La strage di Bologna, Alex Boschetti e Anna Ciammitti

 

La strage di Bologna, BeccoGiallo

 

Sulla scia della lettura di *Confine di stato* e *Settanta* di Simone Sarasso, e soprattutto di *Strage* di Loriano Macchiavelli, romanzi che potremmo definire di docu-fiction _nel senso che narrano vicende reali, in questo caso legate alla storia dell’Italia che ha tanto da svelare degli anni ’60-’80, romanzando personaggi e in parte vicende_, ho scoperto la collana Cronaca storica – I casi della memoria collettiva della casa editrice BeccoGiallo.

Casa editrice tutta dedicata ai graphic novel, genere che è fra quelli che prediligo _per la cronaca, insieme ai gialli-noir e alla letteratura nord-americana.

Il fumetto ha inizio alle 10.25 del 2 agosto 1980, giorno della strage di Bologna, per ripercorrere poi le ore e i giorni successivi, i tentativi di nascondere la verità _prima con l’idea che fosse stata una caldaia, poi con il terrorismo internazionale_, le indagini e i processi.

Vorrei riportare alcuni passi della prefazione di Carlo Lucarelli che sicuramente meglio di me descrive il libro:

Ci sono solo due cose che noi narratori possiamo fare di fronte a un evento come questo, a una cosa così sconvolgente, così orrenda e così importante per la nostra vita e per la nostra storia come quello che è avvenuto a Bologna il 2 agosto 1980. Sono le stesse due uniche cose che possiamo fare di fronte ad altri eventi altrettanto orrendi e determinanti come le stragi, il terrorismo, la Mafia o uno qualunque dei brutti segreti che segnano la nostra storia nazionale. Solo due cose. Possiamo far rivivere le emozioni e possiamo mettere in fila i fatti. Non possiamo scoprire misteri, quello lo fanno i poliziotti e i giornalisti, non possiamo stabilire verità, quello lo fanno i magistrati, non possiamo neanche cambiare le cose, quello dovrebbero farlo i politici, o esprimere giudizi, che spettano ai cittadini. Però quelle due cose là le possiamo fare. Far rivivere le emozioni e mettere in fila i fatti.
[…] Mettere in fila i fatti provocando emozioni. Credo che altro, noi narratori, non possiamo fare. Ma quando riusciamo a farlo con sincerità e competenza, è già molto. Che questo avvenga con le parole dei romanzi, con le immagini del cinema e della televisione, con la musica delle canzoni, con le azioni del teatro o con i disegni di un fumetto, non ha importanza, basta che sia efficace. Quando poi, come in questo caso, sta in una collana che ha avuto l’idea di utilizzare uno strumento di narrativa popolare come il fumetto per raccontare misteri della nostra storia recente, non è soltanto efficace.
E’ geniale.

*La strage di Bologna* di Alex Boschetti e Anna Ciammitti, ed. BeccoGiallo.

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4 pensieri su “La strage di Bologna, Alex Boschetti e Anna Ciammitti”

  1. Grazie per la segnalazione, Giulia. E grazie per aver menzionato “Settanta” e “Strage”, due tra i molti, ahimè, libri che devo ancora leggere. Sono legato al ricordo della strage di Bologna non solo perchè in quegli anni ero tra i tanti che vigilavano per difendere la democrazia e denunciavano le complicità e gli appoggi che gli stragisti avevano all’interno di alcuni settori dello Stato, ma anche per una ragione più personale: mi trovavo a Bologna nei giorni precedenti la strage e sono partito dalla stazione di Bologna, non senza difficoltà, perchè tutti i treni arrivavano strapieni di gente, la sera del 1 agosto. Puoi immaginare cosa abbia provato quando sono arrivato la mattina dopo a casa ed ho sentito parlare prima di scoppio di una caldaia e poi di attentato. Per non parlare dell’angoscia dei miei che erano in vacanza e sapevano che mi trovavo a Bologna. Mi fermo qui con i ricordi personali. Tornando ai libri, a proposito di strage di Bologna, mi è venuta in mente una delle protagoniste di Meccanica Celeste di Maurizio Maggiani, di cui si viene a sapere che è sopravvissuta, unica della sua famiglia, alla strage della stazione centrale. Era lì quel giorno per recarsi al mare con la sua famiglia e ricorda il suo capriccio di bambina per un ghiacciolo che i genitori non volevano comperarle. Da studentessa universitaria ritorna tante volte in quella stazione, “lei calcola di essere passata dalla sala del ghiacciolo non meno di mille e duecento volte, senza mai provare qualcosa di speciale”. E la descrizione dei suoi passaggi alla stazione di Bologna continua così: “Solo, ogni volta, si fermava un attimo davanti alla targa di pietra dove sono scritti i nomi di suo padre, di sua madre e di sua sorella. E già che c’era dava una scorsa a tutti gli altri nomi. Così che li ha imparati a memoria. E questa è la parte della cura che ha deciso di intraprendere di sua iniziativa. La tranquillizza molto conoscere uno per uno tutti quelli che erano lì quella mattina mentre lei faceva i capricci. Le dà l’idea che fossero lì tutti assieme, una grande famiglia che se ne andava a fare i bagni a Cesenatico dalla zia signorina. La mette a suo agio l’idea di poterli chiamare ciascuno con il proprio nome e ricordarsi di loro a quel modo tutte le volte che gliene viene voglia. Preferisce così: sapere di essere orfana di tutti quanti e ottantacinque; preferisce non fare preferenze”. Per avere giustizia e stabilire completamente la verità sulla strage di Bologna, dovremmo tutti sostenere di più i parenti delle vittime e sentirci, anche noi, orfani di quelle ottantacinque persone.

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