Per Petterson, Fuori a rubar cavalli

Per Petterson anche se è norvegese non scrive gialli.
Fuori a rubar cavalli
– (Guanda) è un romanzo tenero e malinconico, allo stesso tempo un romanzo di formazione e un romanzo di memoria.

Il narratore-protagonista, Trond, racconta la sua vita attuale di pensionato lontano dalla citta,  in un rapporto quotidiano con la grande natura norvegese che gli serve per accettare una recente tragedia, ma anche per ricordare e narrarci – anche in seguito a un incontro inatteso – un’estate di vacanza da adolescente, trascorsa con il padre in una baita e nei boschi, un’estate che lo aiutò a diventare adulto ma che portò anche una grande ferita affettiva, un abbandono inconcepibile e mai sanato.

Trond però, quando racconta quella sua storia nell’estate di 50 anni prima – pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale – lo fa restituendoci il punto di vista ingenuo, inconsapevole, in evoluzione che aveva allora; con il quale cercò allora di comprendere quegli eventi, alcuni mai del tutto afferrati, anche se ancora chiaramente presenti nella memoria.

Uno dei pregi del romanzo credo sia proprio l’ammissione, per il narratore prima di tutto, dell’impossibilità di sapere completamente cosa avvenne, e perché avvenne, in quella estate cruciale. Questo anche se lo scorrere delle pagine porta alla luce frammenti di storie: una tragedia accidentale, un amico fuggito e mai più incontrato, la vaga sensazione di quel che faceva il padre durante gli ultimi anni di occupazione tedesca della Norvegia, la madre dell’amico che entra nella vita del narratore e di suo padre con un ruolo via via pù importante, quasi decisivo per il possibile sviluppo della storia.

Alcune delle vicende che precedono quell’estate, che ne sono la premessa, le intuiamo, ne sentiamo il peso; e così anche quelle successive a quell’estate. Ma non possiamo andare oltre la conoscenza a frammenti, oltre le allusioni, oltre, soprattutto, quei vuoti di conoscenza e comprensione delle vite degli altri, anche di chi ci è vicino, che segnano così spesso le vite di  tutti noi.

Fuori a rubar cavalli è stato pubblicato in Norvegia nel 2003. Guanda lo pubblica ora, forse dopo il successo di critica che ha avuto negli Stati Uniti, dove, nel 2007, il New York Times l’ha inserito fra i 10 migliori libri dell’anno.

Un’intervista a Petterson, dal Guardian.

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4 pensieri su “Per Petterson, Fuori a rubar cavalli”

  1. sembra interessante ….. me lo segno!

    ps. sempre scusa se sono poco presente sul sito, ma è un periodo intenso intenso.

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  2. Un adolescente ferito e inconsapevole, un adulto disilluso e ancora senza risposte. Una calda estate del 1948, l’inizio di un rigido inverno ai giorni nostri. Lo scenario e’ lo stesso: gli affascinanti e ostili boschi della Svezia al confine con la Norvegia. Uomini duri come i tronchi degli alberi che quotidianamente devono abbattere, ragazzini avventurosi e incoscienti, madri biondissime e coraggiose. Non e’sufficente raccontare la trama di questo bel romanzo per rendere tutta la gamma di emozioni che Petterson ci regala. Una prosa chiara essenziale e… tosta. Libro di “spessore”, originale e commovente,tenero e crudele, assolutamente consigliato.

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  3. Donne … Fuori a rubar cavalli
    grazie alla capacità persuasiva di Madame Olenska … uno dei gruppi di lettura di cervia , tutto femminile ( pensa che novità!, leggerà un libro popolato di boschi nell’estremo nord, di ragazzi e uomini avventurosi e duri. Una bella scommessa, eh ragazze?
    Vi faremo sapere.

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