Mario Vargas Llosa, Il Sogno del Celta finalmente in libreria

Roger Casement
Roger Casement
Esce finalmente in questi giorni il nuovo romanzo di Mario Vargas Llosa, Il Sogno del Celta (Einaudi).

È la storia di Roger Casement, un funzionario del corpo diplomatico britannico che visse in Africa e in America latina durante il periodo più tragico del colonialismo e dello sfruttamento delle popolazioni locali da parte dei paesi europei e delle società sovranazionali fondate per saccheggiare risorse, lavoro e le vite delle persone. Tornato in patria si dedicò alla causa dell’indipendenza irlandese e venne arrestato e condannato a morte nel 1916 per tradimento dagli inglesi.

Casement, che nel suo soggiorno nel Congo belga denunciò in tutta la sua crudeltà il cuore di tenebra del colonialismo, le attività di saccheggio rapace di Leopoldo II del suo governo e delle società collegate, conobbe anche Joseph Conrad.

Di Casement ha scritto anche W.G. Sebald in uno dei capitoli de Gli Anelli di Saturno (Adelphi).

Mario Vargas Llosa sarà a Torino al Piccolo Regio il 27 maggio, dove incontrerà Ernesto Ferrero e Claudio Magris.

Domenica 29 maggio invece sarà ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”.

De Il Sogno del Celta – avevamo già parlato qualche mese fa quando venne pubblicato in spagnolo.
La quarta di copertina

Un’avventura che inizia in Congo nel 1903 e si conclude, una mattina del 1916, in un carcere di Londra. La vita leggendaria dell’irlandese Roger Casement, che fu fra i primi europei a denunciare gli orrori del colonialismo in Africa e in America Latina; un uomo profondamente contraddittorio, considerato da alcuni un ineguagliabile eroe e un modello di moralità, da altri un traditore della civiltà occidentale. Con la maestria che tutti gli riconoscono, Vargas Llosa ne descrive la maturazione politica e il percorso esistenziale, conducendo il lettore alla radice di molti drammi del XX secolo.

La scheda completa di Einaudi

La vita vera di Roger Casement è materia da romanzo. Irlandese, nato nel 1864, si trovò a indagare sugli orrori del colonialismo («L’orrore! L’orrore!» di Kurtz, in Cuore di tenebra di Conrad, che pure fu amico di Casement), seguendo la scia di sangue e denaro proveniente dall’affare planetario tra Otto e Novecento, la raccolta del lattice per la produzione del caucciù. Il Congo belga di Leopoldo II e la foresta amazzonica tra Perú, Colombia e Brasile sono i due scenari in cui Casement esercita il suo ruolo di osservatore, su incarico del governo inglese, e le condizioni d’incredibile sfruttamento in cui vede costrette le popolazioni indigene lo convincono della necessità di una lotta senza quartiere contro i massacri dei colonialisti, contro le prevaricazioni dell’uomo sull’uomo. L’esperienza di quello che fu il primo olocausto della storia moderna inciderà sulla coscienza del protagonista, contribuendo al radicalizzarsi della sua passione per la terra d’origine, l’Irlanda, nella lotta contro l’Inghilterra (di cui peraltro Casement fu console, e dove fu nominato Sir). Mentre tentava di trovare il sostegno della Germania in chiave anti-inglese per gli insorti irlandesi, sarà arrestato nel 1916 e, sfruttando le fantasticherie omosessuali scritte nei suoi Black Diaries – forse un falso dell’Intelligence, forse no -, sarà oggetto di una campagna di discredito che lo condurrà al patibolo, malgrado fossero dalla sua parte Arthur Conan-Doyle, William Butler Yeats e Gorge Bernard Shaw. Ha detto Mario Vargas Llosa: «Gli eroi non sono statue, non sono esseri perfetti». E il personaggio Casement è certo un eroe – per il contributo immenso dato alla lotta contro il colonialismo – ma è altresì uomo di contraddizioni, comprese la sua vena nazionalista e la sua incapacità di accettare e praticare la propria condizione sessuale. Per questo, e per la splendida scrittura dell’autore, Il sogno del celta schiude con forza le porte sull’oscurità dell’animo umano, e ci consente di sapere di più sul mondo, sulla storia, su di noi.

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