Equatore, Miguel Sousa Tavares

EQUATORE = linea che divide la terra negli emisferi nord e sud. Linea simbolica di separazione di frontiera tra due mondi. Possibile contrazione dell’espressione “é com a dor” (é-cum-a-dor, in portoghese arcaico), che significa “è con dolore”.

Sao Tomé é principe - foto: kaysha, flickr
Sao Tomé é principe - foto: kaysha, flickr

Luis Bernardo Valença ha 37 anni, nel 1905. E’ portoghese, è ricco, è scapolo, è affascinante, è colto, ha tanti amici e numerose amiche, con cui si diverte. Ma il destino ha in serbo un cambiamento radicale nella sua vita:

Quando tutto è già accaduto, è quasi impossibile non riflettere su come sarebbe stata la vita se ci si fosse comportati diversamente. Se avesse saputo che cosa il destino gli avrebbe riservato, forse Luis Bernardo Valença non avrebbe mai preso quel treno, in quel piovoso mattino di dicembre del 1905 alla stazione di Barreiro.

Treno che invece prende, e che lo porta a Villa Viçosa, alla residenza del re D. Carlos, che gli affida un compito difficilissimo: assumere l’incarico di governatore di S. Tomé e Principe, colonia portoghese, 2 isolette sperdute al largo della costa africana. Missione impossibile: le due isole vivono della produzione di cacao, caffè e canna da zucchero, grazie al lavoro di lavoratori africani; formalmente non schiavi, perché hanno un contratto e sono liberi di tornare in patria alla scadenza, ma nei fatti sono a tutti gli effetti schiavi, come rimprovera il governo e l’opinione pubblica inglesi, avanzando forti critiche nei confronti del Portogallo. Il rischio che i commerci portoghesi vengano boicottati è forte, e così Luis Bernardo ha il compito di convincere il nuovo console inglese che la schiavitù non esiste nella colonia di S. Tomé e Principe.

Un po’ per senso del dovere, un po’ per senso dell’onore, un po’ per sfuggire a una complicata storia d’amore, Luis abbandona la sua Lisbona e parte per il nulla.

Le pagine del libro _vincitore del Premio Grinzane Cavour 2006 ed edito in Italia da Cavallo di Ferro_ si succedono un po’ lente fino all’entrata in scena di David Jamerson, il console inglese, e della sua bellissima moglie Ann, con il loro passato avventuroso nelle colonie indiane.

La narrazione diventa più avvincente, fra intrighi, storie d’amore appassionate, rivolte di schiavi, feste reali, fino a un improvviso quanto imprevisto finale.

Non un libro imperdibile, però si lascia leggere, con quella che mi è sembrata una buona ricostruzione storica, una trama avvincente, un’ambientazione intrigante.

*giuliaduepuntozero

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2 pensieri riguardo “Equatore, Miguel Sousa Tavares”

  1. Concordo con l’analisi: non un libro imperdibile, che si lascia leggere.
    L’aspetto storico è abbastanza interessante – sia per quanto attiene la disputa tra Portogallo e Inghilterra sulla questione dell’utilizzo degli schiavi (di fatto fino a metà del 1900 il Portogallo, nelle sue colonie, ha sistematicamente tollerato il “lavoro forzato”), sia per quanto riguarda la presenza angolana a Sao Tomè e Principe (ancora oggi significativa).

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  2. Anche se ti dirò, non mi aveva entusiasmato, tanto che l’ho venduto al Libraccio, ma ogni tanto mi capita di ripensare al libro, alla storia, all’atmosfera, e rimpiango di non averlo ancora… quasi quasi torno in negozio e lo ricompro….
    *giuliaduepuntozero

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