Elisabetta Rasy, Memorie di una lettrice notturna

Elisabetta RasyE’ interessante  avere letto un libro come  Memorie di una lettrice notturna di Elisabetta Rasy e avere voglia di tornarlo a leggere dopo un piacevole incontro con l’autrice, venuta nella mia città, Reggio Emilia, proprio per parlare di questa sua ultima fatica letteraria. La pubblicazione è infatti del settembre 2009.

L’incontro è reso ancora più interessante per le letture dal libro fatte da una giovane attrice, Laura Pazzaglia, che inoltre  intervista la scrittrice con la significativa partecipazione di chi ha letto il libro e lo ha apprezzato.

Non è certamente un romanzo, ma forse neppure un saggio: contiene i ritratti di scrittrici del 900 che secondo la Rasy è stato il secolo del talento delle donne, “ l’epoca in cui la loro voce, ribellandosi a un lungo silenzio, ha illuminato con una luce nuova il mondo delle emozioni e dei corpi”. Tutte donne dunque che nel 900 esprimono forme nuove di libertà dopo secoli di silenzio e di scena privata espresse quasi solo attraverso epistolari, diari o tutt’al più  attraverso la poesia.

Escono dal silenzio ed entrano nel 900, portando l’ombra della parola privata, la percezione della famiglia, che non è più come nel 800 con la figura del padre al centro, ma piuttosto con la figura della madre.  Diverse dalle Anna karenine o dalle Madame Bovary portano nuove forme di affetti , silenzio più che azioni, una visione del corpo e della sessualità diversa da quella raccontata in passato e nel presente dagli scrittori uomini.

Il libro non è affatto un libro di critica letteraria e la scrittrice lo precisa subito. Elisabetta Rasy ci tiene a dire che è il suo libro più personale, quasi una sua autobiografia.

Il titolo è giustificato dal fatto di avere  normalmente letto di notte .” Amavo i libri lunghi che duravano molte notti. Amavo quell’intimità particolare che si crea di notte  tra un libro e il suo lettore e ho continuato ad amarla negli anni che sono seguiti: i libri che amo cerco di leggerli di notte”

Nel primo capitolo ci racconta di essere diventata lettrice a otto anni in una casa con molti libri.

“Per molto tempo ho creduto che i libri non avessero autore e si scrivessero da sé” […]
“E scoprivo che nei libri c’è una voce che ci accompagna e che quegli avvenimenti diventano vivibili o invivibili a seconda della voce … Ero tutti e  nessuno, bambino e adulto, giovane e vecchio, mare e praterie, animale o pietra. Ero donna, ma anche uomo.”

E poi è arrivato il tempo del liceo e una trasformazione radicale della lettrice che non legge più i libri che trovava in casa o le venivano regalati, ma i libri scelti da lei: libri di Bassani, Pavese, Primo Levi “creature in carne ed ossa… si stabilivano in una mia stanza interiore, una casa interna della quale diventavano inquilini familiari, presenze certe e inevitabili. E amavo soprattutto quelli …di cui sentivo più fortemente la presenza umana, il tono e tra le parole, il ritmo del respiro, la ventura e la sventura.”

E fu così che Elisabetta Rasy scoprì gli autori e le autrici, protagoniste di questo libro, raccontate con qualche particolare della loro vita. Per esempio non la vita di Elsa Morante, ma la scrittrice al momento del suo matrimonio con  Moravia, quasi delle istantanee e  ritratti un po’ impressionisti, ,  accompagnati da belle  foto di ciascuna, con una identità ben precisa, belle e diverse e soprattutto diverse da molte donne di oggi così omologate e spersonalizzate.  Le prime venti scrittrici sono straniere,  quattro soltanto sono italiane e neppure tutte famose, perché io almeno Alice Ceresa non l’avevo mai sentita nominare. Le scelte quindi sono molto personali

Può stupire, per esempio, che tra le donne di talento del 900 manchi proprio lei l’immancabile Virginia Woolf: Rasy  ha chiesto al pubblico se questo era grave e comunque si è giustificata dicendo che nelle sue scelte ha voluto privilegiare donne che non avessero avuto rapporti con il potere. E nel caso della Woolf qualche rapporto lo aveva avuto.

Singolare è la presenza di Frida Kahlo, che è una pittrice e non una scrittrice, anche se ci ha lasciato un diario più disegnato che scritto. Trovo significativa la presenza di questa messicana  dalla vita sofferta e che ha spesso usato l’autoritratto per raccontarsi con il corpo profondamente segnato dal dolore fisico, proponendo “un’immagine sconosciuta e sorprendente della femminilità”.

Sorpresa finale un piccolo spazio per un uomo lontano nel tempo, Ovidio dell’età augustea, specializzato nel genere erotico, anzi inventore di un nuovo genere, una specie di romanzo epistolare in versi.  E le lettere  delle Heroides sono scritte da “ donne estratte dalla monumentalità del mito per farsi corpo e anima, ma soprattutto estratte dal silenzio femminile per farsi parola”

E’ una diversa messa a fuoco sul mito: Fedra come Didone sono donne abbandonate che scrivono ai loro amanti, artefici dell’abbandono.

Bruciamo nel profondo, bruciamo e i petti hanno un’oscura ferita” dice Fedra.

Perché dunque ignorare quell’Ovidio che ben 2000 anni fa ebbe l’idea di spostare la parola dalla parte di “donne appassionate e disperate, ma anche licenziose o violente o sanguinarie o spudorate”, senza intenzioni edificanti, senza volerne difendere la causa?

Una ciliegia tira l’altra… come si suol dire… e dopo questa lettura mi è venuta voglia di leggere un altro libro per certi versi simile, Donne tra le righe di Annalisa Bellerio, anche in questo caso una galleria di ritratti di donne artiste della scrittura, presentate in modo forse meno appassionato, ma sempre privilegiando l’aspetto umano. Quaranta scrittrici e alcune sono le stesse. Non ci sono graduatorie, perchè sono in ordine alfabetico e per di più si spazia senza limiti temporali, nè geografici nè ideologici, da oriente a occidente, da nord a sud.

E a questo punto mi viene in mente un altro libro, per orientarsi nella letteratura femminile, letto quando scoprii il bellissimo romanzo di Dolores Prato, Tutte signore di mio gusto. Ritratti di scrittrici contemporanee di Monica Farnetti.

In tutti questi libri possiamo trovare interessanti suggerimenti di lettura, per cui mi permetto di consigliarveli!!!

Elisabetta Rasy, Memorie di una lettrice notturna, Rizzoli, 2009, pp. 261

Annalisa Bellerio , Donne tra le righe, Quaranta scrittrici una sola grande passione, Sperling&Kuffer, 2007, pp.257

Monica,Farnetti  Tutte signore di mio gusto. Ritratti di donne contemporanee, La Tartaruga, 2008, pp.332 

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5 pensieri riguardo “Elisabetta Rasy, Memorie di una lettrice notturna”

  1. “Memorie di una lettrice notturna” è stato il secondo libro che ho letto nel 2010. (Il primo è stato “Che la festa cominci” di Ammaniti, perchè con un titolo così …..). Ho assistito anch’io ad un incontro con l’autrice (prima di leggere il libro, però), nel corso del Women’s Fiction Festival di Matera, che non è la mia città, ma mi piacerebbe tanto che lo fosse. L’incontro è stato molto interessante e mi ha stimolato a leggere il libro, nel quale sono citate scrittrici che già conoscevo ed altre di cui conoscevo poco o niente. Come ho scritto mesi fa in un commento sui libri più belli letti nel 2010, si tratta di un libro prezioso proprio perchè è un libro che parla di libri e di scrittrici. E’, quindi, una fonte per altre letture e per approfondire la conoscenza della personalità delle scrittrici di cui si parla, che sono l’una diversa dall’altra, ma che hanno in comune “…qualcosa di inguaribilmente giovanile – il fervore, forse – uno statuto di eterne ragazze, non raramente pagato con sofferenza e difficoltà, o con eccessi o talvolta con la vita”. E sono tutte, o quasi tutte “oblique”, “dubbiose”, “refrattarie” nei confronti del potere e, se militanti, “militanti soprattutto dell’esistenza”. Per me, lo ripeto, è stato un libro prezioso.

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