James Wood, Come funzionano i romanzi: una lettura dalla parte del lettore

Amsterdam, used books - luiginter/flickr
Amsterdam, used books - luiginter/flickr
Come funzionano i romanziBreve storia delle tecniche narrative per lettori e scrittori di James Wood è un piccolo libro (156 pagine) prezioso, che sta dalla parte dei lettori.

Intendo dire che fa parte di quella categoria di libri che questo blog dovrebbe “adottare”; assume infatti il punto di vista del lettore. Senza spocchia e puzza al naso Wood mette le mani nei testi (romanzi e racconti) della narrativa moderna – da Cervantes a contemporanei come Pynchon, Coetzee, Roth, Sebald o Foster Wallace, sono 100  i romanzi o racconti citati – per individuare i meccanismi narrativi usati dagli scrittori per costruire quelle meraviglie che tanto piacere ci offrono.

Intendiamoci non è una serie concentrata di critiche letterarie ai romanzi citati: no i romanzi e i racconti sono usati per illustrare esempi di tecniche di scrittura e soprattutto per aiutarci a vedere l’effetto che queste tecniche hanno sulla pagina quando noi leggiamo.

Wood quindi non inventa nulla, solo ci indica cose che anche noi abbiamo notato ma che spesso ci siamo limitati ad assaporare senza chiederci come “funzionano”. Oppure che semplicemente ci siamo dimenticati dopo averle lette e magari studiate.
Toglie insomma lo sguardo analitico dal mondo dei manuali universitari e delle scuole di scrittura e invita tutti i lettori a usarlo.

Per esempio, il prodigio della voce che narra viene affrontato da Wood soprattutto avendo al centro il concetto di “discorso indiretto  libero” o di “ironia drammatica”, con tutte le sue possibili sfumature e ambiguità e i diversi effetti artistici ottenuti con queste sfumature e ambiguità: come quando ci chiediamo quali parole del pensiero o del discorso di un personaggio siano semplicemente riportate dal narratore e quali invece siano un voluto intervento del narratore stesso per dirci qualcosa di più sul personaggio o sull’ambiente. Oppure quando nella voce del narratore che ci riferisce qualcosa irrompe senza avvertimenti l’eco della voce di un personaggio. Nei grandissimi queste due voci si annodano nei periodi e solo la lettura attenta e magari ripetuta riesce a districarle e cogliere le differenze.

Era il loro nipote prediletto, il figlio di Ellen, la sorella maggiore defunta, che aveva sposato T.J. Conroy, della Capitaneria di Porto

In questo passo di  “Morti” di James Joyce, o meglio il narratore del racconto, usa lo stile indiretto libero per dar voce (aveva sposato… della Capitaneria di Porto) al modo di pensare delle due zie di Gabriel, il nipote preferito, al loro perbenismo borghese che le spinge sempre a pensare al cognato in relazione alla posizione sociale che ricopriva. Il passaggio dalla voce del narratore a quella delle due sorelle è privo di marcatori, non ci viene segnalato, è il lettore che lo deve cogliere.

Il libro di Wood è pieno di questi passaggi ed esempi: per esempio sull’efficacia dei dettagli e i diversi tipi di dettagli, su qualche errore o goffaggine degli scrittori, sui personaggi, sul soliloquio, solo per citarne alcuni.

O per esempio la tecnica con cui Flaubert perfeziona la  giustapposizione di dettagli abituali e dettagli dinamici, la convergenza di eventi a breve e lungo temrine nella stessa descrizione, di importanti e insignificanti e messi apparentemente alla rinfusa; ora questa tecnica è usata con il massimo di effetto drammatico dalla narrativa contemporanea, come il giallo, il noir o anche il reportage di guerra.

Obiettivo del critico è di evitare di essere pedante e nello stesso tempo di confortare ogni idea espressa con esempi robusti: il tutto rende la lettura molto piacevole, costringe ad annotare e, soprattutto genera ulteriore voglia di leggere e magari  ri-leggere molti molti libri.

Wood scrive sul New Yorker e nella contesa attuale fra critici sulla “rilevanza o meno del romanzo” è decisamente e ovviamente schierato a difesa della narrativa di finzione. Al punto che potremmo considerare questo libro (uscito negli Stati Uniti nel 2008) come un piccolo promemoria sulla grandezza e la bellezza della fiction. Un promemoria scritto da un lettore per i lettori.
Effetto analogo mi hanno fatto, negli ultimi anni i libri di Milan Kundera dedicati al romanzo e alla narrazione.

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5 pensieri riguardo “James Wood, Come funzionano i romanzi: una lettura dalla parte del lettore”

  1. Grazie della segnalazione, Luiginter.
    É importante e anche divertente avere più consapevolezza quando si legge qualcosa, diventare in modo lieve detectives della scrittura. Calvino diceva che agli scrittori è offerta la possibilità di dire tutto, in tutti i modi possibili e devono arrivare a dirlo in un modo particolare.
    Per me sono determinanti gli incipit…se non fossi rimasta intrappolata e irretita da “Call me Ishmael”, con quel segnale forte del nome biblico e il rigore della frase ridotta all’osso , non avrei probabilmente mai letto l’immenso Moby Dick !

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  2. bellissima segnalazione, sullo stesso argomento mi permetto di indicare “Sei passeggiate nei boschi narrativa” di U. Eco, tra i libri di narratologia di Eco sicuramente il più semplice e accessibile.

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  3. interessante davvero.

    grazie per la segnalazione.

    d’altra parte ciascun scrittore ha un suo stile. ma lo stile è anche un insieme di tecniche. comprenderle permette di assaporare ancora meglio le nostre letture.

    come dire: bello leggere ad occhi chiusi.

    però aprirli serve spesso ad assaporare meglio le parole ….

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