Un complicato atto d’amore, Miriam Toews

Mennonite Girl - foto: crowderb, flickr
Mennonite Girl - foto: crowderb, flickr

Ho letto questo libro un bel po’ di anni fa, quando era uscito per Adelphi, senza però mai recensirlo su questo blog, nonostante sia uno dei miei libri preferiti. Ora mi è tornato in mente perché è uscito da poco il secondo titolo della scrittrice Miriam Toews, *In fuga con la zia*, pubblicato da Marcos y Marcos; non l’ho ancora comprato, nell’attesa però penso che valga la pena parlare di *Un complicato atto d’amore*.

East Village. No, non il quartiere di New York, ma un piccolo paesino in Canada dove vive Nomi Nickel, protagonista del libro, insieme alla sua famiglia, o meglio, a quello che rimane della sua famiglia:

Abito con mia padre, Ray Nickel, in quella casa di mattoni a un piano sulla statale dodici. Persiane azzurre, porta marrone, una finestra rotta. Niente di che. I mobili continuano a sparire, però. E’ l’unica cosa interessante.
Manca metà della famiglia, la metà più bella.

Tash, la sorella maggiore, è fuggita con un ragazzo, e dopo qualche mese anche Trudie, la madre, ha fatto la stessa fine. Entrambe dopo essere state scomunicate e messe da parte dalla comunità. E sì, perché Nomi e la sua famiglia appartengono a una comunità religiosa, i Mennoniti, “la sottosetta più sfigata cui si possa appartenere a sedici anni”, che

mette al bando i mezzi d’informazione, il ballo, il fumo, i climi temperati, il cinema, gli alcolici, il rock and roll, il sesso a scopo ricreativo, il nuoto, il trucco, i gioielli, il biliardo, le gite in città e l’andare a dormire dopo le nove. Ecco, quello è Menno, fatto e finito. Grazie tante, Menno.

Però Nomi riesce a sopravvivere e ad andare avanti, grazie soprattutto alla sua ironia che strappa davvero tante risate, e che la aiuta a tollerare la partenza delle adorate madre e sorella, a gestire la nuova vita col padre, cucinandogli pietanze in ordine alfabetico (Aringhe, Brodo, Cioccolata,…), a sopportare lo zio, detto la Bocca, capo spirituale della comunità, concentrandosi sulle sue caviglie glabre come due ossi.

In questo libro c’è una frase che mi è sempre piaciuta un sacco:

Il vero collante delle nostra relazione è la musica, vero? ho detto. Travis ha detto sì, shhh, sto ascoltando la canzone.
Sul serio, ho detto. E’ quello che ci ha avvicinati, no? Sì, certo, ha detto Travis e ha alzato un po’ il volume.
Probabilmente la musica ha alterato il nostro DNA e io e te è come se fossimo gemelli, ormai. Lo sai? ho detto. Lo so, ha detto Travis. Anche se saremo lontanissimi sentiremo sempre le stesse cose, ho detto.
Puoi stare zitta un momento? ha detto Travis.

Anche Nick Hornby è un fan di questo libro, che ha citato fra i suoi 40 libri preferiti e che così ne parla in quest’altro articolo tratto da Internazionale:

Forse pensate di non aver voglia di leggere i problemi di qualcuno che è stato allevato dai mennoniti, ma il bello dei libri è che si legge qualsiasi cosa un bravo scrittore voglia farti leggere. E la voce che Miriam Toews trova per la sua narratrice è così vera e affascinante che non dispiacciono neanche duecento pagine in una città senza gioia come l’East Village di Nomi.

*giuliaduepuntozero

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9 pensieri su “Un complicato atto d’amore, Miriam Toews”

  1. Io ho letto molto sulla comunità Amish (che ha qualcosa in comune con i Mennoniti), finora però ho trovato solo cose positive, questo libro quindi mi interessa per capire.
    Grazie per la segnalazione.
    L’ho già ordinato in biblioteca insieme al seguito.

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  2. Dopo aver letto le prime righe (non tutto però per non svelarmi il finale) ho capito che poteva essere un libro che mi intrigava molto e devo dire di aver visto giusto. Una famiglia in disfacimento all’interno di una comunità anabattista del Canada (Mennoniti). Un’adolescente che di fronte all’abbandono della famiglia della sorella e della madre non vuole giudicare, ma vuole capire, mentre il padre non sembra rendersi conto della tragedia che si abbatte così interno alle dinamiche della comunità religiosa, l’accetta perché “disegno del signore”. L’adolescenza con la sua dirompenza, la sua forza rivoluzionaria vista non come un problema ma come la soluzione che saprà ricomporre e dare un ordine agli eventi e agli affetti, l’ ironia come arma per arrivarci. Un gran bel libro, scritto bene, forse un po’ difficile nella lettura per via della punteggiatura che non fa differenza fra dialoghi e racconto della protagonista. Lo consiglierò agli amici.

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  3. Dopo aver letto le prime righe che hai scritto (non tutto però per non svelarmi il finale) ho capito che poteva essere un libro che mi intrigava molto e devo dire di aver visto giusto. Una famiglia in disfacimento all’interno di una comunità anabattista del Canada (Mennoniti). Un’adolescente che di fronte all’abbandono della famiglia della sorella e della madre non vuole giudicare, ma vuole capire, mentre il padre non sembra rendersi conto della tragedia che si abbatte così interno alle dinamiche della comunità religiosa, l’accetta perché “disegno del signore”. L’adolescenza con la sua dirompenza, la sua forza rivoluzionaria vista non come un problema ma come la soluzione che saprà ricomporre e dare un ordine agli eventi e agli affetti, l’ ironia come arma per arrivarci. Un gran bel libro, scritto bene, forse un po’ difficile nella lettura per via della punteggiatura che non fa differenza fra dialoghi e racconto della protagonista. Lo consiglierò agli amici.

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  4. Questo è il libro di studio al Master in Traduzione letteraria a Pisa. Io ho conosciuto la traduttrice Monica Pareschi l’ho avuto come docente. Interessante ma deve piacervi il romanzo interpretato da una sedicenne.

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