Le pagine lette nei libri che non abbiamo finito

Cosa ci resta delle pagine dei romanzi letti solo in parte? Abbiamo solo sprecato tempo o sono comunque parte pertinente e significativa del nostro mondo, della nostra esperienza?

Questa mattina ho pensato ai libri che ho smesso di leggere: intendo dire quei romanzi letti per un po’, qualche centinaio di pagine magari, e poi lasciati, non terminati, abbandonati lungo la via della lettura.

Fra l’ultima settimana di luglio e la prima di agosto, per esempio, ho messo insieme la lettura di qualcosa come 500 pagine di due romanzi – di qualità vi assicuro – che però ho abbandonato ben prima dell’ultima pagina.

Cinquecento pagine sono tante, diciamo che sono l’equivalente quantitativo di un bel romanzone.

Sulle prime, quando abbandono un romanzo che mi ha accompagnato con lettura intensa per qualche giorno, non mi rendo conto della portata di quel che sto per fare; non me ne rendo conto in genere perché non leggo mai solo un libro alla volta e quindi quell’abbandono sembra concentrare soltanto maggiormente la mia attenzione sull’altro libro.

Poi però ho la sensazione strana di aver conosciuto delle persone  – più la voce narrante che i personaggi  – che senza salutare ho lasciato a metà – anche prima – di una loro importante confidenza.

Come se una conversazione interessante in uno scompartimento di un treno venisse troncata, non dall’arrivo del treno a destinazione, ma da una stazione intermedia, alla quale, senza avvertire l’interlocutore, decidessi all’improvviso di scendere.

E anche se non ho  – per fortuna – veri sensi di colpa nell’abbandonare i libri (e vi risparmio la citazione di presunti diritti del lettore) qualche domanda me la pongo, in effetti.

Per esempio, quanto conosco di quei libri abbandonati? Duecento pagine dei Detective Selvaggi di Roberto Bolaño, cosa mi hanno lasciato dell’universo e dello stile di questo scrittore?
E’ stato uno spreco di tempo oppure comunque duecento pagine di un libro sono sempre duecento pagine “vere”, che lasciano il segno, da qualche parte?

Le pagine lette nei romanzi che non abbiamo terminato sono dentro il fiume di tutte le pagine dei libri che abbiamo letto – insieme insomma a quelle dei libri che abbiamo terminato – o sono in una specie di purgatorio o peggio ancora non esistono, non sono mai esistite per il lettore?

Domanda che implica che, forse, non dobbiamo considerare le nostre letture solo in termini di “libri” ma anche come un fiume alimentato da tutte le nostre letture, anche quelle non completate; insomma, in questo modo la lettura sarebbe più un flusso continuo che una serie di unità discrete. E questo solo come esperienza soggettiva di lettura ovviamente, senza pensare di teorizzare qualcosa a proposito della “frammentarietà” o negare l’importanza dell’unità compiuta stilistica e di contenuto di un romanzo

Ma forse è una questione irrilevante.

Che ne pensate?

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19 pensieri su “Le pagine lette nei libri che non abbiamo finito”

  1. bellissimo intervento Luigi, io solitamente faccio fatica ad abbandonare un libro e lo faccio solamente per i libri che prendo in prestito in biblioteca, se l’ho comperato mi dà fastidio vederlo in libreria e saperlo non concluso… lo vedo come un intruso, uno spreco di tempo e soldi, un’occasione persa, un acquisto sbagliato e il più delle volte lo abbandono da qualche parte o lo lascio in biblioteca per dargli nuova vita.
    Questo accade meno raramente per i libri presi in prestito, con quelli mi sento più libero di provare, leggere, abbandonare, riprendere, saltare, mi danno maggiore libertà di scelta, non comportano un impegno perché ho speso dei soldi e li scelgo con maggiore facilità, sarà per questo che amo sempre di più le biblioteche.
    Vorrei suggerire proprio un post su libri comprati e libri presi in prestito: che rapporto avete con i libri? siete lettori possessivi che devono avere per forza una copia di ogni cosa che leggono oppure preferite prendere in prestito? A casa mia non so più dove metterli i libri e ogni tanto devo fare una dolorosa cernita e portarne un pochi in biblioteca per donargli nova vita, ma l’operazione mi costa davvero molto…
    Tornando all’argomento io non sono neppure capace di legger due libri contemporaneamente, ma invidio quest tua libertà di prendere quello che ti piace dalla lettura e poi abbandonare, credo sia un giusto atteggiamento con quello che deve essere un piacere. Per troppi anni ci hanno insegnato che il libro è un qualcosa di sacro, importante, da leggere tutto, finire, apprezzare, analizzare e così un sacco di persone si sono allontanate dalla lettura. Questa è anche una riflessione personale sul mio lavoro, io insegno lettere e mi rendo conto che le famigerate schede di analisi del testo sono un modo per insegnare a leggere con competenza, ma anche per rendere noiosa una attività che dovrebbe essere piacere pure.
    Ho divagato troppo scusate!

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  2. Why not?

    Certo che si può (ed a volte anche con molto profitto) abbandonare un libro dopo cinquanta o cento o xyz pagine.

    La legge non lo vieta, ed a volte l’abbandono di un libro è azione giustificabile per legittima difesa ^__^

    L’importante è avere la consapevolezza che quel che ci portiamo da queste letture interrotte sono solo (solo?!) schegge, le quali — per carità — possono avere pure un gran valore, ma che nell’intenzione dell’autore facevano parte di un tutto, un progetto che aveva un suo senso che noi non siamo in grado di cogliere, avendo privilegiato parti ed avendo trascurato il tutto.

    Terribile quando leggo commenti su un libro scritti da gente che sparando a zero (o gridando al capolavoro, il che tutto sommato cambiando l’ordine fattori non rende diverso il giudizio/prodotto) che dichiara: “… si, però non è che l’ho letto tutto, eh…”.

    Poi… per carità.
    Uno può sempre tirar fuori l’immarcescibile Pennac buono per tutte le degustazioni (grazie per non averlo tirato fuori tu, Luiginter 🙂 e/o uscirsene con quell’ orrendo “i gusti sono gusti”, alibi sempre perfetto e pret-a- porter per chi non abbia voglia nè capacità di argomentare perchè ritene un libro valido oppure no.

    Ma mi accorgo che comincio a divagare..

    P.S. Io Bolano non l’ho mai nemmeno iniziato 0__=

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  3. Discussione interessante… e interessante l’intervento di valentino.
    Per quello che mi riguarda, cerco di non lasciare incompiuta la lettura di un libro. O perlomeno, mi può capitare di iniziarlo, e abbandonarlo dopo qualche decina di pagina. Perché non era il momento in cui dovevo dedicarmi a quel libro, ma sicuramente dopo qualche mese, o magari anno, verrà anche il suo momento _sono molto fatalista in questo_. Se lo lascio, rimane comunque il senso di colpa, sarà per la considerazione “sacra” di cui parla valentino, o sarà per la sensazione di un’occasione mancata, chi lo sa. Anni fa ho iniziato *Underworld* di DeLillo, e l’ho abbandonato dopo poche pagine. Non l’ho ancora ripreso, e mi ancora mi rode…
    Non mi capita molto spesso invece, come scrive luiginter, di iniziare un libro, leggerne qualche centinaio di pagine, e poi abbandonarlo. Se non va, non va fin dall’inizio. Se proprio dovesse succedermi, è perché non vale la pena di leggere quel libro, e allora considero giusto usare meglio il mio tempo…

    Mi piace, luiginter, l’immagine che hai dato del flusso continuo di tutte le pagine di libri che abbiamo letto. Non ci avevo mai pensato, ma in effetti ha una sua logica nonché una sua poesia immaginare così le nostre letture, come un flusso continuo, in cui una influenza l’altra, come tanti capitoli di un unico libro. Visto in questo modo, sarebbe interessante riflettere sulle letture che ciascuno di noi fa nel loro complesso, come dal libro X passo a leggere il libro Y, sono influenzati oppure non c’entrano nulla l’uno con l’altro?

    @valentino: a proposito della tua domanda, io sicuramente sono una lettrice possessiva, le rare volte che prendo un libro in biblioteca o in prestito, se mi è piaciuto poi corro a comprarlo. E ovviamente sì, ho il problema dello spazio in libreria, pur abitando nella nuova casa da neanche 2 anni già gli scaffali sono pieni. Periodicamente facciamo una cernita e portiamo i libri in esubero al Libraccio, ma ti assicuro che ogni volta per me è una tragedia…

    *giualiduepuntozero

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  4. @Giulia: anche per me è un dramma dover dar via libri e di alcuni poi mi sono anche pentito, sono andato in cerca di quel libro e non l’ho più trovato… bisognerebbe avere case abbastanza grandi da tenerli tutti! Inoltre io insegnando Lettere ho anche tutti i libri di scuola che uso e quelli che mandano gli editori in visione… una pacchia ma dove metterli? questo problema forse verrà risolto dai e-reader tipo Kindle, ma non so se riuscirò a convertirmi, per me il libro è un oggetto fisico da toccare, stropiccaire, annusare, vivere. E poi la volete mettere la soddsfazione di una bella libreria stracarica di mattoni??? Un figurone quando gli amici ti chiedono.”li hai letti tutti?” ” No! Molti di più!!”
    comunque io adoro le biblioteche soprattutto perché mi danno la possibilità di leggere, piluccare, abbandonare come fa Luigi e credo sia il modo corretto per godere della lettura. Per quanto riguarda come si passa da un libro x ad uno y, io vado per cotrapposizioni: uno leggero poi un calssico, un giallo poi un romanzo… e via così senza mèta

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  5. bel post!
    non ho problemi ad abbandonare nemmeno fisicamente i libri, non tutti ovvio, ad alcuni son legata in modo viscerale o li considero sempre utili alla mia vita oppure mi piace vederli nella libreria, ma altri e son sempre di più man mano che invecchio li lascio a chi li potrà apprezzare più di me. E lo faccio con senso di leggerezza, lasciano posto libero ad altro. Per lo stesso motivo amo gli ebook.
    Ammetto che sui libri non letti o abbandonati ho un’idea diversa … non si tratta di conversazioni interessanti abbandonate a metà, ma di conversazioni poco interessanti da cui mi son allontanata con un sospiro di sollievo, pur non avendo mai il timore di aver perso del tempo. Quando invece mi è capitato di aver la sensazione che la conversazione stesse avvenendo in un tempo non giusto per me, ho messo il libro in attesa e riprendendolo ho scoperto la voce interessante che avevo solo sentito sussurrare.

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  6. Ciao a tutti!
    Quel che intendevo provare a considerare nel post è quel che sta dopo l’abbandono del libro.

    Perché, come sottolinea @Gabrilu, non è che sia la stessa cosa leggere un libro fino in fondo o lasciarlo prima.
    L’opera è stata concepita intera e intera adrebbe fruita.
    Il fatto è che nonostante non abbia dubbi sulla “legittimità” dell’abbandono, ho spesso la sensazione – come in parte dice anche @Valentino – di spreco : di tempo, attenzione, di carta, di denaro, di spazio.

    Per questo mi interessa capire se queste pagine – ‘schegge’ siano o no dentro il fiume di quel che leggiamo, per banalizzare: se ci resta qualcosa di quelle letture.

    @Valentino: della questione libri acquistati o libri presi in prestito ci siamo occupati in un modo o nell’altro alcune volte. Sicuramente ci torniamo. Se hai qualche idea in proposito e ti interesserebbe scrivere un post, potresti diventare uno degli autori del blog e farlo (gruppodilettura@gmail.com e ti passo le chiavi del blog).

    @giuliaduepuntozero: il tema delle dinamiche di lettura che ci portano da un libro all’altro è al cuore di ogni riflessione sulla lettura e sulla sua condivisione; anche di questo abbiamo parlato in parte in passato ma sarebbe certo interessante tornarci.
    Anche perché ha parecchi legami con altre faccende: per esempio le dinamiche del tutto personali di passaggio da un libro all’altro sono spesso fra gli ostacoli maggiori che i lettori incontrano nel partecipare ai gruppi di lettura: è difficile modificare le proprie strade per incontrare libri proposti da altri.
    Una faccenda grande grande dunque.

    @Petula: hai ragione; nel post ho trascurato di dire che a volte i libri abbandonati non sono veramente abbandonati ma solo accantonati per un po’; salvo poi ritrovarli e riscoprirli poi. Succede che il libro sia un grande libro e che semplicemente non sia il momento giusto per leggerlo; momento che arriverà prima o poi.

    Insomma non ci resta che discutere un po’. 🙂 In fondo è questo lo scopo del blog, no?

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  7. bell’argomento, che apre tante riflessioni. Anch’io abbandono con riluttanza i libri iniziati e come regola concedo loro , in genere, almeno 100 pagine per provare a catturarmi ( in fondo è loro compito no?? ).
    ma una piccola grande esperienza mi è rimasta impressa a fuoco e ogni volta fa da monito: a 18 anni circa presi in mano per la prima volta Cent’anni di solitudine e dopo poche pagine non riuscii a proseguire; lo ritrovai sullo scaffale che “mi chiamava” un anno dopo e da allora è uno dei 3-4 Libri più importanti della mia vita !

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  8. A me l’esperienza di Bellabiu mi capitò tre o quattro anni fa, con lo storie di Giacobbe, primo volume della quadriologia di Mann: lessi le prime 80 pagine circa ed abbandonai per disperazione, perchè non voleva sapere di scorrere. L’ho ripreso dopo un paio d’anni e mi sono finita tutti e quattro i volumi (non tutti e quattro di fila però!). Secondo me sono bellissimi. Certo, non si leggono d’un fiato…
    Al momento, l’unico libro che, mi ricordo, non sono riuscita a leggere per intero, sono le Illusioni perdute di Balzac, ma saranno ormai sette/otto anni . E’ l’unico libro che non ho mai sentito il bisogno di riprendere e non mi ricordo quasi niente.
    se qualcuno ha qualcosa da dire a favore di questo libro è il benvenuto!!!
    E poi, vabbè, ho da un paio di settimane “l’uomo che allevava i gatti di Mo yan”, a vegetare sul comodino. Non sono sicura che la percezione del fantastico e della natura, intesa da quest’autore, faccia proprio al caso mio. Ma, trattandosi di racconti, conto di proseguirlo agevolmente, prima o poi…
    …ora che ci penso, anche le Novelle per un anno di Pirandello sono lì, abbandonate dai primi anni dell’Università. A questo proposito avrei un quesito: ma secondo voi, non terminare un libro di racconti è la stessa cosa che non terminare un romanzo? Secondo me c’è una differenza sostanziale, soprattutto se i racconti letti di quel libro sono letti per intero!

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  9. In discussioni (interessanti) come queste, il rischio più grosso è quello di infognarsi in strologazioni esemplificative del tipo:

    “io per es. ho letto/non letto/abbandonato questo e/o quell’altro”.

    …E quando si prende deriva dell’ “…io, per esempio…”, si salvi chi può 0__0

    La tentazione di infognarmi in esempi di tal fatta prende anche me (sono un essere umano anch’io), e dunque, consapevole di questo, cerco di resistere, sbattere i tacchi, mettermi sull’attenti e rimaner ferma al punto che ha posto Luiginter il quale (ri-scrive):

    “Per questo mi interessa capire se queste pagine – ‘schegge’ siano o no dentro il fiume di quel che leggiamo, per banalizzare: se ci resta qualcosa di quelle letture.”

    La mia risposta è che si, certo che ci rimane, e ci rimane non poco ma molto.

    Ci rimane

    *** il gusto di chiederci (se ne abbiamo voglia, ma pare che Luiginter questa voglia ce l’abbia, altrimenti non avrebbe certo scritto questo post) che cosa di quel libro, di quell’autore ci ha attratto o respinto, e quanto di nostro (proiezioni, [idio]sincrasie, identificazioni) abbia influito nei nostri accoglimenti o rigetti di un certo testo, di certi autori.

    *** il piacere della consapevolezza che nel girarci e rigirarci in bocca quelle schegge caramellate abbiamo comunque ben presente che il problema è nostro, e non dell’autore/autrice del libro che abbiamo abbandonaato, perchè è di noi che stiamo meditando in quel momento e non del progetto che lui o lei (autore/autrice del testo che abbiamo gettato nel trash) aveva pensato con un inizio, uno svolgimento, una fine (per dirla tera-tera)

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  10. Mi sono letta con attenzione il post di Luiginter, interessante, ma mi ha un po’ disorientata. Sono una lettrice che raramente sospende la lettura , perchè, se ero motivata alla lettura di quel autore o di quel libro, insisto e in genere faccio bene, perchè in una seconda parte può rinascere l’interesse e scoprire il valore di quell’opera. A volte non è così e decido di non leggere altro di quel autore.
    Secondo me la risposta al quesito di Lui ginter sta soprattutto nelle motivazioni per cui un libro si abbandona, soprattutto se sono riuscita a leggere 200 pagine. L’ho abbandonato perchè non mi interessa il tema trattato o il modo in cui è scritto me lo rende ostico o sgradevole? O l’ho abbandonato perchè c’è una lettura che…urge più di questa? O è solo una lettura sospesa perchè non è il momento giusto?
    Come lettrice non sono a senso unico: nelle ore notturne del mattino da buona allodola sono concentratissima e disponibile a leggere testi impegnativi e poco scorrevoli, invece nelle ore calde di un’estate afosa come questa ho bisogno di qualcosa di più agile, che si faccia leggere con più facilità. Quindi non abbandono anche perchè scelgo ad hoc. Però è chiaro che posso anche già stabilire che un libro lo prendo in mano, per …assaggiarlo/ saggiarlo ed allora è già implicito che lo abbandonrerò senza una lettura completa.
    Ce l’ho fatta per es. a leggere Wunderword di De Lillo, lettura faticosa, ma di grande interesse, c’è invece un libro acquistato da tempo, Infinite Jest, e il segnalibro è fermo a pag 160 su 1200 circa.Non ce l’ho fatta a continuare. Mi disorientava troppo..non capivo..non collegavo. Eppure ero molto motivata, curiosa, sollecitata da un caro amico che ha letto con entusiasmo tutto F. F. Wallace ( lo scorso anno era a Mantova come esperto a presentare questo autore), mi aveva persino preparato una guida alla lettura. Ebbene quelle 160 pagine non hanno lasciato nulla..nel mio flusso di lettura..solo il ricordo di qualcosa di confuso. Considero tuttavia l’abbandono una sospensione con una rilettura da pagina uno.
    Leggere è un piacere, un po’ fantasticare, ma soprattutto capire, aggiungere qualche tessera al mosaico delle conoscenze, ma a volte è anche sfidare se stessi. Così mi è capitato anni fa per es. per un autore…nostrano..come Gadda. Leggere ed entrare dentro il Pasticciaccio o La cognizione del dolore per me è stata una sfida. una sfida vinta. Scusate le banalità, ma la penso così. Ciao a tutti e buona giornata!!!

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  11. Grazie **Luiginter** per l’immagine del “fiume di tutte le pagine che abbiamo letto”.
    Fa venir voglia di cercare una specie di fil rouge, ricostruendo la nostra storia di lettori e vedere come le letture, iniziate-finite-abbandonate-sospese si collegano una con l’altra.
    Chissà che emerga qualcosa di interessante anche sulla nostra storia personale?

    Cosa lascia un libro abbandonato? Mah… qualcosa lo lascerà pure lui, no?
    La cosa buffa è che i libri che ho abbandonato, pochissimi negli ultimi anni, me li ricordo bene. A volte meglio di quelli letti…
    (una volta mi è persino capitato che mi abbiano regalato un libro che avevo già letto: ho accolto il regalo con grande entusiasmo “volevo proprio leggerlo!!” e, ovviamente, iniziando con altrettanto entusiasmo la lettura, mi sono accorta che lo avevo già letto…….)
    So sempre per quale motivo sono stati abbandonati. Di solito sono futili motivi di tempo: se ho l’impressione che il libro non mi stia trasmettendo nulla, smetto di “perder tempo a frequentarlo” e mi dedico ad altre letture; magari lo riprenderò in mano più avanti.
    Però, come dice **Gabrilu**, il “problema” sicuramente è più mio che non dell’autore.

    Grazie per lo spunto di riflessione: ci penserò e vi farò sapere.

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  12. Pensa, Valentino, che a me capita il contrario : difficilmente lascio sospeso un libro preso in biblioteca, mentre, per uno mio , mi dico che avrò sempre tempo. ( Spero che tu scriva un post sui libri posseduti e quelli presi in prestito. E’ un argomento che mi piace, da quando- superata l’ ingordigia giovanile- sono diventata amante delle biblioteche, dopo aver ” scoperto” anche che i libri oltre al contenuto hanno volume e peso…).
    Come Pepe anch’ io ricordo quasi più i libri ” traditi” di quelli finiti. Chissà, sarà un retaggio moralistico, che non mi fa apprezzare più di tanto lo scoppiettante e onnipresente Pennac…

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  13. Premessa: i libri che leggo li prendo “solo” in biblioteca. Mi capita talvolta di abbandonare libri, anche dopo un centinaio di pagine. Tuttavia cerco di resistere e di dare ancora qualche chances all’autore (perfino con il buon Larsson ho rischiato grosso, visto che il primo romanzo della oramai mitica trilogia si sblocca solo dopo pagina 150…) .
    Spesso mi piace paragonare la lettura all’alimentazione e anche in questo caso mi serve per spiegare il mio concetto. Scelgo i libri in base agli ingredienti o a delle ricette consolidate. Se ho fame non rischio. Poi prendo anche tutto quello di nuovo che vedo ed assaggio. Se mi piace proseguo e approfondisco con altri libri dello stesse genere, altrimenti no. Cosa mi rimane di questi assaggi che non vanno a buon fine ? Un gusto amaro, un sapore sgradevole al momento ma.. come insegna il buon Pinocchio se non si è sazi si mangiano anche le bucce e i torsoli delle pere e non si può tanto fare gli schizzinosi. Nel senso che nel tempo i gusti cambiano come la vita e in alcune occasioni basta essere in una condizione diversa perchè cambi anche il nostro palato. Io ogni tanto ci riprovo con i libri abbandonati anche se devo ammettere che i libri di Pennac li ho sempre abbandonati perchè proprio non li digerisco.

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  14. @Renza: come siamo tutti diversi in questa nostra passione mania per i libri. Fondamentalmente io coprerei tutto se avessi posto per metterli, ma i libri ingombrano, hanno bisogno di spazio, librerie, mensole. Poi ci sono i libri che leggo, quelli su cui ho studiato per anni, quelli che compro per aggiornarmi e quelli che mi mandano gli editori, i libri di scuola, i testi con cui lavoro. Un disastro! Ma sono così belli che prima di separarmi da qualcuno di loro faccio sempre un po’ fatica.
    Sui libri prestati o comperati luiginter mi ha segnalato che vi sono già dei post e non vorrei essere ridondante rispetto a quello che è già stato scritto.
    Che bella l’idea della lettura come alimentazione, infatti leggere ci nutre quotidianamente, è un bisogno impellente che ti fa aprire il primo libro che trovi in giro, magari a casa di amici giusto per dargli un’occhiata.
    Penso che abbandonare un libro sia una grande libertà e non è sempre facile farlo, troppo spesso ci sentiamo costretti ad andare avanti perché vediamo il libro come qualcosa di sacro, che va letto fino in fondo, rispettato, invece bisgnerebbe leggere quello che ci va, saltare, spizzicare fino che non troviamo il libro da leggere fino in fondo,l da divorare. Poi la lettura va a periodi, io passo dai gialli, ai thriller, ai romanzi, ai classici alternando continuamente e sempre pronto a cambiare e pensando al prossimo libro che leggerò.

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  15. salve a tutti, certo che si può lasciare e prendere un libro quando va o non va.
    A me è capitato anche di prendere un libro iniziare a leggerlo e non riuscire ad andare avanti. Poi l’ho ripreso in un periodo diverso e sono arrivata all’ultima pagina d’un fiato. Uno dei pochissimi libri che non sono riuscita a finire, lo voglio confessare, è “il castello” di kafka perchè l’angoscia che sentivo mentre lo leggevo era troppo palpabile e mi sentivo pure io oppressa da questo percorso senza uscita.
    Per il resto un libro mi cattura spesso fin dalle prime righe ed è difficile che non lo finisca. ma può sempre succedere qualcosa a metà del percorso e quindi meglio riprenderlo in un momento migliore piuttosto che continuare a stento.

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  16. Carissimi,
    sono stupita, io per prima, d’aver interrotto qualche tempo fa e non ancora ripreso la lettura di Anna Karenina. Mi era preso un, per me, inconsueto sintomo da irritazione: ho pensato che fosse un risultato di un involontario movimento di partecipazione emotiva contro un personaggio, femminile e per giunta , “perdente”. Chissà. Altri interrotti : ovviamente Ulysses. Poi mi mancano un centinaio di pagine de Il maestro e Margherita; sto consapevolmente diluendo la lettura de Alla ricerca del tempo perduto… per mancanza di due requisiti necessari per la lettura di questo testo : la concentrazione e il tempo illimitato per lasciarsi immergere nella vertigine…!

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