Presagio triste e Il coperchio del mare, Banana Yoshimoto

Mt. Fuji. - foto: skyseeker, flickr
Mt. Fuji. - foto: skyseeker, flickr

Era da tanti anni che non leggevo un libro di Banana Yoshimoto, veramente da secoli. Il Giappone è Paese che mi attira parecchio, ma negli ultimi tempi mi sono limitata a qualche libro di Haruki Murakami, a quelli di Amelie Nothomb ambientati in Giappone, a qualche film.

Invece qualche tempo fa, in una delle mie spedizioni al Libraccio, mi è caduto l’occhio sulla parte di scaffale riservata alla scrittrice giapponese _parecchio rifornita come numero di titoli, fra l’altro_ e sono tornata a casa con *Presagio triste* e *Il coperchio del mare*, entrambi editi da Feltrinelli, come tutti i suoi titoli.

Cavolo, mi mancava proprio.

Con quelle descrizioni di un mondo così lontano dal nostro, con quelle vicende che in molti casi rasentono il surreale e l’irreale, quella vena nostalgica e melanconica che pervade tutte le pagine, ma nel contempo con una nota di speranza _o rassegnazione_ che sembra quasi scontata, fatalistica.

Fra i due, ho preferito *Presagio triste*, la storia di Yayoi, ragazza diciannovenne, che vive col fratello Tetsuo in una famiglia felice e perfetta. Però non ha nessun ricordo del suo passato, in compenso sembra avere dei poteri paranormali. Ha anche una zia un po’ stramba nella cui casa si rifugia Yayoi, alla ricerca della verità sulla sua vita.

Diamond Fuji. - foto: skyseeker, flickr
Diamond Fuji. - foto: skyseeker, flickr

Bello anche *Il coperchio del mare*, ma tanto triste, la storia dell’amicizia fra una giovane donna e una ragazzina. Mari decide di aprire un chioschetto di granite sulla spiaggia di Izu, paesino di mare su un’isola nonostante le grandi difficoltà nell’aprire un’attività in una regione che si sta spopolando. Durante le vacanze estive viene raggiunta da Hajime, la figlia di un’amica della madre, che attraversa un momento difficile dovuto alla morte della nonna. Il romanzo _breve, come tutti quelli della Yoshimoto_ narra l’estate delle due protagoniste, i loro sogni, le loro malinconie, la loro dolce amicizia.

*giuliaduepuntozero

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6 pensieri riguardo “Presagio triste e Il coperchio del mare, Banana Yoshimoto”

  1. Mi sa che abbiamo un alto tasso di affinità bibliografiche, cara Giulia….A me piace moltissimo la cultura giapponese e la loro letteratura in particolare (da Mishima a Kirino, da Soseki Natsume a Kenzaburo Oe a Murakami Haruki etc). Anche la Yoshimoto, con i suoi snelli e veloci romanzi, mi piace. Solitamente, quando leggo qualcosa, faccio dentro di me una distinzione tra letteratura di “evasione” e di ” invasione” e, naturalmente, preferisco quest’ultima. Stranamente la Yoshimoto riesce ad invadermi con la linearità delle sue storie, la sua semplicità e la sua freschezza. Il mondo di Banana Yoshimoto ( parafrasando G. Amitrano) è dolce, malinconico, pieno di piccole simbologie e la scrittrice riesce, anche nelle sue opere meno interessanti, a mantenere una luminosità, un atteggiamento sognante che non ho mai trovato insopportabilmente triste .
    I romanzi che preferisco sono “L’abito di piume” e “Tsugumi” però anche “Il coperchio del mare” e “Presagio triste” mi sono piaciuti.
    Quelle bellissime foto del monte Fuji che hai postato mi ricordano tanto l’avventura di Amélie Nothomb in” Né di Eva né di Adamo”, quando si ritrovò completamente sola al cospetto dell’Incomparabile e rischiò la vita…
    OT. Nel mese di gennaio 2009 avevo scritto una mail all’Einaudi per sapere se avessero intenzione di fare una riedizione di ” Sotto il segno della pecora” , visto che la loro casa editrice possiede ormai i diritti d’autore di Murakami e mi risposero assicurandomi che, a fine anno circa, sarebbe uscita una nuova edizione con la traduzione di G. Amitrano!

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  2. Ciao Silvana
    mi sa anche a me che abbiamo gusti molto simili!
    Grazie mille per la segnalazione di Murakami, avevo letto il libro secoli fa prendendolo in biblioteca, il mio ragazzo lo voleva leggere e quindi è un’ottima notizia!
    Un abbraccio
    *giuliaduepuntozero

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  3. anche io è tanto che non prendo in mano i libri della yoshimoto, ma so perchè.

    ad un certo punto … mi ha stufato (giudizio critico “dotto”!). voglio dire che ad un certo punto mi sembrava di leggere sempre lo stesso libro.

    e se è vero che un autore ha un filo conduttore ed uno stile che deve essere riconoscibile, con la yoshimoto mi pareva che fosse un pò troppo.

    la cultura giapponese è però magnifica e la letteratura sempre un pò “strana”. non so una grande esperta in materia, ma ho amato e continuo ad amare Il padiglione d’oro di Mishima così come ho letto con grande piacere Kafka sulla spiaggia. confesso però che con l’uccello che avvitava le viti del mondo (scusate, ma non ricordo con precisione questo titolo) …. mi sono arresa!

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  4. Ciao maria
    pensa che proprio in questi giorni sto leggendo *After dark*, un libro di Haruki Murakami, l’autore di *Kafka sulla spiaggia* e de *L’uccello che girava la viti del mondo*.
    Hai ragione, spesso i libri della Yoshimoto possono sembrare un po’ simili, però capita spesso che gli autori abbiano dei tratti comuni nei loro libri. E forse questo dipende anche dal fatto che la Yoshimoto parli di un mondo così lontano dal nostro…
    *giuliaduepuntozero

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  5. Ho letto tutti i libri di Banana Yoshimoto, e proprio ieri ho postato un articolo (anche) su di lei. Fino a “La piccola ombra” dava l’ impressione di essere una scrittrice perennemente toccata dalla grazia, che scriveva degli ottimi libri quasi senza sforzo; poi, appunto con “La piccola ombra”, é partita la sua parabola discendente, durata fino a “Il coperchio del mare.” Infine, da “Chie-chan e io”, ha cominciato un lento ma costante ritorno alla qualità dei primi libri, un miglioramento che mi fa ben sperare per il futuro. Come avrete intuito, non ho apprezzato affatto né “Presagio triste” né “Il coperchio del mare.” Il primo in particolare é senza dubbio il peggiore della Yoshimoto, secondo me.

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