da dove, di Claudio Magris. E’ il testo più bello e completo che esista sull’argomento. Non parla solo di Joseph Roth, ma di tutto il mondo ebraico dell’Est Europa, letterario e spirituale.
    Quanto ai romanzi, ci sono, ovviamente, i libri di Joseph Roth dedicati all’ebraismo (Giobbe, Zipper e suo padre, Fuga senza fine).
    Di Isaac Bashevis Singer puoi leggere tutti i romanzi, da quelli meno famosi fino a La famiglia Moskat. Nei suoi romanzi meno famosi (Il mago di Lublino, Una storia d’amore) ma ancor più nei racconti brevi (Gimpel l’idiota) troverai quei piccoli villaggi a cui accennavo.
    Il fratello di Singer, Israel Singer, ha scritto un solo, meraviglioso romanzo, La famiglia Ashkenazi, che sta all’ebraismo polacco come I Buddenbrock stanno alla Germania mercantile.
    Sulla stessa scia di Singer i romanzi di Agnon Shemuel (Una storia comune). Anche qui troverai un costante riferimento ai piccoli villaggi dell’Est europeo.
    Di Elias Canetti è molto bello La lingua salvata.
    Isaak Babel ti consiglio di leggerlo dopo.
    Romanzi sugli ebrei russi ce ne sono pochi, forse perchè credettero senza riserve nella rivoluzione.
    Molti intellettuali ebrei appoggiarono lo stalinismo senza riserve, ma furono trucidati dallo stesso movimento che contribuirono a propagandare. E’ una ferita ancora aperta. Uno dei pochi libri sull’ebraismo in queste zone è Novembre alle porte, di Chaim Potok, anche se Potok ne ha scritti altri molto più belli, ma ambientati in America.
    Ti sconsiglio (ma ovviamente è un mio pensiero) libri tipo Ogni cosa è illuminata, e tutti quelli sulla scia della ricerca delle radici ebraiche.
    Sono autori contemporanei, vissuti in Occidente, bravi, ma per calarsi nel mondo pre-shoa è meglio leggere quelli che ho elencato prima.
    Come ti ho detto, ce ne sono altri i cui nomi non ricordo e devo cercare. Ma i più belli sono quelli che ho elencato.

    Caro Michele, quello che non ho mai capito non è come si diventa nazisti, ma perchè un popolo è odiato da sempre. Qual è stato il vero motivo scatenante? Che cosa ha spinto le masse ad attaccare gli ebrei sotto i faraoni, sotto i romani, ad ottenere tranquillità nel 700 e stermini nell’800, fino ad arrivare al nazismo?

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  6. Grazie per questo ottimo post e grazie anche per i commenti, che sono interessantissimi quanto il post.

    Seguo anche io, negli ultimi anni, questo tipo di percorso di lettura. Che è dolorosissimo, fticosissimo ed a volte intollerabile, al punto che ogni tanto snto il bisogno di fermarmi e di prendere aria ma poi… ricomincio.

    Ricomincio forse e soprattutto perchè il mio rovello è lo stesso di quello espresso così bene da Anto e cioè: perchè un popolo è odiato da sempre. Qual è stato il vero motivo scatenante? Che cosa ha spinto le masse ad attaccare gli ebrei sotto i faraoni, sotto i romani, ad ottenere tranquillità nel 700 e stermini nell’800, fino ad arrivare al nazismo?

    I titoli che ho visto consigliati nei precedenti commenti sono tutti ottimi e dunque non ripeto.

    Da parte mia aggiungerei “Le ossa di Berdicev. La vita e il destino di Vasilij Grossman”, eccellente biografia di Grossman scritta da due americani e della quale ho già accennato nel vostro precedente post dedicato appunto a “Vita e destino” di Grossman.
    “Vita e destino” per me, è e ormai rimarrà un testo imprescindibile.
    Grazie e saluti

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  7. Con piacere noto che siamo in molti ad essere sensibili a questo tragico argomento.
    Conto di leggere senz’altro LE OSSA DI BEREDICEV , villaggio o città in cui è nato V.Grossman e uno mi pare dei luoghi dell’Ucraina in cui vi era il maggior numero di ebrei.
    Ho inoltre preso nota dei tanti riferimenti bibliografici forniti da tutti voi, Anto in particolare, come future letture.

    Ricordo , anche se l’ho già indicato in un recente commento, il romanzo in parte autobiografico di DANIEL MENDELSOHN GLI SCOMPARSI, presentato a Mantova.

    Trascrivo dalla copertina:
    ” è un’odissea e un viaggio nella memoria e nell’infanzia, nel tormento di una generazione cancellata.Al tempo stesso è una provocatoria e inedita riflessione sulla tradizione ebraica e sui testi biblici, cronaca di una tragedia universale, appassionata commemorazione. un racconto morale e letterario capace di accostare il dolore e l’erudizione, riscattando ciò che il tempo smarrisce”
    Il tutto in 716 pagine. Forse potremo trovare qualche risposta in più alla domanda di Anto e di tutti noi

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  8. Ma secondo me non esiste un solo motivo scatenante, ma vari. Sicuramente dopo i fatti riguardanti Gesù Cristo aumenta notevolmente l’odio di tipo religioso. Quei teritori poi erano occupati dai Romani che non trattavono la popolazione con amore. Ovviamente si scanetavano rivolte che non piacevano ai Romani e venivano soffocate nel sangue. Da qui poi l’odio politico, ed oggi secondo me è quello più radicato (riguardo la politica è un argomento molto difficile ed intricato, perchè ancora oggi non si è arrivati ad una soluzione del conflitto israelo-palestinese). Un altro tipo di odio è quello economico, di questo tipo di odio si sono serviti tantissimo i nazisti per la loro propagnda. C’è sempre stata questa paura degli ebrei che sanno maneggiare il denaro, che dominano l’economia dei paesi, che influenzano i governi e infine il caso dei (falsi) Protocolli di Sion che giustificano l’antisemitismo. E’ difficile trovare risposte, ma ripeto, secondo me non c’è un solo motivo, ma tutta una serie di fatti e circostanze che hanno portato un popolo ad essere odiato a morte.

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  9. grazie Anto, sei di una cortesia unica, ordinerò subito questi testi
    devo dire che la frequentazione di questo gruppo ha notevolmente alzato il livello delle mie letture indirizzandomi anche verso temi e approfondimenti che appagano la mia voglia di conoscenza, il tema dell’odio verso gli ebrei, popolo odiato da sempre come ha ben evidenziato sia Anto che Gabriella merita un approfondimento
    solo la conoscenza di quello che spinge l’umanità a compiere queste efferatezze ci permetterà di lavorare perchè non accadano più tragedie di questa portata

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  10. xochitl2 :
    <
    Ricordo , anche se l’ho già indicato in un recente commento, il romanzo in parte autobiografico di DANIEL MENDELSOHN GLI SCOMPARSI, presentato a Mantova.
    Trascrivo dalla copertina:

    Comprato stamattina. Grazie!

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  11. Ringrazio anch’ io Anto per la completa panoramica sui romanzi della narrativa yiddish e ebraica in generale ( nonchè xochitl2, naturalmente, per lo stimolo tragico e terribile ma necessario). Aggiungerei che anche lo splendido romanzo di Oz ” Storia d’ amore e di tenebra” contiene molte pagine illuminanti sui primi pogrom nei Paesi dell’ Est.

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  12. E, per quanto riguarda il Novecento, ci sarebbero da (ri)leggere i capitoli di “Le origini del totalitarismo” di Hannah Arendt dedicati alla situazione degli ebrei in Europa ed i particolare Francia e Germania (assimilazione, non assimilazione etc.).
    Come si vede, da idee nascono idee e da titoli nascono altri titoli…

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  13. Sono contenta di aver trovato tante persone che amano questo tipo di letteratura.
    Avete ragione per quanto riguarda Gli scomparsi, l’autore esula dal quel tipo di scrittura di alcuni contemporanei, e che a me sembra poco sentita e molto trendy.
    Sono d’accordo anche su Oz, avevo volutamente escluso questo autore (così come il grandissimo Yoshua di Viaggio alla fine del millennio) perchè istintivamente divido gli scrittori ebraici in yiddish (ossia quelli coevi alla scomparsa di tale cultura), quelli israeliani (la cui memoria è intrisa di suggestioni odierne e inevitabili considerazioni politiche) e quelli assimilati, che per me sono meno interessanti (come Il giardino dei Finzi Contini).
    Poi ci sarebbero Mordechai Richler e altri, ma mi sembrava di andare oltre il tema.
    Grazie a tutti voi.

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  14. anto :

    Molti intellettuali ebrei appoggiarono lo stalinismo senza riserve, ma furono trucidati dallo stesso movimento che contribuirono a propagandare. E’ una ferita ancora aperta. Uno dei pochi libri sull’ebraismo in queste zone è Novembre alle porte, di Chaim Potok, anche se Potok ne ha scritti altri molto più belli, ma ambientati in America.

    Chaim Potok è uno degli scrittori più bravi, nonché uno dei miei preferiti di sempre.
    *giuliaduepuntozero

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  15. Chaim Potok è uno degli scrittori più bravi, nonché uno dei miei preferiti di sempre.
    *giuliaduepuntozero

    E allora perchè non ne parliamo mai? Non mi riferisco a Potok, ma a tutti quegli scrittori trasversali rispetto alle culture, ai premi,ai tempi, e che cadranno nell’oblio tra un decennio?
    Perchè inseguiamo sempre l’ultima pubblicazione?

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  16. Ciao Anto,
    chissà, forse di alcuni autori (e delle loro opere) si parla poco pur ritenendoli “imprescindibili” – un aggettivo che ricorre spesso in questo forum per descriverli- perché siamo noi stessi a creare una forma di autocensura: sono libri talmente formativi che sentiamo quasi la necessità di tenerli nascosti in cassaforte come i gioielli più preziosi ed indossare in pubblico i loro simulacri.

    E’ un bene che tu abbia posta la questione.

    A me succede con alcuni autori sardi che amo molto : sui media trovo commenti a iosa su autori come la Agus, Niffoi , Murgia ed altri ( che vendono anche) mentre autori secondo me molto più validi come Atzeni , Angioni o Capitta sono misconosciuti o addirittura dimenticati.

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  17. Come non condividere le parole di Anto e Silvana.
    Silvana, ricorderai la mia sorpresa, quando menzionai Atzeni( per cui provo sconfinata ammirazione) nello scoprire che anche tu lo conoscevi, a dire il vero anche molto pù di me. Purtroppo, come ho già detto in occasione del post su “cosa è letteratura” devo ripetere che la “letteratura”, la fanno le case editrici, usando lo stesso metodo con cui si fà televisione, cioè in base alla potenziale “audience”.
    Altrimenti cosa ne sarebbe di Moccia?!?
    Però dobbiamo dare e darci il merito in questo forum, di parlare anche di autori “imprescindibili” e/o magari poco conosciuti, certo qualcuno può sfuggire all’ attenzione generale, in questo mare magnum di titoli e autori che proponiamo quotidianamente, ma poi,per fortuna, c’è la Anto di turno a rimetterci in riga!
    Un abbraccio

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  18. Sì, caro Ennore, è davvero un dono che un blog come questo sia frequentato da persone molto preparate e documentate,intelligentemente pratiche e gentili come Anto( e come tutti gli autori dei post che “lavorano” per noi, sollecitando interrogativi e curiosità mai banali).
    A te, amico del mio amico Atzeni _ com’è importante la proprietà transitiva negli amori letterari! _voglio dedicare quello che tu conosci bene … “Passavamo sulla terra leggeri come acqua, disse Antonio Setzu, come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta”. Giusto per commuoverci un po’.
    Approfitto di questo intervento per salutare anche Veronica ( non dimentico… 🙂 )

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  19. Grazie,
    ci sei riuscita, gli occhi si inumidivano e faticavo a finire la lettura!
    A te dedico sempre dal nostro:
    “Le nuvole si inseguono, aprono squarci nel cielo,cento stelle si affacciano, e una mezzaluna nascente, poi le nuvole si stringono, sfioccano, il cielo è mutevole, i venti si incrociano, combattono per il dominio della notte, l’ ultimo maestrale esausto e il primo sibilante scirocco.”
    Se questa non è poesia?! Leggo e l’ immagine si forma nitida davanti a me.
    Un abbraccio.
    Senza dimenticare nessuno, tantomeno Veronica e Lucy.(lla)

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  20. La letteratura ebraica europea pre Shoah è stato uno dei miei interessi del passato, ormai sedimentato. Agli ottimi suggerimenti di tutti, agli autori citati e al consiglio,e ai motivi del consiglio, che condivido, di non leggere romanzi come “Ogni cosa è illuminata…” aggiungo :Andrè Schwarz-Bart- L’ultimo dei Giusti.
    Consiglio di ascolto: Shostacovich, Sinfonia n.13, “Babi Yar” su testi di Evtusenko.

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  21. “L’ultimo dei Giusti” è davvero da leggere, non ci avevo pensato ma per fortuna c’è chi lo ha ricordato.

    E, visto che Marina ha parlato di musica, mi permetto di segnalare lo splendido oratorio per voce recitante, coro maschile ed orchestra

    “Un sopravvissuto di Varsavia” di Arnold Schoemberg (1947).

    http://it.wikipedia.org/wiki/Un_sopravvissuto_di_Varsavia

    Splendida l’edizione diretta da Claudio Abbado, voce recitante Moni Ovadia.

    La si può scaricare in .mp3 da qui
    http://www.xspyz.com/details.php?id=3916204

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  22. Per Silvana ed Ennore.

    Bene, ragazzi, mi avete convinto con le vostre bellissime citazioni, che – secondo il modello dell’ Emilio di Rousseau- avete lasciato volutamente indefinite per sollecitare la curiosità… E’ arrivato il momento di leggere Sergio Atzeni, ma adesso, via alla reticenza, e diteci la fonte di quelle perle e da quale romanzo dovrei cominciare. Un rinforzo in più alla lettura è venuto dagli autori sardi citati da Silvana, come ” meno validi”. Bene, per me la scrittura della Agus è da “inchiostro simpatico” : letta e scomparsa in un baleno.Mentre Niffoi, che non comprendo del tutto non parlando il sardo, mi pare di una truculenza artificiosa e sgradevole.

    Per Marina Forlani : hai fatto bene a citare il rapporto tra letteratura e musica. Provate a leggere ” Vita e destino”, con il sottofondo di Shostacovich
    ( qualunque pezzo): a me è capitato di provare un incredibile senso di compenetrazione tra il senso delle parole e quello della musica. Difficile da spiegare, ma un’ esperienza di grande emozione e di conoscenza intellettuale.

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  23. Ciao Renza,
    soddisfo la tua curiosità,la citazione di Silvana è tratta da “Passavamo sulla terra leggeri” rivisitazione in chiave epica, dell’epopea del popolo Sardo, per me, pura poesia.
    La mia da” Apologo del giudice bandito” il racconto in stile Atzeni, di un fatto accaduto nel 1492, in realtà un apologo sulla fine della modernità.
    Non sò se sono libri “facili” io non sono in grado di dirlo , perchè ne sono rimasto affascinato subito, a partire dai titoli. Come ho già avuto modo di scrivere, il solo leggere la frase “Passavamo sulla terra leggeri” mi provoca un brivido ed una intensa emozione.
    Ricordo che Silvana, mi contestò l’ accostamento che feci di un libro di Coelho, a questo di Atzeni, ora penso che avesse ragione lei (come spesso succede).
    Un abbraccio

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  24. Cara Renza, il libro del quale ho citato un passo è *Passavamo sulla terra leggeri*
    …mi commuove parlarne perché è indissolubilmente legato al ricordo di un carissimo amico sardo che me lo regalò – spedendomelo per posta- e una settimana dopo morì giovanissimo in un incidente di moto.
    Quando iniziai a leggerlo lo trovai quasi indigesto, adesso è diventato un libro stanziale sul mio comodino.
    Atzeni inventa, crea, con un linguaggio straordinariamente lirico e personale, che ha la stessa forma sinuosa dell’acqua, una mitologia fantastica della Sardegna e dei sardi – anzi dei S’ard- danzatori delle stelle. Non tutte le persone che l’hanno letto, dietro mia insistenza, l’hanno amato ma io invidio chi ha il privilegio di leggerlo per la prima volta. Dopo di questo ho letto *Il figlio di Bakunin* , *Il quinto passo è l’addio* e *Apologo del giudice bandito*
    ( bello!) che ha citato Ennore che mi ha preceduto e che saluto caramente. Molto bello anche il sito dedicato a Sergio Atzeni.
    Un abbraccio affettuoso a tutti voi.

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  25. Chissà come siamo finiti in Sardegna a parlare di Atzeni, autore che non conosco e che ora mi incuriosisce! Non so nulla di Atzeni, ma …il caso ha voluto che incontrassi in questi giorni il nome di Atzeni come traduttore di un libro letto anni fa e che voglio rileggere, perchè mi era piaciuto molto: Texaco dell’afroamericano Chamoiseau, di cui Atzeni è non solo traduttore, ma anche amico.

    Tornando al punto di partenza, in questa ampia bibliografia, che si è creata a commento di ” Fucilateli tutti”, voglio ricordare anche Austerlitz di Sebald, libro da me molto amato: libro della memoria che è tante cose e che va in molte direzioni, ma come non ricordare quel bambino in copertina e quello stesso bambino di quattro anni con lo zaino in spalla arrivato con il Kindertransport in una stazione di Londra, salvato per miracolo in extremis dallo sterminio? E non aggiungo altro.

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  26. Chiedo scusa se si è usciti un po’ fuori dal seminato 🙂
    Il tutto è nato da una condivisibile frase di Anto ( commento n° 16 del 24 ottobre)….*E allora perchè non ne parliamo mai? Non mi riferisco a Potok, ma a tutti quegli scrittori trasversali rispetto alle culture, ai premi,ai tempi, e che cadranno nell’oblio tra un decennio?
    Perchè inseguiamo sempre l’ultima pubblicazione?*
    …. prendendo spunto da queste parole, sono stati citati altri autori poco fortunati o poco conosciuti e, come succede, da libro nasce libro.
    Un abbraccio affettuoso.

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  27. Sì, da libro nasce libro e così via, in una bella storia infinita che non conosce il ” fuori tema”…
    Concordo con te, Ennore, sul brivido e sull’ emozione del titolo, quindi grazie a te e Silvana : sono pronta alla conoscenza di Atzeni ( che, se non ricordo male, Silvana, è morto tragicamente – annegato?- come il tuo caro amico) e agli eventuali “rischi”. Ho già adocchiato le biblioteche in cui si trovano i suoi libri. Mi piace essere arrivata a questa determinazione ( dopo aver sentito parlare di lui sempre di scorcio) grazie a questo nostro vario conversare.

    xochitl2, che dire di Austerlitz ? Oltre alla novità della sua narrazione scientifico- letteraria, molto interessante e innovativa, io ho colto in questo romanzo un pudore e una delicatezza che mi hanno commosson nel raccontare quella vicenda Da tedesco ( in un certo senso “responsabile”) Sebald aveva scelto un registro non di denuncia appariscente ( quasi un alleggerimento di coscienza) ma di dolore rappreso, come da consapevolezza che quell’ orrore non possa essere urlato, ma solo raggrumato in un pudore rispettoso delle vittime.
    Un saluto affettuoso a tutti.

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  28. Mi scuso io con te, cara Silvana, perchè da come ho esordito poteva sembrare un ..rimprovero per un fuori tema, in realtà è stato solo un piacere avere saputo qualcosa di un autore sconosciuto, anche se per caso- come ho scritto- avevo appena letto che Atzeni era stato il raffinato traduttore di Texaco di un autore creolo.

    Sono d’accordissimo con Renza nell’apprezzare e sottolineare il pudore e la delicatezza di Sebald tedesco che denuncia senza urlare, ma proprio per questo indiscutibile è la sua efficacia, anche per la struttura particolare del romanzo co la presenza di molti elementi simbolici, soprattutto con i tanti riferimenti alle architetture o alle stazioni.
    Un abbraccio affettuoso e buona giornata!

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  29. Scusarti con me, cara Xochitl2? La mia risposta è stata dettata da semplice, banale pedanteria ( della serie ” a domanda rispondi “)…è un piacere immenso dialogare con tutti voi ed ogni volta si percepisce solo rispetto e garbo, ( anche per eventuali dissensi letterari). Inoltre ,questo forum, tutti voi, questa estate scurissima avete rappresentato il mio approdo felice.
    Un abbraccio a te e un saluto caro a tutti quelli che da un po’ non frequentano il forum e la cui mancanza si avverte tanto : Lettoreambulante, Laraffaella, Fubar,Nadie, Mara, Andrea2 e tutti gli altri che spero stiano tutti bene, augurando(mi) presto, di vedere il loro nome apparire in alto a destra.
    Saluti carissimi a tutti 🙂

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  30. Per arricchire ancora la bibliografia a commento di Fucilateli tutti
    “Le benevole”, romanzo di Jonathan Littell edito nel 2007 da Einaudi, citato da Luiginter nel suo articolo sulle vittime civili, a partire dall’articolo di Timothi Snyder.

    Uno dei romanzi più sconvolgenti mai scritti sul nazismo: Grand Prix du roman dell’Académie française e Prix Goncourt 2006.

    Copia e incolla da IBS:
    Gli orrori del nazismo raccontati in prima persona da un ufficiale delle SS, dalla campagna di Russia allo sterminio degli ebrei. Per la prima volta uno scrittore sceglie il punto di vista dei carnefici e s’interroga sulla complessa personalità di uno di loro. Maximilian Aue dirige una fabbrica di merletti nel Nord della Francia, la guerra è ormai lontana. E’ nato in Alsazia da madre francese: parla così bene la lingua materna che non ha avuto difficoltà a nascondere, durante il caos del dopoguerra, il suo passato da ufficiale delle SS. Racconta la sua storia senza alcun rimorso. Infanzia in Francia, studi di diritto e di economia politica in Germania: il giovane Maximilian è intelligente, colto, omosessuale (in lui l’omosessualità si lega all’incesto, all’amore morboso per la sorella). Sorpreso in un luogo compromettente, viene salvato da un giovane SS che lo prende sotto la sua protezione: Max entra nelle SS anche perché è affascinato dall’ideologia nazista. Dopo essere stato a Parigi, passa sul fronte orientale: in qualità di ufficiale redige rapporti per i vertici del Reich sull’avanzare della campagna di Russia. Ferito alla testa a Stalingrado, si salva per miracolo e diventa un eroe nazionale. In seguito lavora a stretto contatto con Himmler per riorganizzare i campi di concentramento, e viene spedito a cercare in Ungheria manodopera per le industrie belliche. A Berlino, sotto le bombe, si dedica alla scherma e al nuoto; assiste ai concerti diretti da Karajan e Furtwangler; ha una sterile storia sentimentale con una donna. Dopo un tentativo di fuga in Pomerania, ritorna nella capitale e vive il crepuscolo del nazismo.”Le benevole” è un romanzo choc: novecento pagine di diabolica dimensione epica. Un’opera allucinata e barocca che miscela realismo, violenza ed erotismo per descrivere i piú terribili ed efferati crimini del secolo scorso.

    Qualcuno di voi lo conosce? Forse proprio Luiginter?
    Io sto leggendo con molto interesse il libro di Mendelsohn Gli scomparsi

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  31. xochitl2 :
    Per arricchire ancora la bibliografia a commento di Fucilateli tutti
    “Le benevole”, romanzo di Jonathan Littell edito nel 2007 da Einaudi, citato da Luiginter nel suo articolo sulle vittime civili, a partire dall’articolo di Timothi Snyder.
    (snip)
    Qualcuno di voi lo conosce? Forse proprio Luiginter?
    Io sto leggendo con molto interesse il libro di Mendelsohn Gli scomparsi

    Del romanzone di Littel è stato già detto di tutto e di più.
    Basta farsi una googlata e si viene sommersi da articoli sul libro di Littell.
    Se ne sono occupate le meglio teste d’uovo dell’intelligentia nostrana e d’oltreoceano.

    Francamente, checchè possa essere il giudizio su “Le Benevole”, che non ho letto e NON ho intenzione d leggere, ho il forte sospetto che aggiungerebbe poco o nulla al tema che mi sembrava essere di fondo in questo post.

    Però, per carità: io il libro non l’ho letto, e proprio per questo leggerò con molto interesse il parere di chi invece lo ha letto e magari apprezzato.

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  32. Sto leggendo (sono arrivata a metà) “Gli scomparsi” di Daniel Mendelsohn. Lo trovo un libro straordinario, bellissimo; ma non voglio dilungarmi su questo, adesso.

    Vorrei invece segnalare, per chi comprende il francese, due video pescati su YouTube e molto interessanti.

    Si tratta di una discussione tra Padre Patrick Desbois e Daniel Mendelsohn sulla Shoah (Fnac Ternes, 16 gennaio 2008). Purtroppo l’audio, per quanto riguarda Desbois, non è eccellente, mentre quello che dice Mendelsohn si capisce perfettamente.

    Saluti a tutte/i

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