I libri più belli del 2010 secondo il New York Times

Ann Beattie
Ann Beattie, grande maestra della short story

Eccoci – come tradizione ormai –  alla lista dei dieci migliori libri dell’anno del New York Times.

Oltre al nuovo Franzen, Freedom, presente praticamente in tutte le liste delle testate di lingua inglese, segnalo: Ann Beattie, The New Yorker Stories, con 48 racconti publicati dal 1974 al 2006, su quella fucina di short stories writers che è The New Yorker: la generazione post anni 60 raccontata con ironia, precisione, humor.

Una maestra del racconto. Come maestro del racconto è William Trevor che quest’anno ha pubblicato in un nuovo volume – Selected stories –  una selezione dei suoi racconti (assai noti anche in Italia) usciti negli anni scorsi.

L’elenco completo lo trovate qui sotto, oppure sul sito del New York Times.
[Il Nyt per altro ha anche – come sempre – la lista dei 100 libri “notable” del 2010 e la lista dei 10 libri della “terribile” Michiko Kakutani]


Fiction
FREEDOM
By Jonathan Franzen.
Farrar, Straus & Giroux, $28.
The author of “The Corrections” is back, not quite a decade later, with an even richer and deeper work — a vividly realized narrative set during the Bush years, when the creedal legacy of “personal liberties” assumed new and sometimes ominous proportions. Franzen captures this through the tribulations of a Midwestern family, the ­Berglunds, whose successes, failures and appetite for self-invention reflect the larger story of millennial America.

THE NEW YORKER STORIES
By Ann Beattie.
Scribner, $30.
As these 48 stories published in The New Yorker from 1974 through 2006 demonstrate, Beattie, even as she chronicled and satirized her post-1960s generation, also became its defining voice. She punctures her characters’ pretensions and jadedness with an economy and effortless dialogue that writers have been trying to emulate for three decades, though few, if any, have matched her seamless combination of biting wit and mordant humor, precise irony and consummate cool.

ROOM
By Emma Donoghue.
Little, Brown & Company, $24.99.
Donoghue has created one of the pure triumphs of recent fiction: an ebullient child narrator, held captive with his mother in an 11-by-11-foot room, through whom we encounter the blurry, often complicated space between closeness and autonomy. In a narrative at once delicate and vigorous — rich in psychological, sociological and political meaning — Donoghue reveals how joy and terror often dwell side by side.

SELECTED STORIES
By William Trevor.
Viking, $35.
Gathering work from Trevor’s previous four collections, this volume shows why his deceptively spare fiction has haunted and moved readers for generations. Set mainly in Ireland and England, Trevor’s tales are eloquent even in their silences, documenting the way the present is consumed by the past, the way ancient patterns shape the future. Neither modernist nor antique, his stories are timeless.
A VISIT FROM THE GOON SQUAD
By Jennifer Egan.
Alfred A. Knopf, $25.95.
Time is the “goon squad” in this virtuosic rock ’n’ roll novel about a cynical record producer and the people who intersect his world. Ranging across some 40 years and inhabiting 13 different characters, each with his own story and perspective, Egan makes these disparate parts cohere into an artful whole, irradiated by a Proustian feel for loss, regret and the ravages of love.
Nonfiction
APOLLO’S ANGELS: A History of Ballet
By Jennifer Homans.
Random House, $35.
Here is the only truly definitive history of classical ballet. Spanning more than four centuries, from the French Renaissance to American and Soviet stages during the cold war, Homans shows how the art has been central to the social and cultural identity of nations. She meticulously reconstructs entire eras, describing the evolution of ballet technique while coaxing long-lost dances back to life. And she raises a crucial question: In the 21st century, can ballet survive?
CLEOPATRA: A Life
By Stacy Schiff.
Little, Brown & Company, $29.99.
With her signature blend of wit, intelligence and superb prose, Schiff strips away 2,000 years of prejudices and propaganda in her elegant reimagining of the Egyptian queen who, even in her own day, was mythologized and misrepresented.
THE EMPEROR OF ALL MALADIES: A Biography of Cancer
By Siddhartha Mukherjee.
Scribner, $30.
Mukherjee’s magisterial “biography” of the most dreaded of modern afflictions. He excavates the deep history of the “war” on cancer, weaving haunting tales of his own clinical experience with sharp sketches of the sometimes heroic, sometimes misguided scientists who have preceded him in the fight.
FINISHING THE HAT: Collected Lyrics (1954-1981) With Attendant Comments, Principles, Heresies, ­Grudges, Whines and Anecdotes
By Stephen Sondheim.
Alfred A. Knopf, $39.95.
The theater’s pre-eminent living songwriter offers a master class in how to write a musical, covering some of the greatest shows, from “West Side Story”  to “Sweeney Todd.” Sondheim’s analysis of his and others’ lyrics is insightful and candid, and his anecdotes are telling and often very funny.
THE WARMTH OF OTHER SUNS: The Epic Story of America’s Great Migration
By Isabel Wilkerson.
Random House, $30.
Wilkerson, a former national correspondent for The Times, has written a masterly and engrossing account of the Great Migration, in which six million African-Americans abandoned the South between 1915 and 1970. The book centers on the journeys of three black migrants, each representing a different decade and a different destination.
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Un pensiero riguardo “I libri più belli del 2010 secondo il New York Times”

  1. William Trevor è uno dei pochi autori di racconti a cui andrebbe assegnato il Nobel, l’altra è Alice Munro. Ed uno dei pochi che mi sentirei di avvicinare con discrezione
    a Cechov, forse l’unico.

    Di lui ho letto tutto quello che è stato pubblicato in Italia, leggete Uomini d’Irlanda – un libro perfetto – per farvi un’idea del valore di questo irlandese di 82 anni che ancora continua a scrivere, e se possibile a migliorarsi; le ultime raccolte (come Uomini d’Irlanda e Regole d’amore) sono forse le sue migliori.

    Aggiungo un brano tratto da un racconto intitolato Un pomeriggio (in Uomini d’Irlanda), per non parlare in astratto. Il ragazzo che parla con la ragazzina alla fermata del’autobus l’ha prima conosciuta su internet e poi va ad incontrarla, si capirà (poi) che il ragazzo ha qualche disturbo mentale ma da notare che le frasi cinche che usa sono le stesse dei consueti e peggiori corteggiatori.

    “Sei carina”, le disse. “Sei carina Jasmin”. Non lo era veramente. Non si poteva dire che fosse carina, ma glielo disse lo stesso, e si chiese se non ci fosse un complimento simile che avrebbe potuto far piacere anche a lui. “Mi piace il tuo gioiello” le disse, e indicò con il dito perché lei non aveva capito che intendeva la spilla appuntata sulla sottile stoffa rosa del suo vestito. Aveva il petto piatto, e lui avrebbe potuto dirle che le piaceva anche quello, perché era la verità. Ma dire la verità non è sempre opportuno come aveva imparato tanto tempo prima, così si limitò a sorriderle.
    Jasmin aveva le gambe nude e pallide come stecchi privati della corteccia, e gli venne in mente ora come scortecciava i rami, anche questo molto tempo prima. Le scarpe erano di un colore rosato, con i tacchi alti. “Non è niente di speciale” gli disse, riferendosi alla spilla. Si strinse di nuovo nelle spalle allo stesso modo, di scatto, sembrava quasi uno spasmo, anche se lui capì che non era quello. “E’ un pesce” gli disse. “Dovrebbe essere un pesce”.
    “E’ bellissimo Jasmin”
    “Me l’ha regalato Holby”
    “Ah, chi è Holby, Jasmin?”
    “Uno con cui mia madre si è sposata.”
    “E’ tuo padre, allora.”
    “Col cavolo.”
    Gli chiese se avesse un lavoro, e lui disse sì, si occupava di legge. “Tu farai l’infermiera, Jasmin ? Ti occuperai delle persone ? Saresti molto portata, credo, ad assistere le persone.”
    Quando glielo chiedevano, diceva sempre che lavorava nei tribunali. E in genere diceva che loro gli sembravano portate ad assistere le persone.

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