Un posto perfetto, Penelope Lively

Un posto perfetto
Un posto perfetto

Come spesso mi accade per i libri della Guanda, la bella copertina è stato il primo richiamo. Una villa inglese, un giardino, bow windows. *Un posto perfetto*, il titolo, mi ispira. Infine l’autrice, Penelope Lively, fa il resto: una garanzia, ho già letto *Tre vite* e *Appunti per uno studio del cuore umano*, entrambi _soprattutto il primo_ con grandi soddisfazioni.

La storia di una famiglia, assai numerosa, le cui esistenze ruotano attorno ad Allersmead, la grande villa della copertina: Alison, la madre, una vita dedicata alla casa, ai figli, alla cucina; Charles, il padre, figura un po’ defilata, nei ricordi dei famigliari sempre chiuso nel suo studio a scrivere, burbero, severo e poco presente; Ingrid, la ragazza alla pari svedese, arrivata quando i bimbi erano neonati e mai ripartita.

E poi loro, i sei figli, ormai adulti: Paul, il primogenito, il preferito, ma anche il più problematico e inconcludente, l’unico a rimanere in casa; Gina, giornalista e famoso volto televisivo, intelligente e perspicace fin da bambina; Sandra, la più bella, elegante, spregiudicata, attenta alla moda, ai soldi e alla bella vita, ormai stabilitasi in Italia; Roger e Katie, inseparabili fin da bambini, entrambi lontani dall’Inghilterra da adulti, uno in Canada e l’altra negli Stati Uniti; e infine Clare, la più piccola, biondissima, aggraziata, atletica, stella della danza, sempre in giro per il mondo con la compagnia di ballo.

Nel presente della narrazione i ragazzi sono ormai adulti, una visita di Gina ai genitori per presentare il fidanzato è l’occasione per aprire il vaso di Pandora dei ricordi, che si succedono in una reazione a catena da un capitolo all’altro e da un personaggio all’altro, svelando i segreti sempre più profondi della famiglia.

*giuliaduepuntozero

4 pensieri riguardo “Un posto perfetto, Penelope Lively”

  1. Spesso leggiamo gli stessi libri, a poche settimane di distanza. Anche se non sempre i giudizi sono gli stessi, in questo caso ho apprezzato molto. Ma si sa con Guanda e’ facile azzeccare un buon titolo. Che mi dici invece di Alexander McCall Smith ?

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  2. A me questo libro e’ piaciuto molto, come tutti quelli di Penelope Lively.
    Concordo che Guanda delude raramente, e come tutti gli articoli in cui recensisco un loro titolo, spezzo l’ennesima lancia a favore delle copertine.
    Alexander McCall Smith mi piace, ho letto un po’ di quelli di Precious Ramotsoee, la prima detectve donna del Botswana, e tutti quelli del Club dei filosofi dilettanti (se ricordo bene i nomi… Non sono a casa e vado a memoria). Mi piacciono entrambi, leggeri, non troppo imoegnativi, ma carini. Non pensare a dei gialli in senso classico, conta di piu l’ambientazione africana e scozzesa e la morale della favola. Pero sono delle letture piacevolil io ne ho letti molti in inglese, perche si capiscono facilmente.
    Ciao
    *giuliaduepuntozero

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  3. Grazie Giulia. La mia non era una richiesta per sapere se leggerli o meno. Io in realta’ li trovo terapeutici, curativi meglio di una tisana o dei fiori di Bach! Comunque siamo ancora allineate, bene! Spero di venire ancora presto a Cologno…complimenti per il blog e per il GdL !

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  4. Cara Giulia, grazie per il tuo contributo: è proprio il mio genere di libro, non conosco l’autrice: perfetta l’occasione per un battesimo! Alla prossima e complimenti, Grazia

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