Hans Tuzzi, La morte segue i Magi

La via dei tarocchi - foto: mafe, flickr
La via dei tarocchi - foto: mafe, flickr

Avevo “scoperto” Hans Tuzzi anni fa con il suo primo romanzo “Il maestro dalla testa sfondata”, un giallo milanese, ambientato nel mondo dei collezionisti di libri antichi, edito da Sylvestre Bonnard, una piccola casa editrice specializzata in libri che parlano di libri. Una buona storia, anche se a volte troppo insistita nella trattazione dei libri antichi, ben scritta, un buon personaggio, il vice commissario Melis, malinconico, misurato, profondo.

Ho poi continuato a seguire Tuzzi nei suoi successivi romanzi, “Perché Yellow non correrà”, uscito nel 2003, e poi “Come il cielo sull’Annapurna” uscito nel 2004, e ancora i tre romanzi brevi di “Tre delitti un’estate” del 2005, tutti editi da Sylvestre Bonnard, protagonista sempre il vice commissario Melis.

Quest’anno, ad aprile, Tuzzi ha pubblicato, con Bollati Boringhieri, il suo ultimo romanzo “La morte segue i Magi” che avevo iniziato a leggere proprio nei giorni in cui Tuzzi partecipava a Como a Parolaio. Ottima occasione per incontrarlo: mi piace conoscere gli autori che leggo, vedere che aspetto hanno, cercare di capirne la personalità.
Tuzzi non ha deluso le mie aspettative: alto, elegante, completo beige, maglietta glicine all’ultima moda, occhiali tartaruga, bastone da passeggio, colto, raffinato, un po’ snob, forse; mi è sembrato una persona perfettamente in sintonia con il mondo e i personaggi dei suoi libri.

“La morte segue i Magi” è un bellissimo romanzo, da leggere con lentezza, da gustare e penetrare a fondo nei suoi vari temi.
La vicenda inizia con Melis che in trattoria afferra e si incuriosisce a frammenti di discorso fra un uomo e una donna, “persone che s’incrociano come navi nella notte, persone che non si rivedranno mai più”. L’uomo, Walter Cenzatti, il giorno dopo viene trovato assassinato nel parco Sempione; Melis si appassiona al caso di quel morto, il suo morto, quello che aveva visto, vivo, al tavolo di fianco al suo, e indaga, anche contro la volontà del questore che lo vorrebbe, questioni di prestigio, più impegnato nella cattura di un pericoloso uomo di mafia.
Melis, aiutato dalla sua squadra di collaboratori, scava nella vita di Cenzatti, indagando nel mondo dei collezionisti d’arte, delle case d’asta, e dei falsari che hanno avuto rapporti con lui; vengono poi assassinati, da un misterioso personaggio che percorre Milano con un bastone da passeggio dal pomo turchese, Leone Maggi, anch’egli un falsario, e il commendator Camisasca, un ricco e rozzo collezionista, fino alla fortunata individuazione del colpevole, Il caso è chiuso, le impronte digitali. Identiche! E’ lui! Lui, chi? Il professore che è stato qui ieri! Incredibile! E’ lui!. La caccia finale, il perché delle uccisioni, il ritorno a casa di Melis da Fiorenza.

La vicenda poliziesca è ben congegnata e avvince, ma quello che mi ha colpito e affascinato nel romanzo è la varietà e la ricchezza di personaggi, di ambienti e di temi straordinarie e la scrittura, colta, raffinata e intensa. 

I personaggi, descritti con precisione ed ironia: il professor Haeberlin, ad esempio: sfoggiava una raffinata cravatta anni cinquanta, austera e di nodo sottile, un regimental dai colori autunnali svarianti in tutti i toni delle foglia morta, in piacevole contrasto con la camicia azzurra sotto il panciotto in daino e la giacca di bella lana inglese verde marcio…. o il professor Pisa Volpini, ciuffo scarruffato, sguardo perso lungo altri orizzonti.

Gli ambienti: Tuzzi passa e sposta di continuo la narrazione da descrizioni di ambienti “alti” – Haeberlin lo guidò in quello che sembrava un salottino da conversazione…..poltrone di moderno design, l’unico mobile d’epoca, una credenzina in noce, toscana, primo cinquecento…tocchi d’arancio, qua e là, a ravvivare un ambiente perfetto per una città nordica, più sognatrice e più periferica di Milano… che so? Qualche piovosa, triste città del Brabante, qualche pallido, rigoroso porto affacciato sul Baltico – a descrizioni di personaggi e ambienti popolari – Miranda Robles, detta Pelocrespo, ben nota agli agenti della Buoncostume, amante del Maggi e Cesarina Bagagera, vedova Chiappa, prostituta, la vita a dar via la bernarda per mett insema quater danèe.

Il rapporto fra Melis e Fiorenza, nato e sviluppatosi nei precedenti romanzi,  che vive ora un momento come di sospensione: Si amavano ancora? O era ormai soltanto affetto? Perché sì, c’era qualcosa di stanco nel loro rapporto. A volte, quando per un ora passeggiavano, in quell’ora non si scambiavano nemmeno una parola, lei a pensare ai suoi libri, lui a pensare…..a che?. Eppure si sapevano l’un l’altra vicini.

Milano, cupa e barocca, spesso piovosa, raccontata da Tuzzi come città brutta e in crisi di identità, che ha perso i suoi appuntamenti con la storia: Non pioveva da mezzogiorno, il vento stava ramazzando le nubi verso sud eppure mai Milano le era sembrata così livida e barocca; un barocco triste però, cupo, plumbeo…… Persino il Duomo, iceberg fasciato da eterne impalcature, sembrava ormai estraneo all’anima della città…., ma anche ricca di fascino, nei suoi angoli nascosti, le strade, i bar, i giardini, i luoghi minori: Melis aveva voglia di star solo, girare per quelle vecchie strade che sembravano aver conosciuto soltanto il barocco e la malavita: Meriggi, la vecchia osteria che aveva resistito impavida al mutar delle mode… i grandi tavoli di legno scuro con le tovaglie di carta gialla da macellaio, le luci basse, le stoviglie di terraglia bianca e spessa, il vino servito anche sfuso.

Momenti di poesia e di nostalgia: Fiorenza e la sua Trieste, Trieste, Natale… la bora che squassa i rami degli alberi… nevischio sul mare livido… e, dentro la casa, la luce, la pace serena. La giovane assistente Nadia Squarcialupi (Melis non era rimasto insensibile al suo fascino): Lei era stata puntualissima, un foulard rosso a dare allegria al giorno.

Un autore e un romanzo che consiglio; “La morte segue i Magi” mi ha fatto venire il desiderio di tornare a leggere i libri precedenti per recuperare personaggi, temi e atmosfere che ho qui ritrovato.

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9 pensieri riguardo “Hans Tuzzi, La morte segue i Magi”

  1. Molto bella, la tua recensione, pietro46. Avevo scelto questo romanzo come regalo ad un’ amica, così l’ ho letto prima di darglielo, un po’ di corsa e anche in treno, mentre andavo da lei.
    E’ vero, è un romanzo raffinato- a tratti mi ha ricordato molto “L’ intoccabile” di John Banville,- e alla mia amica è molto piaciuto ( ” Raffinato, colto e di
    piacevole lettura”).
    Ho però un dubbio : perchè uno scrittore del genere, con tale talento stilistico, sceglie di scrivere gialli? Non è il mio un ” razzismo di genere”, ma leggendo tale ricchezza di temi e di riferimenti culturali mi è venuto il dubbio che la sua sia stata una scelta un po’ calcolata per non essere trascurato dal pubblico di oggi, voracemente attirato dai gialli. ( Sul perchè ciò succeda, si era aperto un dibattito anche nel blog).

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  2. Hans Tuzzi scrive anche non-gialli ( Gli occhi di Rubino, Bestiario bibliofilo,In Irlanda) per questo sono convinta che, sebbene gli editori preferiscano i gialli, presto avremo un romanzo non di genere e magari sulla società fondata sul danaro e indifferente alle domande sulla vita; tematiche sottese in molti dei suoi gialli

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  3. Riporto, come risposta ai commenti di Renza e Sal, alcune considerazioni fatte da Hans Tuzzi nell’incontro di Parolario alla domanda sul perchè avesse scritto dei gialli:
    – perchè l’editore Sylvestre Bonnard lo aveva sfidato a scrivere un romanzo giallo ambientato nel mondo dei bibliofili. Può essere allora giusta l’idea di Renza: il giallo attira, quindi facciamo scrivere e pubblichiamo libri gialli;
    – perchè era stato colpito negli anni ’80 da notizie di cronaca inglese, in particolare da quella in cui due bambini di 6 anni avevano convinto una donna di 60 anni a ballare nuda e poi la avevano uccisa con una bottiglia;
    – perchè ritiene il giallo un pretesto per tracciare un affresco della società.
    Ha anche affermato che comunque non legge gialli e soprattutto non ama il romanzo giallo con investigatore geniale (tipo Agatha Christie.
    Mi sembra che ne La morte segue i Magi il giallo sia veramente un pretesto, solo un contenitore in cui collocare personaggi, ambienti e situazioni che poco c’entrano con la trama poliziesca: significativo poi dello scardinamento delle regole classiche del giallo mi sembra il fatto che la soluzione della vicenda gialla sia del tutto casuale e non nasca da una logica investigativa.
    Sal sa o ha indovinato: Tuzzi ha detto che il prossimo romanzo che sta scrivendo non sarà un giallo, non ci sarà Melis, sarà un romanzo corale, con moltissimi personaggi. Lo aspetto con ansia.

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  4. Ciao pietro46
    grazie per la bella recensione, mi hai fatto venire voglia di leggerlo.
    Bella la considerazione che il giallo sia un pretesto per tracciare un affresco della società.

    Ciao

    *giuliaduepuntozero

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  5. Non conosco Hans Tuzzi in veste di giallista. Forse scrivere gialli gli serve per riposare il cervello, di tanto in tanto, visto che riesce a scrivere quello di cui anticipo ora.
    In realtà è un grande bibliofilo e un profondo conoscitore di libri antichi e d’epoca. Ha scritto, infatti, “Collezionare libri antichi, rari, di pregio” e “Gli strumenti del bibliofilo, variazioni su come leggere cataloghi e bibliografie” (sempre per i tipi di Sylvestre Bonnard), due saggi assolutamente competenti e di grande gusto ed eleganza per la scelta dei testi citati, oltre che per una profonda competenza che – assicuro – non si improvvisa ed è il frutto di anni e anni di interesse attivo sul campo. Per chi abbia voglia di addentrarsi in questo mondo un po’ particolare (ma bisogna essere un tantino fuori di testa, in senso buono intendo), sono due libri validi per cominciare. L’unico neo che gli contesto nella trattazione è di riferirsi sempre e solamente a testi dai prezzi astronomici. Lui probabilmente è uno che vola sempre e solamente in alto.
    Ciao

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  6. Ringrazio pietro46 che cob questa recensione mi ha fatto venire voglia di leggere il libro, che appunto ho letto, è stato uno degli ultimi del 2009, e devo dire che mi ha fatto proprio chiudere bene l’anno.
    Molto bello, e apprezzabile ancora di più per chi conosce Milano, perché è descritta molto bene, con citazioni continue di strade e luoghi.
    Da leggere decisamente!

    *giuliaduepuntozero

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  7. Bella recensione. I link agli altri libri non funzionano, sai se è perché li hanno ripubblicati con un altro titolo? Grazie.

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