Accabadora, Michela Murgia

Strength - foto: Claudio Vaccaro, flickr
Strength - foto: Claudio Vaccaro, flickr

*Accabadora*, scritto da Michela Murgia e pubblicato da Einaudi, è un libro breve _166 pagine_, ma molto intenso, e soprattutto molto bello.

Sardegna, entroterra, anni Cinquanta, nell’immaginario paese di Soreni. Maria Listru, 6 anni, ultima di 4 figlie, orfana di padre, famiglia povera. Bonaria Urrai, Tzia Bonaria, zitella non più giovane, a cui la vita non ha donato né un marito _il fidanzato è morto in guerra_ né ovviamente una figlia. Così propone di prendere Maria come fill’e anima:

Fillus de anima.
E’ così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un’altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell’anima di Bonaria Urrai.

Tzia e Maria iniziano a girare sempre insieme, suscitando chiacchiere e occhiate in tutto il paese. Maria aiuta Tzia nel suo lavoro di sarta, va a scuola, e solo ogni tanto torna dalla famiglia originaria, separata ormai da una vita diversa. Tzia la considera una figlia, le insegna un mestiere, e soprattutto occhi diversi con cui guardare la vita.

Tzia Bonaria, però, non è solo una sarta; Maria intuisce che si nasconde qualcosa dietro alle improvvise scomparse della madre, alla chiamate notturne dei compaesani, al lutto portato da Tzia. Percepisce, ma non capisce, fino a quando il migliore amico, Andria, non glielo rivela: Tzia Bonaria è un’accabadora, “colei che finisce”, un po’ maga e un po’ medica, con le sue pozioni e i suoi rimedi per porre una fine dignitosa ai morituri.

Scene di dolore collettivo si succedono nel libro, con i loro rituali:

Per diverse ore intorno al corpo si susseguirono le voci delle donne e degli uomini, secondo una liturgia che alternava il pianto, la preghiera e la memoria in sequenza. Nessun passaggio poteva essere saltato, perché quel codice era indispensabile alla comunità per ricomporre la frattura fra le presenze e le assenze. Nell’atto di impedire la negazione del singolo dolore, anche il più controverso dei trapassi si riconciliava con la naturale tragicità delle cose di ogni vita.

Fino, appunto, al giorno in cui Maria scopre la verità che Bonaria ha sempre voluto nasconderle, e la frattura che si apre fra di loro è così grande da costringerla ad abbandonare la sua terra e la sua vita. Ma il legame materno fra loro, anche se Maria è fill’e anima e non figlia naturale, è troppo forte, e guiderà Maria al suo naturale destino.

Non dico di più per non rovinare la lettura, che consiglio calorosamente.

*giuliaduepuntozero

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15 commenti

  1. sono d’accordissimo. Un romanzo magnifico sulla maternità in tutte le sue accezioni. Per me il più bel libro italiano del 2009, soprattutto per la scrittura davvero notevole, senza una sbavatura. In più Michela è anche una gran persona, se vi capita, andate a sentirla.

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  2. carinissimo romanzo. l’ho appena finito. ti lascia dentro belle sensazioni. e lo stile è piacevolissimo anche perchè contiene qualcosa di antico ….

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  3. l’ho finito ieri pomeriggio, stupendo, una forza narrativa notevole e le vicende narrate riportano ad una cultura arcaica sconosciuta alla maggior parte di noi

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  4. Accabadora è stata un apiacevole sorpresa, sia dal punto di vista della struttura narrativa che della forma. Inoltre penso che Michela Murgia recuperi quella fortunata mentalità strutturale la cui paternità è da identificare nei grandi studiosi di tradizioni italiane come Raffaele Corso o Ernesto De Martino.
    Bello. Grazie per l’ ospitalità.

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  5. Supportata da tutti questi giudizi favorevoli ho letto anch’io ACCABADORA, incuriosita anche solo dallo strano titolo. Mi associo anch’io ai giudizi postivi con qualche osservazione. Direi che mi è piaciuta soprattutto la prima parte. Mi piace lo stile, l’efficacia di una scrittura scarna, essenziale, diretta, l’atmosfera un po’ magica e antica, di una terra “resinosa” come la Sardegna, ma mi sembra che nella seconda parte tutto questo in parte si smorzi . Soprattutto mi è parsa un po’ gratuita la parte relativa al periodo torinese.
    Interessante poi in tempi di dibattito su testamento biologico ed eutanasia scoprire come questi temi siano affrontati in una Sardegna anni 50.

    Manco dalla Sardegna dalla fine degli anni settanta ed allora ebbi la fortuna di girarla in lungo e in largo per 36 giorni di un’estate. Ne ricordo ancora i profumi delle campagne di sera, le donne anziane in costume nella quotidianità, la lingua sarda che conservava vocaboli del lessico e della pronuncia scientifica del latino, soprattutto nell’interno del nuorese.
    Accabadora anni cinquanta conserva quelle atmosfere e mi domando , nel 2010 che cosa rimane di quella Sardegna oggi così cementificata ?

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  6. Caro luiginter,
    mi piace particolarmente il nuovo vestito del blog: efficace, originale ed elegante: ma io apprezzo perché graffiato, graffitato, grafico…

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  7. La scrittura è affascinante e descrittivamente sorprendente. L’argomento trattato presupponeva un linguaggio come quello usato ossia non banale? No. L’autrice dimostra di avere capacità narrative straordinarie che inducono a seguire il romanzo nella sua ambientazione geografica, sociale, paesaggistica, umana, rendendolo al pari di un film realista in bianco e nero, ed a partecipare con viva emotività alla sua evoluzione ed all’epilogo che, pur indovinato nelle ultime pagine, è trattato magistralmente.
    E’ un argomento che fa pensare, che ti ingarbuglia la mente, che lascia domande senza risposte e che ti porta a dire che in un mondo (rimasto?) arcaico con le sue leggi e le sue regole, l’accomodamento è risoluzione concordata esclusivamente tra uomini con tacito leale consenso.
    Rileggerò “Accabadora” per ri-gustare lo stile letterario e la trama.
    Fate sapere a Michela Murgia che si affianca a questo giudizio positivo anche Daniela, Rosanna, Stefania e certamente tutti coloro ai quali sto consigliando di leggerlo.
    Dopo avere letto il primo libro sui call-center, aspetto che anche a Lecce arrivi l’ultimo libro sulla Sardegna. Complimenti Michela.

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  8. Ho letto Accabadora, e ovviamente sono daccordo con tutti i commenti riportati, l’ho comprato, incuriosita soppratutto dal titolo, ho letto un anno fà un libro di un’altra scrittrice sarda: Dolores Turchi, intitolato:” Ho visto agire s’accabadora”, prima testimonianza oculare di una persona vivente sull’operato de s’accabadora, lo consiglio, anche se non è un romanzo ma una testimonianza; un vero viaggio nel passato. Complimenti a Michela, e aspetto il prossimo, grazie per lo spazio.

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