Abraham Yehoshua: Anna Karenina doveva proprio suicidarsi?

Abraham Yehoshua
Abraham Yehoshua

La Stampa di oggi pubblica una “lezione” dello scrittore israeliano Abraham Yehoshua dedicata a Anna Karenina di Lev Tolstoj. Indipendentemente da quel che dice Yehoshua a proposito di Anna e della sua storia:

Anna Karenina non è dunque una storia di tradimento o della lotta di una moglie contro un marito odiato, come in Madame Bovary di Flaubert. È la storia di una donna che aspira a raggiungere un qualcosa che molti vedono come una sfida, o una tentazione: mantenere un rapporto saldo tra due persone senza l’aiuto di stampelle sociali, legali o economiche. Un rapporto costruito esclusivamente sul lavoro dell’amore. È possibile? È morale? La domanda rimane aperta.

L’idea più interessante mi sembra “metodologica”. Dice Yehoshua:

Ci sono vari modi di comprendere un’opera letteraria e uno fra i più efficaci, secondo me, è quello di analizzarne la trama prendendo in esame soprattutto la sua parte conclusiva, vale a dire l’obiettivo che l’opera si propone di raggiungere.

Dunque, per farla breve: Anna non poteva fare altro che suicidarsi? Ci saremmo sentiti traditi (nel senso di mancanza di coerenza con tutta la sua storia) se non l’avesse fatto?
Ah ecco: il titolo della lezione di Yehoshua è: “Perché Anna Karenina si è suicidata?” e la potete leggere sul sito de La Stampa.

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2 pensieri riguardo “Abraham Yehoshua: Anna Karenina doveva proprio suicidarsi?”

  1. L’articolo di Yehoshua su Anna Karenina fa riflettere circa l’attualità dei temi affrontati da Tolstoj nel 1877 ,anno della prima pubblicazione del romanzo.
    Al centro del racconto questa figura femminile che rifiuta i vincoli istituzionali perchè ne subisce l’oppressione e vuole vivere con libertà il rapporto d’amore con il suo compagno senza circoscrizioni convenzionali. Perchè il suicidio? Proviamo ad immaginare un’altra soluzione, un po’ come nel film Sliding Doors in cui ad un certo punto la vita della protagonista di divide in due dimensioni parallele che offrono allo spettatore due conclusioni diverse. Allora, nel nostro caso: Anna Karenina potrebbe accettare il divorzio dal marito e sposare Vronskij rischiando di soffocare sotto la forza del vincolo contrattuale del matrimonio i suoi stessi sentimenti. In fondo Anna, al contrario di Kitty, non si sente rassicurata del sacro vincolo del legame.
    Oppure, coerentemente con la storia, rifiutare il divorzio e il matrimonio con Vronskij ma rendersi conto di quanto sia difficile la propria affermazione contro i pregiudizi dell’epoca. Il suicidio, quindi, come atto estremo e disperato per”fermarsi” in un segmento di vita dove tutto è ancora puro, integro, perfetto. Per analogia, l’immagine mi suggerisce quello che Carofiglio ha definito nel suo suo ultimo romanzo “le perfezioni provvisorie” ovvero “il senso di perfezione che hanno solo le cose provvisorie e destinate a finire presto”.

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