Sebastiano Vassalli, Le due chiese

Sebastiano Vassalli non ha avuto  finora molto spazio in questo blog, nonostante siano ormai numerose le opere pubblicate con una certa regolarità soprattutto dalla casa editrice Einaudi.
Ho pensato di rompere io il silenzio, anche perché considero Vassalli uno degli scrittori italiani contemporanei più  interessanti e credo di avere letto quasi tutto quello che ha scritto  dalle prime esperienze nell’ambito della neoavanguardia e che non sono certamente di mio gradimento, mentre apprezzo molte delle opere successive, che in qualche modo hanno a che fare con la storia soprattutto del passato.

Le due chiese, pubblicato da Einaudi il 22 aprile 2010, è l’ultimo romanzo di  Vassalli, che con questa opera torna ad occuparsi del romanzo, anzi del romanzo storico, che è sempre stato il suo genere preferito, a parte le prime esperienze in ambito di neovanguardia, esperienze da cui lui stesso  mi sembra  avere  preso le distanze.   E’ tornato al romanzo, perché le ultime opere erano state raccolte di racconti: “La morte di Marx e altri racconti”, “L’italiano”, “Dio e il diavolo e la mosca nel grande caldo dei prossimi mille anni”: racconti  di una amarezza sconcertante, con cui, come del resto in tutta la sua produzione, ha come obiettivo la costruzione del carattere dell’italiano. In questo caso si tratta di storie ambientate nel nostro presente, ritratto in modo spietato e senza un barlume di speranza, in  cui emerge “la stupidità, la cattiveria e il caso come motore immobile del mondo”,”in un terzo millennio in cui il mondo si trasformerà in un deserto”

Con “Le due  chiese” ritorna al romanzo e ad un tempo che è la storia  dall’inizio del novecento fino alla Resistenza e passando attraverso le due guerre mondiali.

La bella copertina, in cui prevale il blu del cielo e dell’acqua mette in  vista ” il Monte Rosa e le Alpi viste dalla pianura”, giustamente perché questo monte è un elemento di primo piano in questo romanzo, come  era già stato presente  nella Chimera o in “Cuore di pietra”. Non si chiama mai  Monte Rosa, ma “ Macigno Bianco”, nome utilizzato da Dino Campana “il babbo matto”, come già lo chiamava nella Chimera.”Il mio Piemonte” che è anche il titolo di una sua pubblicazione fotografica,è una componente importante nelle opere di Vassalli,come sfondo e come territorio che subisce una sua evoluzione in base a grandi o piccoli  eventi che fanno la Storia.

In un paesaggio vero un paese inventato “Rocca di Sasso”, che vive attraverso i suoi abitanti con le loro semplici, banali, quotidiane storie, che tuttavia riflettono,vivono  e subiscono la Grande storia.

Se leggendo “I Malavoglia” avevate pensato che i soprannomi fossero una caratteristica di un paese del sud, avete sbagliato, perché Vassalli, nel corso di questo romanzo insiste nel presentare ogni personaggio con la sua doppia identità quella del nome e soprannome.

“I soprannomi, in questa epoca e in queste valli intorno al  Macigno Bianco, sono l’espressione più diffusa della creatività popolare e sono anche un indicatore dei rapporti sociali all’interno della comunità”, dice Vassalli, aggiungendo altre significative considerazioni.

Se  solo la grande montagna, quasi una divinità, è lì immobile, eterna, al centro di tutte le valli, tutto intorno è in movimento, soprattutto il destino degli uomini .

Forse Vassalli è tornato a raccontare il passato, un passato non troppo lontano, perché nel presente non c’è nulla che meriti di essere raccontato- come ha dichiarato in un’intervista  e del resto il passato, la scrupolosa ricerca storica è la chiave per interpretare il presente.  Già nella Chimera scriveva “Per cercare le chiavi del presente, e per capirlo, bisogna uscire dal rumore: andare in fondo alla notte, in fondo al nulla”.

In “Cuore di pietra” Vassalli ci dava uno spaccato della storia d’Italia dalla spedizione dei Mille ai nostri giorni attraverso la storia  degli abitanti di una grande casa di Novara, in “Le due chiese” la Storia passa attraverso un piccolo paese piemontese e le storie della sua gente semplice con i suoi lutti, amori, passioni, debolezze che vive grandi esperienze come la guerra: lo spazio maggiore è dedicato alla prima guerra mondiale. Le polemiche tra interventisti e neutralisti  in questo romanzo corale dividono il paese come in due partiti: sono chiacchere di paese, ma poi la guerra arriva davvero e bisogna partire., proprio quando sul Macigno bianco “esplode la primavera…fioriscono le genziane e i primi rododendri…e il giglio martagone, bianco screziato di sangue e nei prati il profumo che domina tutti quello dei narcisi dolce e intensamente carnale”

Siamo in guerra, sono in guerra le montagne: quelle dei fiumi che vanno a sud contro quelle dei fiumi che vanno a nord est. Sono in guerra le vacche al pascolo, anche se non ne sono consapevoli e continuano a brucare. Sono in guerra le genziane e i gigli martagoni. Sono in guerra le infinite chiese delle Alpi, quelle di questa parte contro quelle dell’altra parte. Sono in guerra le Madonne e i santi di  qua, contro le Madonne e i santi di là. Sono in guerra gli uomini

Sono tredici i richiamati della mobilitazione generale, che poi diventeranno trentanove e nell’ “ultima cena”  prima della partenza. Ansimino, uno dei personaggi principali, autista-meccanico che “ha l’intelligenza nelle mani”propone come voto alla Madonna di “costruire una piccola chiesa tutta di sasso, che ricordi la nostra partenza e il nostro voto. Dentro la nostra chiesa metterei l’immagine della beata Vergine del Soccorso  e i nostri nomi : nient’altro. Sì lo so i tempi sono cambiati. La religione, oggi, ha meno spazio nelle nostre vite di quanto ne aveva una volta, ma….è anche un modo per sentirci uniti tra di noi e con la nostra valle, quando saremo laggiù al fronte: penseremo che qualcuno quassù ci protegge; e quel pensiero ci aiuterà a sopravvivere”.

“La guerra tra le valli dei fiumi che scorrono verso sud e quelle dei fiumi che scorrono verso nord durerà tre anni e mezzo e produrrà milioni di invalidi, di paralitici e di dementi; oltre che, naturalmente di morti”.

E così tra i tredici  e non solo c’è chi muore, chi torna invalido”mezzo uomo” con “una tavola deambulatoria”o trasformato in uno”scemo di guerra”, o anche vivo e pluridecorato, pronto a trasformarsi  poi da socialista in gerarca fascista. E’ il caso del maestro Luigi Prandini,Mano nera, un altro dei personaggi più importanti del romanzo.

Non manca nulla nemmeno “ la spagnola” che miete tante vittime e finalmente “ la Vittoria” e “la cena dei reduci”
con la proposta di un monumento ai caduti e  di  una nuova “chiesa all’ingresso del paese, dall’altra parte della strada e grande il doppio della vostra- dice il Baloss  perché questa dovrà essere la chiesa della Vittoria e la chiesa di tutti.Alla Madonna Incoronata di tutte Le Vittorie. Sopra l’ingresso metterei la scritta: partiti trentanove, ritornati quindici.”. E dopo otto mesi dalla fine della guerra le chiese fuori Rocca di Sasso sono due, una da una parte e una dall’altra rispetto alla strada che porta in paese.”

Del resto in fondo alla valle c’è la città di Roccapiana con la sua montagna piena di chiese : il Monte Santo, perché quattrocento anni prima il Beato, fra Bernardino, aveva voluto che” Roccapiana diventasse una copia conforme di Gerusalemme”

Ci sono chiese dappertutto. Da qualsiasi parte si guardi, nelle valli che fanno da sfondo alla nostra storia, si vedono cappelle e cappellette, chiese e chiesette e oratori e tabernacoli e santuari, in ogni spazio disponibile e perfino nei luoghi più elevati ed impervi, dove nessuno, oggi, si aspetterebbe di trovare un edificio di culto. Chiese, chiese, chiese… generazione dopo generazione, secolo dopo secolo, gli uomini che sono nati e vissuti tra queste montagne hanno speso la maggior parte delle loro energie e dei loro soldi per costruire un numero incalcolabile di edifici che nessuno abita e che, salvo poche eccezioni, si usano di rado anche per pregare. Edifici tutto sommato inutili”

Vassalli racconta in modo semplice, discorsivo, con la naturalezza  del cantastorie che torna indietro, riprende, ripete una storia dal basso,minimalista,apparentemente banale, ma che va letta ricordando che un’arma importante di Vassalli è  sempre l’ironia., che usa in particolare quando fa riferimenti ad atteggiamenti di questa gente semplice verso la religione. Il laico Vassalli racconta con ironia, ma anche con rispetto.  Ogni tanto nel raccontare si fa riferimento alla divina Calliope, che conosce le storie di tutti gli uomini e di tutte le guerre:” la divina Calliope ci dice che” è una delle ripetizioni ricorrenti di questo Omero contemporaneo che ironizza anche su se stesso.

Forse un po’ troppo poco spazio è lasciato alla seconda guerra mondiale con un breve riferimento alla Resistenza, per arrivare ad una rapida conclusione.  Sono morti in tanti, anche Ansimino e il maestro Prandini, che “ci hanno  prestato la loro vicenda personale,  per non perderci nel mare infinito delle storie umane”– dice Vassalli.

E così dopo novantadue anni dalla fine della prima guerra ( siamo nel 2000! ) chi oggi arrivasse a Rocca di Sasso venendo dai tempi dei nostri personaggi e dalle loro storie, stenterebbe a capire dove si trova. Soltanto il profilo delle montagne, lassù in alto, è rimasto quello di sempre. Tutto il resto è cambiato, in molti particolari anche il paesaggio….c’è una brutta antenna con molti ripetitori…c’è la funivia..non ci sono più  le due chiese.

Al loro posto, la montagna è stata scavata e spianata e c’è un immenso parcheggio: perché le automobili, che ,quando è cominciata la nostra storia erano ancora molto rare nelle valli intorno al Macigno Bianco, adesso sono diventate così numerose che non si sa più dove metterle…

Sono “l’infinita progenie” di questa epoca: come erano infinite, all’epoca di Omero, la progenie dei pesci nel mare e quella degli uccelli nel cielo.”

La valle delle cento chiese (vuote ) è sempre al suo posto, anzi c’è una chiesa nuova nella vecchia officina di Ansimino, diversa da tutte le altre con una targa “ Centro culturale islamico”.

Come sempre nel risvolto di copertina si precisa che “per volontà dell’autore questo romanzo non partecipa a premi letterari”.

Sebastiano Vassalli, Le due chiese, Einaudi,pp.311, euro 20

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3 pensieri su “Sebastiano Vassalli, Le due chiese”

  1. Buongiorno Xochitl, era già nella lista dei desideri questo libro di Vassalli, il tuo post mi da un motivo in più per decidermi a prenderlo, non ho letto molto di Vassalli, solo Marco e Mattio, romanzo storico ambientato nel ‘700 circa nel Veneto,essenziale nella scrittura ma molto preciso e ben documentato mi era piaciuto molto soprattutto perchè descriveva la povera vita della gente di montagna senza accenti particolari proprio come un cantastorie come dici tu…

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  2. ciao Xochitl,
    sono molto contento che tu abbia recensito questo libro di Vassalli, che è già sul mio comodino.

    Mi piace molto il suo narrare, soprattutto nei romanzi di ambiente storico come Marco e Mattio o La Chimera. Inoltre il tema centrale scelto in quest’ultimo, la Grande Guerra è un mio pallino, il crinale della modernità, l’inizio del secolo breve.

    grazie ancora

    un abbraccio a tutti

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