Acciaio, Silvia Avallone

Acciaio - come in un fumetto - #2 - foto: ste 71, flickr
Acciaio - come in un fumetto - #2 - foto: ste 71, flickr

Di *Acciaio* (ed. Rizzoli) e della sua autrice Silvia Avallone si è sentito parlare tanto ultimamente: un po’ perché ha vinto il Premio Campiello Opera Prima, un po’ perché Bruno Vespa ha fatto commenti positivi… sulla sua scollatura. Insomma, in rete se ne scrive tanto, non sempre però dell’opera, quanto del contorno. Sul libro ho letto recensioni positive, e tante negative, o perlomeno tiepide.

La mia, invece, sarà una recensione davvero entusiasta. Mi è piaciuto talmente tanto, che l’ho finito da 3 giorni, e non sono ancora riuscita a iniziare un altro libro.

Anna e Francesca hanno 13 anni, abitano a Piombino, in via Stalingrado, entrambe alle spalle una vita difficile: il padre di Anna è un poco di buono, affascinante ma un mezzo delinquente, la madre Sandra tira avanti la famiglia, forte dei suoi ideali comunisti, il fratello maggiore Alessio lavora alla Lucchini, l’acciaieria, vera protagonista del romanzo; quello di Francesca è peggio ancora, un padre-padrone che picchia la figlia e la moglie, Rosa, che a 34 anni sembra già una vecchia, intontita dagli psicofarmaci.

Anna e Francesca sono ancora due bambine, ma nello stesso tempo sono già donne. Sono belle, tanto, e sanno di esserlo. I ragazzi le ammirano, gli uomini sbavano per loro, le compagne le invidiano e le considerano due stronze. Ma loro se ne fregano.

Anna e Francesca, soprattutto, sono amiche del cuore. Più che amiche, sorelle.

Non parlavano più, adesso. Le parole non servono a niente, fanno litigare il più delle volte. Si passavano la spugna con cura e si stupivano delle differenze: un neo, la forma stondata o oblunga delle unghie. Se ne stupivano come di una cosa che non ha senso.
Perché Anna aveva i fianchi più larghi e il seno più grosso? E perché Francesca aveva il sedere più tondo e più alto? E l’ombelico più profondo?
“Perché non siamo uguali?” chiese Francesca massaggiando i ricci di Anna.
“Perché siamo diverse, però siamo uguali.”
“E perché?”
“Perché siamo nate insieme, abitiamo insieme, moriremo insieme e faremo tutte le cose insieme.”
“E come facciamo a morire insieme?”
“Non lo so.”

Come *Ruggine americana* di cui ho parlato qualche giorno fa, anche qui l’acciaio la fa da protagonista. Nel primo, però, la crisi aveva fatto chiudere le fabbriche della provincia della Pennsylvania, causando disoccupazione e abbandono della città. I due protagonisti sono abbandonati a se stessi, non c’è una comunità. In *Acciaio* l’acciaieria Lucchini, sebbene abbia visto giorni migliori, è ancora in piedi, ed è il fulcro della vita dei personaggi e del romanzo. La narrazione è scandita dalle ore in fabbrica e da quelle in discoteca di Alessio e dei suoi amici Mattia e Cristiano; Francesca conta le ore in base ai turni del padre Enrico; Afo 4, l’altoforno, domina la città e il quartiere di casermoni costruiti per gli operai.

I protagonisti mi hanno fatto spesso venire il nervoso: gli adulti nella maggior parte sono personaggi negativi o comunque incapaci di risolvere la situazione, i ragazzi sono l’archetipo del tamarro, le ragazzine sono talmente sgamate che fanno quasi paura.

Era uno che se ne fregava altamente di Dio e dello Stato. Neppure una volta era andato alle urne a votare, e quando a cena gli capitava il telegiornale, con i morti, le guerre, le stragi, lui cambiava subito canale.
Mattia era fatto così, e non era per niente cattivo.

Però sono personaggi veri, proprio veri, che ti fanno innervosire, ti fanno incazzare, ma ti fanno anche piangere e alla fine commuovere. Trovo che sia questa la capacità della Avallone, di creare con tanta maestria un mondo che sembra proprio vero.

Anna e Francesca sembrano lontane e irraggiungibili, ma sono tanto umane, e la loro è una bellissima storia di amicizia. Un *Due di due* al femminile.

Come ho già scritto altre volte, se potessi ricomincerei a leggerlo dall’inizio. Ma ho promesso a mia mamma che gliel’avrei prestato…

*giuliaduepuntozero

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20 pensieri riguardo “Acciaio, Silvia Avallone”

  1. A me acciaio non è piaciuto affatto. I personaggi di carta della avallone non sono , non hanno anima , non hanno storia, non hanno nulla da dire. Baggianate da ragazzine, luoghi comuni sui genitori, sulla droga, tutto a fosche tinte, un melodramma continuo e asfissiante col finale tutto rosa.Vuole scandalizzare affastellando stereotipi noiosi e senza alcuno spessore la avallone? Forse chi<la ama ha capito cose che io non sono riuscita a trovare. Persino molto noioso questo libro.

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  2. A me è piaciuto moltissimo!!! Mi è piaciuto il linguaggio, i discorsi diretti, le descrizioni nei dettagli. Sembrava di viverli, sembrava di essere nascosti a guardare..
    Mi è piaciuto perche’ è reale. E’ vero. L’amicizia, l’amore, la scuola, la droga, il lavoro, la famiglia.. E’ la vita che noi viviamo tutti i giorni. La difficoltà nel fare delle scelte, la paura di parlare, le incomprensioni che portano a perdersi….

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  3. Cercar di capire quale sia l’idea di “reale” in letteratura che ha in testa chi di volta in volta si trova a gorgheggiare a proposito di questo o quell’altro libro: “…ah! Si! Questo sì che è reale!” mi sembrerebbe molto più interessante, francamente, che discettare su un libro tutto sommato men che mediocre del quale già fra un par di mesi si saranno perse le tracce (io, almeno, lo spero. ^__^ )

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  4. Scrid, ho scrupolosamente seguito e letto tutto l’articolo cui rimanda il tuo link.

    Però siamo sempre lì: non basta prendere un tema/un contenuto, una roba eccellente e di tutto rispetto perchè automaticamente da questa tematica rispettabilissima ed eccellentissima esca fuori buona letteratura.

    In altre parole: non è l’eccellenza o meno di un tema che da sola può — di suo — determinare l’eccellenza o meno di un romanzo.

    Ci sono centinaia di pessimi romanzi — giustamente sprofondati nel nulla — che trattavano temi di tutto rispetto.

    Ci sono capolavori assoluti della letteratura mondiale che, partendo da temi apparentemente banalissimi e scimuniti fanno ancora oggi riflettere — magari dopo decenni se non addirittura secoli — orde di lettori.

    Detto questo: il mio augurio che — per il bene della letteratura — il romanzo della SA cada presto nel dimenticatoio non esclude che io faccia i miei più sinceri auguri a SA perchè approfitti e capitalizzi questo suo momento di gloria e faccia un sacco di soldi 🙂

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  5. Anche a me è capitato recentemente di leggere i libri “accoppiati”, cioè che hanno un elemento in comune, ad es. Homer e Langley (bellissimo, lo consiglio) e Cecità (non posso ancora esprimere un giudizio ma è sulla buona strada). Lo trovo spiazzante – soprattutto quando questi abbinamenti si verificano per caso (ma Niente per caso, lo dice anche R. Bach ..) – ma molto indicativo.

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  6. per la gentile Gabrilu. non ho capito se ha letto Acciaio oppure no, certamente deve ritenersi una elevata critica letteraria per emettere una simile sentenza di condanna per Acciaio e la sua autrice…..è forse di Piombino? La letteratura si è arricchita di una nuova scrittrice e mi creda Silvia Avallone farà tantissima strada ed il tempo le darà ragione e mi spiace per lei Gabrilu perchè da come scrive penso che ci sia tanta invidia e mi spiace per lei……..comunque in cosa il romanzo è manchevole? Cordialmente

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  7. Premesso che non ho letto il libro dell’ Avallone e quindi non posso esprimere giudizi, mi sembra che si possa benissimo accostare questo libro a per es..il libro di Paolo Giordano, tanto successo di pubblico , ma stroncato dai critici…..Vi lamentate sempre che in Italia si legge poco, ben vengano questi nuovi scrittori, che attirano soprattutto i giovani, così restii a prendere in mano un libro..Entrambi sono giovani, con il tempo potranno sempre migliorare il loro stile….sono libri accessibili a tutti, nel linguaggio, nei temi trattati, e questo per me, sono pregi non difetti.

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  8. Vedo che il libro ha suscitato pareri contrastanti e una fervida discussione…
    Come ho già scritto nella mia recensione, a me il libro è piaciuto _per inciso, diversamente da quello di Paolo Giordano citato da Barbara che ho trovato insopportabile_.
    L’ho trovato molto vivo, avvincente, e vi dirò, anche ben scritto.
    *giuliaduepuntozero

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  9. Maurilio
    Non sono una “critica letteraria” nel senso che non leggo per professione, per mestiere e/o per profitto (non ci sarebbe nulla di male in questo, sia chiaro, ed ho gran rispetto per coloro che del leggere hanno fatto professione e ci guadagnano pure soldi. Preciso solo che questo non è quello che faccio io).

    Non sono di Piombino ma di Palermo e scrivo anche con il mio nome e cognome reali, quindi è facile verificare.
    Cerco solo di usare il cervello in modo critico (“critico” non è una parola oscena. Basta dare un’occhiata ad un qualsiasi dizionario etimologico).

    L’Avallone scrive con un linguaggio giovanile e adatto ai giovani?
    Buon per lei e peggio per loro.

    Dobbiamo necessariamente apprezzar le stesse cose.

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  10. ho iniziato e non so se provare a finirlo o lasciare perdere…sono venuta in rete alla ricerca di recensioni visto che sono partita a leggerlo senza conoscerne nulla.
    Mi consolo che piovano anche molte critiche negative. Il suo pregio è di sicuro la scrittura scorrevole pur con qualche errore grammaticale…ma sono pienamente d’accordo con chi dice che è denso di troppi stereotipi e luoghi comuni sui giovani e la loro vita. Chi dice che è reale è probabile lo dica perchè lo accosta ad un’idea di realtà fatta di esagerazioni, spettacolarizzazioni così simili alle proposte televisive.
    Inoltre ho seguito con grande interesse la diatriba sorta tra gli abitanti di Piombino. Alcuni hanno criticato la Avallone per aver descritto Piombino a metà; di averla usata per il suo scenario passando da precise indicazioni che rimandano a luoghi vissuti a imprecise e errate collocazioni…insomma si parla di Piombino o no? Forse era meglio a questo punto utilizzare un luogo di fantasia seppur ispirato a Piombino.

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  11. Arrivo tardi, ma ho appena finito il libro.
    Non ero infatti molto convinta di volerlo leggere e avevo resistito fino ad adesso. Poi, l’ho fatto.

    Penso che sia un’opera immatura; lei è brava, potenzialmente, ma ha parecchia strada da fare.
    A volte sembrava “stanca”: c’erano pagine ben scritte e scorrevoli, e altre faticose.

    I personaggi, tutti, in generale, un pò stereotipati. Forse troppi personaggi. Forse forse. Forse sarebbe stato meglio scavare più a fondo in alcuni di loro, i più interessanti- come le due protagoniste, o Sandra, invece che introdurne continuamente di nuovi e francamente di inutili come Lisa, Mattia (bruttissimo colpo di scena l’arrivo di Mattia), ecc.

    Una frase però mi è molto piaciuta (una sola in tutto il romanzo, ma vabbè):
    “Non farlo per se stessi, farlo per i propri figli. Per il futuro, per quei bambini che giocano in spiaggia e non hanno la minima idea di quanto sia difficile fare le cose giuste”.

    Rispettosamente,
    Sconnessa

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  12. Vorrei inviare una candidatura spontanea alla lista dei cattivi scritti lì, sulla lavagna.
    Il libro io l’ho letto, l’ho comperato pure (per fortuna non essendo convinta di fare questo grande passo ho aspettato, aspettato, e alla fine mi son portata a casa l’edizione economica).
    Quindi l’ho letto e l’ho trovato tremendo, banale, con quel finale dove tra i buoni e i cattivi il bene vince sempre sul male, il cattivo viene neutralizzato ed il buono segue la via del martirio.
    Mi astengo dal commentare la scelta dell’ambientazione sociale e geografica (le basi della scrittura creativa dicono che sia preferibile scrivere di cose che si conoscono bene, forse per lei è stato così), ma critico moltissimo questa vocazione a parlare con un linguaggio giovanile ed adatto ai giovani: ma perchè non si insegna ai giovani a parlare bene, anzichè fargli il verso per iscritto, addirittura?
    Insomma per me il risultato è bello come un sufflè sgonfio.
    Forse l’Avallone di strada ne ha ancora da fare, intanto le auguro ogni bene – anche se difficilmente io ritenterò la fortuna col suo prossimo romanzo – e spero che questo suo romanzo sprofondi nel nulla.

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  13. eh,no,non si fa così Sylver! mi (ci) lasci senza sapere qual è l’altro libro peggiore del 2011? Ritieniti tirata nelle orecchie (entrambe). Mi sa che, nonostante le zuffe verbali, ci siamo fatti una nomea di buonisti che non è reale. Vabbe’ i libri più belli, però pure le sòle (fregature in romanesco) vanno comunicate, fosse solo per solidarietà tra lettori squattrinati…. attendo con fiducia la confessione. lascio apposta le iniziali di riga minuscole per fare dispetto a qualche lettore con puzza sotto il naso…

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  14. Ciao Sylver,

    siamo noi il GDL adatto!
    Mi associo a Lucilla per chiederti di pubblicare anche le stroncature che sono utili quanto le critiche favorevoli, ma, per favore, esci da questo ‘a parte’ e scrivi direttamente sul blog

    Abbiamo biisogno di una come te, col tuo senso dell’umorismo e la tua simpatia

    A presto

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  15. Letto dopo aver visto un servizio del TG3, sull’attuale situazione siderurgica di PIombino..Sicuramente dopo 10 anni le liste di Elena non esistono più, ne basta una…Lisa e Anna, chissà, si saranno laureate e il sogno non è più l’isola d’Elba, ma un posto di lavoro fisso .Il libro, sicuramente non è un capolavoro, ma si fa leggere.Troppe situazioni, trioppi personaggi, trattati in modo banale,frettoloso, ma la descrizione di una certa periferia creatasi attorno alle “fabbriche” ci sta tutta..il non voler vedere di certe mogli..la cattiveria, l’esclusione del gruppo contro chi non è “bello”o adirittura è disabile..Ultima cosa, il finale rosa proprio non mi è piaciuto, direi inutile.

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