Gli autori italiani Under 40 del Sole 24 Ore: buone notizie per il romanzo

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she's reading/luiginter/flickr

Ha decisamente aiutato il mio buon umore vedere – ieri mattina – l’entusiasmo con il quale i sei intellettuali esperti di letteratura interpellati dal domenicale cultura del Sole 24 Ore, hanno selezionato gli autori italiani sotto (o poco sopra) i 40 anni che vale la pena leggere e tenere d’occhio per il futuro.

L’operazione – non nuova ovviamente, come ammette Stefano Salis nel presentarla  (cfr. per esempio quella recentissima del New Yorker della quale ci siamo occupati) – ha infatti il grande pregio di restituire a chi come me è particolarmente ignorante a proposito di produzione letteraria italiana più recente, un quadro di vitalità e forza della nostra letteratura e della sua capacità/possibilità di essere rilevante per la nostra vità.

I sei critici interpellati – Giovanni Pacchiano, Ermanno Paccagnini, Marco Belpoliti, Filippo La Porta, Goffredo Fofi, Andrea Cortellessa – hanno infatti indicato 50 narratori e sei poeti italiani della generazione quarantenne che vale la pena leggere e seguire, con le relative opere di maggior rilievo.

Dunque una bibliografia puttosto ricca e complessa, che dovrebbe aiutare a capire il nostro tempo: traducendosi in ‘lingua, stile, visione critica invenzione dei personaggi’, come dice Filippo La Porta e a conoscere in una ‘nuova forma i dilemmi eterni della condizione umana’.

Qui sotto in ordine alfabetico gli autori citati (sul sito del Sole trovate un po’ delle selezioni argomentate dai critici).

Quanti ne conosciamo, ne abbiamo letti? Ne proponiamo qualcuno in alternativa? Qalcuno non lo leggeremmo mai, per partito preso?

(io non ne ho letto nemmeno uno, fino a oggi e non me ne vanto, ovviamente; credo proverò con Paolo Zanotti e Andrea Bajani);

I best seller, Saviano, Piperno, Giordano hanno ricevuto una sola menzione. Il più votato: Nicola Lagioia (quattro voti su sei).

Se qualche lettore del blog è ancora attaccato alla rete magari risponde nei commenti

Dora Albanese, Silvia Avallone, Andrea Bajani, Marco Balzano, Gherardo Bortolotti, Cristiano Cavina, Irene Chias, Paolo Cognetti, Ivan Cotroneo, Cristiano De Majo, Pitro Grossi,  Alessandro De Roma, Mario Desiati, Andrea Di Consoli, Matteo Di Nucci, Giorgio Falco, Peppe Fiore, Patrick Fogli, Giorgio Fontana, Paolo Giordano, Nicola Lagioia, Alessandro Leogrande, Annalucia Lomunno, Francesco Longo, Matteo Marchesini, Marco Missiroli, Letizia Muratori, Michela Murgia, Valeria Parrella, Gabriele Pedullà, Paolo Piccirillo, Alessandro Piperno, Rossella Postorino, Laura Pugno, Christian Raimo, Veronica Raimo, Gianluigi Ricuperati,  Luca Ricci, Roberto Saviano, Giuseppe Schillaci, Andrea Tarabbia, Giordano Teboldi, Mary B. Tolusso, Giorgio Vasta, Caterina Venturini, Giulia Villoresi, Simona Vinci, Paolo Zanotti e Chiara Zocchi.

Questi i sei poeti (scelti da Andrea Cortellessa):
Gian Maria Annovi, Massimo Gezzi, Federico Italiano, Paolo Maccari, Gilda Policastro, Sara Ventroni.

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34 pensieri riguardo “Gli autori italiani Under 40 del Sole 24 Ore: buone notizie per il romanzo”

  1. Conosco solo Giordano e Saviano. Ed ho letto solo il secondo.

    Neanche una menzione (credo) agli scrittori cosiddetti “della migrazione”? Cito Igiaba Scego (http://it.wikipedia.org/wiki/Igiaba_Scego) e dato che ci sono la mia amica Arianna Dagnino che ha appena pubblicato un romanzo intitoloato “Fossili”, ambientato in Sudafrica. Noi due lamentavamo appunto la poca “transculturalità” di quel romanzo italiano che vince i premi letterari (come appunto, quello di Giordano).

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  2. ciao Stefania,

    non so se fra gli autori citati non ci sia nessuno della ‘della migrazione’; dai nomi direi di no ma francamente mi trovo così ignorante davanti a molti (quasi tutti) gli autori segnalati dai critici che non me la sento di affermarlo con certezza.

    Sicuramente però non mi sembra che gli otre 50 autori menzionati facciano parte della schiera di scrittori che vincono i premi letterari, salvo tre o quattro ecccezioni.

    Il pregio dell’iniziativa è creare una mappa con cui orientarsi nella produzione contemporanea della letteratura italiana; personalmente da questa produzione mi son tenuto lontano ma credo sia invece opportuno avvicinarsi, per capire la società nella quale siamo immersi e verso la quale siamo spesso presbiti.

    ciao ciao

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  3. Credo che la notazione di Stefania sia condivisibile . Non c’ è dubbio che siano stati esclusi dal gruppo tutti quegli scrittori che hanno scelto l’ italiano come lingua per scrivere. Per esempio, una scrittrice come Anilda Ibrahimi ( Rosso come una sposa) a me pareva decisamente degna di segnalazione. Degli altri conosco Saviano e Giordano, ho apprezzato certi racconti di Simona Vinci, suggestivi nel rappresentare le solitudini e le follie della nostra contemporaneità, ma un assaggio della scrittura ” visiva” di Silvia Avallone mi ha indotto a non proseguire oltre.
    Infatti, anch’ io, come luiginter, “mi son tenuta lontana” ma adesso credo anch’ io che “sia invece opportuno avvicinarsi, per capire la società nella quale siamo immersi”.
    Il primo che intendo leggere è Nicola Lagioia, che apprezzo sempre nella lettura della terza pagina dei quotidiani su Radiotre.

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  4. Sono d’accordo che tra gli scrittori non nati in Italia ma che scrivono in Italiano ci sono autentiche gemme, una per tutti è Ornela Vorpsi (classe 1968, nata in Albania e residente in Francia), una scrittrice bravissima che delinea ritratti di persone tra il trasognato e il realistico, è in libreria in questi giorni edito da Einaudi il suo splendido “Bevete cacao van Houten”, scritto nel 2005. Il problema di tanta critica italiana è che non legge come consigliava Gomez Davila ovvero da “moralista a spasso fra i libri”, ma legge per compartimenti stagni (chi si interessa soli di poeti, chi solo di romanzieri, chi solo di racconti, chi solo di letteratura di genere ecc..)
    e lo fa in una cerchia di conoscenze dove il caso è escluso quasi sempre. A me è capitato tra le mani nel 2006 un romanzo straordinario come La furia del mondo di Cesare De Marchi, che ha avuto solo due recensioni dalla stampa (una su L’espresso se non sbaglio), e poi è caduto nel dimenticatoio. Cesare De marchi vive in Germania e scrive di Dante e Theodor Fontane, ha anche pubblicato un saggio sulla forma Romanzo, ma a noi piace pensare che i visibili (dalla Avallone a Giordano) siano i migliori e non sempre è così.

    Per tornare ai saggi di letteratura il migliore che mi sia capitato di leggere in questi anni
    è un libro del francesista Lionello Sozzi, si intitola Il paese delle chimere, pubblicato da Sellerio nel 2007, ed è uno sterminato inventario sulla illusione nella letteratura europea, in particolare sulla letteratura francese, personaggi come quelli di Stendhal anime ardenti
    che hanno chiesto troppo alla vita. Ebbene il libro di Sozzi è fuori catalogo già da tempo e non per colpa della Sellerio che l’ha meritoriamente pubblicato, ma per scarsa visibilità
    sui giornali, essendo i nostri giovani critici impegnati a caldeggiare autori che si caldeggiano da soli (essendo già stravisibili). Dovrebbero imparare da Magris che lui sì,
    si muove da moderno moralista a spasso tra i libri.

    Grazie e Buona serata

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  5. come non essere d’accordo con Domenico e con gli altri commenti? da critici di professione ci si aspetterebbe qualcosa di meglio e qualche segnalazione meno banale e di bottega.
    Tra i nomi che ho letto e che mi sono piaciuti segnalo De Roma, Lomunno, naturalmente la Murgia. Scrive bene la Tolusso e promette bene Dora Albanese. Vi risparmio invece le delusioni avute da molti che sono nell’elenco.
    Poi mi permetto anch’io di appoggiare la segnalazione di Sefania per la mancanza di autori “italieni” come Randa Ghazy, Amara Lakhous, Gabriella Kuruvilla solo per citarne alcuni.
    E non mi fermo qua e aggiungo anche qualche nome “italiano” come Chiara Valerio, Elisa ruotolo e L.G. Carrino. Cosa ne dite di proseguire voi? buona giornata!

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  6. wow ragazzi, che bella cosa, (‘bella storia!’ si sarebbe detto qualche anno fa) che siete. Temevo che questo post finisse silenzioso nel deserto di agosto e invece i commenti dimostrano ancora una volta la *forza dei lettori*, lo spirito critico, la capacità di aiutare gli altri ad orientarsi.

    In effetti, dopo le vostre osservazioni, comincio ad avere qualche dubbio sull’entusiasmo con il quale avevo letto il domenicale del Sole con le segnalazioni, domenica scorsa.
    Devo dire che alcuni dei critici interpellati mi piacciono molto (Belpoliti, del quale – per inciso – dovremmo parlare presto dell’ultimo libro ‘Senza vergogna’ – e Fofi soprattutto) e di loro mi fido parecchio.
    Insomma, la storia si fa controversa e interessante: ma nella narrativa italiana contemporanea devo entrare, alla fine; devo.

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  7. Mmm …sì a Saviano , Murgia, Cotroneo, De Roma, Falco, La Gioia, Muratori ( molto bello “La casa Madre” ) , Parrella. Se fossi un importante critico avrei aggiunto Giacomo La Franca ( Pietre cadute), Omar Di Monopoli (Uomini e cani, La legge di Fonzi, Ferro e fuoco) e forse Flavio Soriga e Davide Enia… però non so se sono tutti under 40.

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  8. Ammetto anch’io di conoscere pochi nomi tra quelli elencati.. Sono una lettrice incallita, ma difficilmente mi soffermo sulla narrativa contemporanea italiana.. Forse è un errore, ma finora sono stati pochi gli autori italiani contemporanei (ci tengo a sottolinearlo perchè per i classici a mio avviso non vale lo stesso discorso) che ho trovato al livello di quelli stranieri. Ero incuriosita dal libro di S. Avallone ma ogni volta che sto per comprarlo ce n’è sempre un altro che mi “distrae”.. mi succede spesso con la narrativa dei nostri connazionali, ma chissà forse è davvero il caso di conoscerla meglio!

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  9. Tra i nomi menzionati, a parte Saviano, ho apprezzato (e segnalato in questo blog) i pugliesi Nicola Lagioia (“Riportando tutto a casa”), Mario Desiati (“Il paese delle spose infelici”, ma anche “Foto di classe”) e Alessandro Leogrande, che ha curato la raccolta “Ogni maledetta domenica – otto storie di calcio”, ma ha scritto anche “Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del sud” con il quale ha vinto diversi premi letterari. Mi è piaciuto, per la sua intensità, “Accabadora” della sarda Michela Murgia. Non ho ancora letto “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano. Nella mia agendina riservata alla segnalazione di libri ed autori trovo, tra gli autori menzionati, i nomi di Bajani, Ivan Cotroneo, Parrella, Christian Raimo, Vasta e Vinci. Tra gli autori under 40 non menzionati nell’elenco, segnalo la calabrese Angela Bubba, classe 1989, il cui romanzo “La casa” ha riscosso un buon successo di critica, ed il ligure Michele Vaccari, poco più grande della Bubba, che, con il libro “Giovani, nazisti e disoccupati”, ha descritto in maniera efficace una parte dell’universo giovanile italiano dei nostri tempi.

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  10. Eccomi dopo qualche giorno passato in Inghilterra.
    Dunque, alcuni li conosco, anche se più spesso leggo scrittori stranieri _ma ultimamente mi sto avvicinando all’Italia, con alcune ottime scoperte. Andando in ordine:
    Silvia Avallone: ho *Acciaio* che mi aspetta sul comodino da qualche mese, non l’ho però ancora letto, vi saprò dire.
    Ivan Cotroneo: lo conosco solo come traduttore di Michael Cunnigham, l’avevo sentito a una conferenza, mi era piaciuto
    Pietro Grossi: non ho ancora letto nulla, ma il mio fidanzato ha letto *Pugni*, per lui uno dei migliori libri dell’anno
    Patrick Fogli: anche qui non ho ancora letto nulla, ma è uno dei giallisti che legge mio papà, con giudizio direi positivo
    Paolo Giordano: letto *La solitudine dei numeri primi*, non mi era piaciuto per niente
    Michela Murgia: letto *Accabadora*, molto molto bello
    Roberto Saviano: ça va sans dire
    Altri li conosco, ma non ho opinioni al proposito…
    A mio parere, manca in questo elenco Simone Sarasso, classe 1978, un fenomeno, con i suoi *Confine di stato* e *Settanta*, che andrebbero letti da tutti.
    *giuliaduepuntozero

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  11. Scusate, ma anche Angela Bubba è stata inclusa nell’elenco dei 50? Mi serve come informazione..
    Non ho capito molto bene..Grazie!

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  12. @giuliaduepuntozero: concordo con te su Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi è un libro brutto, a tratti noioso, che parte bene, ma si perde completamente. Se questo è il livello dei premi di questi anni siamo davvero messi male, ma credo che dietro ci siano forti pressioni economiche e politiche delle case editrici e quindi sta ai lettori scegliere e cercare i buoni libri.

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  13. Noto che il post è datato 2 Agosto, se come dici hai letto ieri l’articolo su il Sole24Ore, vorrei far notare che la discussione su Storia Continua su chi siano i migliori scrittori italiani sotto i 40, è stata lanciata molto prima e proprio all’indomani dell’articolo apparso sul New Yorker.

    Bhè..non mi resta che chinare il capo difronte alle scelte degli intellettuali del grande quotidiano e riportarle sul mio piccolo, minuscolo, blog. Sic!

    http://www.storiacontinua.com/autori/chi-sono-i-20-migliori-giovani-scrittori-italiani-del-momento/

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  14. Tra gli scrittori italiani vorrei segnalare Luca Biachini, uno scrittore leggero che sicuramente non merita di entrare tra i migliori, ma i suoi libri sono divertenti, ottimi da leggere d’estate, sprattutto Istant love.

    p.s. e di Fabio Volo che vende più di tutti i blasonati scrittori i grandi messi insieme che ne pensate? solo un fenomeno di costume?

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  15. Parrella, Lagioia,Bajani, ottimi autori a mio parere. E concordo in pieno sulla miopia di un elenco che escluda gli autori che scrivono in italiano, pur non essendo di “nazionalità” (permettetemi le virgolette) o perlomeno, non di origine, italiana.
    Ottime la Ibrahimi e la Vorpsi e gradevole la Gazi di “Forse oggi non ammazzo nessuno”. Non nomino altri perchè non li ho letti o non li ricordo. Attendiamo con paziente fiducia un ampliamento della prospettiva, nonchè un’attenzione dello sguardo, per ora moltissimo distratto, da parte di chi ha stilato l’elenco.

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  16. Cara Marina Forlani, con te mi trovo spesso d’accordo, ricordo che ci era piaciuto “L’ermellino” di Rezzori…
    Ma tornando al tema dell’editoria volevo aggiungere una cosa ancora.

    Ciò che disorienta il lettore non è la lettura di un nome citato in elenchi di giovani promesse, ma è il nome consolidato. Berardinelli dichiara che l’unico vero romanziere italiano di questi ultimi anni è Walter Siti, D’Orrico (il meno affidabile) aggiunge a Siti una volta Faletti, una volta Gaetano Cappelli, una volta Andrea Vitali. Non c’è unanimità quasi su nessuno scrittore, un critico contraddice un altro. Non sono un critico accreditato ma non cambierei mai Magris con uno degli scrittori nominati di sopra, ma nemmeno Cesare De Marchi o lo splendido “Bottone di Puskin” di Serena Vitale. Se tra gli scrittori noti non c’è consenso figuriamoci se ci può essere tra i più giovani. Lo stesso Giulio Ferroni uno dei nostri migliori critici, qualche anno fa scriveva della grande Lalla Romano, oggi è tenuto a nominare autori che non reggono una stagione (in “Scritture a perdere”). A me piace la brava Ornela Vorpsi ed ecco la descrizione che fa della sua bisnonna (Moma); in quei “passi falsi” ci possiamo aggiungere tanti libri sbagliati.

    “Nella stanza di Moma, non potevamo non renderci conto delle sviste grossolane combinate da questa vita : le nostre mamme conducevano esistenze che non meritavano, nei loro letti giacevano gli uomini sbagliati, e a noi piacevano ragazzi che non ci ricambiavano. Così andava il mondo, a passi falsi “.

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  17. Si, Domenico Fina, ricordo. Tra parentesi, mi è piaciuto “Sulle mie tracce” l’autobiografia di Von Rezzori.
    Scusate l’ O.T. .

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  18. Mi spiace ma l’elenco non regge.
    E’ stato inserito – giusto per fare un esempio – un autore come Piperno che ha scritto un solo libro (bruttino anche quello), ma non è stato menzionato un grande (non ancora qurantunenne -12.12.1969) come Giuseppe Genna.
    Non è neppure una questione di marketing (come sempre), visto che manca anche Paolo Sorrentino…..

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  19. Per gli under-30 aspetterei il secondo libro, mentre un aspetto poco notato che la una buona fetta di questi scrittori sono meridionali. Secondo me non è un caso: Saviano, Lagioia, Leogrande, Desiati, Vasta, Parrella e Murgia hanno un punto di vista privilegiato proprio per la loro provenienza. è come se vedessero prima perché il sud è nel bene e nel male avanguardia e laboratorio di futuro.

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  20. Mancano alcuni nomi che ultimamente hanno fatto parlare di sé – non so se a ragione o a torto, come Valentina Brunettin, che sotto l’egida di Giulia Belloni ha pubblicato “I cani vanno avanti”, per la Alet. Qualcuno ha avuto modo di leggerlo? Lei è stata vincitrice di Campiello Giovani, una decina d’anni fa, altri due romanzi alle spalle…
    Ma rimanendo in tema di cani, mi sentirei di suggerire Gianni Tetti, con la sua raccolta di racconti”I cani là fuori” – libro durisssimo e davvero notevole.

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  21. Alcide Pierantozzi non è incluso nel “gruppo di qualità”, chissà, forse perché Under 30? Oppure perché la selezione è stata fatta in base agli autori la cui qualità era in un certo qual modo messa in dubbio, diciamo non certificata.

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  22. direi che sono stati scelti quegli autori che, prima dei 40, han pubblicato con una major [i 4 gruppi: Mondadori – che include Einaudi, Piemme ecc. – Feltrinelli – trascurata, però – Rcs – Rizzoli, Bompiani ecc. – Mauri Spagnol – Guanda, Longanesi ecc.] o con minimumfax.
    una semplice spulciata dei cataloghi di queste case editrici, insomma, alla ricerca delle date di nascita.
    è anche vero, ovviamente, che fra questi ci sono dei grandi autori. ma non mi pare un’operazione molto coraggiosa…

    e-

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  23. Sono arrivato qui dai ‘twit’ sul Sole24Ore, non faccio parte di gruppi di lettura, ma di un’associazione che ha un suo blog (http://librisenzacarta.it/) e che cerca di animare un po’ la vita di provincia con voci diverse.
    Avevo fatto su Twitter più o meno fatto la stessa segnalazione che leggo tra gli ultimi commenti, cioè che non si è usciti molto dalle solite case editrici, mentre ormai sono le piccole a fare il vero lavoro di scoperta dei giovani e di dare loro fiducia per proseguire.
    Spero di non offendere nessuno proponendovi un caro amico. Personalmente infatti sono stato un po’ coinvolto (qui c’è il podcast della serata: http://librisenzacarta.it/2010/05/09/undici-decimi-il-podcast/) nella promozione del primo lavoro di Alessio Torino (35 anni, urbinate), con una piccola casa editrice di Ancona, la Italic/PeQuod (http://www.italicpequod.org/) e quindi ammetto di non essere la persona migliore per giudicare il suo “Undici decimi”. Però lo ha pprezzato Claudio Magris che ha scritto per il risvolto di copertina: “Una singolare geologia dell’anima… Le vene delle antiche rocce – studiate, cercate, amate e spezzate a colpi di martello dal protagonista di questo romanzo, in un impulso di conoscenza che è anche involontaria distruzione di ciò che si analizza – diventano le vene in cui pulsano i desideri e le emozioni del cuore, i graffiti e le cicatrici incise nel profondo dalla crudeltà della vita, i minacciosi strati della terra pronti a franare in sismi devastanti… ”.
    Credo che si presenti come un primo lavoro abbastanza promettente: è stato tra i partecipanti al premio Campiello di quest’anno ed ha appena vinto il Premio Frontino-Montefeltro 2010 ‘ex aequo’ con Marcello Fois (http://www.comune.frontino.pu.it/id/3316/15508.aspx). Certo, possono essere cose che lasciano il tempo che trovano (tanto quanto i premi più famosi!) e che potrebbero non avere molto valore, ma capirete (e spero mi perdoniate) l’entusiasmo per un amico che riesce a fare questi passi!
    Con tutto ciò sono perfettamente d’accordo con chi proponeva di non esagerare con gli under 30 e, in generale, di aspettare almeno due o tre prove per poter parlare di un autore come significativo; mi sembra molto ragionevole, anche se le iniziative promozionali (e chi le favorisce) non sopportano i tempi necessariamente lunghi perchè ciò avvenga serenamente.

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  24. Mancano Pierantozzi, Soriga, Genna, Mancassola, Latronico, (tutti autori RCS o Mondadori), sarà che i critici sono tutti legati ai piccoli editori perché i grandi non li stanno nemmeno a sentire?

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  25. @Valentino: secondo me Fabio Volo, non è solo un fenomeno di costume, scrive bene, è ironico, diretto e coglie nel segno quando descrive l’irrequietezza dell’animo umano. A volte, leggendolo, mi sembra che quasi mi tolga le parole di bocca. Per me è molto bravo, chissà se, per il fatto che proviene dal mondo dello spettacolo (come Faletti), i puristi sono restii a riconoscere il suo talento.
    Non sarà tra gli autori migliori d’Italia, ma la sua scrittura è divertente ed efficace.
    Leggete, ad esempio, “Un posto nel mondo”, ne vale la pena!

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  26. Atmosphere libri dedica la sua collana Biblioteca della terra ai nuovi italiani che hanno qualcosa da raccontare nella nostra lingua.
    Percepire sensibilità e mondi diversi senza il filtro della traduzione: questa è la neoletteratura, la scrittura di donne e uomini stranieri che risiedono in Italia e narrano le loro storie in italiano e non più nella lingua nativa. Il lettore troverà nuova linfa nella propria lingua, a volte stravolta e quindi rinnovata da autori che non sono di origine italiana. L’integrazione passa dalla parola.

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  27. La lista è piuttosto arida direi,
    ad alcuni di questi sconosciuti sostituirei i nomi di Luca Bianchini, Marco Archetti, Christian Frascella, ma soprattutto quello di Fabio Geda (Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani , L’esatta sequenza dei gesti, Nel mare ci sono i coccodrilli), uno scrittore torinese davvero sorprendente!

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