Romanzo criminale, Giancarlo De Cataldo

In questi ultimi tempi mi sto appassionando ai romanzi storici sugli anni bui della storia d’Italia: *Confine di stato* e *Settanta* di Simone Sarasso, *Strage* di Loriano Macchiavelli, qualche graphic novel

Ho snobbato per anni *Romanzo criminale* di Giancarlo De Cataldo, ed. Einaudi, ma finalmente ho rimediato, e mi ha letteralmente conquistata.

Roma, dagli anni Settanta agli anni Novanta. La storia è quella della Banda della Magliana: le imprese, l’organizzazione, i fatti storici. Anche i personaggi sono loro, in alcuni casi con lo stesso nome, in altri con uno nuovo. E così Franco Giuseppucci diventa il Libanese, Maurizio Abbatino diventa il Freddo, Enrico De Pedis il Dandi.

E sono loro anche le implicazioni politiche, i contatti con i servizi segreti, con la loggia della P2, con la chiesa, con i gruppi fascisti, con le stragi nere degli anni di piombo.

Dei criminali, che non si fanno scrupoli a tirare fuori una pistola e ammazzare qualcuno, che si arricchiscono con la droga e le scommesse, che hanno rapporti con mafia, camorra e ndrangheta.

Ma anche dei personaggi a cui ti affezioni e che arrivi ad ammirare in alcuni casi _personalmente, il Freddo_, che hanno un loro codice d’onore, un loro senso dell’amicizia, in alcuni casi anche dell’amore.

Bellissimo, da leggere.

La Patria è minacciata dalla teppaglia rossa. Le zanne scarlatte dei bolscevichi sono pronte a spolparsi la Nazione. La Democrazia cristiana inciucia coi cosacchi, che scalpitano per abbeverarsi in piazza San Pietro: si vede che la lezione di Moro non gli è bastata. Le strade in pugno a una masnada di ragazzi con la mente esaltata dalle deviazioni marxiste. L’università un covo di sovversione. Le forze armate sono annichilite. L’economia va a rotoli, con grande soddisfazione dei banchieri ebrei. L’America è troppo lontana per intervenire. Qui non è il Cile, e non si vede nemmeno nessun Pinochet all’orizzonte. Bisogna muoversi dall’interno. Come in Grecia. Quando un sistema è marcio, bisogna abbatterlo e metterne al sui posto uno diverso. Quando un arto va in cancrena, bisogna amputare. Inutile, e suicida, attendere che l’infezione si propaghi. Per questo è venuto il momento di aggregare le forze antisistema intorno a un grande progetto purificatore. Chiamare a raccolta chi, nelle forze armate, nella politica, nella magistratura, nella chiesa, nell’università e anche nella politica non vuole rassegnarsi a mangiare riso e farsi mettere i piedi in testa da mongoli e mugiki. Aggregarli tutti, ma soprattutto non dimenticare la gente della strada. Militanti idealisti, mafiosi, soldati sbandati, e anche ladri, assassini, quelli che, insomma, il piagnisteo comunistoide definisce “criminali”. Tutti uniti nella comune battaglia contro lo Stato corrotto della stella a cinque punte. Perché solo distruggendo tutto oggi si potrà ricostruire domani. Perché solo annientando il vecchio ordine di oggi si potrà instaurare l’Ordine nuovo di domani.

*giuliaduepuntozero

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