John Berger, Qui, dove ci incontriamo

Lisbona, Alfama
Lisbona, Alfama - foto di pietro46

Avevo acquistato “Qui, dove ci incontriamo”, di John Berger (edito da Bollati Boringhieri), pensando fosse un libro di scritti di viaggio; è invece uno stupendo romanzo, costruito su storie diverse fra loro ricongiunte dal filo dei ricordi e della memoria, in cui certo i luoghi sono importanti ed hanno un particolare significato.

Lisbona, l’incontro con la madre morta. Gli dice:

Ricorda John, i morti non rimangono dove sono sepolti, tornano dove sono stati felici da vivi. Ho scelto Lisbona…..Quindi il tempo non conta e il luogo sì? Non un luogo qualsiasi John, è il luogo dove ci si incontra.

Ginevra, città contradditoria ed enigmatica, e la tomba di Borges, in un angolo appartato nel cimitero con prati ampi e grandi alberi.

A Cracovia, in Plac Nowy, la piazza del mercato, le donne che vendono le loro merci, John rivive gli incontri con Ken, suo maestro, giramondo, la persona che più lo ha influenzato nella sua vita. Ricorda la sua passione per i libri, gli insegnamenti e la tacita intesa che in parte si impara a vivere, o si cerca di imparare a vivere, dai libri.

L’episodio forse più bello, a Islington, quartiere di Londra oggi di moda, in tempo di guerra, due corpi di amanti che sfuggono i bombardamenti su Londra, rifugiandosi l’uno nelle braccia dell’altro, chiamando con nomi di luoghi le varie parti dei loro corpi; un modo di partire, un mezzo di trasporto per andare altrove.

Pont d’Arc, le gole dell’Ardèche e la grotta di Chauvet, con le pitture più antiche che si conoscano al mondo.

Silenzio. Spengo la lampada del casco. Buio. nell’oscurità il silenzio si fa enciclopedico, condensando tutto ciò che si è prodotto nell’intervallo fra allora e adesso….Su un altra roccia, dei puntini simili disegnano una forma che somiglia al profilo di un bisonte. I segni della mani riempiono il corpo dell’animale….Esco dalla grotta e rientro nel vortice del tempo che passa.

Si percepisce la grandiosità e il mistero di questi uomini primitivi intenti a disegnare nel buio della grotta; si coglie l’assenza di luogo e di tempo.

La vita semplice del villaggio di Nowy Targ, nella Piccola Polonia, al confine con l’Ucraina, il paesaggio intatto, il lago di Morskie Oko, dove si viene a vedere “ciò che il tempo fa senza di noi.”

Un libro intenso, sospeso fra tempo e spazio, fra presente e passato, fra memoria e ricordi.

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