I libri più belli del 2010 secondo gli scrittori del Guardian

Si avvicina la fine dell’anno e cominciano ad arrivare le liste dei migliori libri del 2010. [Ovviamente la nostra lista – in realtà è molto di più di una lista – è il nostro principale orgoglio].

Cominciamo con quelle che il Guardian ha chiesto agli scrittori che collaborano con la testata. Eccole in sintesi. Ho inserito solo le scelte di alcuni scrittori. L’elenco completo nell’articolo del Guardian.

— Chimamanda Ngozi Adichie
Jackie Kay, Red Dust Road (Picador)
Isabel Wilkerson, The Warmth of Other Suns (Random House)
Chang-rae Lee, The Surrendered (Little, Brown)
David Remnick, The Bridge (Picador) [E’ la biografia di Obama] Continua a leggere I libri più belli del 2010 secondo gli scrittori del Guardian

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Tre secondi, Anders Roslund e Börge Hellström

Jail Cell - foto: Casey Serin, flickr
Jail Cell - foto: Casey Serin, flickr

Questo libro è fortemente sconsigliato ai deboli di cuore, e anche alle persone facilmente suggestionabili.

In effetti per una volta la promessa della quarta di copertina non si smentisce:

Se leggendo questo libro vi metterete a pensare come Piet Hoofman, e la sua vita vi sembrerà diventata la vostra, capirete perché Tre secondi è stato scelto da tanti lettori come il più bel thriller dell’anno.

Considerato che Piet Hoffman _nome in codice: Paula_ è un ex criminale, assoldato come infiltrato nella mafia polacca dalla polizia svedese, il fatto che la sua vita ti sembri essere diventata la tua, assume dei toni parecchio inquietanti.

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Timothy Snyder, Bloodlands: l’Europa orientale nella morsa sanguinaria di Hitler e Stalin

Hitler and Stalin (da The Economist)
E’ stato appena pubblicato ma è già al centro di un dibattito pubblico il nuovo libro di Timothy Snyder, Bloodlands: Europe Between Hitler and Stalin (Basic Books).

Il tema del libro sono i massacri nell’Europa orientale: Polonia, Ucraina e Bielorussia, Russia occidentale e nei Paesi Baltici fra il 1930 e il 1945. Autori dei massacri: nazisti (tedeschi e locali) e sovietici.
Altre volte ho citato Snyder sul blog, in particolare quando uscì un suo articolo sulla New York Review of Books proprio dedicato al tema di Bloodlands (l’articolo è una sintesi di tutti gli argomenti di Bloodlands, sui quali ora non torno).

Il libro è lungo e complesso (sono oltre 500 pagine di un volumone rilegato) e, come dice Snyder in un articolo introduttivo scritto per il Guardian, l’autore cerca di spiegare e raccontare cosa abbia significato per i popoli e i territori fra Berlino e Mosca essere sotto il potere nazista e quello sovietico.

In questa area geografica, nei 12 anni nei quali erano al potere contemporaneamente sia Hitler che Stalin, vennero uccise 14 milioni di persone – nel numero non sono comprese le persone uccise in combattimenti – di questi 14, cinque milioni erano ebrei.
Di questi 14 milioni di morti nelle bloodlands, fra il 1933 e il 1945, un terzo fu responsabilità sovietica e due terzi di responsabilità nazista. Continua a leggere Timothy Snyder, Bloodlands: l’Europa orientale nella morsa sanguinaria di Hitler e Stalin

Porco rosso, Miyazaki racconta il maiale aviatore antifascista

Non perdetevi Porco Rosso di Hayao Miyazaki, il film di animazione giapponese prodotto nel 1992 ma arrivato nelle sale italiane solo in questi giorni. E affrettatevi a vederlo, perché non è detto che ci rimanga molto. Dovete vederlo perché è un grande esempio di scrittura per il cinema e vi piacerà anche se non avete mai considerato il cinema di animazione.
(Io comunque non entro nel merito dell’animazione e del disegno, non ci capisco).
Il film ha una sceneggiatura molto bella e alcuni personaggi, soprattutto il protagonista Marco Pagot, nel presente della vicenda però conosciuto da tutti come Porco Rosso, sono delle vere perle.
Porco Rosso
Porco Rosso è un aviatore abilissimo, è stato un asso dell’Aeronautica italiana durante la Grande Guerra e ora – siamo nel 1929 – vive facendo il cacciatore di taglie, ai danni dei piloti-pirati di idrovolanti che infestano il Mare Adriatico. Continua a leggere Porco rosso, Miyazaki racconta il maiale aviatore antifascista

Il più bel libro di Tolstoj?

Lev Tolstoj a Yasnaya Polyana nel 1908
Lev Tolstoj a Yasnaya Polyana nel 1908; pare sia l'unica foto a colori dello scrittore; l'autore dell'immagine è Prokudin-Gorsky

Il 7 novembre del 1910 moriva Lev Nikolaevič Tolstoj.
Il suo libro che preferite?

Per me è semplice semplice: sono per l’immensità di Guerra e Pace, magari nell’edizione dei grandi libri Garzanti, che è quella che ho a casa.
E voi?

Il principe Andrej era uno di quei rari ufficiali di stato maggiore che riponevano il loro massimo interesse all’andamento generale delle operazioni di guerra.
Dopo aver veduto Mack e aver appreso i particolari della disfatta, egli si rese conto che metà della campagna era perduta; comprese tutta la difficoltà della situazione delle truppe russe, si immaginò al vivo ciò che attendeva Continua a leggere Il più bel libro di Tolstoj?

Gabriel García Márquez sta scrivendo un nuovo romanzo: En agosto nos vemos

Esce in spagnolo in questi giorni un nuovo libro di Gabriel García Márquez, Yo no vengo a decir un discurso (Mondadori).
Il libro raccoglie una selezione di discorsi tenuti dallo scrittore colombiano: sono in tutto 22 e vanno da quello pronunciato a 17 anni nel 1944 al Liceo, fino all’intervento a Cartagena de Indias nel 2007 al IV Congreso Internacional de la Lengua Española, in occasione dell’omaggio per gli ottanta anni. Continua a leggere Gabriel García Márquez sta scrivendo un nuovo romanzo: En agosto nos vemos

Stitches, David Small

Oggi vi propongo un graphic novel. *Stitches*, ed. Rizzoli Lizard, è un’autobiografia e un romanzo di formazione. Racconta l’infanzia dell’illustratore David Small, un’infanzia difficile e dura.

Una famiglia i cui membri sono soli e lontani uno dall’altro, una madre cattiva, un padre distante, un fratello dispettoso, per non parlare della nonna violenta e pazza. Una famiglia che non si parla, ma nella quale ciascuno ha un suo proprio linguaggio: lo sbattere violento degli armadi della cucina per la madre, i pugni sul punching ball del padre, la batteria di Ted, il fratello maggiore. Il linguaggio di David, invece, è la malattia.

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