L’inattesa piega degli eventi, Enrico Brizzi

Pass... - foto: jamesgrayking, flickr
Pass... - foto: jamesgrayking, flickr

Cosa sarebbe accaduto se l’Italia fascista avesse vinto la guerra? Anzi, la Nostra Guerra. Se Mussolini si fosse ricreduto e avesse abbandonato in tempo Hitler, lasciandolo solo e sconfitto contro gli Alleati. Se l’esercito italiano fosse uscito vittorioso, e il Duce avesse regnato incontrastato per anni e anni in una dittatura fascista. Se l’Italia fosse diventata una grande potenza imperiale, la Repubblica d’Italia, con tanto di colonie, le 6 Repubbliche Associate. Se le ex colonie africane fossero state solo la periferia dell’impero, ma un piccolo mondo così rappresentativo. Se il calcio fosse stato lo sport nazionale, e lo strumento per tenere unita la nazione.

Se, se, se…

A parte l’ultima affermazione, tutte le altre sono frutto di fantasia, e si trovano solo ne *L’inattesa piega degli eventi* di Enrico Brizzi (sì, proprio lui, quello di un libro mito per la mia generazione come *Jack Frusciante è uscito dal gruppo*), edito da Baldini e Castoldi Dalai.

Ermes Cumani - disegno di Valerio Taumann

1960, un immaginario 1960. Il Duce, dopo 15 anni di dittatura dopo la vittoria nella Nostra Guerra, è ormai un vecchio uomo malato e prossimo alla morte, che preannuncia una serie di lotte intestine al partito fra i suoi successori. Lorenzo Pellegrini, protagonista del romanzo, è un giornalista sportivo dello Stadio d’Italia, un brillante cronista, con un unico difetto: una smoderata passione per le donne. Anche quelle sbagliate, come la figlia del direttore della rivista, sposata e gelosa del suo amante. E così Lorenzo viene mandato in esilio nelle Repubbliche Associate a seguire le ultime giornate della Serie Africa: la vincitrice del torneo potrà andare a Roma e partecipare alla Coppa 7 Repubbliche.

Lorenzo fa buon viso a cattivo gioco, e si prepara con spirito avventuroso e ottimista alla trasferta africana. E le quattro settimane all’Asmara e ad Addis Abeba saranno più che una bella avventura.

Lorenzo verrà in contatto con un mondo molto diverso a quello a cui era abituato, in cui bianchi e neri convivono a volte in pace e concordia, a volte con forti rancori; un mondo in cui il potere del Duce si sente lontano, e l’ordine non è così scontato; un mondo in cui tutto sta cambiando, e lo stesso Lorenzo non può più tenere gli occhi chiusi e rimanere nella bambagia.

La storia è molto originale, e parecchio apprezzabile il lavoro di ricostruzione storica e immaginaria di questo passato parallelo. Consigliato non solo a chi è appassionato di storia, ma soprattutto ai calciofili. Tanto calcio, infatti, ovviamente, sia nelle cronache delle partite della Serie Africa, sia soprattutto nella vita quotidiana che Lorenzo passa con i suoi nuovi amici della San Giorgio Addis Abeba.

Ero partito per l’Africa da solo, e ne sarei tornato insieme a una squadra intera d’amici, ognuno con le proprie pene e i propri trionfi bene in vista come tatuaggi. Non era gente che si tenesse le cose sepolte dentro, e forse era proprio questo che mi piaceva del calcio. Che, a differenza del golf o della fisica quantistica, era disponibile a tutti, vicino allo spirito autentico delle strade e dei bar. Era una gioia pubblica, e pregustai il momento in cui undici “pigiama” sarebbero scesi in campo al nuovo Stadio del PNF, sotto gli occhi incuriositi dei Romani.

Da qualche mese è uscito anche il secondo libro di questa serie, che rappresenta però il prologo di questo romanzo: *La nostra guerra*, sempre edito da Baldini e Castoldi Dalai. Non l’ho ancora letto, ma nel frattempo segnalo il ricco sito.

*giuliaduepuntozero

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