Masha Hamilton, La biblioteca sul cammello

Masha Hamilton, La biblioteca sul cammello, Garzanti, 2007/2009 ,  pp.284

Il  romanzo  di una giornalista e scrittrice americana, corrispondente dal Medio Oriente, dall’Afghanistan, da Mosca, scritto dopo avere trascorso diversi mesi in Africa, per partecipare alle iniziative del Kenya National Library Service.  Esiste infatti da dieci anni un progetto per diffondere la lettura tra i popoli nomadi: per combattere l’analfabetismo i libri viaggiano di villaggio in villaggio fino agli insediamenti più piccoli.

E così anche la protagonista del romanzo, Fiona Sweeney, bibliotecaria a New York, nel 2003 si trasferisce in Kenya, per partecipare ad un progetto che prevede per questo vasto e arido territorio dell’Africa nord-occidentale di fornire servizi bibliotecari alle comunità rurali più lontane in zone non raggiungibili con veicoli, utilizzando i cammelli per il trasporto dei libri.

Nairobi e Garissa sono le grandi città, “le città lontane” del Kenya, ma il villaggio, in cui è ambientata la vicenda è in particolare Mididima, a tre ore e mezzo da Garissa, fatto di case costruite con  sterco e ramoscelli e abitato da una minuscola tribù nomade di non più di 175  abitanti, abituata da secoli a spostarsi nel deserto, per sfuggire la siccità o altri flagelli.

“una manciata di vita concentrata. Uomini, donne e bambini erano sparsi qua e là come un centinaio di fazzoletti variopinti lasciati cadere nell’erba, mucche e capre insieme a loro, non legate, come fossero compagni prediletti. Dove trovavano i rossi e i gialli in cui si avvolgevano?. A New York la moda privilegiava colori associati al terreno zuppo e ai cibi viscidi-neri e marroni e grigi, ribattezzati noce moscato, platino, melanzana, mezzanotte. Lì invece, le tinte sembravano uscite da vaschette di colori a dita, gli indumenti simili a un poema rap o a un grido rivolto al loro dio elementare, l’Essere-dalle-cento-gambe- un riferimento al sole, con i suoi raggi come gambe”

41 capitoli dedicati ciascuno ad un personaggio: alcuni a Fiona, altri ad alcuni abitanti di  Mididima, che, nei riguardi della biblioteca itinerante a dorso di cammello, hanno atteggiamenti diversi. Del resto è ovvio che in un villaggio, dove la vita scorre da sempre senza cambiamenti,  un oggetto nuovo  come il libro non può essere che sconcertante e suscitare diffidenza.

Kanika, per esempio, è un’adolescente che attende con ansia “il giorno in cui sarebbero arrivati i libri, chiusi in casse di legno che penzolavano ai lati della gobba di un cammello. Ben presto si sarebbe ritrovata ad accarezzare copertine e a passare le dita su parole scelte a caso, prima di concentrarsi sui due volumi che poteva prendere in prestito… e che leggeva con la stessa velocità con cui le locuste divoravano

Aveva imparato a leggere attraverso “una malconcia Bibbia in inglese che un missionario aveva regalato alla madre” per Kanika il volume non aveva nulla a che vedere con la religione: come i vicini credeva nell’Essere-dalle-cento gambe e negli spiriti che vivevano in ogni cosa.  Kanika è assistente del maestro Matami, che da quasi 4 mesi “dava libri da esplorare ai bambini a cui insegnava in tono cantilenante l’alfabeto in swahili e in inglese.” Anche Neema la nonna di Kanika sa leggere, è una delle poche donne con un’autorità patriarcale nel villaggio e si vergogna di ammettere di aver creduto che la Bibbia fosse l’unico libro di storie al mondo . Le storie dei libri, l’incontro con altre donne dei libri sono ora la sua linfa vitale

Interessante un personaggio come Scar boy, giovane diciassettenne, sfigurato da bambino da una iena e che mette a rischio la continuità della biblioteca sul cammello, perché non restituisce due libri,un’edizione illustrata per bambini dell’ Iliade e dell’Odissea, a cui ha strappato le pagine e nei cui spazi bianchi si esprime attraverso disegni.  I disegni per Scar boy erano come i libri per l’americana Fiona ”un luogo in cui conservare quell’ingannevole afflusso di emozioni umane, dalla gratitudine di essere vivo alla frustrazione per gli stenti di quella stessa vita -no di più -un’espressione del bisogno di staccarsi dalla propria limitatezza per unirsi all”Essere- dalle-cento-gambe, ai raggi del sole”

Molti altri, invece,   a Medidima non vogliono avere nulla a che spartire con i libri, non vogliono sprecare la preziosa luce del giorno a guardare della carta, non vogliono che caduchi pezzi di carta con le loro nuove idee distruggano l’antica saggezza degli antenati. “Quando a Medidima muore un anziano si perdono una dozzina di biblioteche, ognuna più preziosa di quella che giunge sulla groppa dei cammelli”.

Alcuni dei nostri anziani vedono la biblioteca itinerante come una tribù nemica. Dicono che i libri sono abitati da spiriti maligni che distruggeranno la nostra cultura. Che i nostri giovani verranno attirati nelle città, dove per vivere spazzeranno le strade e le nostre ragazze vi dormiranno, e il loro cuore resterà eternamente vuoto perché costretti a vivere in un unico posto anziché vagare liberi. I nostri valori non sono i loro. Noi rispettiamo le lezioni degli antenati

Rinvio per le conclusioni alla eventuale lettura diretta di questo romanzo e a Fiona, che, in attesa di ritornare a New york, si domanda “ chi aveva dato in quell’arido insediamento di Mididima, e chi aveva ricevuto, chi imparato e chi insegnato” E grazie nella lingua poetica  di questa tribù  del deserto diventa: “Acqua fresca sulle tue guance”.,

Il romanzo si chiude ricordando gli indirizzi a cui possono essere inviate le donazioni in libri alla biblioteca sul cammello in Kenia, ma anche a d altre piccole biblioteche sparse in tutta l’Africa. Anche scrittrici  famose come Isabelle Allende o Nicole Krauss e altri  hanno donato i loro cinque libri preferiti.

Non è tanto il romanzo in sé come tipo di scrittura che  mi abbia coinvolto, quanto la scoperta di questa iniziativa per fare arrivare il libro nei villaggi più sperduti di uno stato africano.

In seguito ho poi scoperto che, invece, nello Zimbabwe, per i servizi bibliotecari e multimediali si usano gli asini, che trainano carri appositamente progettati, che ,oltre a fornire libri, forniscono  materiali per la comunicazione elettronica, via radio, fax, posta elettronica, grazie ad un sistema di pannelli solari. Interessante, non vi pare?

Masha Hamilton, La biblioteca sul cammello, Garzanti, 2007/2009 ,  pp.284

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5 pensieri riguardo “Masha Hamilton, La biblioteca sul cammello”

  1. Cara Xochitl2,
    vedo che hai iniziato il tuo percorso nella letteratura riguardante l’Africa , come ci avevi anticipato un po’ di tempo fa, con un libro che, a leggere la tua dettagliata recensione, deve essere molto bello : una sorta di Parnaso ambulante però molto reale e commovente.
    Sarei bugiarda a dire che leggerò presto qu, sono diventati ingestibili – ma seguirò, come sempre, le tue inappuntabili e ricche recensioni per le quali un grazie non sarà mai sufficiente.
    Silvana

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  2. Chiedo scusa ,invio difettoso:
    Sarei bugiarda a dire che leggerò questo libro- i problemi di spazio ai quali accennava Gabriella in un altro post sono diventati ingestibili– ma seguirò, come sempre, le tue inappuntabili e ricche recensioni per le quali un grazie non sarà mai sufficiente.
    Silvana

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  3. Ho appena scritto un commento a “Suite francese” e mi sono sentita di usare un termine insolito come “capolavoro”. Non è certamente il caso di ” La biblioteca sul cammello”, un romanzo che, come dice Stefi, non mi ha convinta fino in fondo proprio per il tipo di scrittura e per la struttura. Quindi non è un libro molto bello, come ha pensato Silvana, però è un romanzo interessante e che mi piaceva condividere con voi, anche perchè spesso parliamo di libri e di biblioteche. E in questo caso si parlava di una biblioteca insolita, non immaginaria, ma reale.
    Anch’io, mentre leggevo questo romanzo ero piuttosto critica, tuttavia devo riconoscere che, nel rileggere alcune parti, per stendere il post, ho trovato che il libro conteneva spunti interessanti.

    E poi ha avuto il pregio di incuriosirmi e di cercare altro che riguardasse le biblioteche itineranti. E così ho scoperto che esistono anche in Italia, senza cammelli, bibliobus, per es. in Valdarno, dove per un’iniziativa Arci c’è un servizio gratuito di libri per grandi e piccini, distribuiti in piazze, strade, frazioni e durante le sagre. Persino a Roma nel XX municipio, da Ponte Milvio a Olgiate, ci sarebbe un bus particolare con uno spazio lettura di 10mq con accesso ai disabili.
    E poi mi sono un po’ documentata su “Le Biblioteche del deserto”siamo abituati a pensare ad un Africa in cui regna l’analfabetismo e poi invece scopri che già nel 1600-800 a Chinguetti( Mauritania ), un tempo importante centro nelle vie carovaniere, esistevano 24 biblioteche con migliaia di manoscritti. Ora queste biblioteche sono in pericolo per l’avanzare della desertificazione, ma un antropologo italiano Attilio Gaudio è impegnato a riportare alla luce questi manoscritti sepolti dalla sabbia del deserto.
    Il poeta Senghor scriveva nel 2008 ad Attilio Gaudio, riportando quel proverbio che ho citato in “La biblioteca sul cammello”.Anzi lo cita come monito del filosofo africano Peul Amadou Hampate Ba” In Africa quando muore un vecchio è una biblioteca che brucia. Io aggiungo che quando a Chinguetti o Timbuctu una biblioteca brucia o si disperde è la memoria di mille vecchi che scompare”

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  4. Non penso che “La biblioteca sul cammello” sia un libro poco bello anzi il tema trattato mi sembra molto interessante….ieri ho pasticciato un po’ e sono stata poco chiara: questo libro lo comprerei e leggerei subito, se potessi ( purtroppo, per mancanza di biblioteche o altre modalità di letture sono legata all’acquisto o, se va bene, al prestito fatto da amici lettori ). Per evitare equivoci, anche perchè ho sempre amato molto i libri recensiti da Xochitl2, ripropongo il mio commento che voleva essere un viatico per questo percorso letterario intrapreso.

    Cara Xochitl2,
    vedo che hai iniziato il tuo percorso nella letteratura riguardante l’Africa , come ci avevi anticipato un po’ di tempo fa, con un libro che, a leggere la tua dettagliata recensione, deve essere molto bello : una sorta di Parnaso ambulante però molto reale e commovente.

    Sarei bugiarda a dire che leggerò presto questo libro- i problemi di spazio ai quali accennava Gabriella in un altro post sono diventati ingestibili– ma seguirò, come sempre, le tue inappuntabili e ricche recensioni per le quali un grazie non sarà mai sufficiente.
    Silvana

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